Paolo Steffan, Zona Rossa (parte sesta)

Prosegue la narrazione ZONA ROSSA. Piccolo racconto del coronavirus di Paolo Steffan che, in questi giorni, presentiamo sul nostro blog il venerdì e sabato pomeriggio. In coda al post le altre puntate.

particolare da La nave dei folli di H. Bosch (1494)

Un imprenditore

…..Signori, il tempo è denaro!

…..Non è che adesso, malattie o no, si può invertire la logica del capitalismo. Signori, questa chiusura è la nostra morte. Lo Stato si deve far carico di una scelta del genere, non può provocare un danno irreversibile, assassinare centinaia di imprese, portando la scusa di un’influenza.

…..Noi imprenditori saremo costretti a pagare il conto di una crisi sanitaria che non è di nostro interesse, né di nostra competenza. Io ho quindici megaprogetti bloccati, roba da un miliardo di euro. Qua salta tutto.

…..Signori, dobbiamo tenere aperto. Se si ferma il mercato siamo nel baratro. Mettiamoci anche il crollo del mercato finanziario: immagino mi capiate, se vi dico che ho milioni di euro investiti che non posso certo sbloccare adesso… È la liquidità che mi manca, come li pago i dipendenti? E per cosa? Se non mi rendono? Siamo stritolati in una morsa.

…..Tuttavia, siamo costretti, signori, a dichiarare pubblicamente la nostra solidarietà agli operai in sciopero e ad avviare trattative pacate con il governo, altrimenti verremo additati e il clima si farà a noi più svantaggioso. Cercheremo comunque di far passare il messaggio tra le righe. Il mio segretario mi ha fornito questa bozza della nota ufficiale che divulgheremo, che ora pongo alla vostra attenzione per eventuali correzioni prima della pubblicazione sul nostro sito:

…..L’imprenditoria di quest’area, afflitta per l’attuale grave congiuntura, si unisce solidale all’intenzione primaria di combattere il coronavirus, comprendendo altresì le istanze che i dipendenti dei comparti ancora attivi dell’industria pongono in evidenza, per la salute e la sicurezza. Si riserva di ampliare questa preoccupazione, estendendola all’ambito economico-finanziario, nell’interesse dei lavoratori prime vittime del disagio, che investe però tutte le gerarchie, mettendo a dura prova la tenuta delle piccole-medie imprese e generando criticità anche nelle grandi. Per questo si sollecita il governo a varare misure a sostegno dell’economia in tempi strettissimi, al fine di evitare il tracollo dei principali settori produttivi delle aree più colpite dal contagio. Da parte nostra garantiremo quanto più possibile la salute dei dipendenti, ribadendo l’impossibilità di chiudere sospendendo la produzione. Siamo dell’avviso che l’interesse sanitario va integrato nel quadro economico delle zone colpite, pensando non solo all’oggi ma anche al domani.

Un autista

…..Sembra di girare per un enorme set cinematografico durante le ore di chiusura. Devo condurre questa corriera fino al capolinea, anche se vuota. Cough cough!

…..Viale Garibaldi, con gli ippocastani ancora spogli, appare quasi del tutto deserto; due persone si incrociano sul marciapiede e, prossime l’una all’altra, si scansano diffidenti dell’incontro. Cough! Mi accosto alla limitrofa fermata, all’incrocio con via Cavour. Le porte si aprono, non entra nessuno, solo un’aria gonfia, carica di umido.

…..Riparto, rassegnato che nessuno salirà a bordo, durante questa corsa senza senso. Non c’è traffico. Inchiodo, per l’improvviso balzare di un gatto in strada: è grigio scuro, non nero; e poi io non sono neppure particolarmente superstizioso.

…..Via Mazzini, viale Risorgimento, piazza Carducci… Non avevo mai ammirato con tanta attenzione la bellezza oggettiva di queste strade. Viene da credere che chi le ha progettate e costruite le pensasse senza che fosse necessaria la presenza umana. Cough cough! Lo dicevo ieri a un ragazzo che, in barba a ogni divieto, se ne è venuto a fare un giro in centro. Lui ha detto che avevo fatto una… come diceva? Ah sì, avevo fatto una “asserzione molto profonda”, e mi ha citato un quadro esposto a Urbino, che rappresenta una città ideale, con perfetta forma geometrica, ma, appunto perché perfetta, svuotata della presenza umana. Sembrava perciò contento di questo vuoto e voleva per un momento goderselo. Che strano ragazzo. Cough cough! Non si smette mai d’imparare, nel mio lavoro, specie quando si ha modo di dialogare con qualche individuo colto.

