I poeti della domenica

I poeti della domenica #188: Dario Bellezza, Un nemico della poesia

bellezza-colosseo

Un nemico della poesia

Che i poeti meritino il disprezzo universale se ancora
si occupano dei loro malcerti amori e fissazioni stravaganti,
eros di minoranza nel viaggio comune verso l’indocile
bestia che possiede e avanza verso la rovina. Predichino
piuttosto il salto, lo svelamento, la conclusione nelle braccia
della modernità a tutti i costi.

.

da Colosseo e altri luoghi, Edizioni Seam, 2013

I poeti della domenica #187: Dario Capello, Centrale

 

Centrale

 

Invece li vedi
scendono dai treni si corrono incontro
dappertutto
orizzonti, punti cardinali, sillabe
sgranate.
Hanno lasciato a sé
il senso di esistere
nella spina dorsale dove entra
esce dagli uni agli altri
l’interno, l’esterno di chi si getta
al collo di qualcuno.

Ti domandi dove ha fallito
Orfeo, nell’apparizione
dei pedoni che cercano il centrocittà,
pochi isolati, poi le cabine
dei telefoni, poi nulla.

da Il corpo apparente, di Dario Capello, Cdc Poesia, 2000.

I poeti della domenica #186: Marco Giovenale, Fa lo stesso, tutto sommato il tempo

fa lo stesso, tutto sommato il tempo
è andato identico, non è rimasto
niente di quello che eravamo
(aravamo – taglia corretto,
se mima questo, il vetro;
che ha ragione come hanno
ragione le cose trasparenti)

© Marco Giovenale, in criterio dei vetri, Salerno/Milano, Oedipus, 2007

Grazie a Davide Valecchi per questa scelta.

I poeti della domenica #185: Fulvio Segato, Apro le finestre delle stanze

Apro le finestre delle stanze,
cammino con calma da una
all’altra, come se ne avessi di tempo,
come se non avessi sprecato nulla,
né un minuto né un secondo.
Non ho le scarpe, fanno rumore,
e un vestito leggero che si muove
quando il vento muove anche le foglie.
Se incontro qualcuno faccio un gesto
col palmo alzato, un saluto di fretta
poi avanti in un’altra camera
in cerca di un altro odore che
non sia di fradicio o marcio o polvere.
È nella cucina che passo più tempo
perché qui più tempo mi è passato addosso,
lasciando le sue macchie d’umido
negli angoli alti vicino al soffitto
vicino alla lampada di luce perfetta senza ombre.
Nessun rimpianto, niente è stato sprecato.
Gli armadi hanno le porte sigillate
di legno scuro senza nodi. Anche se chiudo gli occhi
so trovare la stanza con la sedia nel centro,
so dove sedermi, so dove orientare il viso
e so che oltre quel muro c’è la piazza
dove scialai la fretta di vivere
e se tendo l’orecchio posso sentire
quel brusio, quelle chiacchiere indistinte
come l’acciottolarsi di sassi umidi in riva,
quella sensazione triste d’essere lavato,
di non essere stato lì, al centro del bosco,
quando cominciò la prima raffica e tutto
iniziò a muoversi con una follia di verde.

© Fulvio Segato, in La consuetudine dei frantumi, Rimini, Fara editore, 2013

Grazie a Davide Valecchi per questa scelta.

I poeti della domenica #184: Nicola Gardini, Qualcosa

Qualcosa

Forse qualcosa in quell’acqua
per la prima volta che chiama
come se fosse l’ultima volta
di là da qualsiasi chiarore

di ogni chiarissimo nome –
Qualcosa che è la stessa cosa
che chiama irrimediabilmente
eppure non vuole farsi ricordare –

Scherzi dell’acqua sfiorata
dallo sguardo e non capita
che forse non era un’acqua

neppure e in quel qualcosa
comunque continuerà, ancora
per nessuno tenterà una parola.

.

Nicola Gardini, Le nuvole, Crocetti, Milano, 2007

I poeti della domenica #183: Roberto Carifi, Drieu

Drieu

Ho guardato la polvere,
nient’altro che la polvere, il diario
e l’arma vicino al cuore.
Quando racconta c’è una lampada al neon,
una lampada che colpisce.
Dice voltatevi dalla parte giusta,
verso codesto esilio,
lo so che saremo interrogati,
che questa luce è finta.

.

Roberto Carifi, Nel ferro dei balocchi. Poesie 1983-2000, Crocetti, Milano, 2008

I poeti della domenica #182: Luciano Erba, Verso Santiago

Verso Santiago

Mi ritrovo negli spazi intermedi
su una strada di terra e cespugli
a perdita d’occhio verso i monti
non so se cantabrici o galleghi

mi ritrovo senza traccia di tappa
di sosta, di partenza, di arrivo
non incontro fonti né incroci
né querce in gruppo sull’altopiano

uno stento girasole selvatico
spunta da un campo di biada
non meno diverso da un segno

di ruota nel fango riarso
dalla polvere, da tutti gli sterpi
dalle grandi nuvole sopra di noi.

da: Luciano Erba, La terra di mezzo, Mondadori, Milano, 2000

I poeti della domenica #181: Paola Febbraro, Febbraio 1989

Febbraio 1989

Roma. Ora il cielo è molto grigio e basso
e i palazzi, le case hanno colori sbiaditi.

