I poeti della domenica

I poeti della domenica #298: Dacia Maraini, Se amando troppo

se amando troppo

se amando troppo
si finisce
per non amare affatto
io dico che
l’amore è un’amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno
su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di schiuma
fra ricci di neve
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me

In viaggiando con passo di volpe, Milano, Rizzoli, 1991. 

I poeti della domenica #297: Mario Santagostini – Poi, verranno a dirtelo

 

Poi, verranno a dirtelo
come è stato facile uscire da questo terreno
e di suoi suoni e da queste ore distese
quando girano le rane al calore
e nuotano i campi e le alture
(case come massi bruciati,
case come indizi d’amore)
e ancora verranno a dirtelo,
che ne è stato di tonfi d’aria
e perché ti esplodevano i denti di gioia…
Ma è tempo d’altro
(caduta, azione).

 

In Uscire di città, ora Stampa 2009 (Milano, Ghisoni, 1972).

I poeti della domenica #296: Katherine Mansfield, Canto del mare

Canto del mare

Non voglio più pensare al mare!
Alle grandi onde verdi
E alla concava spiaggia,
Alle grotte di roccia bianca –
Non più, non più pensare
Al flutto e all’alga,
Al ribollir di schiuma.

Vive nella mia casa lontana la Memoria,
Non ha niente a che fare con me.

È vecchia e curva,
Ha un fagotto
Sulle spalle.
Sparse tutte le lacrime,
La voce, un roco schiocco.
Con un vecchio bastone
Spinoso avanza zoppicando,
E una pazza canzone
Ora lenta, or veloce
Le ansima in gola. (altro…)

I poeti della domenica #295: William Blake, Lo spazzacamino

Lo spazzacamino

Cosino tutto nero fra la neve,
Strilla in tono dolente “’zacamino”.
“Dimmi, il babbo e la mamma dove sono?”.
“Sono andati alla chiesa per pregare.
Poiché stavo contento in quella plaga,
Ed in mezzo alla neve sorridevo,
Mi hanno vestito in abiti di lutto,
Ed insegnato i canti del dolore.
E siccome in lietezza ballo e canto,
Ignoran che m’han fatto tanto male,
E stanno a pregar Dio, i Preti e il Re,
Che un paradiso fan di nostre pene”.

The Chimney Sweeper

A little black thing among the snow,
Crying ” ‘weep! ‘weep!” in notes of woe!
“Where are thy father and mother? say?”
“They are both gone up to the church to pray.
Because I was happy upon the heath,
And smil’d among the winter’s snow,
They clothed me in the clothes of death,
And taught me to sing the notes of woe.
And because I am happy and dance and sing,
They think they have done me no injury,
And are gone to praise God & his Priest & King,
Who make up a heaven of our misery.”

 

William Blake
(traduzione di Roberto Rossi Testa)
Edizione di riferimento: William Blake, Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza. A cura di Roberto Rossi Testa. Con un saggio di T.S. Eliot. Testo originale a fronte, Feltrinelli 2009  (su licenza temporanea SE, con i cui tipi era apparsa l’opera, con cura e traduzione di Roberto Rossi Testa, nel 1997)

 

I poeti della domenica #294: Bartolo Cattafi, “Nell’atrio, in attesa”

Cattafi in un disegno di @ Luca Crippa nella prima edizione di Nel centro della mano, 1951 http://www.bartolocattafi.it

NELL’ATRIO, IN ATTESA

Rimangono in un mucchio scolorito
rose e urine nell’atrio. Ignoto è il regno,
alba e attesa, crepuscolo di nubi dove Dio
s’annida, come un colombo gutturale.
Oscuro è il regno, ospite nell’atrio
mano incerta e straniera stacca al vento
la lampada incostante, scendila al petto
per leggerci l’epigrafe, sugli occhi
se le statue biancheggiano, se un triste
insetto stria la nostra mente.
L’arpa celeste insiste nelle stanze
tra un biondo cerchio di scheletri e di sedie;
arpa che ancora insisti, uccello
della morte lenta, sul fuoco polveroso.

 

Bartolo Cattafi, Poesie 1943-1979, Oscar Mondadori, 1990

I poeti della domenica #293: Garcia Lorca, Se tu

 

El cielo se perderá:
muchacha campesina,
bajo el cerezo,
lleno de rojos gritos,
te deseo.

El cielo se borrará…
Si intiendes esto,
al pasar por el árbol
me darias tus besos.

