I poeti della domenica

I poeti della domenica #290: Valerio Magrelli, Non tutto è perduto

Non tutto è perduto
se un anno ogni quattro
perfino il calendario gregoriano
prepara un’offerta residua.
La premurosa eccedenza del tempo
va intesa come norma di natura
cenno della cautela che promette
ad ogni cosa un dono bisestile.

.

In Nature e venature, Milano, Mondadori, collana”Lo Specchio”, 1987.

I poeti della domenica #289: Amelia Rosselli, La passione mi divorò giustamente

.

La passione mi divorò giustamente
la passione mi divise fortemente
la passione mi ricondusse saggiamente
io saggiamente mi ricondussi

alla passione saggistica, principiante
nell’oscuro bosco d’un noioso
dovere, e la passione che bruciava

nel sedere a tavola con i grandi
senza passione o volendola dimenticare

io che bruciavo di passione
estinta la passione nel bruciare

io che bruciavo di dolore nel
vedere la passione così estinta.
Estinguere la passione bramosa!
Distinguere la passione dal

vero bramare la passione estinta
estinguere tutto quel che è
estinguere tutto ciò che rima
con è: estinguere me, la passione

la passione fortemente bruciante
che si estinse da sé:

Estinguere la passione del sé!
estinguere il verso che rima
da sé: estinguere perfino me

estinguere tutte le rime in
“e”: forse vinse la passione
estinguendo la rima in “e”.

 

.
In Documento (1966-1973), Milano, Garzanti, 1976.

I poeti della domenica #288: Giovanni Giudici, Una sera come tante

giudici-fonte l’indiceonline

 

Una sera come tante, e nuovamente
noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro
settimo piano, dopo i soliti urli
i bambini si sono addormentati,
e dorme anche il cucciolo i cui escrementi
un’altra volta nello studio abbiamo trovati.
Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti.

Una sera come tante, e i miei proponimenti
intatti, in apparenza, come anni
or sono, anzi più chiari, più concreti:
scrivere versi cristiani in cui si mostri
che mi distrusse ragazzo l’educazione dei preti;
due ore almeno ogni giorno per me;
basta con la bontà, qualche volta mentire.

Una sera come tante (quante ne resta a morire
di sere come questa?) e non tentato da nulla,
dico dal sonno, dalla voglia di bere,
o dall’angoscia futile che mi prendeva alle spalle,
né dalle mie impiegatizie frustrazioni:
mi ridomando, vorrei sapere,
se un giorno sarò meno stanco, se illusioni (altro…)

I poeti della domenica #287: Clara Sereni, ‘La speranza conquistata’ e altre poesie

 

La speranza conquistata
acerba
conquistata e regalata
che siano per te
adesso
la voce spinosa dentro una canzone
il cuore scavato
la memoria che addolcisce,
smiela,
lega i denti

 

Raccontare
a te
agli orologi che svuotano i minuti
al braccialetto di spago
alle porte senza chiavi
e a quella di cui tu possiedi la chiave
il tempo che mi ha costruita,
il tempo rosso in cui dicevamo “noi”

 

Smembrare e spezzettare
perché tu possa masticare
la memoria che non ti appartiene,
i giorni della quasi quiete
(i più indecifrabili),
quando le onde che increspavano la superficie
sembravamo un modo per contrastare l’abitudine,
ribadire i principi,
non presumersi in equilibrio
perché non sta bene
ma esserlo, quanto si poteva

 

© Questi testi sono apparsi in esergo ai primi tre capitoli de Il lupo mercante, Milano, Rizzoli, 2007.

I poeti della domenica #286: Valentino Zeichen, Chiromanzia

 

CHIROMANZIA

Del destino che ha fame di bandito
la traiettoria del sospetto
fa l’indiziato
che ordisce agguati sulle linee
di comunicazione della mano.
Per dove scorre ogni cognome del desiderio
viene meno la sicurezza
e nessuna compagnia intende assumersi
il rischio assicurativo.
Navighiamo attesi da pericoli esibizionistici
contando che qualche canale
unisca le grandi vie sciagurate
per riparare nel male minore.

