Traduzioni

I poeti della domenica #312: Antonia Pozzi, La vita/La vie

Antonia Pozzi, Une vie irrémédiable. Poèmes, écrits. Édition établie par Matteo Mario Vecchio. Traduction de Camilla Maria Cederna, Lille, Éditions Laborintus, 2018

La vita

Alle soglie d’autunno
in un tramonto
muto

scopri l’onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d’uccelli
cui le ali non reggono più.

18 agosto 1935

La vie

Au seuil de l’automne
dans un coucher de soleil
muet

tu découvres la vague du temps
et ta reddition
secrète

comme de branche en branche
légère
une chute d’oiseaux qui tombent
quand leurs ailes ne les portent plus.

18 août 1935

I poeti della domenica #311: Antonia Pozzi, Canto della mia nudità/Chant de ma nudité

Antonia Pozzi, Une vie irrémédiable. Poèmes, écrits. Édition établie par Matteo Mario Vecchio. Traduction de Camilla Maria Cederna, Éditions Laborintus, Lille, 2018

Canto della mia nudità

Guardami: sono nuda. Dall’inquieto
languore della mia capigliatura
alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color d’avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non mi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
palpito azzurro sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
è la curva dei fianchi, ma i ginocchi
e le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m’inarco nuda, nel nitore
del bagno bianco e m’inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

Palermo, 20 luglio 1929

Chant de ma nudité

Regarde-moi : je sui nue. De l’inquiète
languer de ma chevelure
à la tensoion souple du pied,
je suis toute d’un maigreur acerbe
engainée dans une couleur d’ivoire.
Regarde : pâle est ma chair.
On dirait que le sang n’y coule pas.
Le rouge n’y transparaît pas. Seul un faible
battement d’azur s’estompe dans ma poitrine.
Tu vois comme j’ai le ventre creux. Incertaine
est la courbe de mes hanches, mais les genoux
et les chevilles et toutes les jointures,
je les ai maigres et fermes come un pur-sang.
Aujourd’hui, je me cambre nue, dans la clarté
du bain blanc et nue je me cambrerai
demain sur un lit, si quelqu’un
me prend. Et nue un jour, seule,
allongée sur le dos sous trop de terre,
je resterai, quand la mort aura appelé.

Palerme, 20 juillet 1929

Rose Ausländer, Insieme

 

Insieme

Non dimenticate
amici
noi viaggiamo insieme

Scaliamo montagne
cogliamo lamponi
ci lasciamo trasportare
dai quattro venti

Non dimenticate
è il nostro
mondo in comune
quello indiviso
ahi quello diviso

Che ci fa fiorire
che ci annienta
questa dilaniata
terra indivisa
sulla quale noi
viaggiamo insieme

 

Rose Ausländer

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Gemeinsam

Vergesset nicht
Freunde
wir reisen gemeinsam

Besteigen Berge
pflücken Himbeeren
lassen uns tragen
von den vier Winden

Vergesset nicht
es ist unsere
gemeinsame Welt
die ungeteilte
ach die geteilte

Die uns aufblühen lässt
die uns vernichtet
diese zerrissene
ungeteilte Erde
auf der wir
gemeinsam reisen

 

Rose Ausländer

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H.M. Enzensberger, Hommage à Gödel

Illustrazione di O. Herrfurth

Trilemma di Münchhausen.
Gödel da Enzensberger:
Tirarsi pei capelli
da pantani perpetui.
(A.M. Curci)

 

Hommage à Gödel

Il teorema di Münchhausen, cavallo, pantano e ciuffo,
è affascinante, ma non dimenticare:
Münchhausen era un bugiardo.

A prima vista il teorema di Gödel
pare modesto, ma pensa:
Gödel ha ragione.

“In ogni sistema sufficientemente potente
è possibile formulare proposizioni
che all’interno del sistema
non sono né dimostrabili né confutabili,
a meno che il sistema
stesso sia privo di fondamento.”

Tu puoi descrivere la tua lingua
nella tua propria lingua:
ma non del tutto.
Tu puoi esplorare il tuo cervello
con il tuo proprio cervello:
ma non del tutto.
Ecc.

Per giustificarsi
ogni sistema pensabile
deve trascendersi,
cioè distruggere.

“Sufficientemente potente” o no:
l’assemza di contraddizione
è un fenomeno di carenza
oppure una contraddizione.

(certezza = infondatezza)

Ogni pensabile cavaliere,
dunque anche Münchhausen,
dunque anche tu sei un sottosistema
di un pantano sufficientemente potente

E un sottosistema di questo sottosistema
È il proprio ciuffo di capelli
questa leva
per riformisti e bugiardi.
In ogni sistema sufficientemente potente
dunque anche in questo pantano qui,
è possibile formulare proposizioni
che all’interno del sistema
non sono né dimostrabili né confutabili.

