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I poeti della domenica #298: Dacia Maraini, Se amando troppo

se amando troppo

se amando troppo
si finisce
per non amare affatto
io dico che
l’amore è un’amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno
su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di schiuma
fra ricci di neve
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me

In viaggiando con passo di volpe, Milano, Rizzoli, 1991. 

I poeti della domenica #297: Mario Santagostini – Poi, verranno a dirtelo

 

Poi, verranno a dirtelo
come è stato facile uscire da questo terreno
e di suoi suoni e da queste ore distese
quando girano le rane al calore
e nuotano i campi e le alture
(case come massi bruciati,
case come indizi d’amore)
e ancora verranno a dirtelo,
che ne è stato di tonfi d’aria
e perché ti esplodevano i denti di gioia…
Ma è tempo d’altro
(caduta, azione).

 

In Uscire di città, ora Stampa 2009 (Milano, Ghisoni, 1972).

I poeti della domenica #293: Garcia Lorca, Se tu

 

El cielo se perderá:
muchacha campesina,
bajo el cerezo,
lleno de rojos gritos,
te deseo.

El cielo se borrará…
Si intiendes esto,
al pasar por el árbol
me darias tus besos.

Il cielo scomparirà:
ragazza contadina,
sotto il ciliegio,
pieno di gridi rossi,
ti desidero.

Il cielo si cancellerà…
Se tu lo capissi,
passando sotto gli alberi
mi baceresti.

 

Poesie sparse, Garzanti 1987; traduzione di Carlo Bo

Teoria e poesia. Edoardo Sant’Elia.

9788865423189.jpgNell’attuale panorama culturale, italiano e non solo, appare necessario un ripensamento dei paradigmi che stanno alla base sia dei diversi saperi, sia della produzione artistico-letteraria, di conseguenza ne discende un confronto sempre più serrato tra attività che appaiono distanti tra loro e che, però, dialogano in maniera sotterranea, ne siano consapevoli o meno i soggetti coinvolti. L’emersione di questo fiume carsico che attraversa i vari campi del sapere appare sempre più ineludibile a partire dalle sue origini. In questa prospettiva, il confronto serrato tra i vari saperi che dialogano intorno a due o più concetti opposti, ma in relazione tra loro, può essere inserito nella più ampia relazione tra poiein e theoria, tra la produzione e la conoscenza. Confronto che parte dall’antica Grecia e che nei millenni giunge a noi. In un’epoca in cui l’iperspecializzazione delle scienze e delle tecniche fa perdere di vista il quadro d’insieme del sapere umano, appare necessario ritornare a un sapere che si confronti con l’insieme delle connessioni e delle questioni aperte del nostro tempo. Per far ciò, un ripensamento del rapporto tra gli antichi saperi dell’uomo e le nuove scienze sembra una strada obbligata e al tempo stesso feconda. Nella cultura delle origini, tramandata oralmente, di cui noi conosciamo il depositato scritto dalle opere e dalle testimonianze che ci sono state trasmesse, è quasi impossibile separare discorso poetico da quello mitico-religioso. La stessa parola mythos significa sia parola sia verità e la parola poesia (poièsis) deriva dal verbo greco poièô che significa ‘invento’, ‘produco’, ‘compongo’, ‘faccio’: essa è una delle tecniche di produzione umana, ma è quella che, in particolare, produce un senso all’accadere, sottraendolo dal muto e implacabile succedersi degli eventi naturali. Il termine theorìa indica, nella sua evoluzione, lo specifico approccio del sapere greco alla realtà rispetto alle altre culture antiche. Termine che significa ‘solenne ambasciata’, ‘festa’, da cui si origina quindi la religione, il mito, la poesia, il teatro e il pensiero di una comunità, cioè il luogo in cui i mortali entrano in rapporto con il sacro, con ciò che è separato dalla realtà sensibile, ma che la anima e quindi è ciò che è essenziale per la vita stessa.fuoco-terra-aria-acqua-A-220x320
Queste forme di produzione di senso e di sapere sono nate come risposta necessaria all’inquietudine dell’uomo. Recuperando in questo modo la dimensione radicalmente e specificamente umana della filosofia e della poesia, seguendo la traccia sofoclea dell’Antigone (“Molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell’uomo”, vv. 332/333), che l’uomo è l’unico essente, per quel che ne sappiamo, che è enigma a se stesso, a cui è negata la presunta beatitudine degli dèi e l’istintiva e immediata certezza degli altri essere viventi e che, quindi, quello specifico mortale che è l’uomo, specifico perché sa che deve morire, deve produrre un senso, fosse anche nel dover riconoscere un senso già dato una volta e per sempre, come crede di fare la metafisica, e che la dimensione originaria di questa produzione è quella mitico-poietica. Questo approccio permette di gettare uno sguardo sulla contemporaneità da un punto di vista eccentrico e al tempo stesso inusuale, ma stringente sulle questioni ineludibili del nostro specifico stare al mondo. Il recupero di quest’antico e originario rapporto tra teorie e produzione poietica mi sembra il punto di vista adottato da Edoardo Sant’Elia, poeta e saggista, nella sua attività culturale. (altro…)

I poeti della domenica #292: Primo Levi, Approdo

 

APPRODO

Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sé mari e tempeste,
i cui sogni sono morti e mai nati;
E siede e beve all’osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l’uomo come una fiamma spenta,
Felice l’uomo come sabbia d’estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.

10 settembre 1964

.

