Festival

NapoliCittàLibro. Salone del libro e dell’editoria

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Dal 24 al 27 maggio il complesso Monumentale di San Domenico maggiore ospita “Napoli città libro”, salone del libro con 300 eventi tra presentazioni, reading e letture teatralizzate. Il biglietto di ingresso costerà 4 euro, presenti oltre 100 stand di editori provenienti da tutta Italia. Ecco il programma.

 

Pistoia–Dialoghi sull’uomo 2018

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Rompere le regole secondo gli scrittori al festival
Pistoia–Dialoghi sull’uomo

 

Venerdì 25 prende il via la IX edizione di Pistoia-Dialoghi sull’uomo, il festival di antropologia del contemporaneo che si terrà nella città toscana fino a domenica 27 maggio. Pensatori italiani e internazionali, tra cui famosi scrittori come Alessandro Baricco, Simonetta Agnello Hornby, Marco Malvaldi e Nicola Gardini, rifletteranno su cosa abbia fatto evolvere la civiltà umana, qual è il motore che spinge costantemente l’essere umano al cambiamento e quanto sia importante rompere le regole per rinnovarsi.

Venerdì alle 17,30, nella grande tensostruttura in piazza del Duomo, Alessandro Baricco, scrittore fra i più letti e amati in Italia, aprirà il festival con la conferenza inaugurale Sette cose da sapere sulla insurrezione digitale.

In serata, alle 21,30 sempre in piazza del Duomo, la scrittrice Simonetta Agnello Hornby e lo psicologo e giornalista Massimo Cirri dialogheranno sull’essere Diversamente creativi.
La scrittrice, che ha sempre legato la sua professione e scrittura all’impegno per le cause delle vittime di violenza domestica e degli emarginati, ci consegnerà un punto di vista diverso da cui osservare la vita. Sappiamo che diventeremo tutti, a un certo punto, un po’ più fragili, ma resteremo portatori di diritti, resteremo cittadini. Creativi e originali, tutti diversamente creativi, magari solo sopravvivendo con dignità.

Il modo di pensare di un chimico non è troppo diverso da quello di un poeta: si tratta di prendere un fenomeno naturale universale, ma incomprensibile se analizzato solo in termini di ciò che si vede, e cercare una spiegazione solo ed esclusivamente in termini di combinazioni di questi minuscoli mattoncini Lego che non si possono vedere né toccare. Questa è la tesi di Marco Malvaldi, che oltre ad essere chimico e autore di decine di lavori sulla chimica, ha iniziato a scrivere gialli, pubblicando con l’editore Sellerio romanzi di straordinario successo.
Lo scrittore accompagnerà il pubblico attraverso una riflessione sulla creatività fra scienza e letteratura nell’incontro Verso l’infinitamente piccolo, e oltre, sabato 26 maggio alle 12 in piazza Duomo.

Lo scrittore e classicista Nicola Gardini nell’incontro Il centauro femmina: per un primo vocabolario di creatività ricostruirà momenti di un antico discorso sulla creatività, con esempi provenienti da poesia, filosofia, retorica, e critica d’arte, ponendo le odierne definizioni di creatività nella prospettiva del divenire, chiamando in causa concetti antitetici come arte e natura, novità e tradizione, immagine e cosa, genio e abilità, libertà e regola, soggettività e mondo, conoscenza e intuizione, intenzione e caso, originalità e realtà, verità e finzione. L’evento si terrà sabato 26 maggio alle 15 in piazza San Bartolomeo.

 

 

“Da giovani promesse…” 2018. Il festival dal 16 maggio all’1 giugno a Padova

Dal 16 maggio al 1 giugno l’Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova presenta “Da giovani promesse…”, il festival letterario dedicato agli esordi letterari più brillanti e ai giovani autori del panorama editoriale italiano e internazionale.

Nella prima metà di maggio, due appuntamenti in libreria anticipano il festival vero e proprio: domenica 6 maggio, la scrittrice sudafricana Yewande Omotoso presenta “La signora della porta accanto“, mentre giovedì 10 maggio Philipp Winkler incontra il pubblico padovano con il suo esordio, “Hool“.

Il titolo “Da giovani promesse…” parafrasa l’affermazione del critico Alberto Arbasino che descrive l’evoluzione della carriera di uno scrittore che, nato come giovane promessa, spesso attraversa la fase del “solito stronzo” per poi diventare un venerato maestro.

