“Manuale di insolubilità” di Greta Rosso. Recensione

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Greta Rosso, Manuale di insolubilità, Milano, LietoColle, 2015, pp. 82, euro 13,00

mi somigliano le mie parole
strette, dismorfofobiche
nella mischia del mondo
sempre in lizza per la distruzione
nessuna fenice, magari compostaggio
o un tocco di velata mancanza
a farmi scrivere rifrazioni.

*

i contenuti non diversi, a volte la forma,
la parola nel lavoro fisico – non c’è voto
che non abbia visto compiersi nel pugno
stretto nei denti. dove andiamo. che cosa
abbiamo visto o sentito. cosa non abbiamo
guardato o ascoltato. il sonno buio degli
indifferenti. la mezza scatola chiusa e non
conferibile del nostro annoiato scorrere.

È necessario, per entrare nei versi di Manuale di insolubilità di Greta Rosso (LietoColle, 2015), isolare a mio avviso questi due testi, che forse più di altri danno accesso all’intera raccolta, senza per questo voler loro attribuire un valore di “monumento” o di valore.
Non è facile, come mi è già capitato di affermare altre volte, parlare di certa poesia a noi contemporanea che sfugge all’«etica della comprensibilità», ma è quello che tenterò di fare. Ammetto sin da ora di scegliere un taglio che andrà a toccare soltanto alcuni aspetti significativi di questa poesia (e forse della poetica autoriale). Parto dal titolo e da una doppia ipotesi: l’insolubilità è, nei due significati che ne dà il vocabolario Treccani, “ciò che non si può risolvere” ma anche “ciò che non si scioglie in un solvente”. E, per il poeta, la vita nei versi e le parole che si usano, posso restituire sia l’uno sia l’altro, laddove è la tenuta del verso a configurarsi come “solvente”, ma anche la vita (ancora una volta) nella sua imprevedibilità. E sono «le mie parole/ strette, dismorfofobiche» e «la parola nel lavoro fisico» un secondo punto di partenza, perché le parole che Greta Rosso sceglie sono “imperdonabili”. La sua è un’assunzione di responsabilità nei confronti della parola che definirei uguale e opposta a quella di Amelia Rosselli che, come ricorda Anna Toscano, presenta una criticità «comune anche a molti altri poeti del Novecento: il problema della parola. La parola viene sempre citata come qualcosa che si riferisce a un oggetto ma che non può descriverlo, la parola come insufficiente; la sua incapacità di non raccogliere, di non dire, di non restituire qualcosa. La parola che diviene irrilevante di fronte all’oggetto perché non può circoscrivere.» (qui) Greta Rosso sceglie di controvertere questa complessità, la sfida riarmando le parole affinché siano altrimenti “solide”. Scelgo quest’aggettivo senza casualità e aggiungo che la sintassi, la punteggiatura e l’ortografia − che riporta l’intenzione di non servirsi di lettere maiuscole neanche dopo il punto fermo − costituiscono l’architettura di questa poesia. La costruzione del verso e così ogni testo, partendo dalla scelta di un vocabolario esatto, si erge “monolitica” e perciò “manifesta compattezza di volontà, decisione, unità” (Treccani). Questo è proposto già dal sostantivo manuale ancora nel titolo, che rafforza l’insolubilità, parole così «concatenate», altro aggettivo caro a Rosso, come gli aggettivi e i sostantivi prevalgono sui verbi nella sua poesia.
In ultima istanza l’aggettivo “dismorfofobiche”, che suggerisce una presenza del femminile (come definito qui) ma soprattutto del corpo; le parole, il corpo e la forma pongono come sostanziale perciò l’irresolubilità dell'”edificazione” poetica, risolta da Rosso come detto sin qui, con un approccio omogeneo e del tutto proprio.

© Alessandra Trevisan

un complesso sistema di eventi intempestivi
le lacerazioni accurate a sentenziarne la lontananza
le separazioni concatenate, devastanti, definitive
l’avvicendarsi crudele di offerte fittizie e impraticabili

era un piano inclinato che fuorviava allontanandosi dalla vetta
era la vetta vietatissima, desiderabile e increata.

*

atti colmi di logica e privi di spiegazione
come i lividi bluastri sulle cosce in estate
l’ansia feroce dei pomeriggi, lunghi al capo
dolente, col sonno che pressa e non passa
– partorì, in agosto, un’idea di tempo instabile
mi tolse il padre e mi diede il temporale a
tuonare fra le mani –
tratteggio una mappa delle mia pelle.

la galassia non conviene, resto analitica,
coerente e impraticata.

*

sulle porte azzurre inchiodiamo
il mosaico dei giorni
ormai è difficile notare la differenza
fra vecchio e nuovo
le spore che ci assegnano irritazioni
a livello superficiale
non è lo stesso materiale che
compone gli occhi, non è
assembrare le ansie adiacenti,
non è essere più o meno
in gamba. piccoli e pratici. oppure
destinare le forze a problemi minori.

talvolta chiudiamo le finestre e da dentro
guardiamo l’ombra del nostro capo
sul cortile. è l’ennesima dimostrazione
che il giorno non muore. ma noi
lo seppelliamo.

*

tutto è materia allora cosa dire dei sentimenti
del loro schiantarsi e continuo cambiar massa
fosse vicina la morte definitiva ma sia mai
sempre comparsi e scomparsi e ricominciati
luce del più nero e buio di ogni giorno.

mai uguali e indistruttibili.

*

i miei amori molto stanziali
calcolati annualmente
sulla base di rinunce e disastri
i miei amori fratti, morbosi,
talora persino morosi, in totale
disfacimento e conservati sotto
formalina, i miei amori
autoimmuni, affetti da morbi
esotici e rari o cronici e raffreddori,
i miei amori ostrica terrorizzati e assenti nell’angolo della notte,
quando mi sveglio e non conosco
il mio letto né il mio nome.

6 commenti su ““Manuale di insolubilità” di Greta Rosso. Recensione

  1. il disfarsi poetico colto nell’atto della creazione. La contemporanea voce così vicina di MUSe e MUSicalità riconoscibili, contemporanee , avVersi
    “analitico impraticabile”

    Proposta impeccabile. Grazie Trevisan, grazie Poetarum!
    Un ROsso invidiabile, grazie.

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    • Grazie Mauro. Un commento che ci fa cominciare bene la settimana. Una buona settimana anche a lei!

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