“Tornare al cuore”. Cesare Ronconi e il Teatro Valdoca a Mestre il 26 luglio. Con un’intervista a Cesare Ronconi

FORTE_MARGHERA_2014

Domani, domenica 26 luglio, presso Forte Marghera a Mestre (Ve), vi invitiamo ad assistere all’happening Tornare al cuore, esito performativo dei laboratori tenuti da Cesare Ronconi – regista e con Mariangela Gualtieri fondatore del Teatro Valdoca di Cesena – tra Gubbio e Mestre (coinvolto anche lo spazio di Forte Mezzacapo e il Teatro di Marzo così come gli spazi di c32 e Live Arts Cultures).
Ho desiderato incontrare e intervistare Cesare Ronconi per entrare in questo lavoro con maggiore “attenzione”, la stessa che lui tiene sempre altissima verso il suo lavoro, la stessa che è richiesta dalla poesia, che gioca un ruolo importantissimo e fondamentale nei lavori del Teatro Valdoca.
Maggiori informazioni su www.teatrovaldoca.org e su liveartscultures.weebly.com/

© Alessandra Trevisan

L’anno scorso anno qui negli spazi di c32 a Mestre hai portato Avere attitudine al congedo, quest’anno invece Tornare al cuore. I titoli di queste due ‘azioni performative’ sembrano essere antitetici ma trovano, a mio avviso, almeno un punto di incontro nella parola ‘presenza’. Lo dici anche nel testo che introduce Avere attitudine al congedo: «Il divenire è nella presenza, non nella rappresentazione».

Non mi interessa la rappresentazione, è vero, ma la presenza. Che contiene l’assenza, anche, perché la forma pura della presenza è nel suo divenire, che necessariamente nella discontinuità postula l’assenza. È quello che succede anche nel suono, che contiene il silenzio. Questo è l’argomento del lavoro: quale parte di noi è presente, quale assente.
Se fossimo una cavità, in noi tutto potrebbe venire ad abitare, ma non siamo una cavità sola. È nell’attenzione, che è una forma di preghiera molto profonda, che abbiamo la possibilità di legare assenza e presenza e mettere in contatto tutte le presenze che sono innumerevoli, non solo umane.

Nel manifesto che presenta le idee cardine del lavoro ci sono delle parole chiave che mi portano a chiederti come lavoriate; i versi di Mandel’štam che chiudono il vostro testo critico: “Vita d’argilla! Agonia del secolo/ Ho paura che solo ti capisca/ chi porta sulla bocca l’impotente sorriso/ di chi ha perduto se stesso”. Mi pare che il riso, la solitudine ma anche la ricerca di un’appartenenza (insieme conflittuali, in qualche modo) siano alla base del vostro lavoro. Come si dipanano? 

Non si dipanano proprio. È impossibile venire a capo di questa mancanza. Io penso che il teatro colga la cavità di cui parlavamo prima, trovandone la corrispondenza nelle emozioni; il teatro è il presente puro e, secondo me, questo presente è l’unica cosa che davvero ci fa sentire che siamo vivi. È dopo un incendio che si vedono le strutture di un edificio, quando crolla un sistema ti accorgi che conteneva della vita, che l’ha vissuto sino ad allora. Probabilmente il teatro deve far crollare delle costruzioni linguistiche. Dopo, il paesaggio non è più quello di prima. 
Questo è un lavoro che per me avviene nel tempo lungo delle prove. Di questo tempo di lavoro ho bisogno. Ed è anche un po’ il mio piacere.

Tornare al cuore. Mi viene in mente che il verbo “ricordare” ha nella sua etimologia “cuore”. Voglio chiederti a partire da questo di portarci all’interno dell’azione, di come sia stata concepita.

Se dovessi spiegare questo titolo direi che la passione, essere appassionati è l’unica cosa che capisco nella vita. È fondamentale. Purtroppo la passione a volte è fatale, nel senso che porta a delle distanze incolmabili, porta a qualcosa che si sottrae prima del tempo di maturazione. Ma al di là della passione, della vocazione, dell’essere fedeli a sé stessi, al mistero, tutto il resto è “tradimento del vero”.
Anche la poesia è sempre legata al mistero e in qualche modo al destino. A ciò che lega anche le persone, per un motivo che non si spiega. L’amicizia, per esempio, è vicina a questo qualcosa di misterioso, di inspiegabile. Le amicizie sono importanti, sono forme anche d’amore molto precise. Poi c’è una forma d’amore molto più grande, ma è qualcosa che riguarda l’universo…
Di passione si può anche morire giovani ma va bene così. I poeti giovani sono forse, quelli adolescenti, i migliori. E ci vuole molto coraggio. Il teatro ce l’ha.

È sin troppo ovvio dire che la parola poetica ha una presenza costante e fondamentale nei tuoi lavori. Una componente fondamentale della poesia è la voce, così com’è fondamentale per il teatro, e per altre arti che sono venute dopo, ma per la poesia la voce ha un valore ancestrale e quasi “radicale”; viene prima dell’azione del corpo, della messa in scena dei corpi degli attori, dei danzatori, dei performer. È già nella parola prima di dirla. E può, appunto “tornare al cuore, impiantarsi, generarci di nuovo”. In che modo lo fa? Come viene usata? E il canto, la musica, il suono invece che valenza hanno? In questo happening ci sarà la presenza in scena di Mariangela Gualtieri, di Roberta Sireno, della loro voce, della loro poesia anche.