Presentazioni letterarie, incontri di approfondimento, workshop e gruppi di lettura, senza dimenticare gli appuntamenti rivolti scuole: il festival nasce con l’intenzione di coinvolgere un pubblico sempre più eterogeneo e rendere protagonisti i giovani e i loro talenti, valorizzando, al tempo stesso, uno degli spazi culturali più importanti della città, il Centro Culturale Altinate San Gaetano.

moderatori saranno giovani professionisti dell’editoria, critici o scrittori, e dottorandidell’Università, che avranno l’occasione di portare il proprio contributo in un confronto “alla pari” con gli autori, coinvolgendo il pubblico in un dibattito sulle forme del racconto e sulla giovane narrativa italiana.

Non mancheranno gli incontri con gli studenti delle scuole superiori di Padova, che dialogheranno con gli ospiti del festival per scoprire il mestiere dello scrittore e approfondire con loro forme e contenuti della narrazione.

 

Il programma

Quando non diversamente indicato, gli appuntamenti si svolgeranno allo Spazio 35, al piano terra del Centro Culturale Altinate San Gaetano.

Tutti gli incontri sono ad accesso libero e gratuito.

Mercoledì 16 maggio – 18:30

Joshua Cohen
“Un’altra occupazione” (Codice edizioni)

con Giulio D’Antona

Giovedì 17 maggio – 18:30

Mattia Conti
“Di sangue e di ghiaccio” (Solferino)

con Ilaria Gaspari

Venerdì 18 maggio – 18:30

Marco Balzano
“Resto qui” (Einaudi)

con Emmanuela Carbé

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Goliarda Sapienza, tra Sicilia e continente

Questo testo di Alessandra Trevisan è frutto dell’elaborazione di quanto espresso durante la conferenza omonima all’interno della rassegna © «Ottobre poetico 2017» curata da Fabio Michieli per il Comune di Cavallino-Treporti (VE).

L’aver intrapreso lo studio dei testi di Goliarda Sapienza, che prosegue da oltre sei anni, ha molto mutato il mio approccio critico antecedente. Va da sé che tutto il lavoro svolto sinora proprio su «Poetarum Silva», insieme a Fabio Michieli (che qui si è occupato dell’autrice) e a tutta la redazione, ha modificato, nel tempo, il mio modo di scrivere. La ragione per la quale ho scelto quest’autrice molto diversa da me è triplice; Goliarda Sapienza mi ha messa ‘in crisi’ sin dalla prima lettura de L’arte della gioia, e posso dir d’aver iniziato da subito insieme a Fabio a leggere i suoi libri e la critica prodotta su di lei. Era il 2010. In quel momento c’era una grande attenzione da parte del pubblico ma anche da parte dell’accademia nei confronti delle sue opere; si stavano iniziando a pubblicare i volumi postumi di cui dopo parlerò. Quando parlo di “crisi” intendo che non ho trovato, da subito in Sapienza, un’appartenenza; c’è voluto del tempo per individuare quegli elementi critici che mi spingevano verso di lei con passione. Spesso nel mondo della critica la sovrapposizione tra biografia e letteratura ha portato a un’identificazione critico-autore che io invece non sentivo. L’attrazione nei suoi confronti non mi era del tutto comprensibile rispetto a quella che avrei potuto nutrire per altre scrittrici. Poi ho capito che il suo coraggio intellettuale è stato un grande motore per me: il coraggio di essere schietta, di dire ciò che ha detto senza badare alle conseguenze. Ciò mi è servito in Una voce intertestuale: riuscire ad evidenziare punti d’interesse trascurati, nodi di cui non si era occupato nessuno, fornendo anche nuove interpretazioni dei testi. Ma il suo coraggio è stato soprattutto “vitale”, come lo è quello da lei trasmesso nell’arte attoriale. La sua fu un’esposizione artistica dal vivo, cosa che riguarda anche la mia vita come cantante e sperimentatrice vocale.

