I poeti della domenica

I poeti della domenica #146: Lorenzo Calogero, Dai quaderni del 1957

26 marzo

XI

Bianchi passi e la marina
attigua. Un’insolita quiete di vivere
fra i bianchi sassi. Poteva spegnersi
un ricordo di un’altra vita.

Io sapevo i nastri sognanti
e un silenzio glabro.
Ma un turbine scuote
e tu a ritroso lentamente vedevi

Q ‘57 60

.

XII

Odi l’acqua gelida
che si avvicina né io potevo sapere
altro di te che questa coltre di cenere
sopra i vulcani spenti. Il corpo
è spettro del nostro pane non più colore o donna
o celeste alito. Questo sapore,
questa scaltrita innocenza s’avvicina
coll’alito del tuo domani. Ma non qui
su questa rude scorza, su la sopita essenza
quando il tuo corpo appare vaporoso
o è di donna.
Io ti avevo tanto attesa a metà dell’aria
come una stella lungo una riva.

Q ‘57 60

 

Frammenti tratti dai quaderni manoscritti inediti risalenti al 1957 trascritti e curati dalla nipote del poeta Lucia Calogero in Lorenzo Calogero, Dai quaderni del ’57, stampati in 500 copie numerate dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze.

http://www.lorenzocalogero.it/inediti/1957/

I poeti della domenica #145: Lorenzo Calogero, Dai quaderni del 1957

6 marzo 1957

III
Era una grande mattina china
e fuori del tuo silenzio la legge.
Poi ponevano giuochi o erano
grandi corolle d’albero,
perché uno si sentiva più povero

Poi fu vero uno sguardo
ed uno meditabondo alla fine in due.
Io non sapevo ciò che si intersecava su questa ringhiera
o era uno ed invisibile che come acqua geme
sempre alla tempia.

Io guardavo sul tuo glabro lato.

Q ‘57 54

 

VI

Ora è rosso sangue e come vino
acceso si asciuga. Ma non ti adirare!
Così sordo il soffio di un vapore
di un mondo dove una luna
arde o è gemente. Tu dentro un velo
di cristallo o farsi udivo un canto
e sulla limpida riva dello stagno
il tuo passo è breve.
Forse non furono mai vizi
i giorni come oggi avviene
per nozze e un cristallo
violetto ora dorme. Ma era presso un’isola
una fontana e tu stanca
nel tuo cuore distrutta.

Q ‘57 55

 

VII

Ma da qui a lei sono sospesi
i tempi. Ancora solevi udire

Ti nascondevi a me per gioco
nei modi dell’imitazione dell’amore
solevi dire: questa disperata vicenda
e un’altra fu in un giorno di grano.

Non seguivi il richiamo
non udivi alla gola l’umore odore umile
che resta. E poi senza parere più quella
fu un’enigma di sole.

Il fantastico lume si spegne
ti guarda una luce titubando
in frantumi

Ma bene e perché nell’aria
vaga – non era forse modesta
intirizzita l’aria di legno; ma questo ghirigoro
di seta della vita sulle tue dita
che passa; ma mobile molle di acqua
ti lasciò in frantumi; una giacca di seta
era – un paio di scarpe – guarda –
sopra una vasca gialla
e un foro era intirizzito di seta;
l’amarulenza del fiume –
una fanciulla dalla cintura in rosso –
Ma vedi, non stava bene, non era mobile
sulla via – ; e si seppe; altri ti guardavano
dalle siepi gialle

e silente era il regno della tua pelle
e tu eri acuminata in rosso
come la tua febbre che splendeva
mentre camminavi un po’ indietro

ma non più di un rosso era,
un colore di seta doppio e giallo;
forse era la fortuna che si leggeva alle tempie
sui tuoi capelli, sulla città desiderata.
Una regione navigava in basso
(come fetido era l’odore dei piedi sempre)
e un fanciullo si asciugava a mezza strada
i capelli. Tu eri pazzo e nessuno ti bada
sovranamente tra quelli
che una volta ti guardavano, ti mordevi
un dito in mezzo alla tua casa, quando morte era
o era un desiderato nulla;
per cui tu una sera, sulle tue labbra,
a una stella mentisti.

Ma forse ti cerco e il silenzio era sbagliato
da quel profumo che ti veniva a stormo.
Forse fu un’insolita vicenda.
Una ti stava a lato e un tonfo secco
un soffio seguì in gola.

Ma tu dritta e a perdifiato
e poi un turbine si avvicenda
nello spazio.

