racconto breve

proSabato: Luigi Cecchi, Screech

©Luigi Cecchi

 

 

SCREECH

Massimo riprese coscienza prima di Elena, e prima ancora di aprire gli occhi tossì liberandosi del grumo di sangue che gli si era formato in gola. La cintura gli aveva salvato la vita, anche se forse qualche costola aveva risentito dello strattone, almeno a giudicare dal dolore terribile che provava ogni volta che inspirava, e peggio ancora dopo aver tossito. Schiuse gli occhi e si voltò verso sua moglie che era ancora priva di sensi, accasciata sul sedile del guidatore. Il suo airbag si era attivato, schiacciandola contro lo schienale. Era svenuta, ma sembrava meno acciaccata di lui. L’auto era ferma in mezzo alla provinciale. Erano le due di notte. Mentre percorrevano quel lungo rettilineo, qualcosa si era lanciato davanti alla vettura. Il fischio della frenata ancora riecheggiava nei timpani di Massimo, e lo scontro era stato devastante. D’altronde, anche se il limite era di 90 km orari, poteva giurare che Elena stesse correndo un po’ troppo. Di quel grosso animale, forse un cervo o più probabilmente un cinghiale, non doveva essere rimasto granché. Sul cofano ammaccato c’erano tracce di sangue e sebbene uno dei fari si fosse spento, l’altro illuminava abbastanza la strada da scorgere una sagoma nera proprio di fronte alla macchina. Una sagoma nera che dapprima sollevò un grosso braccio, poi l’altro, e infine si rialzò in piedi, barcollando. (altro…)

Gli arcani maggiori #5: IL PAPA

Ventitidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con Il Papa, carta del rapporto con gli altri.

Oggi Vanessa mi ha portato in un pezzo del suo mondo: la mensa della redazione. Entro con un pass di un suo collega assente, la lascio accanto al dispenser della frutta e mi avvio a prendere posto. Lei arriva dopo dieci minuti con un vassoio multicolore. Sono tutte verdure, una più dell’altra, ma una ha attorno della pasta e l’altra del formaggio. Devo stare attento, quando viene a casa, a togliere dal frigorifero perfino le fette di carne cruda. Non è vegetariana, ma non può soffrire l’idea che la carne esista.
«La gente che ti passa avanti in fila parlando dello scandalo delle discriminazioni degli indios in Perù è incredibile», dice mentre toglie il cappotto e lo appoggia sullo schienale della sedia. «Ora, io non credo di avere la stessa importanza di un indio discriminato, ma se fai un sopruso piccolo puoi fare anche un sopruso grande: oggi mi passi davanti in fila, domani vai in Perù e discrimini un indio perché si sono dimenticati di dirti che è socialmente ingiusto.»
Annuisco vigorosamente aprendo una busta di pane. Vanessa sistema i capelli a lei e a me.
«Dovrebbero fare una fila separata per gli stupidi», dice.
«E tu mi aspetteresti, mentre la faccio tutta?», le rispondo con gli occhioni più teneri che riesco a trovare. Mi sento proprio allegro, oggi.
Vanessa sorride con dolcezza.
«Sei proprio allegro, oggi.»
Mi consulto con il succo d’arancia. “È proprio bello che lei abbia scelto la tua stessa parola!”, mi dice il bicchiere. (altro…)

proSabato: Luigi Cecchi, Found

©Luigi Cecchi

 

