Novità editoriali

Domenico Brancale, Per diverse ragioni

brancale

Domenico Brancale, Per diverse ragioni, Passigli 2017, € 12,50

*

dalla sezione: DA OGNI SOTTO RESPIRO

*

nei muri il respiro dei malati apre le crepe
tutto, prima o poi, si dischiude
fuoriesce dentro il sempre
incatena ognuno alla propria voce

qualcuno lo teme
un altro lo invoca
nessuno ci tiene

dice il vero chi dice oramai
dice tutto chi morde il silenzio

*

aspettano il proprio turno, il cambio del lenzuolo,
la trasfusione, l’anestesia totale sull’esistenza
aspettano e riaspettano
nel letto di una stanza che è solo un numero

ci si spoglia di tutto
dell’ombra
del nome

vi è un’ora che predilige il respiro
ciò che va sfamando dolore e conoscenza

*

quanti di noi sanno di essere orfani
quanti fino alla fine nascosti dietro il vuoto
vivono malgrado tutto
come se dovessero riconciliarsi col tempo passato
ciò che circonda tutto
l’orizzonte

quanti cercano un’aiuola
la misura dell’appartenenza
la mano invisibile del vento che depone il seme
una domanda senza risposta

in che parola si sono incontrati

quale solitudine li separa

*

(altro…)

Una frase lunga un libro #89: Anna Salvini, Calma apparente

calma-apparente

Una frase lunga un libro #89: Anna Salvini, Calma apparente, Internopoesia 2017, € 10,00

(libro disponibile da lunedì 13 febbraio)

Quella che leggerete di seguito è la prefazione che ho scritto per il libro di Anna Salvini, entra di diritto in questa rubrica perché quando la scrissi lo feci pensando a una recensione e di questo si tratta, buona lettura.

*

la mia città è unificata, senza vie
senza palazzi e chiese
un unico dolore, al centro.

*

Per scrivere poesia, ma per scrivere in generale, bisogna saper andare dentro le cose, sotto le cose, saper guardare il tappeto, il retro del tappeto e quello che c’è sotto il tappeto. Quello che ci abbiamo nascosto noi e quello che altri hanno lasciato. L’azione che mi viene in mente è quella di scavare la terra a mani nude, per sporcarsele, naturalmente, ma anche per portare in superficie. Anna Salvini con Calma apparente fa innanzitutto questo: scava. Salvini, però, ed è per questo che scrive poesie, restituisce al lettore l’idea di aver scavato, mostra la profondità dell’aver toccato la terra ma non ha bisogno di indicare dove, come e perché lo abbia fatto. Salvini lascia spazio alle nostre sensazioni: leggiamo lei e troviamo qualcosa di quello che è capitato a noi.

Calma apparente è il primo libro di Anna Salvini, ma faccio fatica a considerarla un’opera prima, queste poesie vengono da molto lontano. E da molto lontano scrive Salvini, da Vigevano dove è nata e vive, e poi da un tempo molto lungo e distante che è quello da cui si formano i testi che compongono le tre sezioni della raccolta: Visioni, Casa e Le sette meraviglie. Non sono disinvolta comincia così una delle poesie più significative, e quel non essere disinvolta è forse anche il motivo per cui Salvini non abbia mai fin qui pubblicato un libro ed è giusto così. Ogni cosa a suo tempo, si dice, e questo è il tempo adatto, questa è la stagione.

Portarsi via
:::::::::::::::::c’é qualcosa per il cuore
:::::::::::::::::::::::::::Giovanni Raboni

Non sono disinvolta, cado
negli spazi stretti con tutto il peso
cado, con le mie parole invisibili
e il magma che ingrassa
il ventre e fa girare il mondo
resto nel solco, non mi scanso, tendo
a restare se passi, se torni
con il tremore della voce che viene
per portarsi via.

(altro…)

Andrea de Alberti, Dall’interno della specie

andrea

Andrea de Alberti, Dall’interno della specie, Einaudi 2017, € 10,00, ebook €6,99

*

Esce oggi Dall’interno della specie di Andrea de Alberti, libro del quale ci occuperemo nelle prossime settimane; proponiamo stamattina tre poesie in lettura.