.

In Ricreazione, Milano, Società di poesia per iniziativa dell’editore Guanda, 1979

I poeti della domenica #285: Giorgio Caproni, Alba

Una cosa scipita,
col suo sapore di prati
bagnati, questa mattina
nella mia bocca ancora
assopita.

Negli occhi nascono come
nell’acque degli acquitrini
le case, il ponte, gli ulivi:
senza calore.

È assente il sale
del mondo: il sole.

.
In Come un’allegoria (1932-1935), Genova, Degli Orfini, 1936.

I poeti della domenica #283: Vittorio Sereni, Via Scarlatti

Con non altri che te
è il colloquio.

Non lunga tra due golfi di clamore
va, tutta case, la via;
ma l’apre d’un tratto uno squarcio
ove irrompono sparuti
monelli e forse il sole a primavera.
Adesso dentro lei par sera.
Oltre anche più s’abbuia,
è cenere e fumo la via.
Ma i volti i volti non so dire:
ombra più ombra di fatica e d’ira.
A quella pena irride
uno scatto di tacchi adolescenti,
l’improvviso sgolarsi d’un duetto
d’opera a un accorso capannello.

E qui t’aspetto.

.e

In Gli strumenti umani, Torino, Einaudi, 1965.

I poeti della domenica #182: Pietro Ingrao, ‘Per gli incolori/ che non hanno canto’

.

Per gli incolori
che non hanno canto
neppure il grido,
per chi solo transita
senza nemmeno raccontare il suo respiro,
per i dispersi nelle tane, nei meandri
dove non c’è segno, né nido,
per gli oscurati dal sole altrui,
per la polvere
di cui non si può dire la storia,
per i non nati mai
perché non furono riconosciuti,
per le parole perdute nell’ansia
per gli anni che nessuno canta
essendo solo desiderio spento,
per le grandi solitudini che si affollano
i sentieri persi
gli occhi chiusi
i reclusi nelle carceri d’ombra
per gli innominati,
i semplici deserti:

fiume senza bandiere senza sponde
eppure. eterno fiume dell’esistere.

.
in L’alta febbre del fare, Milano, Mondadori, 1994; anche epigrafe in Clara Sereni, Eppure, Mondadori, 1995 (volume da cui è tratto questo testo).

I poeti della domenica #281: Eugenio Montale, La #storia

I

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima o il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario,
e la direzione non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra
carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

II

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’ incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

.
in Satura, Milano, Mondadori, 1971.

I poeti della domenica #280: Lutz Seiler, (nosferatu)

(nosferatu)

fritz w. plumpe alias murnau, perì
per disgrazia negli USA. nikolaus
nakszynski alias kinski abitava in subaffitto, 7
anni bonner strasse a berlino. io

vivevo in campagna & mangiavo »zetti« di
zeitz per la buonanotte  con bacio-nocciola oppure
in braccio stavo al tavolino da fumo
col piano di bronzo, poi

già più fuori che dentro, nel corridoio, una musica
m’afferrò alle caviglie & per entro
a un interstizio di luce, fievole, volsi

gli occhi al film della sera: un
morto smilzo, che inviperito sgusciava
—-dal suolo con
cricchiare di gomene, mi

cinse col suo sguardo – lì
la porta si serrò & io, confuso, al buio
salii le scale alla mia stanza; non
è ancora finito il film che ne seguì

(traduzione di Federico Italiano)

 

(nosferatu)

fritz w. plumpe alias murnau ver-
unglückte in USA. nikolaus
nakszynski alias kinski wohnte untermiete, 7
jahre bonner strasse in berlin. ich

lebte auf dem land & ass »zetti« aus
zeitz zur gute nacht mit walnusskuss oder
umarmt stand ich am rauchertisch
mit der bronzeplatte. dann

halb schon hinaus, im flur, erwischte mich
auf kaltem fuss eine musik & durch
den lichtspalt, leise, sah

ich zum abendfilm zurück: ein
dünner toter, der verbissen, knirschend wie
—-an trossen aus
dem boden klappte, um-

fasste mich mit seinem blick – so
fiel die tür ins schloss & ich, verwirrt, im dunkel
stieg die treppe auf mein zimmer; der
film, der folgte, läuft noch immer

 

Edizione di riferimento: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott. A cura di Paola Del Zoppo. Traduzioni di Gio Batta Bucciol, Anna Maria Curci, Milo De Angelis, Paola Del Zoppo, Federico Italiano, Theresia Prammer, Silvia Ulrich, Del Vecchio Editore, pp- 186-189.

