A proposito di “Appuntamento a Positano” di Goliarda Sapienza

Appuntamento a Positano-copertina

Appuntamento a Positano è un’opera di Goliarda Sapienza rimasta inedita fino allo scorso giugno, quando è uscita per i tipi di Einaudi. Narra di una vicenda d’amicizia fra Goliarda stessa ed Erica, ricca mecenate – così potremmo definirla –; due vite che s’incontrano in uno stesso luogo, in cui Sapienza trascorre il proprio tempo libero, fuori dal set e lontano dalla caoticità romana.
Appare necessario da subito chiarire quale sia l’intento di questo excursus nel libro, affinché una prosecuzione nella lettura abbia senso. Per chi abbia indagato a fondo il corpus di Sapienza, questo testo potrà risultare interessante non tanto per ciò che riguarda la storia e la trama in sé, comunque godibili a più livelli: il suo valore sarebbe infatti un altro e concernerebbe il legame con la costellazione di scritti dell’autrice sinora editi. Questo volume si profila come un ulteriore tassello nella vicenda lavorativa e personale di Goliarda, che può essere indagata ancora una volta da più punti di vista.
La narrazione attraversa gli anni Cinquanta e Sessanta, un periodo cruciale della sua vita; in quel momento lei si divideva fra la carriera d’attrice di teatro e di cinema, l’esperienza di cinematografara più volte qui dichiarata – la località balneare è anche il luogo in cui gira con Citto Maselli (ma non accreditata) il documentario lirico Festa a Positano −, infine i periodi di depressione e di terapia psicanalitica, emblematici di un conflitto esteriore con il mondo attoriale italiano ma anche di un disagio interiore e personale più profondo. Sono quelli anche gli anni in cui avviene la definitiva scelta di abbracciare la scrittura come unica forma artistica possibile, una scrittura che sanerà e darà gioia. Essi seguono – vale la pena ricordarlo – la morte della madre Maria Giudice avvenuta nel 1953, ma anche il completamento e la revisione delle poesie e dei primi frammenti in prosa.
L’anno della scrittura di Appuntamento a Positano, tuttavia, sarebbe posteriore (come la riflessione che si va a condurre attorno al libro), ossia il 1984; ciò è testimoniato sia dalla biografa Giovanna Providenti sia da Angelo Pellegrino, vedovo di Goliarda e autore qui della postfazione. Sapienza viveva in pieno il “dopo Rebibbia” immersa in un frangente delicato, che seguiva la pubblicazione dei romanzi degli anni Ottanta, testi legati assieme da un’affinità tematica, stilistica e di intenti. Il 1984 è stato perciò un anno di passaggio, compreso in un periodo che resta scoperto nei Taccuini, e che va dal 1980 al 1987 circa. Sinora ho intenzionalmente utilizzato il sostantivo “testo”, dal momento che, secondo il mio personale punto di vista, né Appuntamento a Positano né i volumi sul carcere possono essere definiti dei romanzi tout court; ciò è stato più volte sostenuto anche da Fabio Michieli. Essi appaiono invece come scritture autobiografiche vicine a Il vizio di parlare a me stessa e La mia parte di gioia (entrambi Einaudi, 2011 e 2013). Goliarda aveva da poco concluso la stesura de L’arte della gioia (completato nel 1978 circa) e il suo stile era mutato per sempre. Il “grande romanzo” che l’ha consacrata postuma è anche quello che l’ha portata, sino alla sua morte (avvenuta nel 1996, lo ricordiamo), a compiere una durissima battaglia per la pubblicazione. La frattura che si ha con esso è di tipo stilistico ed è totale; monolitico, imponente, concepito come una grande saga e un’invenzione, pone la lettura degli altri romanzi che si possano definire tali come un capitolo a sé stante. In Appuntamento a Positano, la forma romanzo non sarebbe rifiutata bensì ibridata con la forma diaristica; i narratori sono più d’uno: Goliarda-personaggia, l’altra protagonista Erica nella porzione centrale (vero nucleo romanzesco), e un narratore onnisciente che interviene dalla seconda metà del libro in poi, frapponendosi alla “personaggia”. Nei decenni Settanta e Ottanta si possono annoverare anche i testi teatrali e i soggetti cinematografici, a testimonianza di un suo interesse più ampio nei confronti di altri generi, che la porterà quindi a sconfinare. Certo è che, come già preannunciato, queste ipotesi avvengono a seriori e con edizioni a stampa non autorizzate dall’autrice stessa.
Tutti questi dati sono necessari per attribuire significato alla pubblicazione di un inedito, ma lo è soprattutto la crescente determinazione di Sapienza a inserire nelle sue pagine riflessioni sociali e politiche, che riguardino la sua esperienza contemporanea ma anche lo scollamento che provava nei confronti del passato, delle costrizioni cui l’ambiente del PCI romano − in cui ha vissuto per vent’anni − l’aveva costretta, lo stesso ambiente che aveva rifiutato il suo desiderio di dedicarsi alla letteratura e che non accettava, anzi ostacolava le sue idee prima ancora che le sue aspirazioni. La criticità del suo ruolo sociale emerge pure in Appuntamento a Positano, in cui la vita dell’ereditiera Erica è pretestuale alla narrazione di una difficoltà a riconoscersi e di un forte legame con il femminile, che compare in tutti i suoi scritti; per Goliarda le donne sono degli specchi che riflettono cioè l’evoluzione del mondo circostante, le idee, le battaglie sociali. Sono le vere protagoniste della Storia. L’amicizia con Erica apre a un confronto e a una libertà di pensiero nei confronti del Socialismo, del Comunismo, ma anche dell’aborto, del rapporto con il presente e, su un piano diverso, con l’altro sesso e con il proprio corpo. Goliarda-personaggia dice “io” a piena voce, senza narcisismo ma perseguendo una pura volontà di esprimersi, soltanto sua. Non lo fa sempre in prima persona; talvolta sono i suoi personaggi a parlare per lei e questo fa gioco nella finzione letteraria. Positano è altresì un luogo simbolico, dove ogni incontro, ogni sapore, odore e ricordo diventa leggenda; è il rifugio cercato, analogo a Gaeta – in cui l’autrice vivrà gli ultimi anni di vita – ma anche assimilabile allo stesso carcere. Ogni decennio, per Sapienza, vede al centro uno spazio preferito in cui mettere in pratica quel “sogno d’essere” rincorso e (ir)raggiungibile, il sogno della legittimazione letteraria: è Catania, negli anni dell’infanzia fino al ’41; poi Roma fino alla morte della madre; quindi Positano, poi di nuovo Roma fino alla fine degli anni Settanta; dunque il carcere; infine Gaeta.
Sapienza rifiutata da tutti ritorna a dirsi a distanza di trent’anni: la forza delle sue riflessioni è inarrestabile e la radicalità con cui va controcorrente è dominata da un’estrema coerenza e, non ultima, da una bellezza intangibile, che sono la sua grandezza.

© Alessandra Trevisan

Propongo di seguito due passi significativi del libro.

1

2

3

 Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 56547

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