*

Prima del nuovo mondo

Ci penso spesso che stavamo lí un po’
a rigirare un senso in una camomilla,
a un certo punto dire una frase,
non aggiungere altro, è successo anche
questo ma poteva andare peggio,
certe riflessioni che non escono,
abbracciarsi come stringersi in un’idea del dopo
in una lunga notte di rappresaglia,
dove i tedeschi erano in agguato,
oppure qualcuno che ci era alleato
non lo sapeva ancora e ci bombardava la testa
mentre nostro figlio stava per nascere
in un suo tempo.

*

Il dolore ai tempi dell’Aulin

Il dolore è a basso consumo energetico,
ha certo per noi un’aria familiare piú o meno consolante,
ha un livello di attenzione fuori dal comune,
lo vedi come si attacca a tutto,
ai piccoli nei, alle macchie sul corpo,
non ha un interesse classificatorio,
non fa distinzioni di razza,
il dolore è un tipo di cottura: se non lo controlli,
se non lo giri ogni momento si attacca come il risotto.
Il dolore si produce sia per il freddo sia per il caldo,
dal di fuori e dal di dentro,
si prepara in panchina con un dovuto riscaldamento,
si allena ogni minuto per entrare in campo,
il dolore dorme poco di giorno e niente di notte,
quando ha il raffreddore gli sembra di morire,
quando sta bene è scaramantico e non lo vuole dire,
il dolore ha una parola buona per tutti.
Il dolore è come quando uno non sente al telegiornale
ma capisce da strani segni che qualcosa sta andando male.

*

Bisognerebbe elaborare tutto

Bisognerebbe elaborare tutto,
ci vuole tempo, energia, memoria,
un po’ di persone che pensano a te
come da milioni di anni, farebbe bene,
rivedere chi ci ha lasciato
e lasciare un regalo a ogni persona
in un movimento della memoria,
penso a un pendolo, con un bel suono.
Bisognerebbe elaborare tutto,
le voci dei bambini, gli incubi della notte,
la prodigiosa realtà del mezzogiorno,
la percezione dell’antro,
quando ti allontani dal mondo
la buonanotte… staremo a vedere.

*

© Andrea de Alberti

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi

arminio

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi, Chiarelettere 2017, € 13,00

*

Pensa che si muore
e che prima di morire tutti hanno diritto
a un attimo di bene.
Ascolta con clemenza.
Guarda con ammirazione le volpi,
le poiane, il vento, il grano.
Impara a chinarti su un mendicante,
coltiva il tuo rigore e lotta
fino a rimanere senza fiato.
Non limitarti a galleggiare,
scendi verso il fondo
anche a rischio di annegare.
Sorridi di questa umanità
che si aggroviglia su se stessa.
Cedi la strada agli alberi.

*

Bellissima l’Italia
annidata sull’Appennino.
È la mia Italia,
è l’Italia che trema,
in cui mi inginocchio
ogni giorno
davanti alle porte chiuse,
ai muri squarciati.
Bisogna ripartire da qui,
qui c’è il sacro che ci rimane:
può essere una chiesa, una capra,
un soffio di vento,
qualcosa
che non sa di questo mondo
né di questo tempo.

*

Lettera a Rocco Scotellaro

Caro Rocco,
io sono nato quando il tuo mondo
stava finendo.
si è più soli nel mondo che è venuto,
ma per fortuna ogni tanto
c’è qualche giorno di bella luce.
ora la tua Lucania è un altare
per i devoti della terra,
è la pietra che fiorisce nell’aria.

*

La sera che fece il terremoto io stavo bene.
Mi piaceva tutta quella gente per strada,
tutti che si guardavano come se ognuno
fosse una cosa preziosa.
Quando si sono messi a dormire
nelle macchine
mi sono fatto un giro,
li ho benedetti uno per uno.

*

Sono il guardiano
della mia malattia.
L’ho raccontata
alle donne che ho visto passare.
Adesso, se vuoi,
muto ti faccio entrare.