Queste proposizioni, afferrale con la mano
E tira!

 

Hans Magnus Enzensberger, da: Die Elixiere der Wissenschaft
(traduzione di Anna Maria Curci)

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Stefan Markovski, La morte non ha nulla di sublime… (trad. di E. Mirazchiyska)

Стефан Марковски/Stefan Markovski

 

Смртта не е возвишена, историјата не е мудра

Смртта не е возвишена, историјата не е мудра
рече часовничарот пред порти од дуќанот
треперот на гитарските жици откај плоштадот
ламтеж е по проѕирна слобода
која за мајсторот може да ја опише
само филигран од крила на пеперуги
кои веќе слетале на главите од статуите
.                                                                              што треба да оживеат.
Лудиот сликар го црта градот погледнат од месечината
Пекаат по мостови улиците обоени од пешачки премини
судбоносен немир произведува
дни од минато заробено во клепсидра
Смртта не е возвишена, историјата не е мудра
светлината нѐ раскинува на мигови
кон кои водат сите патишта на два-три ангела што не знаат за време
душата е знаме развиорено на каракамен
Смртта не е возвишена, историјата не е мудра
Ти си моето лудило и куќа на изгрејсонцето
визија на небо што паѓа
.                                               и ни ги бере погледите во тажен дожд.
Лудилото не е возвишено, сегашноста не е сеприсутна
Луда си, а месечината останува посилна од ноќта
ко што се усните посилни од зборови
родени негде меѓу тела чии меѓи бојосуваат души
со тажен дожд.
Откажи се од ѕвездите
зашто ноќта ќе ти ја покаже само
онаа страна на месечината
што ја одразува светлината на солзите.

21.08 2018,
пред куќата на Виктор Иго во Сан Хуан

 

La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia

La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia
ha detto l’orologiaio davanti alla porta della bottega
e il tremito delle corde di una chitarra in piazza
è il desiderio di chiara libertà
che secondo il maestro descrive solo
filigrana d’ali di farfalle
posatesi su teste di statue –
.                                                pronte a ritornare in vita.
Il pazzo pittore ha dipinto la città osservata dalla luna
dove le strade colme di strisce pedonali bramano ponti
e l’inquietudine fatale produce giorni
di un passato imprigionato in una clessidra.
La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia
la luce ci strappa in attimi
verso cui portano tutti i sentieri di due o tre angeli che non sanno cosa sia il tempo
l’anima è una bandiera spiegata su una pietra nera
La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia
E tu sei la mia pazzia e la mia casa al sorgere del sole
la visione del cielo che cade
.                        e raccoglie i nostri sguardi in una triste pioggia.
La pazzia non ha nulla di sublime, il presente non è onnipresente
Sei pazza e la luna rimane più forte della notte
come più forti sono le labbra delle parole
nate tra i corpi i cui contorni colorano le anime
con una pioggia piena di dolore.
Rinuncia alle stelle
perché la notte ti offrirà solo la visione
di quella parte della luna
che riflette la luce delle lacrime.

21.08 2018,
di fronte alla casa di Victor Hugo a San Juan

 

Traduzione di Emilia Mirazchiyska

 

Stefan Markovski (Стефан Марковски) è nato nel 1990 a Gevgelja (Macedonia). È laureato in lettere e drammaturgia all’Università di Scopje. È autore di due romanzi, di tre libri di saggi, due raccolte di racconti e cinque libri di poesie. Нa scritto anche dei copioni ed è caporedattore della prestigiosa rivista letteraria macedone, “Sovremenost”.

John Taylor, L’oscuro splendore (nota di Melania Panico)