In Ad ora incerta, Milano, Garzanti, 1984

I poeti della domenica #291: Pier Paolo Pasolini, Io sono una forza del passato

 

Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più

.
In Poesia in forma di rosa, Milano, Garzanti, 1964

Luigi Perelli, Musica per la libertà (1975)

«Il film è stato realizzato in occasione di una grande manifestazione organizzata dalla Federazione giovanile comunista italiana nel febbraio 1975 al Palazzo dello Sport di Roma, dove sono affluiti quindicimila spettatori per seguire e partecipare all’esibizione di cantanti, di attori, di musicisti e di complessi musicali italiani e stranieri tra cui: Ivan Della Mea, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini, Paolo Ciarchi, Ernesto Bassignano, gli Amerikanta, Rosa Balistreri, Maria Carta, Ines Carmona, Luigi Nono, Giorgio Gaslini, Mario Schiano, Bruno Cirino, Gian Maria Volonté, Luigi Proietti, Stefano Satta Flores; e gli Inti Illimani e i Quilapayun, che hanno testimoniato con le loro canzoni e le loro musiche sulla repressione fascista in Cile e sulla lotta popolare contro la dittatura militare. Con il suo intreccio di canzoni, esecuzioni di musica contemporanea e free jazz, di interventi recitati degli attori, e con una tematica di fondo legata alle grandi battaglie democratiche di questi anni, “Musica per la libertà” si propone come uno spettacolo cinematografico musicale di tipo del tutto diverso dai musical televisivi, condizionati dall’industria culturale e connotati dalla tendenza alla pura evasione.»

Scheda integrale: https://goo.gl/BbJK37

Regia di Luigi Perelli
Casa di produzione: Unitelefilm
Anno: 1975

© Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

I poeti della domenica #290: Valerio Magrelli, Non tutto è perduto

Non tutto è perduto
se un anno ogni quattro
perfino il calendario gregoriano
prepara un’offerta residua.
La premurosa eccedenza del tempo
va intesa come norma di natura
cenno della cautela che promette
ad ogni cosa un dono bisestile.

.

In Nature e venature, Milano, Mondadori, collana”Lo Specchio”, 1987.

I poeti della domenica #289: Amelia Rosselli, La passione mi divorò giustamente

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La passione mi divorò giustamente
la passione mi divise fortemente
la passione mi ricondusse saggiamente
io saggiamente mi ricondussi

alla passione saggistica, principiante
nell’oscuro bosco d’un noioso
dovere, e la passione che bruciava

nel sedere a tavola con i grandi
senza passione o volendola dimenticare

io che bruciavo di passione
estinta la passione nel bruciare

io che bruciavo di dolore nel
vedere la passione così estinta.
Estinguere la passione bramosa!
Distinguere la passione dal

vero bramare la passione estinta
estinguere tutto quel che è
estinguere tutto ciò che rima
con è: estinguere me, la passione

la passione fortemente bruciante
che si estinse da sé:

Estinguere la passione del sé!
estinguere il verso che rima
da sé: estinguere perfino me

estinguere tutte le rime in
“e”: forse vinse la passione
estinguendo la rima in “e”.

 

.
In Documento (1966-1973), Milano, Garzanti, 1976.

I poeti della domenica #288: Giovanni Giudici, Una sera come tante

giudici-fonte l’indiceonline

 

Una sera come tante, e nuovamente
noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro
settimo piano, dopo i soliti urli
i bambini si sono addormentati,
e dorme anche il cucciolo i cui escrementi
un’altra volta nello studio abbiamo trovati.
Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti.

Una sera come tante, e i miei proponimenti
intatti, in apparenza, come anni
or sono, anzi più chiari, più concreti:
scrivere versi cristiani in cui si mostri
che mi distrusse ragazzo l’educazione dei preti;
due ore almeno ogni giorno per me;
basta con la bontà, qualche volta mentire.

Una sera come tante (quante ne resta a morire
di sere come questa?) e non tentato da nulla,
dico dal sonno, dalla voglia di bere,
o dall’angoscia futile che mi prendeva alle spalle,
né dalle mie impiegatizie frustrazioni:
mi ridomando, vorrei sapere,
se un giorno sarò meno stanco, se illusioni (altro…)

I poeti della domenica #287: Clara Sereni, ‘La speranza conquistata’ e altre poesie

 

La speranza conquistata
acerba
conquistata e regalata
che siano per te
adesso
la voce spinosa dentro una canzone
il cuore scavato
la memoria che addolcisce,
smiela,
lega i denti

 

Raccontare
a te
agli orologi che svuotano i minuti
al braccialetto di spago
alle porte senza chiavi
e a quella di cui tu possiedi la chiave
il tempo che mi ha costruita,
il tempo rosso in cui dicevamo “noi”

 

Smembrare e spezzettare
perché tu possa masticare
la memoria che non ti appartiene,
i giorni della quasi quiete
(i più indecifrabili),
quando le onde che increspavano la superficie
sembravamo un modo per contrastare l’abitudine,
ribadire i principi,
non presumersi in equilibrio
perché non sta bene
ma esserlo, quanto si poteva

 

© Questi testi sono apparsi in esergo ai primi tre capitoli de Il lupo mercante, Milano, Rizzoli, 2007.

I poeti della domenica #286: Valentino Zeichen, Chiromanzia

 

CHIROMANZIA

Del destino che ha fame di bandito
la traiettoria del sospetto
fa l’indiziato
che ordisce agguati sulle linee
di comunicazione della mano.
Per dove scorre ogni cognome del desiderio
viene meno la sicurezza
e nessuna compagnia intende assumersi
il rischio assicurativo.
Navighiamo attesi da pericoli esibizionistici
contando che qualche canale
unisca le grandi vie sciagurate
per riparare nel male minore.

.

In Ricreazione, Milano, Società di poesia per iniziativa dell’editore Guanda, 1979