I poeti della domenica #279: Lutz Seiler, hubertusweg

hubertusweg

….. sbarramento, crescita irta: il bosco prussiano
è meccanica morenica, come se
potesse ancora avanzare, parola

per parola, quando fresco
tra le foglie, con la pioggia che arriva, il vento
attacca e
inizia il suo lungo, lento
parlare per anni
io stesso sono stato bosco di giorno

nelle resistenze alla luce
degli alberi, di notte sepolto
nelle venature degli iris – per anni

niente. ciò che udii
la battuta di caccia, l’inchiostro nel vello dei suoi corpi
volanti grandi un pugno, ogni
salmo seguito

dal salmodiare, un odore
che anneriva gli specchi nella casa, quelli
erano i vecchi: le loro orme
che già salivano sulla schiena, il loro
procedere osmotico
dalla pelle al bosco, dal

senso agli occhi: giocato
alla cieca persi immagine per immagine, vidi
il mio cranio tremante premuto

contro la testata del letto, udii
l’inchiostro nel vello, la parola base scritta
con scriminatura balbettante, il bosco

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

hubertusweg

…heimleuchten, hartwuchs: der preussische wald
ist moränen-mechanik, als ob
er noch aufrücken könnte, wort

für wort, wenn kühl
im laub mit dem regen, der kommt, der wind
anschlägt und
sein langes, langsames sprechen
beginnt jahrelang
selber wald gewesen tags

in den lichtbeständen
der bäume, nachts in den maserungen
der iris vergraben – jahrelang

nichts. was ich hörte
die treibjagd, die tinte im fell seiner faustgrossen
fliegenden körper, jeder
psalm verfolgt

vom psalmodieren, ein geruch
der die spiegel schwärzte im haus, das
waren die alten: ihre spuren
die schon stiegen im rücken, ihr
osmotisches schreiten
aus der haut in den wald, aus

dem sinn in die augen: blind
gespielt verlor ich bild für bild, ich sah
meinen zitternden schädel gepresst

an den giebel des bettes, ich hörte
die tinte im fell, das grundwort geschrieben
mit stotterndem scheitel, der wald

 

Edizione di riferimento: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott. A cura di Paola Del Zoppo. Traduzioni di Gio Batta Bucciol, Anna Maria Curci, Milo De Angelis, Paola Del Zoppo, Federico Italiano, Theresia Prammer, Silvia Ulrich, Del Vecchio Editore, pp- 132-135.

Qui, nella pagina della rubrica di Poetarum Silva “Gli anni meravigliosi” dedicata a Peter Huchel, la ‘storia’ del titolo di questo componimento di Lutz Seiler.

I poeti della domenica #278: Dario Villa, “tra la veglia del mondo…”

villa_insolubili

tra la veglia del mondo
e il sonno della luna
pulsa un arto staccato
un polso di natura sconosciuta

è alta l’urna notturna
è strappata l’atavica livrea
del buio che ci serviva è sepolta
viva la dubbia fedeltà dell’ombra

l’occhio che qui covava un sogno basso
di mondo è schiuso adesso a un’altra sete
sugge lacrime agli incubi
beve spilli puntati nella rètina

sputa l’estraneità delle pupille
incuba sogni d’uova
e concubine i cubi che scovava
non consentono nuove costruzioni

la notte mura visioni e cubicoli
favolosi cavilli
stroncati in boccio simboli abortiti
in grembo al limbo embrioni d’alcova

Dario Vlla, Abili insolubili, Marsilio 1995