Pillole da Mantova #3 (pieni e vuoti)

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Festivaletteratura è luogo d’incontro di volti, letture, lingue; è soprattutto un luogo in cui è possibile entrare nelle vite degli altri, quelle degli autori presenti o di cui si sta parlando. Il Festival è un luogo in cui si scoprono, talvolta, alcune relazioni ‘intertestuali’ non del tutto scontate tra gli incontri in programma e tra le arti stesse ma anche più interne a ciò che è la nostra, di vita. Festivaletteratura è un grande evento che funziona e ti fa partecipare in prima persona; è la letteratura al ‘presente’ o l’arte al ‘presente’. Ciò avviene non solo perché è accuratamente pensato, preparato, per mesi e mesi: c’è un di più, un’attenzione particolare nei confronti della proposta sempre alta e curiosa che si va dispiegando in cinque intensissimi giorni. Mantova è un progetto. Mantova ti fa tornare a casa con delle domande. A Mantova si può essere voraci, ed è giusto esserlo per portare a casa nel proprio bagaglio stimoli nuovi, come ho già detto nelle puntate precedenti.
A Mantova si vive quotidianamente di pieni e di vuoti: sono i ritmi che ognuno di noi segue, tra le colazioni, i pasti in mensa tutti assieme (lo staff pranza e cena all’interno del bellissimo cortile della scuola alberghiera, in via Frattini), le nottate lunghe e le levatacce. I tempi accelerati sono quelli che ci permettono di ‘stare’ al festival. Senza questo potenziamento della frenesia di tutti i giorni (frenesia da Festival), non potremmo restare (forse neanche ‘essere’). Così, tra un caffè e l’altro, un saluto e l’altro, le chiacchiere e le risate con i compagni di viaggio, corriamo a piedi ai quattro angoli della città, godiamo del bel sole, respiriamo la vivacità di cui Mantova si veste in quest’occasione.
Parlando di ritmi, non posso fare a meno che cercare in questa parola la chiave di ciò che voglio raccontarvi. Ieri sera alla Lavagna delle 22.30 in Piazza Mantegna, si è di nuovo parlato di musica e, in particolare di jazz: Fabrizio Puglisi ha narrato la vita di Thelonious Monk ripercorrendo i tratti della sua autobiografia (dal precoce talento alla diagnosi di una forma degenerativa di autismo) e quelli salienti del suo stile, suonando da pianista jazz tra i più bravi in Italia quale lui è, alcuni brani del repertorio monkiano.
Genio assoluto del Novecento, Monk è stato gli gli inventori del be-bop. Puglisi ha reso omaggio a questo compositore straordinario come un degno divulgatore sa fare, come un vero appassionato e artista ‘può fare’, arricchendo perciò il pubblico non solo con aneddoti (di cui trattano due magnifici volumi editi da minimum fax, suggeriti anche da Puglisi – qui e qui), soprattutto con alcune linee guida per interpretarne lo stile unico. Dice Puglisi: «Lui non suonava nulla che non gli piacesse. Era parco di note e visionario; ogni cosa è lì dove deve essere. Monk, negli anni ’40 inventa un suono del pianoforte e una tecnica, con ironia sarcastica; ancora oggi è in grado di influenzare molti musicisti in ambito colto ma è anche interpretato dai musicisti di avanguardia. Ama le dissonanze. La sua improvvisazione è sempre tematica e gioca sul ritmo e sugli spostamenti ritmici; quando accompagna un solista, lo fa suonando poche note. A lui [infatti] piace la relazione tra pieno e vuoto, l’ambiguità dello spazio che si crea». A Monk, come Puglisi ci fa notare proponendoci l’ascolto di questa registrazione di Evidence, importa quello ‘spazio bianco’ che lascia quando la sua ‘voce-piano’ prende il respiro o, per meglio dire, sceglie di ‘non parlare’. In altri termini si potrebbe dire, senza risultare troppo arditi, che Monk da musicista ‘antiretorico’ (sempre secondo Puglisi) è attento alla punteggiatura del discorso e all’accadere’ (verbo che con il jazz ha molto a che fare) del suono o del non-suono.
Credo che questa caratteristica monkiana (tra l’altro ‘evidenziata’ in modo efficace con l’esempio del brano in questione) possa essere – per estensione ed analogia – non solo rapportata ai pieni e vuoti di cui si fa la nostra esperienza al festival, ma anche ripresa trattando degli eventi 158 e 167. Per questi vi rimando alla puntata #4, a domani!

© Alessandra Trevisan

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