fabio michieli

I poeti della domenica #402: Mario Luzi, Come deve

 

Che vuoi che vieni da così lontano
ed entri a volo cieco nella nebbia
fin qua dove gli uccelli anche di nido
da ramo a ramo perdono la traccia?

La vita come deve si perpetua,
dirama in mille rivoli. La madre
spezza il pane tra i piccoli, alimenta
il fuoco; la giornata scorre piena
o uggiosa, arriva un forestiero, parte,
cade neve, rischiara o un’acquerugiola
di fine inverno soffoca le tinte,
impregna scarpe ed abiti, fa notte.

È poco, d’altro non vi sono segni.

 

da Onore del vero (1957)

I poeti della domenica #401: Mario Luzi, “Al giogo della metafora…”

 

Al giogo della metafora –
così ci sovvengono
esse. Scioglile dal quel giogo,
lasciale al loro nome
le cose che nomini,
.                              è sciocco
confermarle
in quella servitù.
.                          Superflua
è quella grammatica.
La metafora è già.
Sei tu la metafora.
.                             Lo è l’uomo
e la sua maschera.
.                             Lo è
il mondo
.              tutto
.                       da quando è.
Coagula e disperde
l’alba questi pensieri –
e la vita si cerca dentro di sé…

 

da Per il battesimo dei nostri frammenti

I poeti della domenica #400: Eugenio Montale, Siria

Siria

Dicevano gli antichi che la poesia
è scala a Dio. Forse non è così
se mi leggi. Ma il giorno io lo seppi
che ritrovai per te la voce, sciolto
in un gregge di nuvoli e di capre
dirompenti da un greppo a brucar bave
di pruno e di falasco, e i volti scarni
della luna e del sole si fondevano,
il motore era guasto ed una freccia
di sangue su un macigno segnalava
la via di Aleppo.

 

 

da La bufera e altro
Edizione commentata da Ida Campeggiani e Niccolò Scaffai
Con scritti di Guido Mazzoni, Gianfranco Contini e Franco Fortini
Mondadori, “Lo Specchio”, 2019

I poeti della domenica #399: Eugenio Montale, Gli orecchini

 

Gli orecchini

Non serba ombra di voli il nerofumo
della spera. (E del tuo non è più traccia).
È passata la spugna che i barlumi
indifesi dal cerchio d’oro scaccia.
Le tue pietre, i coralli, il forte imperio
che ti rapisce vi cercavo; fuggo
l’iddia che non s’incarna, i desiderî
porto fin che al tuo lampo non si struggono.
Ronzano èlite fuori, ronza il folle
mortorio e sa che due vite non contano.
Nella cornice tornano le molli
meduse della sera. La tua impronta
verrà di giù: dove ai tuoi lobi squallide
mani, travolte, fermano i coralli.

 

da La bufera e altro
Edizione commentata da Ida Campeggiani e Niccolò Scaffai
Con scritti di Guido Mazzoni, Gianfranco Contini e Franco Fortini
Mondadori, “Lo Specchio”, 2019

“Temporali” di Cristiano Poletti (Marcos y Marcos, 2019)

Sette anni separano Porta a ognuno (L’arcolaio 2012) da questo nuovo capitolo della poesia di Cristiano Poletti: Temporali (Marcos y Marcos 2019; collana “Le Ali” diretta da Fabio Pusterla). E in questi anni la poesia è stata centellinata, quasi custodita e protetta; rare e contate apparizioni di qualche componimento ci sono state, vero, e ci raccontavano di una fase meditata, silenziosa della poesia di Poletti. Ci raccontavano, quelle poesie, di un uomo condotto dalle vicissitudini a un completo ripensamento di sé come individuo e come poeta. I viaggi verso i luoghi del pensiero ci avevano avvisati che gli orizzonti si erano spostati, che il silenzio si era in realtà trasformato in tempeste di domande. E la poesia, questa poesia, ne è la risposta possibile.
Queste poesie sono il rombo che squassa l’animo e ne testimonia ogni tormento, l’agitazione dell’essere che agita pure le parole fino a ricomporle in versi e poesie; e nulla sa di calcolo, di mestiere. Sette anni sono serviti (non so se sono pure bastati) a dare a Cristiano Poletti la materia per ricostruire l’esistenza dalle basi; magari partendo dalle persone care, poche e fidate, gli amici che contano; magari soffrendo per quelle che sono venute a mancare e che ora si rievocano in folgoranti passaggi. Passando pure attraverso la storia; la storia che ha segnato chiunque sia nato negli anni Settanta del secolo scorso, con le sue tensioni politiche, i suoi morti, le molte contraddizioni che ancora paghiamo, e che ancora chiedono di essere chiarite. Tutto questo è qui dentro, in queste poesie, scandito per passi, passaggi delicati ma non scontati di lunghe ore di riflessioni rischiarate da una luce (magari quella «bassa, d’inverno […] dove la luce ha il suo piccolo fuoco»), dalle sue improvvise accensioni che paiono lampi.
Gli stessi lampi che chiariscono le pagine del libro di prose critiche, dei poeti (Carteggi Letterari Le Edizioni 2019), uscito lo scorso mese di marzo e che si palesa, inconsciamente certo, come immenso paratesto di questa raccolta nuova. Tutto ciò che ha portato a questo nuovo libro sta in quell’altrove, in quel limbo dove Cristiano ha condotto le sue letture e le sue riflessioni, ha meditato sull’altrui parola per ritrovare la propria, perché un poeta che parli di altri poeti sarà sempre un poeta che parla di sé; ora qui in Temporali c’è posto solo per la poesia senza la necessità di inventarsi un romanzo, senza rincorrere disperatamente il lettore da imboccare. Qui c’è solo la poesia a parlare, a farsi leggere, a stagliarsi netta sulla pagina e a consegnarci l’opera di chi ne ha cura.