(altro…)

I Vangeli nel commento di Gianfranco Ravasi

ravasi

Gianfranco Ravasi, I Vangeli, Bologna, EDB, € 44,50

L’ultima fatica editoriale del Cardinal Gianfranco Ravasi, I Vangeli, nella bellissima edizione EDB, prende avvio dal primo Credo cristiano, scritto da Paolo nella lettera ai Corinzi. Credere nel Gesù che nasce e muore, da una parte; dall’altra, credere nel Cristo che risorge glorificato. Morte e resurrezione, tutt’e due suffragate da fatti, da accadimenti e testimonianze in qualche modo incontrovertibilmente certificati dalla storia.
Non c’è per Ravasi il Gesù della storia e il Cristo della fede, alla Bultmann, l’uno diverso dall’altro, ma c’è il Gesù di carne, che mangia, soffre, dubita, gioisce, urla e piange, e che trova la sua continuità nel Cristo che sta nella storia e nella luce della resurrezione. È sempre lo stesso, uno e uno solo, Gesù Cristo.
I Vangeli, tutti e quattro, s’inscrivono in questo spazio di tempo, in questo cammino dell’Uomo-Dio, da una vita puramente umana a una vita “altra”, attraverso, pure lui come noi, il faticoso valico della morte vera. E s’inscrivono, ciascuno, con un personale messaggio proveniente da gesti, fatti e parole di Gesù custodite per anni nel cuore e nella mente, ma attualizzate e rapportate alle contingenti esigenze della propria comunità di riferimento.
I temi sono molti: Cristo perno della storia; teologia della libertà dell’amore; universalità della Chiesa; teologia del bene/male, della luce/tenebra. Messaggi di difficile esegesi perché, dice Ravasi, i Vangeli sono il frutto terminale di un percorso che conosce tappe complesse, momenti e situazioni differenti e difficili da ricostruire. Anche perché, afferma parafrasando Eraclito, tutti i testi religiosi, quali essi siano, non spiegano tutto, perché il mistero di Dio è imprendibile, ineffabile e infinito. Poiché però questi testi hanno pure la funzione di svelamento, di rivelazione, allora ammiccano e rimandano a significati allusivi, che si celano sotto simboli e segni intrappolati in ciò che Gesù dice e fa. È il Segreto Messianico. Gesù non vuole che si vada in giro a parlare dei suoi miracoli. Più tardi sì, ma non adesso. Non è il momento giusto.
Scrive Ravasi che la sua è una lettura “essenziale”, perché non vuole fermarsi alla prima comprensione o intuizione che i Vangeli possono immediatamente suggerire, ma intende carpire il significato ultimo che sottostà a quei simboli e a quei segni, ricorrendo magari a passi corrispettivi dell’Antico Testamento e anche a quelli che antecedono la Sacra Scrittura, oltre a vivisezionare parole e verbi ebraici e greci.
Il verbo greco enghýzein, ad esempio, riferito al regno di Dio, significa sì che è vicino, ma è vicino già presente, qui e adesso.
Le interpretazioni del Cardinale, mai in verità accomodanti e conformiste, sono a volte sorprendenti.
Gesù è scandalo, ma non per la sua grandezza; scandalizza perché è un essere modesto e vive in mezzo a gente come noi; i bambini sono modelli non tanto perché sono innocenti, ma perché Gesù li considera come immagine della libertà, della vera fede; l’incontro di Emmaus vuol dirci che Cristo è l’ora, l’oggi, che non è sepolto in un passato remoto e non è neppure colui che è lontano. Certo, nel libro ci sono affermazioni non sempre condivisibili. Una su tutte, che noi cristiani siamo ora il vero Israele, che siamo noi ora i chiamati.
Alla fine, Ravasi si fa una domanda: se Cristo è risorto e glorificato dovrebbe essere ancora possibile incontrarlo. Il problema è sempre lo stesso, da secoli: la nostra difficoltà, o la poca voglia, a riconoscerlo.


