poesia italiana contemporanea

Giovanni Fantasia: tre estratti da ‘Superfici di passaggio’

 

1.
sistematico, il mattino mi riveste
d’insistenze elettrostatiche, pensieri
monoblocco, ossidazioni e non ho voglia
di ripetere la vita. in cucina
mangio telecereali
soppesando i movimenti
della lotta quotidiana
riavvolgendo le importanze
su rocchetti scivolosi
fino a farle scomparire.
al distributore automatico, dopo
ritrovo i miei occhi negli occhi di altri
e la vita mi scappa di mano
e rovescio il caffè

7.
scorrere, cercare un obiettivo-riempimento
un passatempo sulla mappa che modifichi
il percorso del non esserci e segnare
posizione, percorrenza, tasso di coinvolgimento
e ritornare al punto base, senza localizzazione
nello spazio smisurato della propria fissità

33.
esistono frammenti
più importanti dell’insieme
ma l’insieme sa d’assalto e di tempesta
e li disperde. esistono anche
carezze accerchiate da squali
e megattere contro lo sterno
esistono i verbi
schiacciare, annaspare, finire.
eppure, al largo, esiste
la più vasta prospettiva:
spazio equamente diviso
per dimensionare la vita

.
© Giovanni Fantasia, Superfici di passaggi, Italic, 2018

‘Gli alfabeti intatti’ di Francesca Fiorentin. Nota di Carlo Tosetti)

Francesca Fiorentin, Gli alfabeti intatti, Osimo, Arcipelago itaca edizioni, 2017, pp. 76, € 13,00

 

Luglio 2014

Paradossi

Non mettere i fiori in cimitero
che poi i fiori, così belli, odoreranno di morti.

(da Gli alfabeti intatti, pag. 34)

Provo una nitida vicinanza agli stati d’animo che imprimono vibrazione alle poesie di Francesca Fiorentin, quantomeno per le immagini e per le emozioni che il testo rivela o che io riesco a dedurre, in quanto – a tutto diritto e, aggiungo, sanamente – la poetica di Francesca è nella giusta dose “ermetica”; non mi riferisco ai temi affrontati dalla corrente novecentesca (benché alcune tematiche affiorino “per contrasto”), ma alla “patina” linguistica che talvolta dissimula il senso dei componimenti.
Il fremito che pervade la sua opera prima (Gli alfabeti intatti, ArcipelagoItaca Edizioni, 2017) mostra un animo indagatore e riflessivo, disposizione per cui la collocazione nel quotidiano e, più precisamente, nell’attuale quotidiano, appare spesso “fuori tempo”.
Mi riferisco alla cadenza delle giornate del secolo corrente, le quali (le giornate economiche, politiche, quindi sociali) possiedono una organizzazione puramente nominale e che in realtà, anzi “sotto” la realtà sensibile, malcelano un trafficare inesaurito, un caos disordinato e, soprattutto, inumano: un disordine “antibiotico” travolge totalmente il nostro secolo.
Tentando di affondare ulteriormente l’analisi in questa direzione (interiore), ciò che più condivido di questa visione della realtà, è il rifarsi – anche in questo caso, se non direttamente, per contrasto – ad una legge antica, ormai sepolta dalle sabbie tecnologiche e scientifiche, una sapienza che indica, nell’apparente semplicità delle relazioni fra gli enti, la via, unica, vera, della vita.
Per questa ragione ho aperto l’articolo con la succinta poesia Luglio 2014 (poche poesie recano un titolo, le più una data): la natura, malgrado la sciagurata rotta tracciata dall’umanità, si poggia su fondamenta composte da risonanze, da accordi che nutrono gli enti naturali e questo distico regala una chiave di lettura della poetica di Francesca Fiorentin.
La bellezza (la vita) è in accordo con la bellezza stessa, nelle sue molteplici manifestazioni e questa è la “legge eterna” sottesa agli eventi.
Tragicamente, ecco l’amaro sapore del “succo” dei nostri giorni: il frammischiare l’uomo al disumano, sempre e comunque. Disumana non è soltanto la morte, la fine del nostro tempo (tema che nel libro è toccato), ma tutto ciò che in vita s’oppone ad essa, ostacolandola, alterandone i movimenti iscritti nell’ordine naturale delle cose. Questo sentire – ineluttabilmente – porta la poetessa ed il lettore ad identificare i “nemici” del vivere, in quanto lo stesso uomo ha costruito (in materia e in idee).
Con ciò, non voglio presentare Francesca Fiorentin come un’anacronistica (e incantata) luddista, ma è fuor di dubbio che le affannate giornate umane… oggi di umano abbiano ben poco. (altro…)

