Goliarda Sapienza ‘voce intertestuale’, nel ventennale della sua morte. A cura di A. Trevisan

Nel ventennale dell’anniversario della morte dell’autrice proponiamo un secondo post a lei dedicato in cui si riporta parte dell’introduzione al volume di Alessandra Trevisan Goliarda Sapienza: una voce intertestuale (1996-2016) edito da La Vita Felice.

la redazione

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Goliarda Sapienza nacque a Catania il 10 maggio del 1924 ma visse per la maggior parte della sua vita a Roma e, negli ultimi anni, tra la capitale e Gaeta, dov’è morta il 30 agosto 1996. È stata attrice di teatro e di cinema, poetessa, scrittrice di racconti, romanzi, testi teatrali, articoli, radiodrammi, diari ed epistolari, la maggior parte dei quali, a oggi, risulta pubblicato. Figura importante e talvolta protagonista, suo malgrado, delle vicende del panorama culturale del secondo Novecento italiano, ha ricoperto anche i ruoli di “cinematografara” e docente di teatro e dizione, riuscendo a coniugare la sua arte con una tensione vitale, una ‘vita di vite’ piena, costante e “appassionata”, declinata in un modo del tutto peculiare, così com’è originale tutta la sua opera. […]
Sapienza si rivelò al mondo editoriale con quattro romanzi pubblicati in vita nell’arco di un ventennio, tra il 1967 e il 1987: Lettera aperta (Garzanti, 1967; Sellerio, 19972; UTET, 20073), Il filo del mezzogiorno (Garzanti, 1969; La Tartaruga, 20032; Baldini e Castoldi, 20153), L’università di Rebibbia (Rizzoli, 1983 e 20062; Einaudi, 20123) e Le certezze del dubbio (Pellicanolibri, 1987; Rizzoli, 20072; Einaudi, 20133). Dello stesso periodo sono reperibili anticipazioni di bozze di romanzi e racconti apparsi su riviste e antologie, infine interventi radiofonici e articoli riguardanti tematiche al femminile o, più propriamente, reportage usciti negli anni Ottanta sulla rivista Minerva dell’Associazione Il Club delle Donne di Roma.
Dopo un momento di oblio durato a lungo – dall’‘87 all’anno della sua morte almeno – Goliarda è tornata all’attenzione del pubblico e della critica nel 2005, grazie al successo riscosso in Francia e alla ristampa italiana del romanzo postumo e oramai famoso L’arte della gioia,[1] scritto tra il 1967 e il 1976. Attualmente, documentari, presentazioni, appuntamenti, spettacoli, reading e omaggi dedicati al suo lavoro continuano a nascere e circolare in ambiti diversi. Eppure, leggerla o rileggerla nel ventennale della sua scomparsa richiede una premessa che tenga conto dei percorsi di ricerca già tracciati, affinché un ulteriore lavoro biografico e critico su di lei abbia senso. […] percorrendo l’intero corpus, si può evidenziare il dialogo che esiste tra le diverse opere nel segno dell’autobiografia ma anche di un ‘nutrimento’ letterario in divenire; ogni opera partecipa infatti alla precedente, e carica di attesa e significato le successive, creando un’originalità di stile che ha pochi eguali nella storia della letteratura del Novecento.
Focalizzarsi in particolar modo sui volumi postumi, non ancora sufficientemente letti e indagati, si prospetta di fondamentale importanza al fine di saggiare la ‘tenuta’ letteraria dell’autrice. Essi […] sono i racconti di Destino coatto (Empirìa, 2002; Einaudi, 20112) e la raccolta poetica Ancestrale (La Vita Felice, 2013) in cui è confluita anche la precedente, Siciliane (Il Girasole Edizioni, 2012), primi rilevanti approcci alla scrittura. Un intero paragrafo sarà qui dedicato al romanzo Io, Jean Gabin (Einaudi, 2009): scritto nel 1979, il libro appare decisivo per i legami che intesse con la storia della cultura francese ed europea del primo Novecento. Meritano ampia considerazione i diari editi da Einaudi nel 2011 e 2013 – entrambi curati da Gaia Rispoli – con i titoli Il vizio di parlare a me stessa. Taccuini 1976-1989 e La mia parte di gioia. Taccuini 1989-1992; si tratta di una selezione dalle scritture private. Una parte inedita degli stessi dal titolo Elogio del bar è stata pubblicata anche nel 2014 per i tipi di Eliot. È degno di nota, infine, il volume Tre pièces e soggetti cinematografici (La Vita Felice, 2014), che raccoglie l’opera teatrale e parte di un lavoro dedicato all’adattamento – cinematografico o teatrale – di alcuni testi scritti negli anni Sessanta e Ottanta, come le pièce. Il romanzo-diario Appuntamento a Positano, pubblicato da Einaudi a giugno 2015 risale, invece, al 1984. […]