FOUND

«Non correre per le scale che ti fai male!» Gli urlò appresso la mamma, mentre Robertino saliva le scale saltando i gradini due a due. Si fiondò in camera e cercò freneticamente una penna, un foglio e le tic-tac alla ciliegia (che lo aiutavano a stare concentrato). Era sporco di terriccio, sudato e aveva gli occhiali sporchi, ma quando un ragazzino di 12 anni ha fretta di combinare qualcosa, si sa, non c’è distrazione che possa frenarlo. Estrasse quello strano vecchio brandello di plastica che aveva accartocciato in tasca e lo aprì. All’interno c’era una nuvola di ghirigori strani, che sembravano incisi col pirografo sulla superficie del materiale lucido e scivoloso. «Un codice segreto!» Esclamò fra sé e sé Robertino. Adorava quel genere di giochi! Ogni settimana aspettava che la mamma gli portasse La Settimana Enigmistica per iniziare a risolvere ogni rompicapo dalla prima pagina all’ultima. Non amava molto i cruciverba né quelle cose stupide tipo “Colora gli spazi coi puntini”. No, lui andava in cerca di rebus, sciarade, indovinelli, anagrammi, crittografie. La “Pagina della sfinge” era la sua preferita. Per questo aveva riconosciuto subito uno schema in quegli scarabocchi! Non erano stati disegnati a caso, erano un codice segreto! Stringendo la matita in pugno e cercando di capire quale fosse la chiave, avvicinò il foglietto al naso. La decifratura fu molto difficile: gli ci volle un’ora solo per capire il modo in cui erano state crittografate le parole, dopodiché si ritrovò davanti una serie di frasi sconnesse che non appartenevano ad alcuna lingua, tranne che per poche parole alla fine. Quelle erano in inglese. Robertino non conosceva l’inglese così bene, aveva appena iniziato a studiarlo, a scuola, ma questo non lo fermò! Si arrampicò sulla libreria e recuperò un vocabolario, poi tornò in camera. «Robertino, allacciati la scarpa!» Gli gridò la mamma, vedendolo passare. Ma Robertino aveva altro da fare: tradusse velocemente la frase. Purtroppo aveva poco senso. Che quella fosse la soluzione? E dov’era il premio? Di solito la frase a cui si giunge risolvendo un enigma è un proverbio, una massima o il nome di un personaggio famoso. Quella roba lì non aveva alcun significato e non lasciava alcuna soddisfazione. Robertino prese il foglietto di plastica strana e scese le scale. Tornò in giardino, dove l’aveva trovato. Stava scavando per fare un tunnel, mentre giocava con le sue macchinine, ed era spuntato fuori questa specie di piccolo cappello metallico, ricoperto di terriccio nero. Robertino lo afferrò e lo scosse, per vedere se ne sarebbe uscito un altro foglietto, magari con un altro enigma. Ma niente. In compenso si accorse che dal fondo si era aperto un buco circolare. Ribaltandolo, ne uscì una specie di sacchetto trasparente nel quale era racchiuso uno scheletrino verde. (altro…)

Caregiver Whisper 49

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli Arcani Maggiori #4: l’imperatore

Ventitidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con L’imperatore, carta dell’autorità.

La ragazzina dice che la madre non le ha lasciato i soldi per le ripetizioni, quindi non è che lei se li possa propriamente inventare, è una ragazzina, avrà un quindici euro nel portafogli, certo il portafogli di per sé di euro ne vale una settantina ma mica adesso lui può stare a scipparla e a correre via da quella casa inforcando l’ascensore.
«Me li dai la prossima volta. Assieme a quelli arretrati.»
«Che quanti sono, scusa?»
«Con questa fanno cinque.»
«Ammazza che esoso che sei», scherza lei.
Lei scherza.
Che cara ragazzina.
Lui scende di casa e prende il motorino. Attraversa Roma prendendo le corsie riservate ai tram per non ingolfarsi nel traffico, ogni tanto si chiede se dovrà pagare riabilitazione e casa di cura nel caso si spezzi le gambe in un binario, sono cose a cui uno non pensa.
Il barista sotto casa sua lo vede passare e gli chiede se ha finito la settimana. Una birra, allora, per festeggiare, ma lui non sa come dirgli che ha tredici euro che gli devono campare fino a lunedì e preferisce spenderli in tabacco, e grazie a Dio ha in dispensa tonno e fagioli per una settimana. (altro…)

proSabato: Luigi Cecchi, Crooked

©Luigi Cecchi

 