Fausto Paolo Filograna: estratti da ‘Persona’

 

Ricordo di spessore

Vita è violenza di immaginazione
o solo ricordo
e qui, sulla via del mare
solo una foto emerge tra i calcinacci. Le pietre
non scoprono gli occhi
e tutto è ciò che è solamente. Non qui
non qui si può volare dal mondo, non
qui riemergere o spirare, qui
sarebbe già troppo
immaginare.
Tutto questo spazio
non è che arbitraria voglia di danzare,
volare tra i crocicchi in assenza di peso
ma ci vogliono ali, ci vogliono gambe a danzare
e ci vogliono occhi, almeno
dotati di gambe; la luce
non è che luce, di stelle o vetrine
e una danza, in definitiva, non attraversa la strada:
puoi solo immaginare
ciò che vive in assenza, la danza di foglie
che non avviene
dalla schiera dei caseggiati
a quella di fronte. Qui
non emerge che una foto,
nella luce impossibile e forse
ricordo di stelle lontane. Le pietre
ne sconvolgono il volto, ne nascondono gli occhi
abbreviati e forse stesi
come guardare in alto l’uomo
che ti sotterra.
Così leggemmo scritto su una targa ciò che non ha occhi
non chiamarlo volto
è ciò che è solamente
come un’automobile che, spiegando le ali
non si riesce ad alzare.

Così gli occhi non sporgono a scostare le pietre
ciò che è è solamente
sotto le macerie appena la metà
e il resto
è solo ricordo
e voglia
di religione…

È solo violenza l’umano
prevaricazione o eccessivo sforzo,
in fin dei conti fraintendimento.
Colore sbiadito, o foglia
che si posa su un volto ghiacciato
senza per questo farne un albero.
Trasparenza in fin dei conti
senza corpo da trasparire
luce, ricordo travolto di luce
luce che non può nutrire, luce
soltanto. Miracolo
è la trasparenza. Le insegne religiose delle discoteche
ne diffondono le intermittenze
e tutto è ciò che è solamente
luce
e ricordo di spessore. Qualcosa
color ametista.
Pietà Signore, pietà.

Una città ci dev’essere, e questa
ha conosciuto le tenebre delle vetrine
il silenzio delle croci disabitate da anni e mai
rinfrescate da un corpo
e qui, definitivamente chiamate
strade.

* (altro…)

UNA COME LEI – incontri e pratiche di poesia a Bologna (gennaio-giugno 2018)

UNA COME LEI
incontri e pratiche di poesia
Biblioteca Italiana delle Donne
Da gennaio a giugno 2018 per 6 martedì

Una come lei è il titolo di una poesia di Anne Sexton.
La poeta unì l’urgenza di comunicare all’esigenza di nominare un problema taciuto: la condizione naturale e innaturale di una soggettività femminile che cercava spazio e parola all’interno della società, in cui pubblico e privato erano inconciliabili, e si era quello che si sarebbe dovute essere.
L’idea di Anna Franceschini e Roberta Sireno, curatrici della rassegna assieme alla Biblioteca Italiana delle Donne è quella di creare questo spazio da costruire nel tempo: un luogo raccolto, esclusivo ed inclusivo, che contenga riflessioni nate da incontri e avvicinamenti sulla poesia e sul fare poesia. Si tratta di un percorso che avrà inizio il 23 gennaio 2018 e terminerà il 19 giugno: un arco di sei mesi con appuntamenti a cadenza mensile per fare il punto sulla scrittura in maniera creativa, attraverso il confronto con autrici che hanno reso salde ed efficaci le proprie parole.

Crediamo che la parola si alimenti nel confronto, l’affermazione e la conferma altra da noi fa diventare parola la parola detta. Sembra un gioco, ma sappiamo di essere quando troviamo le parole per definirci. Creazione e confronto sono le basi, la partenza  di questo tempo dedicato a stare insieme all’interno di un contesto intimo in cui spogliarsi dalle formalità e ridurre le distanze, unendo l’essere autrice con l’essere donna e cosa significhi esserlo, se vale ancora questa differenziazione e, infine, se è necessario affermarla.