Q ‘57 55

 

Frammenti tratti dai quaderni manoscritti inediti risalenti al 1957 trascritti e curati dalla nipote del poeta Lucia Calogero in Lorenzo Calogero, Dai quaderni del ’57, stampati in 500 copie numerate dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze.

http://www.lorenzocalogero.it/inediti/1957/

I poeti della domenica #144: Adam Zagajewski, I miei maestri

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I miei maestri non sono infallibili.
Non sono come Goethe che solo quando
in lontananza piangono i vulcani
non riesce a prender sonno, né Orazio
che scrive nella lingua degli dèi
e dei chierichetti. I miei maestri
mi chiedono consiglio. Avvolti
da morbidi cappotti gettati in fretta
sopra i sogni, all’alba, mentre un vento
freddo interroga gli uccelli, i miei
maestri parlano sussurrando.
Sento che la loro voce trema.

© Adam Zagajewski, da Dalla vita degli oggetti, poesie 1983-2005, a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi 2012.

I poeti della domenica #143: Adam Zagajewski, La sconfitta

Adam Zagajewski, photo by Krzysztof Dubiel for the Polish Book Institute

Adam Zagajewski, photo by Krzysztof Dubiel for the Polish Book Institute

Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde,
l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure.
I rondoni danzano nell’aria,
a loro agio nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,
solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce
il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi,
tu, di me. Il tè amaro ha il sapore
di profezie bibliche. Purché
non ci sorprenda la vittoria.

© Adam Zagajewski, da Dalla vita degli oggetti, poesie 1983-2005, a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi 2012.

I poeti della domenica #142: Anna Toscano, Marzo con la neve

anna toscano - foto di anna pavone

anna toscano – foto di anna pavone

Anna Toscano, Marzo con la neve da Doso la polvere, La Vita Felice, 2012

*

La neve di marzo è come
la tua orma sulle mie lenzuola,
una euforia interrotta
l’eco di un silenzio

La neve a marzo è prendere
la panna con le mani,
leccare il cucchiaio dell’impasto
uvette sparse sul tavolo.

Marzo con la neve è assopirsi
nel calore della tua parte di letto,
e svegliarsi con la primavera
impigliata tra i capelli.

*

© Anna Toscano

I poeti della domenica #141: Giorgio Caproni, Marzo

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Marzo

.  Dopo la pioggia la terra
è un frutto appena sbucciato.

.  Il fiato del fieno bagnato
è più acre – ma ride il sole
bianco sui prati di marzo
a una fanciulla che apre la finestra.

.

da Come un’allegoria (1932-1935), ora in Giorgio Caproni, L’opera in versi, Mondadori, “I Meridiani”, 1998

I poeti della domenica #140: Elio Pagliarani, Se domani ti arrivano dei fiori

Elio Pagliarani, foto di Dino Ignani

Elio Pagliarani, foto di Dino Ignani

 

Se domani ti arrivano dei fiori
sbagli se pensi a me (io sbaglio se
penso che il tuo pensiero a me si possa
volgere, come il volto tuo serrato
con mani troppo docili a carpire
quando sulle tue labbra m’era dato
baci dalla città) non so che fiori
siano: te li ha mandati per amore
d’amore uno incontrato in trattoria
dove le mie parole spesso s’urtano
con la gente di faccia.

::::::Che figura

t’ho data, quali fiori può accordare
nella scelta all’immagine riflessa
di te?

Non devi amarmi se ti sbriciolo
su una tovaglia lisa: e non mi ami.

.

© Elio Pagliarani, Se domani ti arrivano dei fiori, da Inventario Privato, Veronelli, 1959 (ora in Tutte le poesie, Garzanti)

 

I poeti della domenica #139: Charles Simic, O primavera

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O Spring

O Spring, if I were to face a firing squad
On a day like this, I’d wear
One of your roadside flowers
Behind my ear, lift my chin high

Like a pastry cook standing
Next to a prize-winning wedding cake,
Smile like a hairdresser
Giving Cameron Diaz a shampoo.

Lovely day, you passed through town
Like a Mardi Gras parade
With ladies wearing colorful plumage on their heads
Riding on your floats,

Leaving the moon in the sky
To be our night watchman and check with its lantern
On every last patch of snow
That may be hiding in the woods.


O primavera

O primavera, dovessi affrontare un plotone d’esecuzione
in un giorno così, mi infilerei
uno dei tuoi fiori da ciglio di strada
dietro l’orecchio, alzerei il mento

come un pasticciere impettito
accanto a una torta nuziale appena premiata,
sorriderei come un parrucchiere
che sta facendo lo shampoo a Cameron Diaz.

