Nient’altro che parole, Annalisa Teodorani (di Narda Fattori)

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Annalisa Teodorani, Nient’altro che parole, ZoomPoesia, Feltrinelli e-book

 

Annalisa Teodorani è una delle voci giovani e più significative della Romagna; ha già pubblicato quattro raccolte di poesie e la si incontra in reading cesellati dove la sua voce affianca nomi solidamente consolidati in poesia. In questo e-book di una prestigiosa casa editrice, la poesia di Annalisa si conserva scabra, con l’atteggiamento di un pugile alla difesa; l’io che prova a dirsi viene in poche righe messo a tacere, forse non ha molto da dire, molto più probabilmente teme che dallo spiraglio da cui si affaccia entrino invasori, intrusi vagabondi, pensieri di niente.
La poesia di Annalisa è materica anche quando sa di filosofia; sotto il microscopio della comprensione e della visione mette minuzie, eventi  che attraversano il quotidiano con il rischio di non essere neppure percepiti. Eppure la vita è lì, nella loro predicazione sommessa che coglie solo chi ha uno sguardo e una mente aguzza, tremula forse, ma appartenente.
Poetessa in vernacolo, la Teodorani si tuffa nella sua lingua colta: un italiano non ricercato, amico , solidale. Potrebbe osare molto di più, non le mancano gli strumenti culturali, ma non è interessata a mostrare la sua maestria; la sua esistenza laboriosa come quelle delle formiche, si palesa nelle discrasie, nell’osare dire la tristezza come possibilità di piovere, e piovere è una bella metafora per dire piangere: si piange per solitudine, per disperazione, per alleviare un’arsura, per sintonizzare le intime percezioni con un cielo grigio e avvizzito.
Questo e-book si presenta come un crogiolo di emozioni, di piccoli, grandi dolori e osa, la poetessa, anticipare con un incipit vernacolare che raccatta ricordi e meteorologie in una decina di poesie  che le servono da pedana per il salto da fare in lingua.
Discriminare fra le due forme comunicative non è puro gioco intellettuale perché ciascuna ha una sua sintassi e un lessico determinato.
Come tutti i dialetti, anche quello di Annalisa è materico, visionario ed esplorativo:

È bóffa so in muntàgna
a l vén zo
sla nàiva sòura e’ tèt
ènca i lópp
i s-cénd a vàla
mo l’è un invérni splórc
ch’u n rigàla ma niséun
e se ’dmèn un po ad sòul
e’ scàpa fura
tin dacòunt
che sprài ad luce

[È bufera su in montagna/ scendono con la neve sul tetto/ anche i lupi vengono a valle/ ma è un inverno avaro/ che non fa regali a nessuno/ e se domani un po’ di sole esce fuori/ tieni a conto/ quello spiraglio di luce]

Lo spiraglio di luce, nella sua polisemia, acquista il valore di un sole intero, è il piccolo brivido della felicità che si può presentare anche quando i lupi scendono a valle, ovvero nei tempi più duri e dolorosi.
Scrivere in dialetto per Annalisa è stato confermarsi nella sua identità di contradaiola santarcangiolese; là ha incontrato le sue radici, ha valutato l’ampiezza del suo sguardo dalle colline al mare, ha colto lo sgusciare sguincio dei gatti.
Le poesie in italiano costituiscono il corpus più cospicuo dell’opera, che il titolo vorrebbe squalificare: Nient’altro che parole, minuzie, quisquilie, poco a che fare con la fatica quotidiana di stare dentro la vita, di guadagnarsi il pane, e invece no, la poesia per Annalisa è “il companatico” dei giorni e anche il pane con tutta la sua storia che ha civilizzato il mondo.
Un richiamo alla poesia che abbiamo trascritto sopra, lo troviamo in questa dove ci si piega alla disillusione: «Come aspettare la neve/  in un giorno di sole?/ Per forza non ci credi/  ma dicono che arriva.»
La percezione interiore lotta contro il sentire comune, ci si piega, un po’ perplessi, un po’ spinti dal bisogno di sperare, perché la neve è candore, innocenza, infanzia, gioco. Abbiamo bisogno di questa neve in questi tempi bui, sporchi e malati di egotismo.
In lingua riesce a dare una definizione di sé rispetto agli altri, una definizione che ha dentro una donna: «Questa sono io/ non un campo di battaglia/ né terra di conquista di eserciti stranieri.»
Questa affermazione così esplicita non si è mai trovata nelle poesie di Annalisa e, a mio parere, segnala le trafitture subite, ma ora rivendica l’essere suo pronto a non cedere  e a non concedere per i miraggi di fata Morgana.
Tuttavia non ha timore di continuare a farsi attraversare dalla vita, ogni giorno ricominciando con un “rinomina”.
Queste righe sono solo alcune fra le tante riflessioni che come lettrice sono stata sollecitata a fare; le poesie in italiano di Annalisa sfruttano la capacità di sintesi dell’autrice, ma la conducono oltre, in territori non consolanti ma non ostili; è come se avesse fatto pace con se stessa e guardasse l’ammasso dei suoi sogni caduti quasi con tenerezza, con lo sguardo impietoso ma tenero con il quale osserva se stessa e il mondo.

Nel viaggio
a compartimenti stagni
si ricomincia dall’alfabetiere
A di albero
C di casa
I di imbuto
Quella tavola periodica
delle cose
dove una lettera
fa il nome

Mi pare che questa poesiola tradisca il suo attaccamento alla vita e alla scrittura, malgrado ogni intenzione contraria.

© Narda Fattori

Andè vì s’una schéusa
turnè pr’una surpràisa ch’la n g’nè
par nu sintói
che i dè i è lóngh
e i è tótt cumpàgn
l’è cumè andè da la càmbra da lèt
a e’ bagn
ad nòta.

[Andare via con una scusa/ tornare per una sorpresa che non c’è/ per non sentire che i giorni sono lunghi/ e sono tutti uguali/ è come andare dalla camera da letto/ al bagno/ di notte]

.

*

Nòna
a m’arsc-cèr la vòusa
cumè te
da pu quant
a durmóiva insén sa te
tal nòti d’instèda
a so mórta  ènca me
una mulìga

[Nonna/ mi schiarisco la voce/ come te/ sin sa quando/ dormivo insieme a te/ nelle notti d’estate/ sono morta anche io/ un pezzettino]

.

*

S’un fóss par te
me oz
a piuvarébb

[Se non fosse per te/ io oggi/ pioverei]

.

*

La brèva spòusa

t pu fè
cumè ch’u t pèr
ènca la brèva spòusa
l’è andè sòta tèra
e la i à
i fiéur foint te vès

[La brava sposa// Puoi fare come credi/ anche la brava sposa/ è andata sotto terra/ ed ha/ i fiori finti nel vaso]

.

*

Piange la mia anima sorella
e si addolora
ma io
che sono il principio di me stessa
non cedo
anzi, ho già sentenziato
seduta, nel buio
offrendovi le spalle

.

*

Non lo vedi
perché sei attraversata
dall’angelo
è tutta luce
quell’assenza
di cui ti fai trasparenza

.

 

*

Sgranchisci l’anima
stendila al sole

.

*

In questa vita
ho praticato l’effimero
quando stenderanno
l’inventario dei miei beni
non troveranno altro che parole

.

*

Figlio
se non saprò guidarti
tu guardami negli occhi
con i tuoi
creami mondi

.

*

Attorno al buco
si è formato un vuoto.
Anche l’anima è soggetta
alla forza di gravità
ma precipitando

.