Cristiano Poletti

 

Luca Briasco: Americana

62_briasco_americana_x_giorn

Luca Briasco, Americana, minimum fax 2016, 18 euro

È sempre sulla cresta dell’onda Americana, un volume tutto minimum fax che attraversa le fila di un cosmo complesso e affascinante, percorrendone i motivi di unità, le vette di bellezza come le curiosità dei sottoboschi. Il cosmo in questione è la letteratura a stelle e strisce degli ultimi (all’incirca) cinquant’anni, e l’autore del bel libro è Luca Briasco, americanista, editor, traduttore e giornalista. Dopo un’ampia volata di prefazione che già lascia intravedere le strettissime maglie di un’eco continua tra gli autori selezionati (eco che è dialogo quanto contrapposizione), Briasco mette sotto la lente quaranta autori del panorama americano contemporaneo attraverso l’analisi di uno specifico libro; libro che si configura però come un piede puntato nella porta, che può così aprirsi in ogni saggio fino a toccare l’intera produzione dell’autore e la sua importanza, sempre specifica e sempre tracciabile, nella comunità cui appartiene: quella della parola scritta nell’atto di documentare la storia, la geografia, le tematiche ricorrenti o straordinarie che compongono il vasto universo degli USA ai giorni nostri.
Dico “storia” e “geografia” con cognizione, e non come semplici categorie scolastiche. Il viaggio che Briasco compie attraverso la letteratura americana è suddiviso in sezioni, e queste privilegiano le correnti e le tendenze di appartenenza dei vari autori: abbiamo il postmoderno di Barth, Pynchon, DeLillo e altri; il minimalismo di Carver; la letteratura cosiddetta “di genere”, per quanto un’etichetta simile sia stretta attorno ad autori del calibro di King; e ancora l’avanguardia, il realismo, e un canone ancora da scoprire tra le mani di Franzen, A. M. Homes, Foer, solo per citarne alcuni. Eppure l’impressione che lascia questo documentario cartaceo tanto fitto e ben scandito è quella di una letteratura che, anche quando disancorata da qualsiasi volontà di aderenza alla realtà, è in costante dialogo con la storia e la geografia del continente nordamericano: le cupe città ferrose e le vaste praterie, i noir spietati accanto alle dolenti saghe familiari, con il sottofondo quasi costante della desolata critica al sogno americano. Senza dimenticare due date fondamentali che ricorrono come a scandire uno spezzamento, un prima e un dopo nell’immaginario politico e sociale che gli scrittori non possono, neanche a distanza di tempo, ignorare: l’assassinio di John Kennedy e la caduta delle Torri Gemelle. (altro…)

La fondazione di un linguaggio. Luca Bernardi: Medusa

media-23046-w600-q80

A volte mi domando cosa succederebbe se dovessi valutare un manoscritto inedito, qualcosa che non sia mai passato al vaglio di un gruppo o di una singola mente di fiducia e professionalità. Arrivata a pagina due di Medusa la risposta, in questo caso, è che avrei sussurrato un hallelujah.
Il suo autore è Luca Bernardi, classe novantuno, e l’anagrafe può solo farci considerare che siamo all’inizio di un percorso. Splendidamente scritto, costruito con una bravura quasi sfrontata ma mai fine a se stessa (e che non mostra mai la fune), Medusa è un gioiello per capacità di trovare effetti linguistici, nuove sponde di immagini. Con procedimenti simili a questo, del resto, sono sempre state create le metafore, e leggerne una pagina ci permette in qualche modo di entrare nella fucina di una lingua primigenia: (altro…)

Martina Germani Riccardi, Le cose possibili

lecosepossibili_cop

Martina Germani Riccardi, Le cose possibili, Internopoesia 2016, € 10,00

*

non m’importa più
di quello che poteva essere.
solo mi sorprende
quanto oggi sia viva.

dentro mi
nascono le cose

*

il giorno in cui t’accorgerai
che le cose sono più di due
e prendono il loro posto.

che ti sono cresciuti i capelli
e lei ti ama come t’ha sempre amato:
a suo modo.

che la sola cosa di cui t’importa è stare
insieme nel mondo.
affronteresti giganti: dieci, cento
senza muovere un passo indietro. perché

perdersi di vista
non è necessario
se si perde la vista soltanto

solo è necessario, quanto raro
che capisca qualcosa, io
sento le cose

come adesso

*

ecco,
sento qualcuno avvicinarsi. sale queste scale di marmo
mai più bianche, cambiate dal tempo, e
muove verso di me. quasi può toccarmi.

si lo so che non puoi essere tu. parla al telefono
e non ha la tua voce, ma
alzo lo stesso la testa dalle mie cose:

per vedere se per caso
il caso come ogni caso
arrivi davvero

*

(altro…)