oscuro splendore

Il mio approccio a questo libro è stato volutamente lento. Ci ho messo molti mesi prima di decidere di parlarne perché non è un libro di spunti: è un libro di risposte, anche se tocca a noi trovarle disseminate. John Taylor è un poeta ma è anche un traduttore, è un autore che fa continuamente i conti con la “patria”, se patria è una lingua “come tua sola forza residua/ una lingua incerta”, se patria è una casa a volte racchiusa in un recinto, da salvaguardare, a volte è mare sommosso, dove la vita è soprattutto sotto e la superficie è sempre increspata. Sempre.
“Dove i ruscelli s’incontrano/ tu stai sulla stretta riva”: nell’incontro tra le lingue si sta su un margine che non è sicuro ma è anche un punto di osservazione privilegiato. C’è sempre qualcosa che deve venir fuori o che deve essere proiettato, come se la realtà fosse proiezione essa stessa: “qualcosa come le vestigia nell’allineamento di assi muffite; qualcosa come il futuro”.
L’oscuro splendore, nella traduzione in italiano di Marco Morello, è un libro che guarda al fondo ma non per scardinare, semmai per cercare “le tessiture/le architetture”, per cercare il senso vero (l’impalcatura/ che cede la sua forma), non più fantasmi o schermi ma accoglimento dell’inevitabile inondazione: all’inizio è come una rete che tiene le distanze o mantiene la struttura: “le strade e le vie traverse/ formano una rete”,in seguito si comprende che le maglie della rete permettono tanto altro: “ora la galleria e l’impalcatura sono una cosa sola”. Dicevo lingua e patria. Mi viene in mente una splendida poesia di Sujata Bhatt “the one who goes away”, la casa intatta ma sempre mutevole, “I am the one/ who Always goes/ away with my home/ which can only stay inside/ in myblood – my home which/ does not fit/ with any geography”. Anche ciò che abbiamo perso può diventare un rifugio ma non rifugio melanconico legato al ricordo. Andare via e allo stesso tempo mantenere un legame, come se si potesse vedere bene solo da lontano: “quando stai di fronte a queste rovine/ capisci/ che non hai mai capito/ che tutto questo era un insieme”. Probabilmente l’oscuro splendore a cui fa riferimento il titolo sta proprio in questo: nella perdita impronunciabile, a light laced/ with black . (altro…)

Poesie di Mitko Gogov (trad. di E. Mirazchiyska e S.M. Bonin)

(foto di Stole Angelov)

 

ЛЕДЕНА ВОДА

Во просторите на интергалактическото доба,
каде леталата на бестелесните суштества
се разминуваат,
течат водопади со пратечноста
на хибернираните ребуси.

Комуникациja на вселенската прашина
со брановете на временските интеграли.
Паравмрежување на индиго светлини
со спектралната Вистина.
Пулсирање на сигнали
кои го покажуват излезот
од фракталите наречени живот.

Степски релjeфи изгравирани
по кружните маси на безвременските сфери,
симболи на дамнешни патокази
одблеснуваат во мемориjaта
на …

… слоновите.

ACQUA GELIDA

In spazi di ere intergalattiche,
dove si incrociano astronavi di esseri
senza corpo,
sgorgano cascate di preliquido
di rebus ibernati nel tempo

Messaggi del pulviscolo dell’universo
trasmessi su frequenze di integrali temporali.
Intarsi di luce blu indaco
con la Verità dello spettro.
Il pulsare di segnali
che mostrano la fuoriuscita
di frattali che hanno nome vita.

Rilievi di steppa incisi
sulle tavole rotonde di sfere temporali
simboli di antiche carte stradali
rievocati come lampi nella memoria
degli …

… elefanti.

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Tre poesie di Roman Kissiov (Traduzione di E. Mirazchiyska e A. Vanni)

 

В ПОСЛЕДНО ВРЕМЕ

светът полудя
промениха се природните закони
климатът се измен
слънцето вече изгрява от запад
смесиха се ден и нощ добро и зло
вечното лято се премести на север
земното притегляне отслабна
в безтегловност са душите
човекът озверя
звярът се очовечи
керванът си лае – кучетата си вървят

NEI TEMPI ULTIMI

Il mondo è impazzito
le leggi della natura sono cambiate,
il clima è mutato
il sole ormai si leva dall’Ovest,
si sono mescolati giorno e notte, il bene ed il male,
l’estate eterna si è trasferita al Nord,
la gravitazione ha forze deboli
in stato d’imponderabilità sono le anime,
l’uomo è diventato bestiale
la bestia è diventata umana,
l’urlo come ultimo
verso di una voce.

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Ingeborg Bachmann, Dire cose oscure

 

Il 17 ottobre 1973, quarantacinque anni fa, moriva a Roma Ingeborg Bachmann. Su Poetarum Silva sono apparsi molti contributi dedicati alla scrittura di Ingeborg Bachmann e diverse traduzioni, edite e inedite. Oggi, 17 ottobre 2018, ancora una traduzione inedita sarà l’occasione per ricordare Ingeborg Bachmann.

 

Dire cose oscure

Come Orfeo io suono
la morte sulle corde della vita
e fin dentro la bellezza della terra
e dei tuoi occhi, che governano il cielo,
so dire solo cose oscure.

Non dimenticare che anche tu, all’improvviso,
quel mattino in cui il tuo giaciglio
grondava ancora rugiada e il garofano
dormiva sul tuo cuore,
vedesti il fiume oscuro
che ti passava accanto.