Splendido giorno, sei passato per il paese
come una sfilata di carnevale
con le donne dalle piume multicolori in testa
sui tuoi carri da parata,

lasciando alla luna in cielo
il ruolo di guardia notturna che con la sua lanterna
ispeziona ogni minima chiazza di neve
che ancora si nasconde nel bosco.

da Charles Simic, The Lunatic, trad. di Damiano Abeni e Moira Egan, Elliot 2017

 

I poeti della domenica #138: Gianni Montieri, Per esempio mia nonna

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I poeti della domenica #138: Gianni Montieri, da Avremo cura, Zona 2014

*

Per esempio mia nonna
era il punto più distante
dalla morte. Nonna era il bianco
quella che restava in piedi
sulle macerie, tra le briciole
(sempre poche) da spartire.
Lei era di un altro sud
sorrideva, non moriva.

*

© Gianni Montieri

I poeti della domenica #137: Mario Paoletti, Turno di notte

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Turno di notte

Ora è solo un pezzo di carne stanca
che torna dal lavoro notturno.
Con gesto brusco si cava gli stivali,
getta i pantaloni sulla sedia, accende una sigaretta
e contempla la miseria della sua cuccia.
Si corica.
Vuole dormire, morire per un po’.
Strette le gambe, si rannicchia come un feto,
passa un braccio sotto al cuscino
inutilmente: il sonno non arriva.

Si rigira: allunga le gambe, scosta il lenzuolo,
prova la peretta della luce, starnuta e pensa:
“Adesso m’addormento”.
Sogna per tre secondi
e proprio allora scricchiola quel maledetto armadio
di falso mogano e falso specchio veneziano.
Suona falso anche lo scricchiolio.

L’uomo è terribilmente stanco.
Vorrebbe dormire per sempre in fondo al mare
in un sacello di piombo con oblò
per poter vedere, ogni tanto,
il passaggio degli squali morti.

Fischia una locomotiva, passa un tram,
un manico di scopa sbatte contro i mosaici.
Lamentandosi come un bebé col mal d’orecchi
l’uomo finalmente si addormenta.

E allora, come se il mondo
stesse aspettando solo quel preciso segnale,
un raggio grigio si dipinge sul lucernario
e nella città comincia ad albeggiare.

 

Turno noche

Ahora, es sólo un pedazo de carne cansada
que vuelve del trabajo nocturno.
con gesto huraño se quita los botines,
tira el pantalón sobre la silla, enciende un cigarillo
y contempla la roña de su cueva.
Se acuesta.
Quiere dormir, morirse por un rato.
Juntas la piernas, se acurruca como un feto,
pasa un brazo por debajo de la almohada
inutilmente: el sueño no viene.

Se da vuelta, estira las piernas, lebanta la sábana,
tantea la perilla de la luz, estornuda y piensa:
“Ahora me voy a dormir”.
Sueña un sueño de tres segundos
y justo entonces cruje el putísimo ropero,
de falsa caoba y falsa luna veneciana.
Hasta el crujido suena a falso.

El hombre está terriblemente cansado.
Quisiera dormir por siempre en el fondo del mar
en una piccita de plomo con ventanillas
por donde se pudiera ver, de vez en cuando,
el paso de los tiburones muertos.

Pita una locomotora, pasa un tranvía,
choca una palo de escoba contra los mosaicos.
Quejándose como un bebé con dolor de oídos
el hombre al fin se duerme.

Y entonces, como si el mundo
sólo hubiese estado esperando esa precisa señal,
una raya gris se pinta en el tragaluz
y en la ciudad comienza a amanecer.

da: Mario Paoletti, Di oggi, Omero prende solo il fiore. Traduzione e cura di Antonietta Tiberia. Prefazione di Dante Maffia, Fusibilia Libri 2015

I poeti della domenica #136: Daniela Attanasio, ‘O questa libertà di vivere sopra’

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3.

O questa libertà di vivere sopra
la morte e l’infelicità, questa vogliosa
aura attorno al noto sopra le ingombre car-
reggiate a mezza strada tra chi si perde
e chi soltanto aspira, tutto come se fosse
scritto e vuoto

© Daniela Attanasio, in La cura delle cose, Roma, Empirìa, 1993

I poeti della domenica #135: Antonella Anedda, ‘Non ti ho detto che la mia paura è una piccola macchia’

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Non ti ho detto che la mia paura è una piccola macchia,
una zona calva, una frazione di pelle nuda.
Vedevo il suo impercettibile ingrigirsi.
La paura s’imperla come un’ostrica
il bordo sfrangiato di grigio più scuro.
Tanto piccola da non essere spiegabile.
Screpolata. Tanto insignificante
da non darmi voce per gridare la scoperta
che il male non si espande ma si addensa.

© Antonella Anedda, in Salva con nome, Milano, Mondadori, 2012.