Vittorio Sereni, Un venticinque aprile

gli immediat dintorn

Un venticinque aprile

Tardi, anche tu li hai uditi
quei passi che salivano alla morte…
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Geme da loro in noi nascosta una ferita
e le dà voce il vento dalla pianura,
l’impietra nelle lapidi.

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Nota
Come riportato nella nota presente in tutte le edizioni di Gli immediati dintorni (il Saggiatore, 1983 [2013]), ripresa anche nel volume La tentazione della prosa (Mondadori, 1998), sotto il titolo Un venticinque aprile Sereni ricompose i versi iniziali e finali della poesia Nel sonno, prima poesia della sessione Il centro abitato nella raccolta Gli strumenti umani (1965), apportando una leggera variazione alla struttura originale della sequenza conclusiva. La lunga gestazione della poesia in sei parti, datata “1948-1953”, e testimoniata dalla tormentata stesura, come documentano le pagine di varianti riportate nell’Apparato critico del ‘meridiano’ Poesie (Mondadori, 1996), ci racconta, ancora una volta, ce ne fosse bisogno, il sentimento serienano dell’appuntamento mancato con la Storia, e nello specifico con la Resistenza, conseguente alla prigionia.
Il lungo taglio, simboleggiato dalle due file di puntini, operato per includere i cinque versi negli Immediati dintorni, andrà perciò letto anche alla luce dei non pochi versi omessi, e soprattutto di quelli che compongono tutto il quinto movimento; è in questo, infatti, che Sereni cala la poesia, prendendo come riferimento la datazione, nella nuova dimensione politica italiana venutasi a creare dopo il 18 aprile 1948 (data nella quale riverbera un altro componimento sereniano della stessa raccolta, ossia Saba), dove molti avvertirono tradite le conquiste del Fronte Popolare, ma che nel poeta acuisce i «sospetti e pensieri di colpa» (Nel sonno, V 13) per via di quella che Sereni stesso, in una tarda intervista (settembre 1982), definisce «la crisi dello scrittore borghese» che nella sconfitta riconosce i segni «dell’involuzione della democrazia in Italia» (Apparato critico, cit., p. 582). [fm]

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