Caregiver Whisper 33

Mio padre Sebastiano è morto un anno fa per le conseguenze di un adenocarcinoma. Lucia, mia madre, da alcuni anni soffre invece del morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è.

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21 gennaio 2017

Mia madre è scivolata e ha sbattuto la testa su una pietra. Me ne sono accorto perché, mentre camminavo davanti a lei di pochi passi, cercando di fare segno all’autista del tram di aspettarci ancora per qualche secondo, ho sentito che emetteva un lamento sottile, come quello di un bambino che cade all’improvviso e, una volta a terra, si ritrova spiazzato da questo inaspettato cambio di prospettiva.
Anche nel sogno so che è malata.
Forse è per questo che, anche se vorrei sgridarla, dire “Lucia, ma quante volte ti ho già detto che…?!”, non lo faccio. Rimproverarla non cambia le cose e, soprattutto, non è utile né per lei né per me.
Non esce sangue ma si inizia già a vedere un segno viola sulla tempia, proprio sopra l’occhio sinistro. Inizia a singhiozzare e così le dico di stare tranquilla, che non è successo niente e tra pochi minuti sarà già passato. Intanto bagno il fazzoletto a una fontanella qui accanto e glielo appoggio sulla ferita, aiutandola a rialzarsi. Guardo a terra e in un pezzetto di terra scura, senza erba, vedo il segno che il suo tacco ha lasciato nella caduta.
“Lo sai che non dovresti camminare sull’erba” penso ancora, ma anche questa volta decido di non dire nulla.
Una ragazza deve aver visto la scena e ci affianca per chiedere se abbiamo bisogno di aiuto; proprio in quel momento mi sveglio. È buio e nessun rumore sembra arrivare dalla casa o dalla strada.
Metto gli occhiali, scendo dal letto e affronto il freddo. Lei, nella camera accanto, è sotto le coperte e sembra dormire. Ma quando mi volto, nonostante sia stato il più silenzioso possibile, sottovoce chiede cosa faccio già sveglio a quest’ora. A dire il vero, nessuno dei due sa che ore siano, ma da fuori si vede che è ancora buio.
«Devo andare in bagno e sono passato di qui a controllare che fosse tutto a posto, che non avessi freddo.»
«Sì, sì, è tutto a posto, grazie.»

Sentirsi rispondere dalla propria madre malata di alzheimer che tutto è a posto, sembra quasi un ossimoro. Lei che sta disimparando tutto quello che aveva appreso nella sua vita, che continua a riempire i ricordi del suo passato di storie inventate e di persone che non esistono, risponde che tutto è a posto.
Sono tornato a vivere con lei da poco più di un anno e, ormai da sei mesi buoni, non sa più chi sono; però, come dice sempre, con me ci va d’accordo perché le ricordo tanto il suo figlio più piccolo e se ogni tanto mi chiama Marco lo fa solo perché così mi sente chiamare da tutti gli altri. Ma, come ha detto anche questa sera mentre l’aiutavo a mettersi una vestaglia a pois, ci tiene a precisare che io con il suo secondogenito non c’entro nulla; “figurati se facevo un figlio come te”.
In certi giorni Marco, quello vero e non io, è a Torino. Altre volte si trova ancora in Sicilia ma a breve tornerà a trovarla. Quando è in giornata no, invece, Marco è venuto a mancare e lei proprio non ne vuole parlare.

«Lucia, hai freddo o stai al caldo?»
«No, no, qui si sta bene. Ma mi devo alzare?»
«No, tranquilla, è ancora presto.»
«Allora resto a letto?»
«Sì, è ancora presto e fuori fa freddo.»
«Va bene, tu però abbassa la voce.»
«Agli ordini. Tu, però, cerca di dormire.»
«E tu non fare rumore.»
«Buonanotte.»
«Buonanotte. E se vai in bagno non tirare l’acqua, altrimenti svegli Marco.»
«Tranquilla, Marco è a letto che dorme; adesso, però, anche tu prova a dormire ancora un po’.»

© Marco Annicchiarico

 

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