Su Ali Smith, L’una e l’altra

bigsur11_smith_lunaelaltra_cover

Ali Smith, “L’una e l’altra”, traduzione di Federica Aceto, SUR euro 17,50, e-book euro 9.99

How to be both, recita il titolo originale; come essere entrambe. L’una e l’altra, è la scelta italiana. In entrambi i casi, il lettore sa che si prepara un libro in cui la faranno da padrona la specularità, il gioco delle parti, la capacità non soltanto di farsi carico di un’alterità ma di assumere identità diverse.
L’una e l’altra di Ali Smith è un libro costruito come un polittico in cui i pannelli sono apparentemente due (la protagonista della prima novella, George, e quello della seconda, il pittore Francesco del Cossa), ma si frantumano in un gioco di specchi e spirali fino a rendere quasi incalcolabile la quantità di rimandi in gioco. George, ragazza dal nome maschile, porta lungo l’intera prima parte del libro il lutto per la madre morta, di cui fa riverberare il ricordo assumendo su di sé tutto quello che, di lei, in piena riottosità adolescenziale, aveva disprezzato: la convinzione della madre di essere spiata dal governo (è una dissidente vagamente hippie, impegnata in proteste creative virali su internet), un certo amore per i giri di frase sgrammaticati, la musica anni ’60, la curiosità per i dipinti di Francesco del Cossa, che aveva portato lei, George e il fratellino Henry fino in Italia al Palazzo Schifanoia poco prima della sua morte. George assume su di sé sua madre, inizia un percorso di coincidenza con lei (scarica la musica che lei ascoltava, la balla come faceva lei in giro per casa) domandandosi la maniera migliore per iniziare a elaborare il lutto. Fino all’incontro con H, compagna di classe che (finalmente) ascolta e rinfocola le nuove passioni di George, si interessa dell’enigma dei quadri di Francesco del Cossa – i tanti rimandi nascosti all’anatomia umana sessuale, che a detta della madre di George facevano di lui probabilmente una donna – e le suggerisce altra musica da procurarsi, inviandole come indizi i titoli tradotti in latino. La rete sottile di H, che è innamorata e discreta, permette finalmente a George di sgusciare via dall’ossessività con cui stava affrontando il suo lutto: (altro…)

Davide Nota, I Rovi #ebook

Clicca sull’immagine per scaricare il pdf I Rovi di Davide Nota.

davidenota

Tanzio da Varallo, San Benedetto si getta nudo nel cespuglio di rovi (1630- 1633)

Oggi Poetarum Silva propone con molto piacere I rovi di Davide Nota, poeta e critico del quale ho molta stima. I rovi è un libro completo di poesia; libro intenso e molto bello, col quale Nota compie un lavoro importante sulla lingua e sulle parole. È questo, poi, un libro di grandi domande e di molta luce. Di certo un libro di questo tempo e di questi tempi. Per questo motivo sono molto felice che Davide Nota ci abbia proposto di pubblicarlo interamente e di consentire lo scarico dell’ebook gratuitamente. L’ebook si può scaricare anche cliccando qui. Grazie e buona lettura. (gianni montieri)

*

I rovi

Ma se una lingua inesistente sente in sé
la lontananza siderale degli astri
che di ogni corpo fanno un corpo vivo e mortale,
quanto distante è questa vita dalla vita stessa
che la anima ed ignora, immaginandola
come una cosa sola?
Ma senza fare di condizione virtù, non mima
il passo falso del presente
dove l’azione è questa pubblica parola
che non conduce a niente. Forma
il pensiero il ritmo della mente
che se non può ma vuole agire è sempre
un’illusione abietta o un desiderio
vivo
che gronda di aggettivi e oggetti. E vinto
si nasconde, non manifesta resa.
Circonda il tempo il tempo dell’attesa.

*
Così nel buio lo stagno lunare germoglia
in un canto di rane.
Tutta la vita è un fiorire notturno senza presente né fato.
I nuovi campi di sterminio sono pieni di luce.
E in ogni oggetto è nato un occhio che inibisce l’opera.
Un cantiere di cavi cinge il letto in cui dormi.
Ma esiste ancora un luogo dove crescono i rovi
e le anime dei morti che ritornano a sera?
Chi lo cerca non trova
più niente. Una dimora
al confine di un fossato invalicabile.

