proSabato: Dino Buzzati, Il Veneto della pianura

i misteri d'italia buzzati poetarum

Il Veneto della pianura

Vicenza, luglio 1965
Il Veneto della pianura è un posto abbastanza misterioso, se non uno dei posti più misteriosi d’Italia. Non è che ci siano molti fantasmi, castelli in rovina, oggetti e creature sinistre, ruderi stregati, paesaggi che danno inquietudine, personaggi enigmatici. Anzi.
Il basso Veneto è così misterioso proprio perché il mistero non si vede. La luce del mattino qui esprime pace e buoni raccolti, la luce del pomeriggio raccomanda di non esagerare nel lavoro, la luce del tramonto dice amore, felice notte, dormirete tranquilli. Le case del Veneto non sono accigliate o severe, non hanno l’aria di nascondere qualcosa. I vicoli, i cortili, i quadrivi non sono mai ambigui o minacciosi. Il male si direbbe debba sentirsi spaesato. Però ascoltate:
La storia della signora Vittoria Manzan. «A Pomegliano, durante l’ultima guerra, mia sorella Ermenegilda si è ammalata. Febbre, dolori, le ghiandole gonfie, i dottori non ci capivano niente. Un bel giorno, sa come ci dico, è capitata una donna di Arcade con due occhi che pareva una strega. Guarda mia sorella e dice: Vedrà che stasera sentirà una persona che farà pipì nella sua. Tutte robe fantastiche. E alla sera nella stanza si sente come una fontana che buttava. Da principio si credeva che piovesse. Abbiamo aperto la finestra, ma niente… Quella donna è tornata dopo due giorni e noi le abbiamo raccontato tutto. Allora lei: Domani notte lei sentirà dei sassi che busseranno alla porta. Viene la notte e si sentono quattro cinque sassi  che vengono giù per la scala… Se li abbiamo trovati? No, non c’era niente… E dopo altri due giorni quella là torna e dice: Provate a vuotare il piumino del letto. E noi l’abbiamo vuotato e c’erano dentro due pezzi di legno legati in croce e poi una cosa tonda di filo grosso con tante piume intorno e poi degli stecchetti anche questi con le piume legate con filo bianco. Allora noi abbiamo bruciato il piumino con tutto quanto. E dopo altri due giorni la donna è tornata e ha detto a mio cognato di andare a Sant’Urbano di Godega da una chiromante a farsi fare le carte, che gli avrebbe detto chi aveva fatto il maleficio. Mio cognato va e la chiromante gli dice di accendere il fuoco e di buttarci sopra una manciata di sale, che la donna che ha fatto il maleficio verrà. Infatti, buttato il sale, è piombata in casa una donna del paese e mio cognato l’ha tenuta chiusa a chiave per un’ora. Poi lei è scappata e non si è più vista, così mia sorella è guarita.»
Benché non esista più la repubblica, il riflesso di Venezia si propaga ancora su tutti i territori che le appartenevano. Non si tratta di un’immagine letteraria bensì di un fenomeno fisico che tutti possono constatare. Sue caratteristiche sono la saggezza, la signorilità, l’eleganza e la luce. Si ha quasi la sensazione che in quei paesi la gente una volta fosse abbastanza felice; e ancora oggi un po’ del benefico influsso sopravvive. Nel complesso, una terra rassicurante, dove gli incubi non possono attecchire. Però ascoltate:
La storia di don Chiotto. Il popolarissimo consolatore dei carcerati, che fino all’ultimo fu accanto ai condannati del processo di Verona – già venerato da molti come santo – raccontava a un amico: «Questo pomeriggio ho preso il tram da Porta Nuova a piazza delle Erbe. Salgo. Mi siedo. Una voce: buongiorno, don Chiotto. Mi volto. Di fianco mi sta seduto uno che conoscevo benissimo, l’avevo incontrato in carcere, un brav’uomo, sai, tante volte aveva fatto la confessione con me. Morto tre anni fa, mi ricordo… Sì, sì, morto tra anni fa… Così chiacchieriamo un poco, lui mi dice che se la passa abbastanza bene ma mi raccomanda di pregare per lui… Intanto io sono arrivato. Mi alzo. Scendi anche tu?, gli domando. Lui ride: Eh, don Chiotto. Lo so come andrebbe. Lei dopo mi offre il caffè e io, lei mi capisce, io non posso… ».
Il Veneto è una plaga molto cattolica, le suore del Veneto sono un po’ più sorridenti delle altre suore d’Italia, fanno dolci e pasticcini un po’ più buoni. Però si commettono molti peccati nell’incavo delle famiglie, alcuni sostengono che i peccati del Veneto sono spesso più strani e perversi che nelle altre regioni. Il Veneto è pieno di storie familiari strane, spiritate e cattive di cui non si parla ma si sussurra (e affiorano ogni tanto nelle pagine di Guido Piovene). Ascoltate dunque:
La storia delle confessioni. «Il 26 maggio a Fanzolo c’è la festa della Madonna di Caravaggio e viene steso un grande telone davanti alla chiesa e su un piedistallo mettono la statua della Madonna. Intorno, una quantità di gente, soprattutto donne inginocchiate che si battono il petto, e tra la folla gira un tipo d’aria cattiva che raccoglie gli oboli. Poi la folla spinge avanti le indemoniate sotto la statua della Madonna. vedesse che spettacolo. donne che sputano chiosi, donne che sputano aghi, una abbaia, una miagola, una si rotola per terra. Poi se ne vanno via pacifiche come tante pecorelle. L’ultima volta mi ricordo che proprio vicino a me c’era un marcantonio d’uno che sembrava Ercole, l’avesse visto. E quando le indemoniate si sono messe a sputare fuori i diavoli, lui ha cominciato a tremare. Tremava, tremava, e si è messo a piangere come un bambino.»
Di persone strambe che facevano cose strambe, il Veneto una volta era pieno. Può esistere del resto una città più eccentrica, inusitata, illogica, pazzesca più di Venezia? In ogni famiglia del Veneto si raccontano curiosi episodi dello zio o della zia, del bisnonno o della bisnonna. Adesso, col progressivo livellamento delle creature umane, questi casi si fanno sempre più rari. Però ascoltate:
La storia di Mazzariol. «Mi raccontava mia nonna» dice la signora Casteller, di Nervesa della Battaglia, una signora posata e sempre di buonumore «che quando lei andava al pascolo col cavallo, dai cespugli saltava fuori Mazzariol, era un omino tutto rosso coi cornetti neri e la coda, che teneva in mano un secchiello; e fischiava sempre… Anche mio papà l’ha incontrato una volta, il Mazzariol, di notte, erano passate le dieci, lui andava attraverso i campi a incontrare la mamma. Ma come ha visto Mazzariol che saltellava di qua e di là, non è più riuscito a trovare la strada. Gira e gira per la campagna, è venuta l’alba e lui era ancora là che girava. E quando è suonata l’Ave Maria, si è sentita una risata e poi un lungo fischio. E mio papà si è ritrovato sulla strada.» […]

© Dino Buzzati, da Il Veneto della pianura, in I misteri d’Italia, Milano, Mondadori, 1978. Questo pezzo è uscito nel 1965 sul «Corriere della Sera», in una rubrica dal titolo In cerca dell’Italia misteriosa.

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