Paolo Steffan, Zona Rossa (parte prima)

In questi giorni vi proponiamo ZONA ROSSA. Piccolo racconto del coronavirus di Paolo Steffan, una narrazione o meglio un racconto di racconti a puntate che ci accompagnerà fino al 25 aprile, il venerdì e sabato pomeriggio. Un contributo fitto di tante voci e tante storie, quello di Paolo, che nutre questo momento. La redazione di «Poetarum Silva» ringrazia l’autore per questo dono e vi augura buona lettura.

particolare da La nave dei folli di H. Bosch (1494)

…..Cosa volete, sono solo un giornalaio. Non ho la penna affilata dello scrittore né il piglio polemico del giornalista.

…..Da diverse settimane mi capita di non parlare d’altro: un virus sconosciuto, venuto dalla Cina. Ogni giornale che vendo ne parla, sia esso un quotidiano, un settimanale o un mensile; sia una rivista di approfondimento politico o di gossip, la questione non cambia. A noi giornalai è stato concesso di tenere aperto. Siamo tra i pochi, in questo silenzio. Io sono nella fascia di rischio maggiore, ho settantasei anni. Sì, dovrei essere pensionato, ma – cosa volete – sono un uomo solo e questo chiosco è la mia vita. Più di mezzo secolo fa ho cominciato come strillone. Che cos’è? Un giovanotto che stava agli angoli delle strade gridando le notizie più forti della giornata, con la speranza di vendere qualche copia in più. Erano begli anni, ed era una festa quando c’era un’edizione straordinaria! Un contagio come questo, l’avrei gridato come un forsennato… Ma ero giovane e bello allora. Ora sono un vecchio un po’ smemorato, ma tengo aperto.

…..Sono pochi e saltuari i clienti: già prima i quotidiani non andavano venduti poi tanto, la gente oggi si informa sul telefonino. Ma c’è anche qualche incallito affezionato, che al giornale cartaceo non rinuncia. Proprio questi clienti, oramai degli amici per un vecchio solitario come sono, mi hanno convinto a mettere questa cosa sulla bocca, questa mascherina che mi ha donato uno di loro. Hanno ragione, lo so, ma – cosa volete – ho la pelle più dura di quanto credano: mia madre mi ha partorito mentre esplodeva una bomba, almeno così mi hanno raccontato. Sono uno che oggi, sui social, avrebbe fatto notizia.

…..Dopo una vita a strillare le nuove del giorno e a venderle sulla carta stampata, mi sono qui improvvisato reporter, giornalista. A volte, credo di saperne più di molti di questi blogger con il tesserino, dopo una vita come la mia. Così ho deciso di raccogliere delle memorie contemporanee. Sì, perché oggi la memoria quotidiana viene distrutta da un enorme mangiacarte alla fine di ogni giornata, come in una grande distopia vivente, come fossimo davvero gli attori di un film tratto da un romanzo di Orwell, il cui scenario è il mondo. Non è uno scherzo, e mentre Trump starnazza di boria e rimane inerme gran parte d’Europa, io me ne sto nel mio chiosco ben prima che il sole sorga, a raccogliere pagine che voglio riportarvi. Sono piccole testimonianze, alcune dirette, altre tratte da ritagli di giornale di queste ore: perché non si dimentichi che l’uomo diventa davvero nulla, ogni volta che si gonfia di superbia e dimentica di essere un nonnulla.

…..A parlare è gente di diversa estrazione, dalle diverse abitudini: qualcuno già fa vita segregata, per costrizione o per scelta; a qualche altro una vita segregata sta stretta. Da par mio, un edicolante a tempo pieno vive in una libertà confinata, tra queste mura di metallo. Non ho mai stabilito un giorno libero. L’età mi ha reso anzi più assiduo, e ora che c’è questo virus che svuota le strade, continuo a mantenere il mio ritmo: anche perché devo compilare queste pagine, trascrivere voci e voci, mostrare agli uomini che mi circondano il proprio volto davanti all’ignoto. Molte volte è un volto spaurito, impreparato, incapace di raziocinio. Altre, è un volto saggio e assennato.

…..Le presento a voi, le vostre voci. A voi, cui devo da sempre il mio sostentamento, hypocrites lecteurs, – mes semblables, – mes frères!

*

Un carcerato

…..Ho nostalgia. Sì, è una parola difficile, che non ti aspetti da un rozzo galeotto. Ma io sì la conosco, più di te là fuori. Ho sbagliato quasi tutto nella mia vita triste. Ma una cosa non ho sbagliato, forse la più importante. Ho una donna che mi ama, là fuori, e che mi tiene in contatto con la vita. Con la vita che avrei potuto avere. Lavora duro per mantenere quel niente che un’esistenza meschina riesce a dare alla maggior parte della gente. Lavora duro per portarmi una volta a settimana un’ora di sorriso. Lo conosco bene il suo sorriso: so che è sincero. Ma alle volte è una maschera, per nascondere un dolore incontrollato, che si tiene dentro. Alle volte penso di essere io quel dolore, e allora sento una fitta dentro nel costato, e allora mi muoio un poco.