Temporali è in tutte le librerie da oggi e attende solo il lettore che ha cura della Poesia.

(fm)

***

Fuga, o ritorno

Tu torni dove tornano al vento
di tutti i nostri amori le figure
e i fiori. O tu non torni,
sapranno riferire. In quale luce

tu, voce, stai avvicinandoti muta
alla fonte del fiato? Lì sei nata,
formi da poco parole e in natura
di buio cresci, e non muori o divieni,
tu taci sulla strada.

La sfiori non il vento
al limite del fiato
la voce dei tuoi giorni,
la ferma solitudine dei giorni.

(altro…)

I poeti della domenica #392: Stefano Dal Bianco, A uno dei tanti che rimarranno fermi

 

 

A uno dei tanti che rimarranno fermi

Che cosa posso dirti di me, di dove sono,
che tu potessi raccontare agli altri…

Racconta loro che non ci sono più
che sono un altro, fatto simile ad altri,
che non ho più tempo per nessuno,
che ho perso la testa e l’ho rimessa a posto,
e che mi sono convertito ad altra vita,
alle leggi di un dio che non è qui
e che perciò mi chiede conto.

Che nessuno si preoccupi per me,
che nessuno mi chieda di avere pietà,
che nessuno mi chieda di mentire più.

 

da Stefano Dal Bianco, Prove di libertà, Mondadori 2012

I poeti della domenica #391: Roberto Deidier, “Che colore parlano le tue parole”

 

 

Che colore parlano le tue parole
Oggi che il sole è un vuoto tra le nuvole
Ed è un secolo lo spazio tra i tuoi occhi:
Ci cade ogni mia nascita, ogni morte,
La mia mano che accompagna l’erba
Quando la piega il vento

 

da Roberto Deidier, Solstizio, Mondadori 2014

I poeti della domenica #390: David Maria Turoldo, Vedrai

 

Vedrai

Anima mia, non pensare
male di Lui: gli è impossibile
fare altro.

.               E – vedrai! –
il Male non vincerà.

 

da © David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti 1991

I poeti della domenica #389: David Maria Turoldo, Epilogo provvisorio

 

Epilogo provvisorio

Gloria alla tua fatica di essere,
di essere sempre, di continuare ad essere!

Ma è per il Nulla che sei te stesso,
senza il Nulla Tu saresti ogni cosa
e tutto sarebbe indistinto e immobile.

.                    * * *

Vera tua onnipotenza
è che il Nulla non vinca
e l’universo non abbia mai fine.

 

da © David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti 1991

PoEstate Silva: Poesie inedite di Alessandro Canzian

 

da Olga

Di domenica mattina Olga
ascolta musica anni ottanta,
credo di quand’era una bambina.
La sento ballare coi piedi scalzi,
lo smalto rosso e un’unghia rotta.
La vita ritirata come un ragno.

 

 

Olga la sera investe
tutta se stessa in un divano,
una telefonata a sua madre,
uno schianto. La distanza
degli anni è come ortica.
È tutto ciò che resta.

 

 

da Carlo

Carlo è il ragazzo della porta
accanto. Vive solo. Grida
qualche volta di notte perché
tutto ciò che è trattenuto
alla fine esplode, butta
le immondizie la sera, come
la vita, una volta alla settimana.

 

 

da © Alessandro Canzian, Condominio S.I.M. (raccolta inedita)

 

Sono brevi componimenti questi di Alessandro Canzian, dal sapore epigrammatico; quasi istantanee dell’ascolto e dell’auscultazione dei tempi, dell’oggi. Condominio S.I.M., raccolta inedita e sulla quale ancora verte il lavoro di lima (come attestano le note sulla copia che ho ricevuto in lettura), non vuole essere una Spoon River della verticalità condominiale perché qui si ritraggono vite in corso, per quanto siano condensate e racchiuse nei loro tic meccanici. Vite che appaiono anonime malgrado le sezioni portino il nome del condomino della porta accanto, perché le nostre vite sono così oggi: sconosciute nel rapporto diretto e note nell’osservazione e nella ricostruzione dall’altra parte della parete, del corridoio. (fm)

I poeti della domenica #388: Alberto Toni, Vicino al fuoco

 

Vicino al fuoco

Stendi quel fuoco a terra, rimani.
Che al salve di domani
al bosso a me vicino
resti la figura amica,
il cielo al cielo,
tenaglie a tenaglie, occhiali,
una speciale scatola
per gli appunti, un orologio,
tutto quello che mi serve ancora,
una sinfonia,
un’arietta così, semplice nello svolgimento.
Vicino al fuoco spese l’amore e vago
momento di pienezza.
Sei qui per conservare piena luce,
quando occorre, svago dei sensi,
pura inutilità essenziale, corpo a corpo.
Di te conosco quell’unico mistero raggiante:
amore in veste di ritmo.

 

da Alberto Toni, Non c’è corpo perfetto, Algra editore 2018

I poeti della domenica #387: Alberto Toni, “Tutto deve andare avanti”

 

Tutto deve andare avanti.
Ma poi noi non sappiamo
se l’illusione è verità. Allora scendo
e salgo fino alla prova e non per paura
e dolore, ma soltanto per conoscenza.
Vedrò tutti i colori insieme, soltanto
per un istante? Un vetro solo che separa,
esclude tutte le immagini più volte ripetute.

 

da Alberto Toni, Vivo così, Nomos edizioni, 2014