Un terzo aspetto che si è rivelato sin da subito nella sua opera è quello della ‘realtà’; mi è sempre sembrata un’autrice lontana dall’immaginazione. Tutto ciò che ha scritto è fortemente autobiografico ed è vero; c’è poca mediazione tra il vissuto e il narrato. Poi, negli anni, credo d’aver assunto una posizione ambivalente rispetto a questo nodo – una parte della critica odierna tenta una continua attinenza tra biografia e critica, non sempre appropriata secondo me. Eppure, questo continuo sguardo sulla realtà ha trovato significato anche nel mio fare artistico personale, nel mio modo di scrivere e fare musica, secondo diverse forme. La voce, in effetti, che ho posto la centro come “tema” della monografia per La Vita Felice, non solo mi riguarda ma è un aspetto cruciale per leggere Sapienza.

Nell’affrontare la proposta “tra Sicilia e continente” – rispetto ad altre studiose tengo a precisare che non mi sono mai davvero occupata dei luoghi – si può avere un punto d’inizio complesso, che tocca diversi livelli di difficoltà che tenterò di sviscerare.

Partendo da tre parole chiave tracciamo il percorso nella proposta; esse sono: paesaggio, luogo e spazio. (altro…)

Festival dei Matti 2018: il programma

Festival dei Matti – IX edizione

17-20 maggio 2018
Venezia
A margine. Abitare luoghi comuni.

Si parlerà del fatto che follia (quale che sia il senso che diamo a questa parola) è da sempre l’effetto di una messa a margine, a fondo pagina di discorsi che reggono soltanto bandendo il fuori campo. Una questione di spazi separati, dislocazioni non scelte, forzati trasferimenti, sradicamenti. Si parlerà di quei luoghi comuni – ideologie e pregiudizi – che chiudono i dialoghi, innalzano muri, barriere intransitabili, spazi chiusi che nulla hanno di comune e del dolore dell’essere spinti fuori gioco; ma anche delle condizioni che rendono inabitabili o abitabili i contesti, della cura che occorre perché sia possibile abitare da soggetti il dentro e il fuori, luoghi comuni, territori condivisi, comunità materiali e immateriali, garantendo a pieno la cittadinanza come chiede la legge 180, a quarant’anni dalla sua emanazione.  Come note a margine che riaprono i discorsi.

 

PROGRAMMA

Giovedi 17 maggio
Ca’ Foscari CFZ, Cultural Flow Zone
Ore 18.00

Inaugurazione del Festival

Saluti istituzionali

Anna Poma curatrice del Festival
Paola Mar assessora al Turismo Comune di Venezia
Flavio Gregori prorettore attività e rapporti culturali di Ateneo

Ore 18.30

Padiglione 25proiezione del film e dibattito

Padiglione 25. Diario degli infermieri (2016) di Massimiliano Carboni

Ne discutono Massimiliano Carboni (regista), Claudia Demichelis (antropologa e curatrice del libro), Vincenzo Boatta (infermiere), Maria Grazia Giannichedda (sociologa), Riccardo Ierna (psicologo-psicoterapeuta) (altro…)

Ritratti di poesia 2018

Ritratti di poesia 2018

9 febbraio 2018

Programma

 

9:30 – 10:30 Caro poeta
Maria Grazia Calandrone, Rosa Pierno e Terry Olivi incontrano gli studenti dei licei romani E. Q. Visconti, G. De Sanctis e N. Machiavelli

10:30 – 10:40 Ritratti di poesia.140
Giuria: Franco Buffoni, Carmen Gallo, Maddalena Lotter
Consegna del premio nazionale e del premio europeo

10:40 – 11:00 Saluto del Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele (Fondazione Terzo Pilastro)
Premio Fondazione Terzo Pilastro – Ritratti di Poesia
Donatella Bisutti
Premio speciale: Guido Ceronetti
Consegna dei premi da parte del Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele (Fondazione Terzo Pilastro)

11:00 – 11:15 Parlando di Dylan
Robert Polito e Damiano Abeni parlano di Bob Dylan tra canzone e letteratura

11:15 – 11:35 Poesia sconfinata (prima parte)
Hala Mohammad (Siria)
Traduzione e incontro a cura di Elena Chiti

11:35 – 11:55 Di penna in penna (prima parte)
Alessandro Canzian, Christian Sinicco

11:55 – 12:00 Voce all’invisibile
Incontro con il soprano Sabina Meyer. Anteprima

12:00 – 12:30 Di penna in penna (seconda parte)
Cinzia Demi, Matteo Fantuzzi, Fabio Scotto

