I poeti della domenica

I poeti della domenica #366: Annamaria Ferramosca, “errore: non essere rimasti accanto al fuoco di fila…”

 

errore: non essere rimasti accanto al fuoco di fila
con occhi di cane a implorare o – muso in alto – ad abbaiare

urgenza del mutare
un grido-scheggia che trapassi la retina
apra varchi inattesi
un tempuscolo stabile del coro
torre inattaccabile dove
le lingue si traducono solo sfiorandosi

così i fallimenti possono mutare
in categorie di seduzione
come la catena trasmessa dal seme al frutto
nonostante il marciume     il trambusto dei rami

 

 

Annamaria Ferramosca, Ciclica, La Vita Felice 2014

I poeti della domenica #365: Tommaso Di Dio, “Questo sole che sbatte…”

 

Questo sole che sbatte
sulle impalcature a mezza via; scarno
sistema di tubature e plastiche, pratiche
d’umana ascesa. Pochi giorni dopo
di nuovo l’inverno deriva
la mia faccia dal cemento inerte
e sono tutti gli alfabeti ordini
ordigni; foglie cadono assalti
le parole esplodono
e sono cera pasta biologia, e non tengono
decadono. E allora t’alzi; e ricominci.
Insisti fin che dura questo male
scrivere
le cose che passano.

 

Tommaso Di Dio, Tua e di tutti, LietoColle, pordenonelegge, 2014

I poeti della domenica #364: Maria Occhipinti, Ogni fiore quand’è il tempo

 

Ogni fiore quand’è il tempo
apre il suo boccio
e dà il suo profumo
a chi lo vuole.
Si aprì il mio cuore,
palpitò e tremò
nella sua purezza.
Ma tu volgesti
lo sguardo altrove.

 

All’interno dell’articolo di Giuseppe Marchiori, All’insegna del rettangolo d’oro, in «Terraferma. Lettere e arti», Anno II, n. 2, Venezia, marzo-agosto 1946

I poeti della domenica #363: Vincenzo Cardarelli, Non basta morire

 

Hanno i defunti un tempo
ulteriore nei cimiteri.
Vi compiono adorni
di fiori e d’illusioni,
per diventare presto
della città silente
comuni abitatori.
Ma una pietà indistinta li consola
anche allora che, privi d’ogni cura,
esposti ad ogni ingiuria,
trapassati da troppo lungo evo,
di lor neglette sepolture ornate
con gusto d’altri tempi,
s’avviano ad esulare
nella fossa comune.
«Qui giace», è scritto,
ma il lor giacere non dura.
Troppo han brillato e furono onorati
questi poveri morti
dimenticati,
che han da morire ancora,
che hanno ancor da soffrire
in questo fango che non ha mai fine.

 

In «Terraferma. Lettere e arti», Anno II, n. 2, Venezia, marzo-agosto 1946

I poeti della domenica #362: Bartolo Cattafi, Mare

Mare

Messo dentro tutto
in ordine piegato
la barca i remi il mare
liscio crespo turbato
tinte chiare e cupe
i venti leggeri dell’estate
quelli più pesanti per l’inverno
corri a prendere il treno
spacca in due la folla
arriva issati parti
perdilo
fa lo stesso
siediti a terra
e viaggi lo stesso
è tutto mare
altissimo mare,
te la sogni la terra.

 

da Bartolo Cattafi, Tutte le poesie. A cura di Diego Bertelli. Introduzione di Raoul Bruni, Le Lettere 2019

I poeti della domenica #361: Bartolo Cattafi, Forse i Greci avevano ragione

Forse i Greci avevano ragione

E che ne sai
se fai saltare le mattonelle azzurre
il disegno dei pesci e delle alghe
le pietruzze smaltate tipo parete di pescheria
che c’è sotto?
Chi ha il batiscafo
il vetro spesso il riflettore d’abisso
il dono di flottare
già nell’eternità?
Forse i Greci avevano ragione
forse Scilla e Cariddi sono spie
faville emerse a vincere
ad annerire il sole di mezzogiorno.

da Bartolo Cattafi, Tutte le poesie. A cura di Diego Bertelli. Introduzione di Raoul Bruni, Le Lettere 2019

I poeti della domenica #360: Nanni Balestrini, da “Blackout”

 

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di fronte a un panorama di immensa bellezza
che si apre sui ghiacciai

la vista è incomparabile col bel tempo ma è
spesso offuscata dalla nebbia

panorama superbo sui seracchi e i crepacci del
ghiacciaio sulla vallata e le montagne circostan-
ti

panorama grandioso sull’immenso ghiacciaio e le
cime scintillanti che lo dominano

con una vista meravigliosa sull’Aiguille du Midi
che appare vicinissima e sulla vallata e le mon-
tagne a O. e a N.