…..A me, che sono solito vedere centinaia di persone passarmi davanti, gli habitué che salgono e scendono sempre alle stesse fermate, i turisti che appaiono una volta e non li vedrai mai più… Cough! Ebbene, a me, tutto questo fa fatica a piacere. Ma capisco che per uno spirito libero possa essere un fenomeno interessante osservare le strade, le architetture in una sospensione inusuale… Anche io ora me ne accorgo. La scalinata che domina piazza Carducci è proprio bella, con il porticato barocco a disegnare la parte alta. Cough! Mia figlia fa la guida turistica, per questo sembro saperne qualcosa… Lei ora è a casa, senza lavoro: tutti contratti a chiamata e ora non c’è turista che metta piede in Italia. Chissà, per il momento vive ancora con me, ma sarà dura per lei, così orgogliosa, se questa cosa dura ancora.

…..Via dei Mille, via Bixio, via Teano, piazza Unità d’Italia.

…..Eccomi al capolinea. Speriamo che presto arrivi al capolinea anche questa desolazione. Cough cough! E speriamo che, questa tosse, sia solo un male di stagione.

Una docente di Semiotica

…..Da una settimana ogni università è chiusa. Quando si sono annunciati gli inasprimenti delle misure per contenere il coronavirus, ero in Sud Italia, per un seminario. Sono docente di Semiotica in un’università emiliana, ma vivo su in collina, nel Veneto. È qui che ho fatto ritorno. Da quassù sembra tutto più bello. Il corniolo si è illuminato di un sottile giallo fatto di minime esplosioni di petali minuscoli. Poco lontano penzolano ridenti, dalle siepi che cingono una parte del parco che circonda la mia bella casa liberty, gli amenti, ovvero i fiori allungati che copiosi abitano i rami intricati dei noccioli. Da diversi anni non sono più abituata a godermi il mutare cromatico del giardino in questo momento dell’anno: occorreva una situazione di emergenza, per potermi riportare alla mia infanzia.

…..Più passa il tempo e più mi convinco che sia questo intrico di foglie, fiori, rami, tronchi, ad avermi portato a studiare i segni. Ci sono continue corrispondenze possibili tra il nostro linguaggio e quello degli altri viventi. I poeti simbolisti, Pascoli su tutti, mi hanno rivelato questo segreto che solo i bambini – per un po’ – sanno: poi lo smemorano.

…..Ora sono tornata, caro giardino. Sto passando questa quarantena a tentare innesti, a predisporre talee. Ho un po’ perso la mano, dopo diversi anni senza pratica. Ma oggi è una bella giornata e mi sembra che tutto dovrà attecchire e crescere con rigoglio. Mi sento come Hermann Hesse, mentre nel suo prato passa da un fiore all’altro, mentre si ferma a rimestare un po’ di terra, a concimare un arbusto, a bagnare un cespuglio disidratato. Poi prende gli acquerelli, intinge con grazia il pennello e dipinge su un cartoncino un frammento di quello che ha toccato, veduto, vissuto.

…..Me lo immagino, quando scrive: “La mia infanzia era un giardino / d’argentee fonti nei prati zampillanti”, perché anch’io lo potrei dire, ma non so dirlo così bene, se non con le sue parole. Ma potrei anch’io come Hesse proseguire, misurando coi miei passi deserti campi di petrarchiana memoria: “Ormai erro assetato lungo riarse strade / e giace rattrappita la mia terra d’infanzia”.

…..Un monito chiaro a prendermene cura, come facevo allora. Costretta a starmene qui finché rimangono in vigore le restrizioni di questa zona rossa, ho l’occasione irrinunciabile di ritornare al mio giardino, dopo esserne sfuggita alla ricerca di deserti urbani che hanno appagato la mia ambizione, ma mi hanno fatto trascurare ciò che già avevo di sincero e vivo: l’amore delle piccole cose che si coltivano. Lo sapevo e me l’ero scordato. Ora sono come Hesse, sì, e l’ho rammemorato: “Finché sono dispersi i fiori / e il ramo si carica di frutti, / finché d’infanzia sovrabbonda il cuore / e raggiunge la pace / persuaso: colmo di gioia e non vano / era l’inquieto gioco della vita”!

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© Paolo Steffan

La prima parte qui, la seconda qui, la terza qui, la quarta qui, la quinta qui.

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