12:30 – 12:45 Poesia sconfinata (seconda parte)
Carmen Leonor Ferro (Venezuela)
Incontro a cura di Matteo Lefèvre

12:45 – 13:05 Idee di carta
La collana LietoColle-Pordenonelegge
Incontro con Michelangelo Camelliti e Gian Mario Villalta
Maddalena Lotter , Clery Celeste

13:05 – 13:35 Idee senza carta
Maria Borio di Officinapoesia/Nuovi Argomenti, Andrea Cati di Interno Poesia, Anna Maria Curci di Poetarum Silva, Luigia Sorrentino di Poesia/RAI News

13:35 – 14:05 Di penna in penna (terza parte)
Francesca Farina, Antonella Palermo, Angelo Sagnelli

14:05 – 14:10 I volti e le parole
Incontro con Rocco Micale (altro…)

L’anno che verrà (Pistoia 3, 4 e 5 novembre)

 

L’anno che verrà: I libri che leggeremo

*

***Sabato 4 novembre 2017***
ore 15-19 Auditorium Terzani
Incontro con gli editori Bompiani/Giunti Editore, Giulio Einaudi Editore, Edizioni E/O, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Editori Laterza, Libri Mondadori.

ore 15.00
Saluti e introduzione
ore 15.15 – 16.30
Conversazione con gli editori
Antonio Franchini, Bompiani/ Giunti Editore e Luca Saltini, autore
Marco Peano Giulio Einaudi Editore e Marco Balzano, autore
Modera: Alba Donati (poetessa, Presidente del Gabinetto G.P. Vieusseux

ore 16.30 – 17.45
Conversazione con gli editori
Claudio Ceciarelli Edizioni E/O e Sacha Naspini, autore
Anna Gialluca Editori Laterza e Valerio Valentini, autore
Modera: Benedetta Centovalli (critico e agente letterario, Premio Internazionale Ceppo Pistoia)

ore 17.45 – 19.00
Conversazione con gli editori
Linda Fava Libri Mondadori e Francesco Targhetta, autore
Laura Cerutti Giangiacomo Feltrinelli Editore e Rosella Postorino, autore
Modera: Gianni Montieri (poeta e critico, caporedattore della rivista Poetarum Silva)

ore 21.15
Incontro con gli autori americani Tom Drury e Benjamin Markovits (traduzione simultanea in sala)
Conduce l’incontro Alessandro Raveggi (autore e direttore di TheFLR)
Con Isabella Ferretti 66thand2nd Editore e Serena Daniele NN Editore

***Domenica 5 novembre***
Galleria Centrale
ore 10 – 11
Incontro con gli editori
Stefano Friani Racconti edizioni e Marco Marrucci con Michele Orti Manara, autori
Isabella Ferretti 66thand2nd Editore
Modera: Gianni Montieri (caporedattore della rivista Poetarum Silva

ore 11- 12
Incontro con gli editori
Giorgia Antonelli LiberAria Editrice e Tiziana D’Oppido, autore
Marco Cassini edizioni sur
Modera: Gianni Montieri (caporedattore della rivista Poetarum Silva

ore 12-13.30 Sala Letture Diverse
Speed date letterario a cura di GoodBook.it
Cosa cerchi in un libro? Siedi di fronte all’editore: in quattro minuti cercherà di conquistarti con il libro che fa per te. Compila una scheda con i tuoi stati d’animo e i tuoi gusti letterari. Mostrala a turno ai dieci editori presenti: in soli quattro minuti ti consiglieranno il libro del loro catalogo più adatto a te. A fine evento avrai una lista di nove consigli di lettura fatti su misura per te. Gli editori partecipanti: Liberaria, L’Orma, Marcos Y Marcos, Minimum Fax, NNE, Racconti, 66thand2nd, Sur, Voland
Ingresso libero su prenotazione, scrivendo a info@goodbook.it
Evento facebook: https://www.facebook.com/events/144744562807660

ore 13.30 – 15.00
Pausa pranzo
Al pubblico partecipante agli incontri della mattina che si sarà registrato presso la segreteria entro le ore 10.30, sarà rilasciato, insieme ai materiali informativi e alle istruzioni per l’accesso al sistema wi-fi della biblioteca, un tagliando che darà diritto ad accedere gratuitamente al buffet. Per tutti gli altri sarà in funzione per tutta la durata del convegno la caffetteria della Biblioteca.

