I poeti della domenica #376: Biagio Marin, Quando piú moro

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Quanto piú moro

Quanto piú moro
– presensa al mondo intermitente
e luse che se spenze, de ponente –
tanto piú de la vita m’inamoro.

E del so rîe che fa fiurî l’avril
e del miel che l’ha in boca,
la prima neve che za fioca
sia pur lenta e zentil.

Melodioso l’anda per strà
de l’anca mola nel menèo
che ondesa comò fa ‘l canèo
nel maïstral disteso de l’istà.

Musica in ela
e in duta la persona
che duta quanta sona
de quela zogia che m’insiela.

Quela musica duta la me intona
la fa de me corente d’aqua viva
che in mar se perde sensa riva
e solo el perdimento la ragiona.

Quanto più muoio
– nel mondo presenza intermittente
e luce che si spegne, da ponente –
tanto più della vita m’innamoro.

E del suo ridere che fa fiorire l’aprile
e del miele che ha in bocca,
la prima neve che già fiocca
sia pure lenta e gentile.

Melodioso l’andare per istrada
nell’ondulare dell’anca molle
che ondeggia come il canneto
nel maestrale disteso dell’estate.

Musica in lei
e in tutta la persona
che tutta quanta suona
di quella gioia che mi inciela.

Quella musica tutta mi intona
fa di me corrente d’acqua viva
che si perde in mare senza rive
e solo il perditempo suo ragiona.

 

da Quanto piú moro [1969], ora in Poesie, a cura di Claudio Magris e Edda Serra, Garzanti, “i grandi libri”, 2017, p. 151.

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