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La musica dei passi: Tichico, Cochiti e l’oblio
Continua a leggere: La musica dei passi: Tichico, Cochiti e l’oblioDi Omar Suboh «Pensi al tuo nome, Cochiti, tuo padre ti chiamava Cochiti non Tichico, Cochiti che non è la stessa cosa di Tichico, il senso il suono cambia, come il tuo viaggio per esempio, oggi che è il ventinove aprile, oggi che parti per lasciare questa città gremita questa città ordinata segnata dai…
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Con Olga Tokarczuk, niente si ricompone
Continua a leggere: Con Olga Tokarczuk, niente si ricomponeDi Elena Cirioni C’è una parola che descrive con insistenza il tempo che stiamo attraversando: crisi. Crisi climatica, politica, sociale. È una parola talmente usata da aver perso il suo peso originario, fino a diventare uno sfondo emotivo. Eppure, crisi non significa collasso, deriva dal greco krínein: separare, distinguere, decidere. Per i greci, in medicina,…
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La poesia provvisoria di Vito M. Bonito
Continua a leggere: La poesia provvisoria di Vito M. BonitoDi Giammarco di Biase Bonito fa poesia in maniera del tutto provvisoria. Mi spiego meglio, prima che qualcuno possa fraintendermi. Ci sono poeti che sono chiamati dalla poesia in più modi. Nessun vero poeta, premettiamolo qui, sta come individuo a chiamare la poesia per comporre i propri versi. Partendo da questa base, ogni penna viene…
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Canto e capitale in Hannah Sullivan
Continua a leggere: Canto e capitale in Hannah SullivanDi Giammarco di Biase Immagino che per parlare di Hannah Sullivan e del suo Tre poesie (Crocetti 2026, traduzione di Riccardo Frolloni e Carmen Gallo) ci sia prima bisogno di cantarla. Mi spiego bene, scrivere qualcosa sulla sua poesia significa prima leggerla e rileggerla varie volte e molto spesso, ma soprattutto invocarla agli altri.…
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Il confine tra scomparire e restare – Francesco Ottonello e Roberto Cescon
Continua a leggere: Il confine tra scomparire e restare – Francesco Ottonello e Roberto CesconRubrica a cura di Annachiara Atzei “Ma davvero vivere e morire, assenza e presenza, sono totalmente distinti? E se lo scorrere del tempo – che tutto contiene, o forse no – perdesse la sua linearità, e passato, presente e ciò che ancora potrà accadere o essere si confondessero? E se quanto si conosce e…
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Il vuoto ci misura – L’esordio di Caterina Villa
Continua a leggere: Il vuoto ci misura – L’esordio di Caterina VillaC’è molto spesso nei romanzi che cercano davvero un centro, un luogo che non coincide con uno spazio ma con una funzione: quella di trattenere, di raccogliere, di fare da cerniera tra ciò che si dice e ciò che resta inespresso. In Misurare il vuoto (Lindau), l’esordio di Caterina Villa, questo luogo prende la forma…
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Si possono dire parole sotto lo zero?
Continua a leggere: Si possono dire parole sotto lo zero?Di Giammarco di Biase Si possono dire parole sotto lo zero? Quando l’acqua è pronta ad irrigidirsi? La comunicazione immagino si compia nei gesti, importanti per tracciare una strada, per dare delle direttive. Elena Mearini con Sottozero (Marco Saya Edizioni) trova la sua temperatura, tra le braccia assiderate della sua opera più matura. Ho letto…
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La Melassa – Stagione 3 ep. 1: Tutto su mia madre
Continua a leggere: La Melassa – Stagione 3 ep. 1: Tutto su mia madreA cura di Annachiara Mezzanini C’è una flebo, c’è un macchinario medico con mille bottoni plastici: bianchi, blu, verdi. C’è un encefalogramma piatto. C’è un camice verde e una cartella rossa. Poi, una telefonata e l’iter burocratico per i trapianti ha inizio. Presagio per la storia che sta prendendo forma, oggetti di scena che…
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Da bambina credevo che l’amicizia fosse qualcosa di sacro
Continua a leggere: Da bambina credevo che l’amicizia fosse qualcosa di sacroDi Serena Votano Da piccola l’amicizia era per me un patto inviolabile. Un valore a cui non avrei mai potuto rinunciare. Dicevo “per sempre” e ci credevo davvero. Gli affetti li immaginavo a compartimenti stagni. Da una parte la famiglia – fratelli o sorelle compresi –, di cui nutrivo solo certezze. Per la me…
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Perché Béla Tarr diceva che il cinema è stupido
Continua a leggere: Perché Béla Tarr diceva che il cinema è stupidoDi Gabriele Doria Anche se sei tu a guidarmi / questa terra mi è ignota / è il diavolo probabilmente a guidarci / che gira e gira in cerchio Puskin 1 Béla Tarr usava dire che il cinema è una forma d’arte molto stupida. Nel realizzare un film, aggiungeva, bisogna mettere da parte qualsiasi…