ore 15.00 – 16.15
Incontro con gli editori
Claudia Tarolo marcos y marcos e Enzo Fileno Carabba, autore
Alberto Ibba NN Editore
Modera: Antonello Saiz Libreria Diari di Bordo – Libri Per Viaggiare

ore 16.15 – 17.30
Incontro con gli editori
Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari L’orma editore
Daniela Di Sora Voland e Nicola H. Cosentino, autore
Modera: Giuseppe Girimonti Greco (traduttore, redattore della rivista The FLR – The Florentine Literary Review

ore 17.30 – 18.45
Incontro con gli editori
Matteo Codignola Adelphi Edizioni e Omar Di Monopoli, autore
Luca Briasco minimum fax e Danilo Soscia, autore
Modera: Luca Baldoni (poeta, redattore della rivista The FLR – The Florentine Literary Review

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#Festlet #5: Rinascimento privato

 

Mariangela Gualtieri. Fotografia di Giovanna Amato

Ho aspettato per dirvi che venerdì sera sono stata a sentire Mariangela Gualtieri, a Palazzo Te. Ma lasciate che aspetti ancora, e ve ne parli alla fine.
Palazzo Te è la novità di quest’anno. Basta allungarsi poco oltre San Sebastiano, a due pulsazioni di pedale, e il palazzo apre le porte agli ospiti del Festival con il suo giardino perfettamente disegnato, i suoi soffitti celebri e complessi. La libertà con cui si passeggia rende quasi colpevoli. Faccio capolino una prima volta, ad esempio, per ascoltare Milo De Angelis leggere le sue poesie accompagnato dall’arpa di Eva Perfetti; Umberto Fiori leggerà quella stessa sera, mescolato alla chitarra elettrica di Luciano Margorani; ed entrambe le volte chiedo ai volontari: posso attraversare quella porticina, lì? Al loro assenso alzo gli occhi ai soffitti. Ade rapisce Persefone, come nella melagrana che da quattro anni porto al collo. Zeus si fa toro e pretende Europa, come su quei due euro di conio raro che io colleziono per tutto l’anno per spenderli soltanto qui. E mi ricordano, questi due ratti, di qualcosa che ho studiato, di qualcosa che ho scritto, di qualcosa che è ancora conservato, e che mi è caro. Questi due ratti possono riassumere anni di letture e ragionamenti, e sono a portata di sguardo, su due lunette dello stesso soffitto.
Accadono cose care tra gli eventi dei Festlet, durante i suoi spettacoli e nelle pause tra un atto e l’altro. Mentre si ascolta Cognetti parlare della stagione del raccolto, e di come per i tibetani il pellegrinaggio sia girare attorno a un monte e non scalarlo. E mentre si libera un’ape lasciata a intrappolarsi dentro un bicchiere nel tempo rapido del pranzo. Qualcosa che somiglia al concetto di malinconia come lo spiega Mercedes Lauenstein a Chiara Valerio: il bussare di notte della sua protagonista alle porte delle case con le luci accese. E che somiglia, assieme, al cono d’ombra sotto il pozzo medievale a Piazza Leon Battista Alberti, più testardo del sole che lo genera, mentre si limita a ruotare e a offrire sempre un attimo di quiete a chi ha bisogno di una sigaretta.
La fotografia che vedete in apertura è stata scattata proprio a Piazza Alberti, qualche ora prima che Mariangela Gualtieri tenesse il suo rito sonoro a Palazzo Te. Mentre appunto queste cose su un quaderno, con l’intenzione di dirvele non prima dell’ultimo post, sono presente ma molto lontana dal palco dove la poetessa pronuncia le sue poesie. Ho deciso di sedere sull’erba, nel vasto Cortile dell’Esedra. Ascolto e scrivo, perché questo è stato anche il Festival dell’ascolto da lontano, dell’angolatura più velata da cui guardare. In questa mia quarta, privata edizione, mi sono proibita i programmi serrati, per mettermi in grado di regalare il tempo a quello che non era previsto, provare a improvvisare il gesto dell’attenzione. Ho aguzzato l’orecchio passando in bicicletta agli Accenti di Piazza Sordello come ho imparato l’intonazione con cui la barista mi chiede se anche oggi voglio il decaffeinato. Ho incamerato con una sicurezza selvatica l’odore della tendostruttura del campo. Sono diventata il ciclista che ho sempre odiato. Ho goduto delle ore di frenetica attività come di quelle passate di notte in attesa che si caricasse il telefono, china su un libro comprato per essere regalato e aperto con attenzione per non sgualcirne la costola.
Bello, bello mondo, sta dicendo Mariangela Gualtieri dal palco. E io ricordo la mia prima edizione di quattro anni fa, quando Michael Cunningham chiuse la manifestazione con l’affollatissimo evento di Piazza Castello e io pensai: come fa questo luogo a sapere di me e del mio rapporto con i libri di quest’uomo? Come fa questa città a intuire che leggo Le ore quando ho bisogno di avere conferma della grazia del mondo? Perché questo posto ha permesso che io lo dicessi proprio a lui che l’ha scritto? Ricordo Anna Marchesini, la mia felicità di vederla, la mia consolazione di averla applaudita prima che fosse troppo tardi. E ricordo gli incontri fortuiti con autori che ora sono amici stretti, amici cari, e che potevano diventarlo proprio e solo perché nulla, nel Festivaletteratura, avviene dietro vetri oscurati. Da subito si può dire: sei tu, vero?, noi ci conosciamo, io ti ho letto.
A tra un anno, per il prossimo Festivaletteratura. Io devo alzami in piedi per ascoltare, adesso, perché anche quest’anno il Festlet ha scoperto, in quel segreto modo che gli è suo, un qualcosa che mi rende grata, che mi mette spalle al muro con un improvviso morso di felicità. La Gualtieri dice: E che cosa chiediamo? / Una piena falcata d’amore, / una giusta battaglia, aculei nella voce, / narcisi e rose // essere radiosonda / del niente che trasforma / il trascendente in cose.

