Caregiver Whisper 4

Mio padre Sebastiano è morto un anno fa per le conseguenze di un adenocarcinoma. Lucia, mia madre, da alcuni anni soffre invece del morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è.

– – –

 

 

13.03.2016

Oggi mia madre ha capito che c’è qualcosa che non va. Si è messa seduta vicino al balcone della cucina, ha abbassato lo sguardo, scura in viso, e ha iniziato a giocare con l’orlo della gonna. Dopo averla osservata per qualche minuto, mi sono avvicinato per chiedere se fosse tutto a posto, se c’era qualcosa che la preoccupava. Lei mi ha guardato senza rispondere, poi ha abbassato di nuovo gli occhi, senza mai smettere di giocare con la gonna.
«Comunque, se vuoi parlare sono qui.»
Mi sono seduto su una sedia e poco dopo lei si è spostata verso il calorifero, ha preso gli occhiali, un giornale, e ha iniziato a leggere, sempre con quell’espressione cupa.
Le ho scattato una foto e mi ha guardato piuttosto male, al punto che gliene ho scattata un’altra in cui si nota una certa scontrosità. Non dico nulla e torno a sedermi.
Poi, inizia: «È che a un certo punto mi sono accorta che qualcosa non andava e mi sono detta “Lucia, non fare la scema“.»
«In che senso qualcosa non andava?»
«Nella mia testa.»
«E cosa c’era nella tua testa?»
«Mi dicevo che dovevo dire una cosa a mia madre ma mia madre non c’è più, quindi non posso dire qualcosa a mia madre. Perché mia madre è morta, vero?»
Faccio segno di sì con la testa, poi la guardo e le dico di stare tranquilla, che probabilmente ha solo un po’ di mal di testa e quando ha mal di testa inizia sempre a confondere un po’ i pensieri. Intanto fingo di sorridere sapendo che, anche se sono lì davanti, non posso aiutarla in nessun modo, non posso darle una pastiglia capace di allontanare quei pensieri e farli sparire uno dopo l’altro nei giorni a venire.
Lei riprende a guardare ancora a terra, con gli occhi gonfi e il volto triste.
«E se c’è qualcosa che non va nella mia testa?», chiede di nuovo.
«Ma no, stai tranquilla, non c’è nulla che non va nella tua testa.»
«E tu che ne sai?»
«Facciamo una prova!»
«Che prova?»
«È facile; devi solo dirmi secondo te chi sono.»
«In che senso?»
«A te, io, che cosa vengo?», chiedo usando un modo di dire tipico delle sue parti.
Lucia mi guarda dubbiosa e poi, esitando, quasi chiede: «Mi sei fratello?»
«Ecco, vedi? Sai che siamo fratelli, quindi perché devi pensare che c’è qualcosa che non va nella tua testa? Cerca di stare tranquilla e non preoccuparti di nulla.»
«Quindi dici che è tutto a posto?»
«Facciamo così: se c’è qualcosa che non va nella tua testa, la tagliamo, così risolviamo subito il problema.»
Lei sorride e mi guarda, quasi sollevata.
Poi ritorna seria, abbassa di nuovo lo sguardo, e replica: «Se dovevamo fare questo ragionamento, la tua ragazza è da mò che avrebbe dovuto tagliare tutto lì sotto!»

© Marco Annicchiarico

 

Ordine cronologico:
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