fino alla pianura lombarda a Milano e agli Ap-
pennini e dal lato opposto fino a Lione e alle
Cevenne

avvolto dall’immenso silenzio e dall’abbagliante
splendore del ghiacciaio sotto l’azzurro nitido
del cielo

increspato da onde di ghiaccio e da seracchi co-
me un fiume che discende nella vallata

lo sguardo distingue le cime dell’Oberland da un
lato e le alpi marittime da quello opposto

lo sguardo sprofonda a picco da una parte e dall’
altra sui due versanti

colori nitidissimi sagome sfrangiate di nuvoloni
carichi di pioggia sprazzi di azzurro

un azzurro fiume di jeans

 

© Nanni Balestrini

I poeti della domenica #359: Gabriella Leto, Io so che cosa è il male

Gabriella Leto
18 marzo 1930 – 19 maggio 2019

 

Io so che cosa è il male
il suo affondo spietato
il calcolo venale
di violenza e di frode
e il suo perversare.
Ma il peccato – che muta
nei tempi e nelle mode
le sue passioni amare
non so che sia – lo ignoro
certo è vita vissuta
forse senza decoro.

 

da Aria alle stanze, Einaudi 2003

I poeti della domenica #358: Valentino Zeichen, Et in Arcadia ego

[Valentino Zeichen, foto di Uliano Lucas]

Et in Arcadia Ego
(Guercino)

È incontinenza speculativa dei pastori arcadi
dischiudere fra gli arbusti i sentieri del bosco;
scostare le poetiche fronde d’alloro e
danneggiare la pittura nella concitazione
pur di confrontare orme filosofiche;
imbattersi non nel solitario cinghiale
ma nell’apparire di un inatteso belvedere.

Alla vista, una fronte ripida,
dove spericolati pensieri salivano
in cima alle vette del sapere
affrontando vertigini morali
e gravi pendenze lì
spazia la mosca e alloggia
nelle vuote orbite oculari.
Sul piedistallo sosta un ratto,
disinvolto interlocutore del teschio;
nel loro fitto scambio di vedute
si intravedono i prototipi
della chincaglieria romantica.
Al cospetto dell’allegoria
i pastori s’ingannano d’apparenza;
sulla bilancia degli indizi
eludono la tara innaminabile
e propendono per la mite illusione
che trattasi di “natura morta”.

 

Valentino Zeichen, Pagine di gloria [1983], ora in Poesie 1963-2014, Mondadori 2017

I poeti della domenica #357: Valentino Zeichen, Il ventaglio di Leonardo Da Vinci

[Valentino Zeichen, foto di Dino Ignani]

Il ventaglio di Leonardo da Vinci

Quale stravagante
fa la sua apparizione
la pratica empirica
che indaga nel molteplice
dispiegando il ventaglio della natura;
la quale non sottende altro
che stratigrafie di fenomeni;
nell’insieme pare disinteressarsi e neanche
celare dispettosamente ai pregiudizi
il “principio universale ricercato”.

Fra le stecche divaricate
della ruota del pavone
si ammira lo spiegamento del mondo
che corrisponde alle ancora approssimative
branche della scienza
i cui neonati artigli
impediranno alla longa manus
della controriforma
di richiudere del tutto il ventaglio
aperto da Leonardo.

 

Valentino Zeichen , Pagine di gloria [1983], ora in Poesie (1963-2014), Mondadori 2017

I poeti della domenica #356: Adele Cambria, Comizio a Rizziconi

 

Io so che un’altra dimensione
misura materia
avrò, per cui il mio corpo
dilatato leggero
come un’ostia
eppure mio, ancora,
(di me)
aliterà sopra gli ulivi
e sfioreranno, le cime violette dei miei seni
il grappolo morbido del glicine
e lo penetrerà gemendo
nella vagina quieta come un porto
dimenticato,
greco d’eucalipto.

In AA. VV., La parola elettorale. Viaggio nell’universo politico maschile, Roma, Edizioni delle donne, 1976

I poeti della domenica #355: Adele Cambria, Ragazzi di Sicilia, compagni

 

Ragazzi di Sicilia, compagni,
possibile che questa terrazza
prua notturna sull’acqua
vietata alla mia adolescenza
supina/ribelle
di donna
PICCOLOBORGHESE
MERIDIONALE
io la conquisti ora con voi
dopo anni
e non ho rughe sulla faccia
compagni
ma bandiere nel cuore
e rosse
squillano finalmente le mie vene
con voi dopo il comizio
disadorno
caparbio
nello slargo
tra le case povere di Scilla
in vista al mare
e perfino i televisori tacevano
mentre, con parole, ci andavamo riconoscendo
di pelle fraterna.

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In AA. VV., La parola elettorale. Viaggio nell’universo politico maschile, Roma, Edizioni delle donne, 1976