Questo libro muove dunque da un’esigenza: tentare una differente e rinnovata ricognizione critica con ampliamenti, riproposizioni e riappropriazioni di alcune tesi, talora veri e propri sconfinamenti […]
Sapienza non conobbe un vero vaglio critico in vita; nonostante ciò, le recensioni e gli articoli usciti tra gli anni Sessanta e il 1996 non sono privi di un certo interesse. Grande spinta, invece, si è riscontrata negli anni Duemila, in particolare dal 2005 in poi, a seguito del successo della traduzione de L’arte della gioia in Germania e Francia. Un interessamento critico più intenso si è avuto tra il 2013 e il 2015, dopo la pubblicazione del romanzo sopraccitato per la casa editrice britannica Penguin e per la statunitense Picador, mentre la francese Le Tripode sta pubblicando l’opera per intero, con traduzione di Nathalie Castagné. Nel 2015, proprio per la stessa casa editrice, è uscito un valido volume biografico, Goliarda Sapienza, telle quelle je l’ai connue, scritto dal vedovo dell’autrice, Angelo Maria Pellegrino. Egli è co-autore di Cronistoria di alcuni rifiuti editoriali dell’Arte della gioia, uscito per Edizioni Croce a giugno 2016, libro nel quale si presenta una rinnovata bio-bibliografia sull’autrice. […]

