
tra la veglia del mondo
e il sonno della luna
pulsa un arto staccato
un polso di natura sconosciuta
è alta l’urna notturna
è strappata l’atavica livrea
del buio che ci serviva è sepolta
viva la dubbia fedeltà dell’ombra
l’occhio che qui covava un sogno basso
di mondo è schiuso adesso a un’altra sete
sugge lacrime agli incubi
beve spilli puntati nella rètina
sputa l’estraneità delle pupille
incuba sogni d’uova
e concubine i cubi che scovava
non consentono nuove costruzioni
la notte mura visioni e cubicoli
favolosi cavilli
stroncati in boccio simboli abortiti
in grembo al limbo embrioni d’alcova