…..Ora ci dicono che fuori c’è un virus pericoloso, lo sentiamo dire tutti i giorni alla televisione. Dicono che può uccidere chi non è più giovane. Io ho smesso di esserlo in un giorno di settembre. Io quel giorno ho sbagliato. Ci sono giorni in cui uno sbaglio ti costa una vita. Ma neanche Laura è più giovane. Sessantasei anni e tutto quel dolore, che tramuta in sorriso solo per me. Sessantasei anni quasi tutti a lavorare, i suoi, per preservare un poco di bellezza da regalare a me, un’ora a settimana. Mi mostra le foto della nostra casa. Se ne prende le cure come se ci vivessi anche io. Mi è sempre piaciuto l’arancione, il caldo di un colore che mi ricorda gli ombrelloni sotto il sole, e il sole quando scende sul mare. E lei dà dignità a questo gusto, lei lo mette dappertutto il mio arancione, nelle tovaglie e nei fiori, in quella casa che conosco solo bidimensionale nelle immagini che mi mostra lei sul cellulare.

…..Ora mi dicono però che quella casa non posso più vederla, che Laura non mi verrà più a trovare. No, là fuori si sentono delle donne che gridano. Donne che ci vogliono vedere, noi galeotti ormai quasi senza volto, senza nome. No, là fuori non c’è Laura, lei è un petalo che si bagna di lacrime oggi. Non è di quelle che fanno la farsa per le strade, anche se non dico che sia finto il loro dolore solo perché esibito. Qui sul tetto è successo un casino, qualcuno è perfino evaso. Pare che uno di noi sia morto, ma non ne so molto. Prego per lui, chiunque sia.

…..L’idea di non vedere più nessuno… fino a quando? Non sappiamo. Questo li fa impazzire. Pensare che c’è un virus che può uccidere, pensare a quei numeri che danno alla televisione. Duemila positivi in più in un solo giorno. Alcuni muoiono. Tutti moriamo. “Niente di nuovo sotto il sole”, dice spesso il cappellano quando mi confesso. Potrò ancora confessarmi? O il virus mi toglierà questo dovere verso me stesso? Ogni giorno pecco di un peccato già espiato, che si rinnova dentro questo petto. “Finché morte non ci separi”, Laura, così abbiamo giurato. Ma quel giorno voglio averti stretto al mio petto. Ecco perché impazzisco al solo pensiero che alla statistica di domani possa aggiungersi un nuovo numero, senza nome, inutile come ogni vita: se quel numero fossi tu, Laura, non potrei accettarlo. Tutto, mi ha insegnato la vita, però questa lezione ultima sarebbe eccessiva.

…..No, io non salgo sul tetto come gli altri, non ho niente da gridare che non abbia già detto. Il resto forse lo sta dicendo già questo virus infido. “Non uscite, state chiusi in casa” dice la medicina, lo ripete la legge. Cosa c’è di nuovo per me? Io sto in questa cella, in questa penombra da trent’anni e ancora vivo e amo. “Niente di nuovo sotto il sole”, davvero. Chissà chi la diceva questa frase! Doveva sapere tutto, uno che ha pronunciato un’idea così semplice, così vera. Domani lo chiederò al cappellano, se verrà. Vorrei chiederlo a Laura, che oggi non potrà venire, come tutti i mercoledì da trent’anni. Sì, qualcosa di smisurato sta accadendo. Lo si sentiva da tempo anche da qui dentro. Soprattutto da qui dentro. Basta avere buone orecchie, occhi capaci di vedere dentro al buio. Un galeotto può avere il privilegio dannato di espiare a lungo, di osservare da fermo il movimento inutile in cui si è imprigionato là fuori l’uomo.

…..Qualche volta penso: quando uscirò, uscirò davvero? Se non ci fosse Laura là fuori, non tornerei più alla vita. Per questo non li capisco gli altri, quelli che si affannano sul tetto evadono muoiono. Eravamo già impazziti da prima… Ci serviva davvero un grimaldello, per scassinare i blocchi emotivi che ci trattengono dal vomitare questa infelicità latente? Non lo so, ognuno porta una croce di cui conosce il peso. Il mio è infinito, ma lo sopporto, perché Laura verrà ancora, lo so, non sarà un numero mangiato dal virus, e se lo sarà vorrò il cappellano, un’ultima volta, per dire a Dio che la vita è ingiusta, per dirgli di salvare quel tale (chi sarà? La curiosità mi corrode) che ce l’aveva detto con le parole e non gli abbiamo creduto che non serviva viaggiare oltremare per i miliardi, incontrare uomini migliori perché parlano l’inglese dei ricchi… No, nulla vale. Solo l’amore, anche il più banale. Sì, quell’uomo sapeva tutto, quando l’ha detto: “Niente di nuovo sotto il sole”.