© Giovanna Amato

Festlet #4: Umano

George Saunders (al centro) a Palazzo Castiglioni

Saunders ci dice immediatamente che Lincoln, all’apice della sua notorietà, era anche un uomo all’apice della sua sconfitta. L’uomo che negli anni sessanta dell’800 diceva che ogni guerra era civile perché riguardava l’uomo, doveva «coniugare l’immane dolore della perdita di un figlio piccolo con il dovere di mantenersi saldo nel suo ruolo». Marco Malvaldi, che lo intervista a proposito del suo romanzo (appunto Lincoln e il Bardo, dove il Bardo è il luogo buddista di intervallo tra la morte e la rinascita), gli domanda come sia riuscito anche lui, da autore, a gestire una contraddizione: quella di poter scrivere su registri commoventi senza perdere mordente negli inserti di ironia. Saunders risponde che dovrebbe sempre essere, nella scrittura, come con la bicicletta: saper pendere da un lato e saper riequilibrare dall’altro. Nel caso di Lincoln aveva cominciato, continua, in un tono troppo tragico, e solo dopo qualche lettura ha deciso di iniettare delle dosi di ironia. Come del resto da giovane, quando «tendevo a togliere ogni passo ironico quando volevo essere tragico e in altri casi a far ridere a ogni costo: non avevo capito che il segreto era l’equilibrio». (altro…)

Festlet #3: Empatia

Marco Malvaldi, Simonetta Bitasi, Diego De Silva

Te l’avevo detto, dice al suo compagno il bambino in prima fila. Te l’avevo detto che se la mangiava il serpente.
A voler essere precisi, il serpente le avrebbe solo morso la caviglia. Provo un improvviso afflato verso la verve iperbolica del bambino.
Siamo davanti all’Orfeo di Monteverdi, appositamente ripensato per bambini dai sei anni in su (ma gli adulti sono i benvenuti) da Teatro all’improvviso e Accademia degli Invaghiti. Così i bambini ascoltano selezionati brani, che hanno per collante la voce narrante di Giuseppe Semeraro, mentre Dario Moretti, che ha curato testo, regia e pittura dal vivo, mette in scena con crete e piccoli pupi la storia del cantore innamorato e del suo amore tragico. Te l’avevo detto che moriva di nuovo, chiosa il bambino a spettacolo concluso. Il suo amichetto si chiede perché Orfeo si è girato, dimostrando una certa precocità.
Di empatia ha parlato Marco Malvaldi, intervistato da Radio 3 Fahrenheit, riguardo al patto tra lettore e scrittore: «Se scrivo che gli spaghetti sono scotti, è un errore aggiungere che i commensali sono delusi». (altro…)

