#Unafraselungaunlibro: i migliori dell’anno

haruffone

Su Trilogia della Pianura di Kent Haruf

Questo è stato un numero della rubrica diviso in tre parti, tre momenti, tre libri molto belli e importanti, le tre recensioni sono uscite in gennaio.

Sembra una specie di benedizione, una benedizione a doppio taglio, disse Lyle. Dad lo guardò. Eh, sì. Un sacco di volte le benedizioni non sono andate per il verso giusto. Deve averne viste parecchie nel corso della sua vita. Sono cresciuto in Kansas, nelle pianure occidentali. Ne ha visti di cambiamenti. Giusto un paio.

qui di seguito troverete le tre recensioni: Trilogia della pianura/tre parti di un discorso

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soffiati

n. 42 Vito Bonito, Soffiati via

Parliamo di uno dei libri di poesia che più mi ha colpito in questi ultimi anni, un libro straniante al quale è meraviglioso ritornare.

da bambina
seduta nel sangue
volevo sapere
cosa resta dei morti

alle manine che uccido
ora chiedo

cosa resta di me
che cosa non torna
mai più

ne ho scritto come fosse un racconto, la recensione la trovate qui: Bonito/Soffiati via

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diuominiebestie

n. 45: Anna Paula Maia, Di uomini e bestie

Un libro bellissimo e sconvolgente che fa pensare, che ritorna prepotentemente su una vecchia domanda: Chi è la bestia?

«La cosa peggiore quando abbatti un bovino è guardarlo negli occhi.» «E cosa ci vedi dentro?» «Non lo so. Non si riesce a vedere nulla in fondo agli occhi di un bue.» Edgar Wilson fa una pausa inquietante. «Io resto a guardarli, cercando di scorgere qualcosa, ma non si riesce a vedere nulla.»

la recensione a questo romanzo è uscita in febbraio, la trovate qui: Maia/Di uomini e bestie

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cileno

n. 50 Bolaño, Notturno cileno

Si tratta di uno dei romanzi più affascinanti di Bolaño, una storia dal ritmo impressionante, ci vuole molto fiato per stare dietro al cileno, questo romanzo non ha capitoli e pare reggersi su una lunghissima frase.

Ora muoio, ma ho ancora molte cose da dire. Ero in pace con me stesso. Muto e in pace. Ma all’improvviso le cose sono emerse. La colpa è di quel gioco invecchiato. Io ero in pace. Ora non sono più in pace. Bisogna chiarire certi punti. Quindi mi appoggerò su un gomito e solleverò la testa, la mia nobile testa tremante, e cercherò nell’angolo dei ricordi quelle azioni che mi giustificano e perciò smentiscono le infamie che il giovane invecchiato ha sparso in giro a mio discredito in una sola notte fulminea. A mio presunto discredito. Bisogna essere responsabili. È tutta la vita che lo dico.

la recensione è uscita a marzo e la trovate qui: Bolaño/Notturno cileno

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meacci

n. 53 Giordano Meacci, Il cinghiale che uccise Liberty Valance

Si tratta di un romanzo che porterò con me per molto tempo, un romanzo di grandi domande e che consente (e ha consentito) connessioni. Un romanzo che porta cose belle.

(Ma stringi stringi è sempre torneremo? la domanda fondamentale. La frase semplice che ci spiega che tutto quello che ci fa vivere viene dalla paura della morte).

La recensione a questo libro di cui vi ho parlato spesso durante l’anno, è uscita ad aprile, la trovate qui Meacci/Il cinghiale

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gambetta

n. 55 Deborah Gambetta, L’argine

Questo è un romanzo che cerca scava nella testa delle persone e vede quello che a un certo punto accade oppure no.

Le persone non lo sai quello che ti possono combinare. Le persone tu credi di conoscerle e invece la cosa più misteriosa al mondo, sono proprio le persone. La vita che sta dentro la testa delle persone è diversa da quella che sta fuori. Tu fai una vita e dentro la tua testa il film è un altro. Fa le scintille la vita dentro la tua testa, manda bagliori spaventosi.

la recensione per #unafraselungaunlibro è uscita ad aprile e la trovate qui: Gambetta/L’argine. Sul libro potete leggere anche un pezzo più approfondito che ho scritto per Doppiozero/Gambetta

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frungillo

n. 56 Vincenzo Frungillo, Le pause della serie evolutiva

Un libro di poesia molto importante, non banale, strutturato e limpido, coraggioso e profondo.

Ma tentare, bisogna tentare,
perché il vuoto valga per ciò che vale,
resti una variante, sia lo sguardo pulsante,
ci distragga per un solo istante, ci porti a fondo,
ci porti a trasformare il tempo in spazio,
in camere e strofe, ci ricordi le parole,
la nostra scommessa finale. […]

la recensione è di maggio, la trovate qui: Frungillo/Le pause

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vinci

n. 57 Simona Vinci, La prima verità

Si tratta di un altro romanzo che ho molto amato e che mi ha accompagnato (come è successo con quello di Meacci) per molto tempo. Uno dei libri più coraggiosi degli ultimi anni.

Non ce ne fu bisogno, di capire, perché quello che videro subito dopo fu ancora peggio e chiarì che lì, in quel posto e in quel momento, qualsiasi cosa poteva accadere: anzi era già accaduta.

la recensione è uscita in maggio, la trovate qui: Vinci/La prima verità. Dopo il Festival dei Matti, dove ho avuto il piacere di conversare con Simona Vinci, ho ampliato un po’ il discorso in un pezzo uscito su Doppiozero/Vinci

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ilpoema

n. 67: Mircea Cărtărescu, Il poema dell’acquaio.

