Caregiver Whisper 87

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è.

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20 giugno 2015

Senza dire niente a nessuno, ieri pomeriggio sono tornato a Milano per fare una sorpresa ai miei genitori: oggi, infatti, festeggiano cinquant’anni di matrimonio. Da quando mi sono trasferito in Sicilia, mi sono organizzato per riuscire a passare a trovarli nel giorno del loro compleanno e per festeggiare insieme anche il Natale. Ogni tanto, mi chiedo: e se dovesse essere l’ultima volta che li vedo? Per le loro nozze d’oro ho fatto finta di non ricordare nulla, parlando con mio padre mi sono inventato un’intervista da fare prima di un concerto: invece, avevo già il biglietto in tasca per rientrare a casa e far loro una sorpresa.
Di solito, quando torno a Milano, arrivo in tarda serata e trovo sempre Sebastiano in piedi ad aspettare, guardando la televisione, mentre mia madre è andata a letto già da un po’ ma mi ha lasciato un piatto con qualcosa da mangiare sulla lavatrice. Lo fa anche quando le dico che ho mangiato prima di partire. Io, in base a quello che trovo, a volte faccio finta di nulla e mangio di nuovo.
Questa volta, però, non mi aspettavano; così, quando ho suonato il campanello e mi hanno visto fuori dalla porta, quasi non ci credevano.
S: «E tu che ci fai qui?»
M: «Niente, ho deciso di fare un giro.»
Mentre mio padre chiedeva «E come mai?», mia madre si alzava dal divano e gli faceva eco con un «Uagliò, e che tieni ra fa’ che stai qua?».
Da quando sono partito per la Sicilia, non sono più abituati al fatto che un figlio passi da loro per fare un saluto e vedere come stanno.
L: «Davvero, che ci fai?», ha chiesto mia madre tutta sorridente.
M: «Domani non è mica il vostro anniversario?»
L: «E te ne sei ricordato? Io non me lo ricordavo nemmeno più…», dice Lucia sorridendo.
Quando ho suonato il campanello, si trovavano entrambi seduti in soggiorno, mia madre con la faccia da sonno e mio padre intento a seguire un telegiornale. In cucina Lucia ha già messo a bagno i fagiolini da cuocere a insalata per la cena; mio padre, invece, chiede se voglio arrivare in piazzetta a prendere la pizza al trancio. Mia madre mi guarda e dice che è meglio se faccio quello che dice lui, ché alla fine lui è il capofamiglia e non posso rifiutarmi, gli farei un torto e poi lui ci resterebbe male. Così, dopo aver deciso per la pizza, sorrido a entrambi e vado in camera a posare la valigia. Do uno sguardo veloce agli articoli di giornale che mi hanno messo da parte e alla posta che c’è sulla scrivania, poi torno in sala a sedermi accanto a loro, per sapere come vanno le cose e raccontargli cosa faccio in Sicilia. Do a mio padre una copia del cd dei Turi Mangano Orchestra, la mia band, e Lucia chiede se per caso nel disco canto anch’io. Quando le dico di no risponde pronta: «E meno male! Con quella voce da gallina strozzata che hai, li facevi spaventare a tutti».

Quando stiamo per andare a dormire, Sebastiano mi chiede di non ricordare a nessuno dell’anniversario di matrimonio: «Voglio proprio vedere chi si ricorda di farci gli auguri, anche se già so chi è che non ce li farà». Mio padre ci ha sempre tenuto alle ricorrenze. Per questo ogni volta, per festeggiare, porta Lucia e me a mangiare in un posto dove non siamo mai stati. A questo giro abbiamo provato un locale che si trova proprio davanti al box di casa loro. Neanche a farlo apposta, il cameriere è siciliano e si finisce a parlare del perché io sia finito in Sicilia. Poi, dopo tutte le chiacchiere, mio padre si affida a lui per ordinare.

Diverse settimane fa, i miei avevano già festeggiato il loro anniversario di matrimonio grazie al Comune di Milano. Durante il pranzo, tra una portata e l’altra, mi raccontano della festa al Teatro Dal Verme.
L: «C’era quello che giocava a calcio.»
M: «Chi?»
S: «Intende Sandro Mazzola. Ma c’era anche Lodetti, te lo ricordi, quello pelatino del Milan?»
M: «Sì, spesso è in tv a commentare le partite del Milan.»
L: «Hanno parlato anche di quelli che piacciono a te.»
M: «E chi sarebbero?»
L: «Quelli che cantavano.»
M: «Eh, grazie. Chi sono?», chiedo guardando mio padre.
S: «Hanno parlato del concerto dei Beatles al Vigorelli e poi anche di Pavarotti e dell’Oscar a Vittorio De Sica.»
Mio padre mi spiega che ogni anno il Comune di Milano organizza una festa per chi festeggia le nozze d’oro. Quella sera a cantare c’erano Tony Dallara e Bobby Solo e i miei genitori erano riusciti a mettersi in prima fila.
S: «Dovevi vedere tua madre come cantava tutte le canzoni. È stato un tuffo nel passato.»
Un po’ me li immagino tutti e due, vestiti eleganti, e la cosa mi fa sorridere di tenerezza. Dallara, racconta mio padre, ha parlato della stessa Milano in cui è arrivato lui, quella che andava dalla metà degli anni ’50 a tutto il decennio successivo, raccontando i suoi ricordi, i suoi successi e le sue impressioni.
Sebastiano è convinto che questa sia la dimostrazione che in realtà Lucia stia bene. E se provi a fargli notare le ripetizioni e le dimenticanze, risponde che si tratta di un semplice affaticamento, forse una leggera depressione: «Tu non ti dimentichi mai nulla?»
Prima del conto, il cameriere ci porta un amaro e dei biscotti per poi sedersi a parlare con mio padre del Sud e del fatto che, nonostante tutti questi anni, ancora oggi si è costretti a emigrare per poter vivere.

Quando torniamo a casa, mia madre chiede perché non andiamo in sala a guardare la televisione, ché di là è più grande. Ci spostiamo tutti e tre e, dopo pochi minuti, si addormentano entrambi. Così, anche se non ho sonno, chiudo gli occhi anch’io fino a quando mia madre non chiede se resto ancora o parto subito.
M: «Sì, resto qui per qualche giorno.»
L: «E poi?»
M: «E poi torno in Sicilia.»
L: «E che torni a fa’? Resta qua, chiedo a tuo padre se ti paga lui e ci dai una mano.»
M: «A fare cosa?»
L: «Mi aiuti a dargli due pugni quando mi fa arrabbiare.»
M: «E non sei tu che fai arrabbiare lui?»
L: «Eh, ma se capita io ho ragione». Poi sveglia mio padre e chiede: «è vero che quando ti arrabbi ho ragione io?»
S: «E come, no?»
L: «Ecco, vedi? Quindi, facci capire, adesso quant’è che ci paghi a noi due per aiutarti?»

© Marco Annicchiarico

 

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