Crooked

Il suo vero nome era Erto-rikuban-inussiadolon, ma tutti lo conoscevano come “crooked”. Si trattava di uno spiritello molto antico, di quelli che avevano schiuso gli occhi quando le stelle erano lontane dalle loro posizioni attuali, e nessun essere umano aveva ancora giocato a unirle formando costellazioni. Crooked aveva respirato l’aria povera di ossigeno di epoche remote e assistito alla comparsa e poi alla scomparsa di migliaia di specie di esseri viventi differenti. Crooked si esprimeva solo attraverso un’antica lingua degli spiritelli che ormai parlava solo lui, e che ben pochi riuscivano a comprendere. Ma d’altro canto, Crooked parlava raramente. Durante quel consiglio, che vedeva riuniti ben 344 spiritelli giunti da oltre 100 luoghi diversi della Terra, Crooked restò in silenzio, con gli occhi socchiusi, la testa immobile piantata nel suo corpo di legno e le radici conficcate nel tenero terreno della radura, per quattro giorni e quattro notti. Tutti gli altri spiritelli avevano già espresso la propria opinione sulla questione che aveva indotto il popolo invisibile a riunirsi (una cosa che non accadeva da almeno tre millenni). Alcuni avevano avuto modo di ribadire la propria idea un paio di volte. (altro…)

Caregiver Whisper 48

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli Arcani Maggiori #3: L’imperatrice

 

Ventitré carte, ventitré racconti. Per ventitré settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con L’imperatrice, carta della cura e del nutrimento.

Con la mezzanotte in arrivo la festa di Capodanno era fortunatamente agli sgoccioli e al momento mio marito sedeva a pochi metri da me. Aveva un nipotino, credo, sulle ginocchia, e una bambina in piedi accanto a lui gli balbettava in faccia una poesia. Spesso dimenticava qualche sillaba, e lui gliela suggeriva con piccoli movimenti della bocca. Era così sereno da avere una fossetta sulle guance e l’attaccatura delle palpebre gli si avvizziva a furia di sorridere. Una scena perfetta per una di quelle orribili porcellane bucoliche di cui si circondava nel Settecento Amalia di Sassonia.
Tu scendi dalle stelle, canticchiava in ritardo coi tempi qualche zia poco lontano. Eravamo tutti concordi che i bambini avrebbero dovuto al più presto andare a dormire, ma nessuno di noi aveva il coraggio di ammettere che erano gli adulti a non vedere l’ora di accomiatarsi. Avrei aperto volentieri le danze di questa confessione, se solo mio marito non mi avesse implorato prima di arrivare di dimostrarmi onorevole e garbata fino al termine delle celebrazioni.
Ragione ulteriore per aspettare la mezzanotte in gaia compostezza, e in compagnia dei nostri rispettivi pargoli, era il compleanno incombente della figlia della nostra padrona di casa, che avrebbe compiuto sette anni al passaggio del calendario. La festicciola di compleanno che sarebbe seguita era la ragion per cui non avevamo potuto sottrarci dal portare il Furetto con noi. Al momento, il Furetto si faceva ordinatamente battere a sasso carta forbice dal fratello della futura festeggiata, in un angolo della stanza. Mi chiedevo dove avessi sbagliato come madre. (altro…)

Caregiver Whisper 47

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli arcani maggiori #2: la papessa

Ventitré carte, ventitré racconti. Per ventitré settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con La Papessa, la carta della conoscenza nascosta.

 