Ai laboratori seguirà un momento pubblico, destinato a tutti le/gli interessat*, durante il quale sarà presentato il lavoro editoriale e di scrittura: un momento per dare visibilità e rilievo a donne che si affermano prendendo parola e spazio, raccontando le proprie capacità e le proprie opere. (altro…)

Simone Sanseverinati: da ’45 battiti di cuore’

 

PER SCRIVERTI

Per scriverti, devo lasciare ogni strumento,
devo spezzare ogni incontro, butterò la penna,
brucerò la carta, estrarrò volontà dalle mie dita.
La parola, strumento umano,
è costruzione imponente e di passaggio;
tu m’hai reso architetto,
incentivato e sovvenzionato dal tuo sguardo
ho in me la forza di chi crede
nell’immortalità della materia.

Sono solo un uomo in agitazione,
su grandi pianure ancora ti confondo,
la tua figura sembra un soffio:
sento il movimento senza coglierne lo spazio.

Affrontiamo l’ambiguità dell’universo
come meteore
che oltraggiano la distanza
con la luce emessa dai pensieri.

Non spiego e non intendo comprendere,
perché nell’astrattezza
ti ho gradito in questo sogno
e con i tuoi occhi, mi hai accarezzato nel buio.

Veglia la storia,
affogami con un altro abbraccio
che non duelli col vento.

 

*
Come sorrisi appesi ad un filo di spensieratezza
erano panni lasciati al sole delle esperienze,
troppo bagnati per il mondo.

 

*
Angelo divino,
che piacere carteggiare il tessuto
di lino che sventola nel petto,
giudica la parola
poni al sacrificio ogni contatto
come un rettile in attesa del sole.
Ruota le emozioni del caso
o stringile nei morsi di giustizia,
liberami dai pigmenti della noia
per navigare dalla scia al volo
dove sorridere
ancora.

.

© Simone Sanseverinati, 45 battiti di cuore, Santa Maria Nuova, LeMezzelane, 2017, pp. 64, € 9,90

Valentina Ciurleo: tre inediti

 

Torre

Era chiuso in quella torre
taceva
e sentiva tutto.
Limiti invalicabili
una diga che trattiene
la vera voce
quella interiore
legarsi nel silenzio
celare il palpito
[chiudersi in due]

 

Pensieri

Li lascio scomposti quei pensieri
-rotti
a far danno in qualche angolo
a remare senza permessi
-senza motivi-
[ è dentro l’esplosione]

 

Lui

Profilo del pensiero
prospettiva che parla
-labbra custodi-
[ lui ]

.

© Valentina Ciurleo

 

Valentina Ciurleo è nata a Roma il 12/10/1973; insegna nella scuola primaria. Si dedica alla lettura, ai gruppi letterari on line: Libri che passione, Leggo Letteratura Contemporanea. Appassionata di poesia e scrittura, da ottobre 2015 partecipa al laboratorio di poesia “…in bilico sui versi”, presso il caffè letterario Mangiaparole. Ha pubblicato alcune poesie con “Poeti e Poesia” nell’opera Impronte67. Scrive sulla rivista letteraria “La Recherche” in un suo spazio gratuito. Ha pubblicato scritti grazie alla rivista on-line Diwali Rivista Contaminata. Ha pubblicato poesie e racconti nelle antologie di Giulio Perrone Editore: Fermarti non posso, ispirata al tema tempo, Un’estate a Roma, nell’ambito del concorso letterario letti di notte, Non solo bianco è il Natale. Ha pubblicato il suo primo libro Oltre la linea dell’emozione, Escamontage Associazione culturale.

Estratti da ‘Nulla sanno le parole’ di Daniela Gentile

 

Poco, niente, concede
a noi il tempo, nelle vite degli altri.
Se la parola è un evento
e se solo le azioni, le virtù fanno di noi
qualcosa di simile al ricordo
allora basti scrivere in poesia
le viltà del nostro amore
le gesta eroiche del gatto, in soggiorno
tra le orchidee ancora al sole
il pudore delle comete
la notte in cui ci siamo allontanati.
Le ore in un museo, soltanto,
non sembrano avere avverso destino
e toccare la fine della luce
del tempo con te.