*

Davide Nota, I rovi

Opera in terra, di Alessandro Grippa

alessandro-grippa-opera-in-terra

Alessandro Grippa, Opera in terra, LietoColle/pordenonelegge, 2016, € 13,00

Alessandro Grippa ci saluta dal sipario di quest’opera con l’incisione di un nome, illustre, immenso: Michelangelo Merisi, un nome inciso nella geografia e nella storia di un territorio, Caravaggio, cittadina incastonata nella Bassa Bergamasca.
Grippa viene da lì e per salutarci sceglie d’inchiodare il nome di Caravaggio a Isacco: «orizzontali sulla carneficina», scrive, per parlare di noi. La sua è un’allusione all’orizzontalità della pianura, dove la vita del singolo si moltiplica nella moltitudine, l’individuale si accomuna in un solo destino, come di persone in una calca. Questo però, nelle intenzioni del poeta, sembra riverberarsi nella metafora di un solo corpo, esattamente in quell’esasperazione plastica del figlio di Abramo magistralmente dipinta dal Caravaggio nel 1603.
La percezione della visione è dunque per Alessandro dentro «questo sangue-Lombardia», un grumo comune dell’essere-e-sentire. Soltanto in questo sangue la sua percezione può compiersi, e solo «Rasoterra»: è un percorso poetico che si sviluppa con un’asciuttezza, un “volo basso” potremmo dire, a tratti invidiabile. Penso in particolare alle pagine 21-23 del Diario domestico, e soprattutto a queste immagini antiche e presenti: «Dove guardo è una casa di anni fa»; dove «rendere l’erba un’attesa»; dove «la casa è chiusa a chiave/ dalla neve». La casa, la casa, la casa. In questa geografia umana, dove la casa di uno è la casa di ognuno, ed è la terra, la sua poesia è anche un invito, rivelato peraltro da un’altra possibile lettura del titolo. Opera in terra, infatti, potrebbe apparire anche come un imperativo, ed ecco che quell’orizzontalità evocata all’inizio diverrebbe appunto un’esortazione a fare, osservare, trascrivere.
Percezione, poesia e pittura compongono dunque un nodo caro all’autore, come egli stesso un giorno ha avuto modo di scrivermi: «sento che convoco le piante, le bestie, lo faccio come si traccerebbe uno schizzo a matita o a carbone sul taccuino, o studiando i colori della natura con una tavolozza portatile… d’altronde, non posso fuggire dal mio percorso, dai miei studi, dalle mie attitudini».
In relazione a ciò, a pagina 73 troviamo un chiaro riferimento al poeta Giorgio Orelli. Ritroviamo il tutto il senso del suo rapporto con la natura e il suo occhio vivacemente coloristico, in questo testo, Le anitre, i germani (che rimanda a Il collo dell’anitra, una delle raccolta di Orelli). È una poesia che fa parte degli studi per una voliera, cui Alessandro si dedica con grazia e intensità, in modo direi quasi peculiare, pescando ancora una volta dalle radici profonde della propria formazione.
Allora non sfuggirà come questi di Grippa, per noi della Bassa, siano i “posti” potremmo dire “messi al riparo” dal tempo. Li troviamo all’inizio e alla fine del libro («Alcuni primi» e «Alcuni ultimi posti»), quasi fossero una cornice essenziale, irrinunciabile. Li introducono, rispettivamente, una citazione di Antonella Anedda, da una parte e, dall’altra, un frammento dell’amato Fortini, tratto da Ancora la posizione, poesia appartenente alla raccolta intitolata Questo muro. Si tratta di due versi davvero mirabili: «Questo tempo dell’anno è il mio riposo/ perché qualcosa mi inclina e consento».
In conclusione, tre poesie per intero, per mostrare quell’inclinazione verso il basso, verso la terra, che Alessandro Grippa consente a se stesso:


Primo posto (Anche il prato)

Anche il prato è un alfabeto di lavori.
Si entra poi nel giorno nel riposo.
Rasoterra le piante concludendosi
obbediscono a un destino o deiezioni.
Capiremo con un’altra intelligenza;
climatica, vigile.