Scrivere, lasciare scritto, testimonianze di ‘viaggi’, di
materie toccate ma anche ogni poesia…una mela, un
pettine, un cerino e ancora
una serie di poesie: una carta nautica, una carta
topografica, istruzioni chimiche per miscelarsi a ciò che
ci sta attorno;
la prima parola o il primo verso che indica il punto da cui
cominciare un attraversamento…

C’è bisogno di una pioggia magica a Piazza Maggiore
a Bologna, una cascata di fiammelle. C’è bisogno di
prodigi
a Bologna
hanno bisogno di sentirsi fulminati dalla loro individualità,
dalle stellezze

da: Paola Febbraro, Stellezze. A cura di Anna Maria Farabbi, LietoColle, Faloppio (CO), 2012

I poeti della domenica #180: Mariangela Gualtieri, In quest’ora della sera

In quest’ora della sera
da questo punto del mondo

Io ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che popolano questo universo singolare
ringraziare desidero
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per il pane e per il sale
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede
per l’arte dell’amicizia
per l’ultima giornata di Socrate
per il linguaggio, che può simulare la sapienza
io ringraziare desidero
per il coraggio e la felicità degli altri
per la patria sentita nei gelsomini

e per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare
senza uno stupore antico

e per il mare
che è il più vicino e il più dolce
fra tutti gli Dèi
Io ringraziare desidero
perché sono tornate le lucciole
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati
per la bellezza delle parole
natura astratta di Dio
per la lettura, la scrittura
che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

per la quiete della casa
per i bambini che sono
nostre divinità domestiche
per l’anima, perché se scende dal suo gradino
la terra muore
per il fatto di avere una sorella
ringraziare desidero per tutti quelli
che sono piccoli, limpidi e liberi
per l’antica arte del teatro, quando
ancora raduna i vivi e li nutre

per l’intelligenza d’amore
per il vino e il suo colore
per l’ozio con la sua attesa di niente
per la bellezza tanto antica e tanto nuova (altro…)

I poeti della domenica #179: Beppe Salvia, Scrivere un’autobiografia definitiva in cui

 

Scrivere un’autobiografia definitiva in cui si
dica, quanto fu perso del ridere per cause
d’infamante insidia, e quanto poi riacquistato
e in che modo.
e in questo libro senza fedi e senza prezzo,
non sposo e nemmeno puttana, si sgrani la
maglia del mistero musivo, si abroghi l’Editto
e si abiuri e si faccia ammenda al sorriso.
Io raffigurato un gatto adolescente il libro
va diviso in gomitoli

 

© Beppe Salvia, in Elemosine Eleusine, Roma, Edizioni della Cometa, 1989.

I poeti della domenica #178: Primo Conti, Pugni al cielo

Pugni al cielo


Miseri resti e capelli
sui marmi degli uffici delle
latrine dei bar.

Sirene di riflettori sui palchi,
nelle campagne
e coltelli famelici che ruttano
contro il sole che non punisce
contro la pioggia che non lava


© Primo Conti, in L’incauta vetta 1915-1985, Milano, Scheiwiller, 1986.

Grazie a Simone Innocenti per l’ispirazione.

I poeti della domenica #177 : Ezra Pound, Canto XLV

XLV, “Contro l’usura”

Con usura

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo

non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu «La Calunnia» dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
                              CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

 

N.B. Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei Medici.)

 

Canto XLV
With Usura
 
With usura hath no man a house of good stone
each block cut smooth and well fitting
that design might cover their face,
with usura
hath no man a painted paradise on his church wall
harpes et luz
or where virgin receiveth message
and halo projects from incision,
with usura
seeth no man Gonzaga his heirs and his concubines
no picture is made to endure nor to live with
but it is made to sell and sell quickly
with usura, sin against nature,
is thy bread ever more of stale rags
is thy bread dry as paper,
with no mountain wheat, no strong flour
with usura the line grows thick
with usura is no clear demarcation
and no man can find site for his dwelling.
Stonecutter is kept from his tone
weaver is kept from his loom
WITH USURA
wool comes not to market
sheep bringeth no gain with usura
Usura is a murrain, usura
blunteth the needle in the maid’s hand
and stoppeth the spinner’s cunning. Pietro Lombardo
came not by usura
Duccio came not by usura
nor Pier della Francesca; Zuan Bellin’ not by usura
nor was ‘La Calunnia’ painted.
Came not by usura Angelico; came not Ambrogio Praedis,
Came no church of cut stone signed: Adamo me fecit.
Not by usura St. Trophime
Not by usura Saint Hilaire,
Usura rusteth the chisel
It rusteth the craft and the craftsman
It gnaweth the thread in the loom
None learneth to weave gold in her pattern;
Azure hath a canker by usura; cramoisi is unbroidered
Emerald findeth no Memling
Usura slayeth the child in the womb
It stayeth the young man’s courting
It hath brought palsey to bed, lyeth
between the young bride and her bridegroom
                               CONTRA NATURAM
They have brought whores for Eleusis
Corpses are set to banquet
at behest of usura.
N.B. Usury: A charge for the use of purchasing power, levied without regard to production; often without regard to the possibilities of production. (Hence the failure of the Medici bank.)

 

Ezra Pound, I Cantos, a cura di Mary de Rachewiltz, Mondadori (“I Meridiani”, 1985 [2011 l’edizione ultima]), pp. 444-447