.

REALIA

Il cielo è sempre violento con noi.
Ci illude che le cose possano passare come passano i colori dall’azzurro al rosso cupo.
Abbiamo resistito a lungo nel non dirci della malinconia delle domeniche pomeriggio: ci affezioniamo a colori di copertine, tazze sbeccate, scontrini stropicciati, qualche matita.
Miopi verso la cura degli argini e dei confini fragili della comunicazione, speriamo che i bordi del cuore sfumino in un magenta delle sei, dopo il temporale.
Ma di aria siamo quasi e si fa esperienza, per caso, la finestra che chiude le nuvole più in là, prima della sera.
Hai paura del buio, tu?

.

IL MIO TU È UN ISTITUTO

E ritorno ai confini, alle linee che restano ancora da tracciare nelle curve dei tuoi silenzi.
Renderà l’alba l’equazione delle mie variabili, come gesso che s’assottiglia tra le tue dita stanche, come il cielo alla stazione che mi aspetta solitario, di venerdì.
Prenderò in prestito numeri simboli funzioni dai tuoi fogli.
Conterò i luoghi dove non ci sei come tappe obbligate delle mie malinconie e rilegherò per te quel che resta delle nuvole, del blu, della nebbia.
È nell’accento il segreto di quel che non dici.
Hai paura del buio, tu?

.

(altro…)

I poeti della domenica #228: Valentino Zeichen, “I Mandarini”

“I MANDARINI”

Un giorno lessi ne I Mandarini
di Simone De Beauvoir, che
M. Camus, Jean-Paul Sartre
passavano l’estate a Portovenere.
Così mi precipitai
nel “Golfo dei Poeti”
per diventare membro
della famiglia degli agrumi.

.

in Valentino Zeichen, Neomarziale, Milano, Mondadori, 2006, ora in Tutte le poesie 1963-2014, ivi, 2014

I poeti della domenica #227: Valentino Zeichen, Aspettativa

ASPETTATIVA

Di ieri in ieri
di domani in domani
i secondi curvano lungo
la circonferenza dell’attesa
circuendo più volte il nulla.

Il mio capo non trova posizione
in nessuna geografia
e si volge alterno
al passato e al futuro facendo capolino;
il suo cruccio è non sapere
d quale parte, semmai, verrai.

.

in Valentino Zeichen, Pagine di gloria, Parma, Guanda, 1983 ora in Tutte le poesie 1963-2014, Milano, Mondadori, 2014

BiL: Bologna in Lettere. Premio poesia contemporanea 2018

Giunto alla sesta edizione, il Festival Multi-disciplinare di Letteratura Contemporanea “Bologna in Lettere” si propone al pubblico come appuntamento consolidato nel panorama delle manifestazioni nazionali (e non solo nazionali) che si diano come fine ultimo la diffusione, la promozione, della poesia contemporanea come realtà viva e non stantia, e ancor meno modaiola.
Rientra proprio in questa linea editoriale il bando per il Premio di poesia contemporanea “Dislivelli”; banco che scadrà il prossimo 31 gennaio 2018. (fm)

BiL: Bologna in Lettere 2018
Dislivelli
Premio di poesia contemporanea per opere edite e inedite

 

Il premio è aperto a opere di poesia edite (sezione A), inedite (sezione B) e a poesie singole (sezione C).
Per inediti si intende mai pubblicati in forma cartacea. Testi apparsi solo in rete sono da considerarsi inediti.

I primi premi per le sezioni A e C sono in denaro, mentre per l’opera inedita (sezione B) il primo premio consiste nella pubblicazione gratuita dell’opera da parte dell’Editore Marco Saya.

Tutti i volumi editi partecipanti al concorso saranno inseriti nell’Archivio di Poesia Contemporanea di Bologna in Lettere.

Gli altri premi:

Sezione A
Le opere classificate ai primi 3 posti verranno presentate nel corso degli eventi del festival. Gli autori delle opere classificate dal quarto al sesto posto riceveranno un attestato e verranno invitati a partecipare al festival in uno dei reading in programma.