Mi auguro di esserti prossimo.
Che anche il mio tempo trascorra da seme
a seme. So che è impossibile.
Dove non mi do pace l’estate
conclude. L’erba ritorna
a essere insieme al futuro.


La Gera (Apertura)

Quattro bulbi: nella loro logica il bosco.
Il freddo si frange; nel sentiero la salvia
è una pagina scritta qualunque sia il discorso.
Le mani hanno calato l’albicocco, queste mani
già morte che moriranno di nuovo.
Le impronte cresciute nel tempo e nella corteccia;
ora altri segni dischiusi, scambiati per sassi, radici,
parlano a noi con la nostra identica voce,
doppi e inferiori come una geografia.

 

Appunti su mio padre

Forse lo spazio di quella voce è alessandro, detto aspirando
fumo. Parola
per rito, scagliata al di là di un autunno: mio figlio, animale che
torni suono.

Alessandro Grippa (Treviglio, 1988) vive a Caravaggio, in provincia di Bergamo. Diplomato al biennio di Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 2009 è tra i fondatori di Caravaggio Contemporanea, collettivo di artisti e curatori. È inoltre vicepresidente dell’Associazione GSI Lombardia Onlus, per la quale dal 2010 collabora come volontario a progetti di cooperazione tra Italia e Africa occidentale.

Cristiano Poletti

Francesca Gironi, Abbattere i costi

gironi

Francesca Gironi, Abbattere i costi, Miraggi edizioni, 2016, € 10,00

*

Abbattere i costi

Abbattere i costi mi distrae.
L’Enel richiede una lettura appassionata
di frasi scritte in piccolo, molto piccolo,
telefonate a numeri, letture di numeri
e in mezzo a tanti numeri neppure
una lettera cara, una f per esempio.
Se rinuncio al caffè al bar la mattina
do prova di coraggio.
Potrei rinunciare al caffè
e alla ricerca di te
in caratteri tipografici
su qualche testata giornalistica.
Vero è che il cambio delle utenze
mi richiede un livello di attenzione
alto quanto lo sforzo nel decifrare
i tuoi messaggi.
La fatica estenuante di ritrovarli
per me – per me soltanto – tra tutti gli altri indizi.
A volte li nascondi così bene
che solo alla seconda o terza lettura
e quasi sono grata
al contatore dell’Enel
che è più scoperto
si legge senza strategie
richiede meno sforzo.
Io mi stupisco e sono grata
alle utenze e alle scadenze
che a volte i numeri
mi distraggono dalla complessità
delle belle lettere tue.

E così facendo
varco un’era biologica
con l’incomprensione di te
e i bollettini in mano.

*

Non rispondo al telefono per paura
che uno sconosciuto
con voce sconosciuta
mi domandi qualcosa.
Alessandro cerca di convincermi
della bontà della fibra.
Elisa aspetta il mio rientro
delle otto per offrirmi
un cambio di gestione radicale.
A domande complesse
è concessa una manciata di secondi.
Sono impreparata
all’esercizio del rifiuto.
La linea che disdico
è una fila di numeri
riconducibili al nome
di mia nonna
– Parlo con la Signora Clara?
vorrei chiederle
perdono
per aver tradito
la sua fedeltà ai cavi
al canone al telefono grigio della Sip
agli auguri di Natale
o all’annunciarsi della sciagura.

Non mi troveranno
questa volta non mi troveranno.

*

A posto

In effetti è strano
porto il cognome
di mio padre, l’ho letto
nella cassetta delle lettere.
È strano vivo sola
senza coinquilini amici fidanzati famigliari
neppure un gatto
da accarezzare o fotografare
per essere normale.
Senza relazione a persone
o cose si fa fatica ad avere
punti di riferimento
ma la città mi riconosce
un ruolo di sorella figlia ex amica.
Io sono una che consuma
i miei consumi la banca li conosce
dalle ricerche su google
sono rintracciabile e sui social
con foto in cui sorrido
quindi meglio stare tranquilli
seppure con qualche anomalia
una fissità nello sguardo
sono a posto
chiedetelo alla banca
rientro con esattezza
in qualche standard.

*

(altro…)