‘Un nido di candide piume’ di Chiara Pini (rec. di Patrizia Grassetto)

Chiara Pini, Un nido di candide piume, l’Erudita, 2018, pp. 143

Questo romanzo breve è uno scrigno di sentimento, di storia, di personaggi importanti, di originalità, di fantasia, alla ricerca dell’anima delle persone.
L’autrice Chiara Pini dichiara di aver tratto spunto dalle lettere fra Alessandro (Manzoni) ed Henriette (Blondel), oltre che da uno studio approfondito di molte fonti bibliografiche che sta proseguendo da diversi anni. Si avverte, infatti, nelle righe del testo, una profonda conoscenza del periodo storico di riferimento.

Un nido di candide piume narra il Manzoni colto nel momento di ispirazione che lo porterà a scrivere l’ODE a Napoleone. Purtuttavia Pini non indica affatto nel titolo questo particolare, bensì riporta quello che poi scopriremo essere un dolce ricordo pregno di affetto, tramandato di madre in figlia.Già lì, quindi, e poi nella narrazione, si avverte una presenza femminile molto forte, che lascia il segno di sé. La presenza della madre di Alessandro e della moglie circonda il racconto e, dunque, Manzoni stesso, ma non incombe; anzi, è fonte di sentimento, di dolcezza, di una maternità sentita, e le due figure femminili sono sostegno per dare forza allo scrittore.

Nel racconto si attorcigliano i fili della vita quotidiana semplice e ordinata, i fili degli affetti irrinunciabili, i fili dell’ispirazione poetica del grande Manzoni, con una scrittura fluida che accompagna dolcemente il lettore portandolo ora a contatto con la storia, ora con i sentimenti, ora con l’estro creativo.
Di fronte ad un’opera importante, quasi un mausoleo, qual è l’ODE Il cinque maggio, l’autrice non solo coglie la capacità artistica del poeta e il suo sentire profondo ma, nel contempo, riesce a fare emergere la sensibilità dei suoi ricordi e dei suoi sentimenti.
Manzoni è folgorato dalla morte di Napoleone e sente l’impellenza di scrivere non un’opera qualsiasi ma un’opera che colga l’anima e la religiosità nel momento della morte dell’illustre personaggio. Mentre il padre è in preda a questa folgorazione e all’ansia di creare, nella casa familiare Giulia (figlia di Alessandro e Henriette) vede fra le mani della nonna – di cui porta il nome – una cuffietta bellissima appartenuta alla di lei mamma: questo è il “nido di candide piume”, nome che fa immaginare a chi legge la bellezza, la raffinatezza, la leggerezza dell’oggetto. La nonna Giulia promette alla nipote omonima che le donerà la cuffietta per i suoi sedici anni; è questo un modo per ringraziare Henriette della serenità che ha riportato nella loro famiglia. Pini è in grado di narrare con delicatezza l’evento letterario-sentimentale del Manzoni che lega le donne alle citate “candide piume”.

L’autrice si chiede inoltre – dato filologico nuovo e importante di questo romanzo – cos’abbia portato il Manzoni a scrivere Il cinque maggio. Ne traspare inizialmente un amore della stessa Pini per le opere manzoniane. Confermando la loro grandezza, lei prende per mano il lettore e cerca di immaginare anche la quotidianità della vita dello scrittore, il susseguirsi dei suoi pensieri quasi colpiti da un vortice per la scomparsa di Napoleone, e la nascente necessità di comporre.
Manzoni sente il bisogno di ricordare l’uomo, o meglio – e ancor di più – di cogliere l’anima dell’uomo. Un non facile traguardo cui desidera giungere. A questo punto l’autrice gli fa pronunciare una frase essenziale, che illumina tutta l’ODE e che pure ai lettori serve per entrare nello spirito del Cinque maggio:

Lui ha percorso le più grandi strade d’Europa, ha solcato i mari più perigliosi,
è stato arbitro dei nostri destini, ha vinto e ha perso, ha infuocato gli animi e ha devastato speranze di libertà, tutto, tutto è stato in lui

E poi dirà ancora:

la sua anima ha bisogno di essere accolta.
Che sia un requiem, che possa riposare in pace

Ma sono le parole della moglie al compimento del capolavoro a svelare il senso del testo:

Attraverso la tua ODE gli hai donato l’eternità,
hai fatto proseguire l’esistenza della sua anima nella luce della grazia di Dio.

Il libro di Chiara Pini induce a rileggere anche l’ODE. A lettura conclusa della poesia e di questo libro capiremo qualcosa di più sull’ODE stessa, rintracceremo un tratto umano e sentimentale di Manzoni che a noi tutti era sfuggito e che Chiara Pini ha invece colto.

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© Patrizia Grassetto

La prima presentazione del libro avrà luogo a Mogliano Veneto (TV) il 7 marzo. Qui il pieghevole: cartoncino-pini

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