I poeti della domenica #375: Biagio Marin, Me t’amo morte vagabonda

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Me t’amo morte vagabonda

Me t’amo morte vagabonda
tu fior de nostra vita
perché tu porti drita
ne la note de Dio che xe piú fonda.

Senpre tu tasi e senpre tu faveli
e tu persuadi l’omo nel so passo
e tu lo porti, sita, al so trapasso
fasendolo cantâ i to ritorneli.

De là del sol xe senpre note
piena de stele site,
nàvega Dio su quele rote
creando sensa pase, nove vite.

Ma xe una vita sola,
la Sova, che no’ sa tramonto
drío d’ogni vita Dio xe sconto
e le parole e l’ánema le svola.

Ti amo, morte vagabonda,
tu fiore della nostra vita,
perché tu porti dritta
nella notte di Dio che è più fonda.

Tu sempre taci e sempre parli
e persuadi l’uomo nel suo passo
e lo porti zitta, al suo trapasso
facendolo cantare i tuo ritornelli.

Di là dal sole è sempre notte
piena di stelle silenziose,
naviga Dio su quelle rotte
creando senza pace nuove vite.

Ma è una vita sola
la Sua, che non sa tramonto;
dietro ogni vita Dio è nascosto,
e le parole e le anime volano.

 

da El vento de l’eterno se fa teso [1973], ora in Poesie, a cura di Claudio Magris e Edda Serra, Garzanti, “i grandi libri”, 2017,

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