Una casalinga

…..Per fortuna che il Giga Market tiene aperto la sera fino alle dieci e mezza. Quando ho sentito il Presidente a reti unificate parlare, che isolava tutto, son andata in panico. Ecco che fanno la replica del discorso:

…..“L’Italia nella sua interezza è zona rossa, protetta, ora disponiamo anche la chiusura di tutte le attività commerciali di vendita al dettaglio, ad eccezione dei negozi di generi alimentari di prima necessità, delle farmacie e parafarmacie. Attenzione: non è necessaria nessuna corsa ad acquistare cibo nei supermercati!”

…..Ne dicono tante, stia lui senza mangiare. Si arrangino tutti quanti! Io ho preso tutto quello che avevo bisogno e che andassero in Cina!

…..Aspetta che controllo di aver preso tutto…
∨ Pasta, venti pacchi da chilo.
∨ Riso, cinque pacchi da chilo.
∨ Salsa di pomodoro, otto bottiglie.

…..Il sale…? Non ho preso il sale!? Ne ho solo due scatole in dispensa. Ormai son le undici. Porca vacca! Luciano se non metto due cucchiaia di sale nei cibi…
Un mese chiusi in casa. In quattro di noi… Allora…
∨ Bistecche di manzo, due chili.
∨ Petti di pollo, tre chili.
∨ Alette, un chilo e mezzo.

…..E il macinato sceltissimo? Dio mio, che svampita!
∨ Verdure sott’olio, sei vasi.
∨ Olio d’oliva, quattro litri.

…..Eh, l’olio… Madonna santa, che salasso! Si fan pagare, ‘sti terroni. Oli europei, mah. È Europa anche fuori per l’est, ormai. Non c’è più da fidarsi. Dunque…

∨ Aceto di Modena.

…..Speriamo bene, va’, che giù per l’Emilia ne son morti tanti col virus. Dicono che non si trasmette col mangiare, ma qua non si sa davvero più a chi credere. Anche i dottori ne dicono una al giorno. Prima che era una influenza come le altre, adesso che è come la peste. Io lo dicevo fin da subito… Quando le cose arrivano dalla Cina…
∨ Pizze surgelate, dieci pezzi.
∨ Pesce surgelato, sei pacchetti.
∨ Pane, cinque baguette e venti mantovane.
∨ Grissini – cracker – taralli, nove pacchi.
∨ Farina 00, otto pacchi.
∨ Farina integrale, cinque pacchi.
∨ Farina di castagne, tre pacchi.
∨ Uova, diciotto.

…..Il lievito?! Santo cielo, ne ho solo tre bustine. Domani devo assolutamente andare a vedere se ne è rimasto. Se non chiudono. Perché qua dicono che non chiudono, ma non c’è da fidarsi, no.
∨ Ammoniaca, due flaconi.
∨ Alcol, tre bottiglie.
x Amuchina, dieci bottiglie.

…..Pazzesco, l’avevano già finita tutta, sono riuscita a prenderne due flaconcini piccoli rimasti su una scansia, fuori del loro posto. Mi è toccato prendere due bottiglie d’alcol in più.

…..Voglio proteggere i miei figli. A me degli altri non mi frega niente, a me basta avere la roba per i miei figli, sì. Speriamo che Juri torni presto, non riesco a tenerlo più a casa, quel ragazzo. È tanto buono, ma i professori non lo capiscono. Lo hanno riempito di compiti anche questi giorni, cosa fai? Gli vieti di andare fuori qualche oretta con gli amici alla sera? In fin dei conti si prendono due bibite al bar, vogliamo privarli proprio di tutto ‘sti ragazzi? Anche se adesso ti denunciano se vai via senza un motivo importante. Domani gli sequestro le chiavi del motorino!

…..Vediamo nell’altra borsa:
∨ Gelati confezionati, tre confezioni.
∨ Arance, dieci chili.
∨ Zenzero, dieci pezzi.

…..La Lorena mi ha detto che ha sentito che uno con arance e zenzero si è rafforzato le difese contro il virus. Speriamo che sia vero, va’. Prima che se li finiscano, me ne sono accaparrati un pochi. Anche se, i ragazzi, sarà un problema dargliene, che con la roba di frutta e verdura…
∨ Dentifricio, tre tubetti.
x Sapone, sei pezzi.

…..Bè, il sapone non l’ho preso. Ne abbiamo già cinque, di saponette, e dicono che è da lavarsi con l’alcol, dunque…
x Carta igienica, dieci pacchi.

…..Ne ho trovati solo cinque, di quella buona. Dicono che in Australia comincia a essere merce rara, qua ce n’era ancora un poca. Ma con questa situazione meglio prendersi avanti. A proposito di Australia, anche Tom Hanks e la moglie si sono presi il virus. Eh non son più ragazzini neanche loro, meglio che stanno attenti!

…..Ben, per quattro-cinque giorni siamo a posto, ma non son tranquilla. Domani mattina buonora devo correre in un altro supermercato a vedere delle robe che mi mancano…

.

© Paolo Steffan

 

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