#Festlet #2: Istruzioni per raccontare il mondo

«Navi alte e solenni facevano rotta nelle otto direzioni del mare accompagnate da un aspro addio di sirene navali». Così Leopoldo Barechal, raccontando Buenos Aires in Adán Buenosayres. E così sul cartellone che campeggia all’ingresso della Tenda dei Libri di Piazza Sordello, dove Adrián N. Bravi, Héctor Febres, Cecilia Graña e Emanuele Leonardi sono gli esperti che presentano una biblioteca aperta ed esposta, una fonda libreria a cassetti bianchi che custodisce guide e romanzi, fumetti e libri di storiografia sulla capitale argentina. La formula è svelta e calorosa: i libri sono in libera consultazione, il pubblico va dagli esperti, ne discute, si lascia consigliare e suggestionare. Li seguo anch’io: mi siedo accanto a Leonardi, che ora sta parlando di Borges e della tigre albina incontrata nello zoo di città, e aspetto il mio turno.
Gli chiedo: ha un consiglio per me, per noi? Lui prende Cortázar, Storie di cronopios e di  famas, e inizia a leggere l’incipit del Manuale di istruzioni. Dovresti sentirlo in lingua originale, però, mi dice. La questione della lingua sarebbe tornata per tutta la giornata.
Federico Taddia, ad esempio, presenta quest’anno un ciclo di incontri di autori su autori dove il criterio è l’aver riletto un libro. Non sarà il primo – con Donatella Pietrantonio – l’ultimo incontro cui andrò, tanto è vario il programma e tanto mi ha colpita l’edizione precedente, dove il criterio era raccontare del libro letto a diciassette anni. Donatella Di Pietrantonio parla di Trilogia della città di K., di Agota Kristof. Un libro va riletto, dice, quando la prima lettura non ci trova pronti, quando ne restiamo impermeabili, ma intuiamo la grandezza di quello che abbiamo tra le mani. Nel suo caso, con un bambino piccolo, l’incipit con la separazione di una madre e i suoi gemelli ha creato uno scarto: ma da subito sa che sarà solo questione di tempo per rincontrare quel libro. Così è, quando scopre come la Kristof sia andata via dall’Ungheria e si sia impadronita di una lingua straniera per scrivere, anche spiando sui quaderni del figlio decenne per controllare la scorrevolezza e correttezza della sintassi e del lessico. Conquista parallela, dice Donatella Di Pietrantonio, alle sue: l’italiano nato sul dialetto da bambina e, più tardi, la scoperta di uno stile semplice e piano dopo tanta ipotassi. C’è stata anche una terza lettura, racconta l’autrice, questa volta in francese: «Volevo provare la sua stessa difficoltà nella lingua straniera, volevo immaginare quali parole potesse aver cercato sul dizionario». (altro…)

Festlet #1: Dietro il sipario

Per vedere il profilo di Mantova, il taxi deve svoltare lasciandosi a destra il Palazzo Ducale.
Mentre mi lascia davanti al campeggio, il tassista mi racconta che lì c’era un ostello. Non capisco bene, perché smangiucchia le parole, è un tipo silenzioso, cosa che ho molto apprezzato durante il viaggio. Di noi medesimi abbiamo saputo solo che annusiamo l’aria di Festlet, lui come cittadino di ferro, io come innamorata al quarto anno di frequentazione.
Al campo incontro Antonia. Con lei ci sono stati scambi di messaggi per definire il dovecome dormire, la conosco dall’anno scorso, la ricordo con maglietta e berretto e con un’improvvisa gonna lunga il giorno della festa dei volontari, un anno fa. Mi accompagna alla tenda, mi lascia tempo e spazio per organizzare le mie cose. Il fatto di essere di nuovo al Festival. Di stare per mettere piede in un centro storico che conosco come le mie tasche ma che non ho mai visto in altra veste che in tendoni e strutture e brusio di umani e volti noti che attraversano l’angolo della strada. Com’è Mantova in una giornata pigra invernale? (altro…)