Sezione B
L’opera vincitrice verrà presentata criticamente nel corso della cerimonia di premiazione.
Alcuni estratti delle opere classificate dal secondo al sesto posto verranno assemblati in un e-book con scheda e presentazione critica.
Tutti gli autori finalisti riceveranno un attestato e saranno presentati criticamente nel corso della cerimonia di premiazione.

Sezione C
Gli autori delle opere classificate dal secondo al sesto posto riceveranno un attestato e saranno presentati criticamente nel corso della cerimonia di premiazione.

Inoltre, per ognuna delle tre sezioni la giuria si riserva il diritto di conferire una serie di segnalazioni alle opere più meritevoli. Gli autori segnalati saranno invitati a partecipare al reading collettivo che inaugurerà la stagione di eventi successiva (settembre/ottobre 2018). Inoltre il presidente delle giurie si riserva il diritto di conferire direttamente uno o più premi speciali per ognuna delle tre sezioni. I vincitori dei premi speciali verranno presentati criticamente nel corso del reading di cui sopra. (altro…)

Canio Mancuso: poesie da ‘Fiammiferi’

Fiammiferi

Mio padre fabbricava
navi di fiammiferi
navi con troppe vele
e con troppi cannoni
belle perché non erano
metafora di niente.
Stava seduto a terra
con il broncio sospeso
sul docile cantiere
della sua arte sghemba
massacrando fiammiferi
che asciugava e incollava
a uno scheletro d’aria.
Come era contento
di soffiare il respiro
negli ossi di una nave
priva di oceani da immaginare.

 

Nidi

Mio padre distratto dalle rondini
smarrisce le carte del congedo.
Conosce la morte degli animali
così esatta e disinvolta
ma ha dimenticato la sua
sul comodino coi documenti.
Mio padre chiedeva una canzone allegra
e ha avuto un silenzio imperfetto:
ero io nascosto in una stanza
tra gli a capo sonnolenti dei libri.
Voleva un figlio dallo sguardo aperto
un figlio maschio che dormisse poco
e ne ha avuto uno che rimane sveglio
per godersi il riposo degli inconcludenti.
Sulla gigantografia del santo
che azzittiva la vallata
le rondini costruivano i nidi.
Mio padre seduto su una panchina
me li mostrò un pomeriggio
di settembre quei nidi
che io non avevo mai guardato.

 

(altro…)

Emanuele Baiolini: inediti da ‘Mente Mondo’

.

(dalla sezione Trame interrotte)

Usi le mine morbide
viso intriso di lingua
– sei tutta una lingua
siamo tutta lingua tutti -.
Usi gomma e gomma pane,
la gomma annerisce all’azione,
lasci-lascia tracce di facce:
qui sta lo scarto tra pensiero
stesura in scrittura, riscrittura.

L’ermeneutica di una panchina
attende un suo dispiegarsi,
un mediare tra indizi probatori,
un ponderare colpe, colpi alla schiena,
schienali ribassati, ribassi d’autostima.
Trenta e Lode in Critica letteraria,
azzardo:
novembre che tardi a compierti,
resta da dire da che parte stia
l’inganno, se nelle donne sbracciate
a cercare primavere di abbracci
o nel tuo esasperar la disciplina

 

*
Dopo la tua storia
ti sei data alla fotocromia
e hai divulgato l’isteria
di ogni amore.

Lavorerai dietro le quinte, dici:
negativi da reinterpretare
soggetto e oggetto separati.

Scettico ti illumino di colore
e tu esplodi: arcobaleno.

Occorrerebbe che per te
il contatto fisico fungesse
da ponte, che conducesse
all’unione.

Tu mi dici: “Lepido
perfezionista!”.

Ti guardo così sdraiata,
il tuo maglione verde.
Ti riordino come posso:
sei un prato gleboso
da riassettare.

 

***

(dalla sezione Il bosco interiore o Dei sentieri possibili)

Esiste un fatto:
certi tipi di gastrite
dissestano il manto stradale
esofageo. L’altro fatto:
occorrono litri e litri
di benzina di rabbia che brucia
chilometri d’asfalto mentale,
per arrivare al cartello di strada
senza uscita.

Eppure esistono dolori
come piaceri
con un loro destino
da portare allo strappo,
a un vicolo cieco.

 

(altro…)