La critica edita si costituisce a partire da due posizioni differenti facilmente riconoscibili, che propongono un diverso taglio, pur essendo complementari fra loro: quella inaugurata da Monica Farnetti, che basa la propria attenzione sugli aspetti macrotestuali tracciati nella miscellanea Appassionata Sapienza (La Tartaruga, 2011), accogliendo un primo convincente quadro delle polarità e delle connessioni interne al corpus, senza mancare di far riferimento alla vicenda umana dell’autrice e al suo mestiere di attrice. La seconda è, invece, quella indicata da Giovanna Providenti, chiara sin dalla biografia La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza (Villaggio Maori, 2010), e che prosegue nella raccolta di saggi da lei curata dal titolo «Quel sogno d’essere» di Goliarda Sapienza. Percorsi critici su una delle maggiori autrici del Novecento italiano (Aracne, 2012), ma anche nel volume recente La porta della gioia (Nova Delphi, 2016). Nella raccolta sopraccitata si approfondisce e si oltrepassa il lavoro critico precedente pur tenendolo ampiamente in considerazione, completando i vuoti macrotestuali e aprendo nuove rotte o, per meglio dire, ‘nuove porte’. Entrambe le pubblicazioni risentono dei Gender Studies, anche se è la seconda a esserne maggiormente influenzata; in quest’ultima, è introdotta anche (dato importante) un’apertura a un’indagine di tipo europeo, essendo corredata da interventi di studiose che operano non solo in Italia, ma anche in Francia, in Inghilterra e oltreoceano. Per di più, L’arte della gioia e tutta l’opera di Sapienza hanno assunto uno statuto proprio nella storia della letteratura occidentale, stando alle conclusioni tratte alla fine del convegno Goliarda Sapienza in Context. Intertexstual Relashionships with Italian and European Culture, che si è tenuto a giugno 2013 presso la School of Advanced Studies della University of London. […]
Già nel volume «Quel sogno d’essere» è presente l’individuazione di alcuni topoi fondamentali per leggere l’opera di Sapienza: un’intera sezione è dedicata alla “finzione”, alle “contraddizioni” e al “dubbio”, parole-chiave che incidono nella sostanza del racconto a più livelli e in opere diverse. Si può postulare, per estensione, che la contraddittorietà del testo trovi forma in un gioco di ‘spazi bianchi’, in una continua variazione – e talvolta cortocircuito – dei punti di vista, della dimensione spaziale e temporale, della lingua e del registro, tutti aspetti che ‘fanno stile’. Questo lavoro si concentra pertanto sulle cifre già individuate nel saggio «La gioia è più che ogni voluttà». Sessualità e maternità ne L’arte della gioia pubblicato nella raccolta edita da Aracne. Lì, proseguendo un tipo d’indagine pregressa riguardante la scrittrice Valeria Parrella e il suo romanzo Lo spazio bianco (Einaudi, 2008), si ipotizza che le forme di una scrittura ellittica diano luogo a una frammentazione che sia espressione di uno ‘spazio simbolico del materno’, e si spiega inoltre come L’arte della gioia sia un testo irrinunciabile all’interno del canone letterario contemporaneo.
Sino a oggi […] la critica ha prestato maggiore attenzione al profilo biografico, alle analogie intra ed extra-testuali che legano Sapienza ai suoi autori di riferimento, all’analisi linguistica, alla definizione di una poetica, dunque a una problematizzazione tematica.
Ammettendo il criterio tematico, questa monografia intende proseguire il percorso qui riassunto, approfondendo alcune peculiarità dell’autrice, ma anche ponendo in evidenza numerose novità che concernono la sua opera. Il campo di lettura proposto dai Gender Studies, inoltre, – sebbene di riferimento – è risultato essere troppo circoscritto quando si parla di Sapienza […] Non si potrà fare a meno di parlare di sessualità, genere, maternità, etc., ma sarà più corretto tentare di fare esplodere questi temi andando oltre. Si sono infatti manifestate altre possibilità di indagine che esplorano, ad esempio, la plurivocità della scrittura dell’autrice in relazione ad altri temi e scritture coeve (e non solo) ma anche l’evidenziazione dello sconfinamento extra-genere presente nei suoi testi; si è resa specialmente possibile un’analisi nei confronti della ‘voce’ come mezzo peculiare per esprimere una personalità letterariamente disgiunta e labile […]
Goliarda Sapienza non è mai stata allineata alla cultura del suo tempo. Accostarsi alla sua vicenda può far ricordare quanto affermato da Alberto Moravia a proposito dello ‘scandalo’ nei Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini (1965): «In fondo è una paura di perdere la propria personalità. È una paura primitiva. Chi si scandalizza è profondamente incerto». […]
L’autrice era cresciuta priva di una formazione moralistica, in una famiglia socialista e anarchica allargata; i suoi personaggi – e se stessa in chiave di racconto – ‘recitano’ e si espongono senza mediazioni su un terreno sociale, politico, culturale come quello dell’Italia del Ventennio (prima) e del secondo dopoguerra (poi), investita dal clima neorealista, dal Boom economico, dal Sessantotto e dalle principali battaglie sociali. Per questa ragione […] subirà un accoglimento artistico controverso per il suo tempo o del tutto assente. […] Il riferimento alle scritture private sarà determinante per sviscerare e tentare di sciogliere l’enigma della mancata fortuna in vita – e molto altro. […]
Lasciar parlare i testi porterà a verificare che questa sua modalità di vivere la quotidianità e la letteratura l’abbiano posta come una “outsider” che oggi, grazie a un distacco dalla sua contemporaneità, può essere finalmente compresa.

[1] Questo romanzo ha avuto una vicenda editoriale complessa che può essere riassunta con alcuni dati bibliografici: la prima edizione ridotta, di sole 158 pagine, uscì nel 1994 per Stampa Alternativa, che aveva allora sede a Viterbo. L’edizione integrale uscì per la stessa casa editrice nel 19982; poi Roma, Stampa Alternativa, 20033, 20054 e 20065; infine Torino, Einaudi, 2008, anche anno in cui il romanzo diventa un best seller.

 

© Alessandra Trevisan @a_trevisan87

Il volume è disponibile qui.

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