In questo happening ci sarà la presenza in scena di molte creature. Alcune hanno come caratteristica un’accentuata solitudine poetica, quella delle persone che scrivono in solitudine, che non hanno il teatro di fronte. È una casa che si apre loro dopo, dando la possibilità di trasformare una lapide – il testo – in oralità, di incarnare la scrittura in un corpo. Quando la poesia entra in contatto con qualcuno vive di nuovo; rinasce, rinasce giovane.
I musicisti hanno dalla loro una caratteristica, un punto di partenza che è il silenzio. Ma il silenzio è il luogo da cui parte anche la poesia. Per me è la base di tutto quello che artisticamente si può concepire.
Questo lavoro è anche l’occasione di un incontro che forse è un destino, è un rivedersi, un salutarsi; è sempre tener vivo un carattere, un cesello, sì, un carattere specifico. Il teatro è un’occasione per essere un po’ meno soli perché ci parla in maniera più precisa. È una lingua verticale, non orizzontale, che va sempre al mistero. C’è una parte di noi che non è totalmente espressa nel linguaggio e una “parte ignorante” nelle persone che è straordinaria, e che va nutrita. Esiste tutta una tradizione di esaltazione del sapere, della conoscenza, della consapevolezza, che non si occupa di questa “santa ignoranza” che non è stupidità: è quella che hanno i bambini quando ti guardano ed è una parte integrante della vita, molto vicina all’amicizia, forse anche all’amore.

© Cesare Ronconi

Cesare Ronconi e il Teatro Valdoca tornano a Forte Marghera
Una serata di teatro, performance, musica

MESTRE (Ve). Domenica 26 luglio presso Forte Marghera alle ore 21.00 andrà in scena l’evento unico teatrale “Tornare al cuore”, con la regia di Cesare Ronconi, esito performativo dei quattro laboratori di formazione e ricerca teatrale condotti dal noto regista, fondatore, insieme a Mariangela Gualtieri, del Teatro Valdoca di Cesena. In giugno e luglio sono stati oltre 60 gli allievi coinvolti, tra musicisti, attori e danzatori. Sede dei primi tre laboratori, il Centro Teatrale Umbro e Forte Mezzacapo (Mestre); il quarto, propedeutico alla messa in scena dell’opera, è in corso da lunedì 20 presso Forte Marghera, ospitato dall’Associazione Live Arts Cultures.Tornare al cuore” sarà un happening nel senso pieno dell’accadere del teatro quando è incontro tra vivi, nel qui e ora, lavoro in progress definito in questo mese dal regista nel giro di forze colto nell’udire profondo di corpi e spazi, nel movimento, nell’immobilità, nel silenzio e nelle parole di poesia scelte e incarnate. Alla performance, insieme agli allievi selezionati dai quattro laboratori, prenderanno parte anche le poete Mariangela Gualtieri e Roberta Sireno e i musicisti Enrico Malatesta e Attila Faravelli.
«Tornare al cuore è come tornare alle radici del lavoro del Teatro Valdoca – spiegano Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri – alla banda dei compagni, celebrare l’esser fuori dalle strutture rigide del teatro ufficiale, lavorare a una serie di incursioni rapide con i molti che vorranno stare nel punto in cui il teatro deflagra squarcia contempla risveglia enuncia prega giura. Con lo sguardo di angelo accecato che guarda dentro di sé e torna al cuore, al respiro, al presente».

RONCONI_FORTE_MARGHERA_2014

26 luglio 2015, ore 21.00 – Forte Marghera, Mestre (Ve)

TORNARE AL CUORE
happening
regia: Cesare Ronconi
cura del movimento: Lucia Palladino
con la partecipazione di allievi selezionati dai laboratori Tornare al cuore/Ciò che ci rende umani

poete ospiti: Mariangela Gualtieri, Roberta Sireno
musicisti ospiti: Attila Faravelli, Enrico Malatesta
costumi: Micaela Leonardi
produzione: Teatro Valdoca e Live Arts Cultures
in collaborazione con Marco Polo System, Cooperativa Controvento

Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Info: 347 7447 845, info@liveartcultures.org

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© Rolando Paolo Guerzoni

© Rolando Paolo Guerzoni

Cesare Ronconi / Teatro Valdoca

Teatro Valdoca nasce nel 1983 a Cesena dal sodalizio fra il regista Cesare Ronconi e la drammaturga e poeta Mariangela Gualtieri e da allora persegue con rigore e raffinatezza una ricerca a ridosso della parola poetica e del lavoro d’attore, creando grandi produzioni corali, o concentrandosi sul lavoro di pochi interpreti, in una scrittura scenica che fonde danza, arti visive e musica dal vivo. La scrittura registica di Cesare Ronconi ha due elementi fondanti: l’attore, inteso come corpo glorioso e fonte prima di ispirazione, e il verso poetico affidato a Mariangela Gualtieri. Il ruolo centrale dell’attore porta in primo piano il magistero pedagogico di Ronconi, che per ogni spettacolo forma gli interpreti, portando così a maturità professionale molti giovani esordienti. www.teatrovaldoca.org

L’attività del Teatro Valdoca si svolge con il sostegno di Comune di Cesena e col contributo di Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì-Cesena.

Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 56545

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