6 novembre 1893

San Pietroburgo

Morte di Tchaikovsky

Non è essere in ginocchio questo tuo cadere bocconi nella neve.
Ti guardo da lontano, ti osservo.
Hai scelto questo luogo per crollare in mezzo agli altri, i falciati dal colera, e se hai una fiala è ben nascosta, ben pressata in mezzo al bianco. Cadi per confonderti, mentre precipiti nessuno ti distinguerà da loro, e non importa che tu sia stato il richiesto, l’applaudito, il desiderato.
Per la bambinaia che ti ha cresciuto eri il bimbo di vetro. L’hai ritrovata, è stato un caso, mentre perdevi tutto, mentre meditavi per te stesso una sinfonia che terminasse col tuo stesso terminare. Vedi quante cose so di te? Anche un tempo, quando ne riportavi centinaia nelle tue lettere intricate che non venivano mai al punto, che impostavi febbrilmente a tre ogni giorno – anche allora quello che dicevi non bastava a quello che sapevo già di te. Ti ricoprivo d’oro, ti chiamavo mio signore. Erano arroventati, i miei biglietti. Nessun pensiero, se non quello di me, doveva mai staccarti dal violino. Ti chiedevo di non incontrarci mai, e passavo, avvolta negli scialli, sotto il tuo balcone; acconsentivi, e visitavi, mentre io non c’ero, casa mia. Solo quel giorno, al parco, per errore, l’uno verso l’altra – siamo stati bravi a non sfiorarci neanche il palmo dei cappotti.
Ero la prima ad ascoltare le tue visioni; tu non lo sai quanto chiudevo gli occhi ad ogni brano, come tremavano le mani ogni volta che ricevevo un pentagramma. Mi hai regalato la tua Quarta. Ero il tuo migliore amico, così mi hai schermata al mondo. Dopo tredici anni ti ho chiuso ogni altra porta, e ancora si interrogano su quanto a lungo ti sia chiesto cosa potrai aver fatto. (altro…)

Caregiver Whisper 46

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)

Gli Arcani Maggiori #1: Il Mago

Ventitré carte, ventitré racconti. Per ventitré settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, per lunghezza, per stile. Buona lettura con Il Mago, la carta della persuasione.

Al rumore Fabrizio posa il compasso e si avvia verso la porta. Per sopportare il fastidio di una novità la sua mente resta aggrappata al banco da disegno. Ha implorato una quantità di lavoro che lo inchiodi alla seduta finché è ora di dormire. Non può né vuole fare altro che progettare. Vuole essere acqua nella brocca bucata e masso che torna a valle. È il modo per stare senza Ada. Se pure dovesse terminare, mangerebbe di notte quello che ha disegnato durante il giorno.
Va alla porta, chiede chi è. Nessuno, dall’altro lato, risponde. È lì l’intuizione, lì che comprende, e allora apre di corsa.
Ada è perfetta. Ada ha il cappotto con cui l’ha conosciuta mentre lei usciva dalla villa, vasta macchia nocciola dal collo chiaro. È alta sui tacchi, e trema. Ha sognato spesso che lei li togliesse per girargli per casa, sulle punte dei piedi scure per le calze o nuda con quel corpo che immagina bianco, leggermente appesantito dall’età. Ha le mani in tasca, i capelli mossi da poco con le dita perché non sembrassero disordinati, gli occhi scuri e cerchiati. La sapeva depressa, clinicamente depressa, dal primo giorno in cui le ha stretto la mano.
«Che è successo?» chiede Fabrizio restando fermo sulla porta. Aveva cominciato a sognare immediatamente, quella sera, tornato a casa. Quei sogni di adolescente in cui la regina infelice viene strappata alla prigionia del drago dal cavaliere che se ne innamora. Invece di cominciare a disegnare la veranda commissionata, aveva fatto piccoli ritratti a carboncino di lei.
«Scusami, Fabrizio. Avevo bisogno di salutarti. Sono stata stupida, non so nemmeno se sei solo.»
Fabrizio resta un attimo zitto, poi ride. Le fa spazio per entrare, nota che lei si incassa nelle spalle.
«Per cortesia», dice lei, «non ridere. Non ridere di me, è stata una giornata orrenda.»
Fabrizio smette di colpo. In imbarazzo, mentre lei siede già sul divano, prende un cioccolatino da un bicchiere su una libreria, e ne offre uno a lei.
«Non stavo ridendo di te. Non stavo ridendo nemmeno, in realtà. Prendi.»
Con gli occhi gonfi di un piccolo animale Ada prende il cioccolatino, lo scarta e lo mette in bocca senza masticare.
«Me ne lasci uno anche per il viaggio?» dice Ada ancora seduta sul divano, le mani strette, mentre Fabrizio la guarda dall’alto. Lui si sforza di non reagire, dice solo lentamente:
«È inutile che io ti chieda dove andate.» (altro…)