Uno dei libri di poesia più incredibili e affascinanti che io abbia mai letto. Ironico, geniale e profondo. L’autore è uno dei maggiori scrittori contemporanei.

All’epoca in cui ero molto più giovane
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::mi ero innamorato di Natalie Wood
(e ancora adesso credo che fra tutte le attrici
sia lei a meritarsi più di ogni altra il mio amore)
Mi do un bel voto
per non essermi invaghito di B.B. o, che Dio ce ne
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::scampi, di Marilyn.
una tale vergogna non l’ho subita.[…]”

la recensione è uscita a luglio e la trovate qui:  Cărtărescu/Il poema dell’acquaio

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ernaux

n. 68: Annie Ernaux: L’altra figlia

Dopo Il posto e Gli anni, un nuovo romanzo di Annie Ernaux e della sua incredibile prosa. Il libro dal quale hanno origine tutti gli altri.

Ma tu non sei mia sorella, non lo sei mai stata. Non abbiamo giocato, mangiato, dormito insieme. Non ti ho mai toccata, abbracciata. Non conosco il colore dei tuoi occhi. Non ti ho mai vista. Sei senza corpo, senza voce, sei giusto un’immagine piatta su qualche foto in bianco e nero. Non ho alcun ricordo di te. Quando sono nata eri già morta da due anni e mezzo. Tu sei la figlia del cielo, la bambina invisibile di cui non si parlava mai, la grande assente da tutte le conversazioni. Il segreto. Sei sempre stata morta. Sei entrata morta nella mia vita nell’estate dei miei dieci anni. Nata e morta come in un racconto, come Bonnie, la figlia di Rossella e Rhett in Via col Vento.

la recensione è uscita in agosto e la trovate qui Ernaux/L’altra figlia

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einaudi-del-giudice-racconti

n. 74: Daniele Del Giudice, I racconti

Parliamo di quello che è secondo me il più grande scrittore italiano vivente. I suoi racconti fanno perdere importanza a molte cose lette in precedenza. C’è chi è un fuoriclasse e chi no.

L’utopia è necessaria, per cosa lottare altrimenti, l’oggetto d’utopia è ricco, abbonda, contiene perfino il suo contrario, il suo fallimento, maggiore è la passione e la precisione nell’elaborare l’oggetto tanto più il risultato contraddice e sbeffeggia l’intento.

La recensione è uscita a ottobre e la trovate qui: DelGiudice/IRacconti

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don_delillo

n. 77: Don DeLillo, Zero K

C’è poco da dire: è il libro dell’anno secondo me.

 

Che senso ha vivere se alla fine non si muore?

– Ho bisogno di una finestra per guardare fuori. È questo il mio limite.

la recensione è uscita a ottobre, la potete leggere qui: DeLillo/ZeroK

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n. 54: Mario Benedetti, Chi di noi

Si tratta del primo romanzo dell’amatissimo scrittore uruguaiano, libro scritto a trent’anni ma già intensissimo, dove si individua la straordinaria capacità di Mario Benedetti di colpire al cuore di chi legge.

Ma l’arte non smette mai di essere un’illusione e, quando è verità, cessa di essere arte e diventa noia, perché la realtà è soltanto un insanabile, assurdo tedio. E così tutto si riduce a un vicolo cieco. La pura realtà mi annoia, l’arte mi sembra abile ma mai efficace, mai legittima. È solo un ingenuo stratagemma che certe persone disilluse, svergognate o malinconiche usano per mentire a se stesse o, cosa peggiore, per mentire a me. Io non voglio mentire a me stesso. Voglio sapere tutto di me.

La recensione è uscita in aprile, potete leggerla qui: Benedetti/Chidinoi  per un approfondimento su tutti i romanzi di Mario Benedetti vi rimando a un pezzo che ho scritto per Doppiozero/Benedetti

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trilobiti

n. 62: Breece D’J Pancake, Trilobiti

Un ritorno attesissimo, la ristampa dei racconti di uno scrittore straordinario che ha levato le tende troppo presto

La luce del giorno accende di verde le montagne, cambia i colori della nebbia, tinge d’amaranto le strade di mattoni a Rock Camp. I lampioni si spengono e scatta il semaforo in fondo a Front Street: ma non ferma nessuno, non avvisa nessuno, non mette fretta a nessuno.

la recensione è uscita a giugno, la trovate qui: Pancake/Trilobiti

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donald-antrim

n. 78: Donald Antrim, La luce smeraldo nell’aria

Antrim è una delle mie scoperte di quest’anno, non l’avevo mai letto ma ho recuperato.

Era l’ora in cui cominciavano a sfolgorare le luci dei palazzi e dei grandi magazzini. Pozze luminose si spandevano dalle soglie dei negozi, attraversate da gente in maschera, non solo bambini ma anche adulti, dirette alle feste per Halloween o nei bar. Stephen avanzò deciso contro una corrente di fantasmi, pirati e infermiere sexy dal regno degli spiriti. Passò davanti a una Marilyn Monroe distrutta, ma non riusciva più a vedere Alice in lontananza. Con mano tremante prese il Valium dalla tasca del cappotto, aprì il coperchio e se ne versò due. Gliene servivano una o due? Era la stessa domanda che aveva fatto a Alice, alla tavola calda.

la recensione è uscita a novembre, la trovate qui: Antrim/lalucesmeraldo

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Credo siano 15, questi sono le cose che ho preferito quest’anno. I migliori. Grazie a tutti, ci rivediamo a gennaio.

Gianni Montieri

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