proSabato: Simone Weil, da “Venezia salva”

 

JAFFIER

Quando vedo questa città così calma, e penso che in una notte, noi, pochi uomini oscuri, ne saremo i signori, mi sembra di sognare.

RENAUD

Sì, noi sogniamo. Gli uomini d’azione e d’avventura sono dei sognatori; preferiscono il sogno alla realtà. Ma con le armi essi costringono gli altri a sognare i loro sogni. Il vincitore vive il proprio sogno, il vinto vive il sogno altrui. Tutti gli uomini di Venezia che avranno vissuto la notte prossima e la giornata di domani, rimarranno fino all’ultimo dei loro giorni senza sapere se vegliano o sognano. Ma, da domani, la loro città, la loro libertà, la loro potenza gli sembrerà ancor più irreale di un sogno. Le armi rendono il sogno più forte della realtà; proprio questo stupone crea sottomissione. Da domani, bisogna che essi credano di essere sempre stati sottomessi alla Spagna, di non essere mai stati liberi. Il cielo, il sole, il mare, i monumenti di pietra non saranno più reali per loro. Quanto ai bambini, nasceranno già sradicati. Ma bisogna che il colpo sia violento per toglier loro per sempre il senso della realtà. È un bene che la notte della nostra impresa sia proprio la stessa notte che precede la festa; che l’alba che avrebbe dovuto essere l’alba della festa si levi sulla loro rovina. Ammaestramento eccellente. Si alzeranno domani per ben altro che la loro festa.
[…]
Bisogna che tutta la loro vita sia mutata, la loro vita d’ogni giorno. Che sentano ogni giorno che non sono più a casa loro ma in casa d’altri, alla mercé d’altri; solo così obbediranno senza effusione di sangue. Altrimenti, si rassegnerebbero ad aver tutto perduto in una notte? Sarà bene che molte chiese, molti affreschi siano distrutti; sorgeranno al loro posto chiese di stile spagnolo. Vedendo senza tregua ciò che odiano, persino quando cercano Dio, si conosceranno fatti per obbedire. Bisognerà proibire assolutamente i loro canti, i loro spettacoli, le loro feste. Si invieranno i loro pittori e i loro musici alla corte di Madrid, ove saranno stimati. Bisogna che le genti di qui si sentano straniere in patria. Sradicare i popoli conquistati, è sempre stata e sempre sarà la politica dei conquistatori. Bisogna uccidere la città fino al punto che i cittadini sentano che un’insurrezione, anche fortunata, non potrebbe risuscitarla; allora si sottomettono. Le vostre volontà, le vostre fantasie, i vostri sogni, debbono essere ormai per loro l’unica realtà. Voi sarete uno di quegli uomini di cui i popoli sono costretti a vivere il sogno. Quando voi penserete la morte di uno di loro, egli morrà. Ciascun oggetto, ciascun giorno ricorderà a ciascuno – è necessario – che egli vivrà soltanto fin che voi lo preferirete vivo. La loro vita e la loro morte non saranno che il vostro sogno. Vi è destino più glorioso? Tale è il dolce frutto della vittoria! Quanto dovete essere felice!

JAFFIER

Sono interamente penetrato della verità delle vostre parole e mi condurrò in conseguenza.

 

© Simone Weil, Venezia salva. Tragedia in tre atti, Traduzione e introduzione di Cristina Campo, Morcelliana 1963, pp. 58-60

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