Stefania Di Lino, Inediti

I

ci sono immagini nell’immagine/ (lo sai?)/ e racconti nel racconto/ per questo la narrazione/ è complessa ingarbugliata// giacciono a terra cose/ che cercano ancora un nome/ corpi caduti come stelle/ parole trascurate che chiamano oscure/ con un suono sordo/ un tonfo/ è la vita che si dipana/ attraverso il garrire scomposto/ di voli in cielo/ (tanto in alto quanto in basso)/ è il canto di un coro/ polifonia di voci/ tutte da ascoltare/ tutte da accordare/ e la vita così si svolge/ nel mentre noi cantiamo/ e quando amiamo/ senza neanche saperlo,

II

[per essere poeta/ devi avere radici profonde/ in una terra per te sempre straniera/ e un vento contrario che soffia in faccia/ devi avere corde epiche da suonare/ una voce antica/ di dolore antico strappato ai morti/ che ti corrono accanto/ e un cielo/ un cielo tutto da maledire/ perché non  ascolta],

III

quel giorno era cominciato male/ rumore di ruspe e scavatrici/ bucavano l’aria ed era inciampo/ suoni di uccelli/ grida lanciate e perse/ sbilanciate nel volo/ urtavano contro gli spigoli acuti dei palazzi/ ali asimmetriche giravano in tondo/ cercando/ non sapevano cosa/ nel rito quotidiano/ nella barbarie del consueto/ nel rumoroso ingranaggio/ del cammino stabilito/ era saltato un passo/ c’era stata una dislocazione/ un salto nel buio della percezione/ che la ragione ancora non sapeva//

[intanto di fronte e me/ in metropolitana/ mi scorrevano addosso/ troppo mobili e scuri/ gli occhi disperati di un immigrato/ in cerca di posa],

IV

andare in un posto qualunque/ dimenticarsi di sé/ per essere chiunque/ essere/ una tela bianca prima della figura/ essere/ una bianca pagina/ prima della scrittura,

V

se è vero/ come qualcuno afferma/ che tutto si ribalta in un momento/ e che qualcosa è pronto ormai da tempo/ qualcuno afferma/ e non è detto/ qualcosa forse si può fare/ qualcosa di buono accadrà/ qualcuno dice/ vedrai! ma non è detto/ io affermo che siamo rimasti indietro/ comunque di molti secoli/ e troppi morti,

VI

per il resto/ come vuoi che si viva/ in questo corpo/ in questa casa prigione/ in questo assillo dolore/ appena sopito dallo psicofarmaco/ ingoiato di corsa al mattino/ con una tazza di latte/ e un biscottino,

© Stefania Di Lino, 2018 testi inediti

3 comments

    1. caro amico Antonino Caponnetto, per la grande stima che ho di te come uomo e come poeta, sebbene io sia sempre attraversata dal dubbio, queste tue parole per me costituiscono motivo d’orgoglio e incentivo a proseguire nei percorsi che la poesia, se vorrà, continuerà ad indicarmi. Ti ringrazio davvero molto.

      p.s. scusa il ritardo della risposta, ma non ho l’abitudine a leggere i commenti. Fortunatamente, almeno stavolta, mi sono lasciata pendere dalla curiosità. Un caro saluto!

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  1. Il dubbio è inevitabile in chi scrive e in chi vive, dal dubbio nasce il coraggio di intraprendere il nuovo, e tuttavia di restare sempre coerenti con se stessi.Così ti vedo avanzare per la tua strada. Un augurio e un saluto amichevoli e, perché no, meritatamente incoraggianti

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