Il cielo scomparirà:
ragazza contadina,
sotto il ciliegio,
pieno di gridi rossi,
ti desidero.

Il cielo si cancellerà…
Se tu lo capissi,
passando sotto gli alberi
mi baceresti.

 

Poesie sparse, Garzanti 1987; traduzione di Carlo Bo

I poeti della domenica #292: Primo Levi, Approdo

 

APPRODO

Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sé mari e tempeste,
i cui sogni sono morti e mai nati;
E siede e beve all’osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l’uomo come una fiamma spenta,
Felice l’uomo come sabbia d’estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.

10 settembre 1964

.

In Ad ora incerta, Milano, Garzanti, 1984

I poeti della domenica #291: Pier Paolo Pasolini, Io sono una forza del passato

 

Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più

.
In Poesia in forma di rosa, Milano, Garzanti, 1964

I poeti della domenica #290: Valerio Magrelli, Non tutto è perduto

Non tutto è perduto
se un anno ogni quattro
perfino il calendario gregoriano
prepara un’offerta residua.
La premurosa eccedenza del tempo
va intesa come norma di natura
cenno della cautela che promette
ad ogni cosa un dono bisestile.

.

In Nature e venature, Milano, Mondadori, collana”Lo Specchio”, 1987.

I poeti della domenica #289: Amelia Rosselli, La passione mi divorò giustamente

.

La passione mi divorò giustamente
la passione mi divise fortemente
la passione mi ricondusse saggiamente
io saggiamente mi ricondussi

alla passione saggistica, principiante
nell’oscuro bosco d’un noioso
dovere, e la passione che bruciava

nel sedere a tavola con i grandi
senza passione o volendola dimenticare

io che bruciavo di passione
estinta la passione nel bruciare

io che bruciavo di dolore nel
vedere la passione così estinta.
Estinguere la passione bramosa!
Distinguere la passione dal

vero bramare la passione estinta
estinguere tutto quel che è
estinguere tutto ciò che rima
con è: estinguere me, la passione

la passione fortemente bruciante
che si estinse da sé:

Estinguere la passione del sé!
estinguere il verso che rima
da sé: estinguere perfino me

estinguere tutte le rime in
“e”: forse vinse la passione
estinguendo la rima in “e”.

 

.
In Documento (1966-1973), Milano, Garzanti, 1976.

I poeti della domenica #288: Giovanni Giudici, Una sera come tante

giudici-fonte l’indiceonline

 

Una sera come tante, e nuovamente
noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro
settimo piano, dopo i soliti urli
i bambini si sono addormentati,
e dorme anche il cucciolo i cui escrementi
un’altra volta nello studio abbiamo trovati.
Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti.

Una sera come tante, e i miei proponimenti
intatti, in apparenza, come anni
or sono, anzi più chiari, più concreti:
scrivere versi cristiani in cui si mostri
che mi distrusse ragazzo l’educazione dei preti;
due ore almeno ogni giorno per me;
basta con la bontà, qualche volta mentire.

Una sera come tante (quante ne resta a morire
di sere come questa?) e non tentato da nulla,
dico dal sonno, dalla voglia di bere,
o dall’angoscia futile che mi prendeva alle spalle,
né dalle mie impiegatizie frustrazioni:
mi ridomando, vorrei sapere,
se un giorno sarò meno stanco, se illusioni (altro…)

I poeti della domenica #287: Clara Sereni, ‘La speranza conquistata’ e altre poesie

 

La speranza conquistata
acerba
conquistata e regalata
che siano per te
adesso
la voce spinosa dentro una canzone
il cuore scavato
la memoria che addolcisce,
smiela,
lega i denti

 

Raccontare
a te
agli orologi che svuotano i minuti
al braccialetto di spago
alle porte senza chiavi
e a quella di cui tu possiedi la chiave
il tempo che mi ha costruita,
il tempo rosso in cui dicevamo “noi”

 

Smembrare e spezzettare
perché tu possa masticare
la memoria che non ti appartiene,
i giorni della quasi quiete
(i più indecifrabili),
quando le onde che increspavano la superficie
sembravamo un modo per contrastare l’abitudine,
ribadire i principi,
non presumersi in equilibrio
perché non sta bene
ma esserlo, quanto si poteva

 

© Questi testi sono apparsi in esergo ai primi tre capitoli de Il lupo mercante, Milano, Rizzoli, 2007.