Tesa la corda del silenzio
sull’onda di sangue,
afferrai il tuo cuore vibrante.
Tramutati furono i tuoi riccioli
nella capigliatura d’ombra della notte,
i fiocchi neri delle tenebre
caddero come neve sul tuo volto.

E io non ti appartengo.
Di entrambi ora è il dolore.

Ma come Orfeo io so
la vita dalla parte della morte
e mi diventa azzurro
l’occhio tuo chiuso per sempre.

 

Ingeborg Bachmann

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Ben Mazer, Poesie di febbraio (trad. di Angela D’Ambra)

 

Ben Mazer
Poesie di febbraio
February Poems[*]

 

1.

Il sole brucia bellezza, senza posa prilla il mondo,
benché ora a letto tu dorma, un altro giorno
alacre te ne vai sul marciapiede, nel tuo paltò cammello,
in un’altra città, con la mano saluti da un battello,
o studi in una biblioteca d’archivio,
come Beethoven, e pensiero è prodigio.
Non struggerti, come i fiori, il tempo e l’atmosfera
o il lombricaio, le piantine inumate in primavera,
al mattino, col caffè, non supporre non m’importi,
ch’io trascuri quell’eterica vita che in vita tu porti.
Oh, averti ora vorrei, in tutta la tua gloria,
del pluri-popolato transatlantico la storia
di ciò che noi fummo, tempo verrà d’obliare
essere così ricchi e transitori, e pure non bramare.

1.

The sun burns beauty, spins the world away,
though now you sleep in bed, another day
brisk on the sidewalk, in your camel coat,
in another city, wave goodbye from a boat,
or study in an archival library,
like Beethoven, and thought is prodigy.
Do not consume, like the flowers, time and air
or worm-soil, plantings buried in the spring,
presume over morning coffee I don’t care,
neglect the ethereal life to life you bring.
O I would have you now, in all your glory,
the million-citied, Atlantic liner story
of what we were, would time come to forget
being so rich and passing, and yet not covet.

 

2.

Mensola infinita, d’oriuolo sguarnita,
la parete uniforme s’interrompe, e con figure scorre,
in solitudine perfette, il tempo s’è fermato,[1]
e il vento va correndo tra le chiome degli alberi:
questa è perfezione, in pura isolazione,[2]
oblio mai tanto pieno d’ogni senso,
ché sono amato, e la finestra deve fermare
la neve che soffia a raffiche dal polo.
Vasto viavai di fiocchi e fiocchi senza speme di terra,
colma il cielo col brulichio[3] di balenii e brillii
sul lustrore del vento, pel mio albero diletto,
e nel tenebrore io so cosa tu sei per me:
oltre le griglie di luci d’appartamenti impilate,
nella parola che è nulla, e nel mondo che è nottate.

2.

Infinite mantel, bereft of a clock,
the flat wall stops, and runs with figures,
perfect in solitude, time has stopped,
and the wind goes running through the hair of the trees:
this is perfection, in pure isolation,
oblivion never so rich with all meaning,
because I am loved, and the window must stop
the snow that comes blowing down from the pole.
Vast earth-forlorn traffic of flake after flake
fills the sky with the bristle of glimmer and glint
on the sheen of the wind, through my favorite tree,
and in blackness I know what you mean to me:
beyond the stacked grids of apartment lights,
in the word that is nothing, and the world that is nights.

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I poeti della domenica #295: William Blake, Lo spazzacamino

Lo spazzacamino

Cosino tutto nero fra la neve,
Strilla in tono dolente “’zacamino”.
“Dimmi, il babbo e la mamma dove sono?”.
“Sono andati alla chiesa per pregare.
Poiché stavo contento in quella plaga,
Ed in mezzo alla neve sorridevo,
Mi hanno vestito in abiti di lutto,
Ed insegnato i canti del dolore.
E siccome in lietezza ballo e canto,
Ignoran che m’han fatto tanto male,
E stanno a pregar Dio, i Preti e il Re,
Che un paradiso fan di nostre pene”.

The Chimney Sweeper

A little black thing among the snow,
Crying ” ‘weep! ‘weep!” in notes of woe!
“Where are thy father and mother? say?”
“They are both gone up to the church to pray.
Because I was happy upon the heath,
And smil’d among the winter’s snow,
They clothed me in the clothes of death,
And taught me to sing the notes of woe.
And because I am happy and dance and sing,
They think they have done me no injury,
And are gone to praise God & his Priest & King,
Who make up a heaven of our misery.”

 

William Blake
(traduzione di Roberto Rossi Testa)
Edizione di riferimento: William Blake, Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza. A cura di Roberto Rossi Testa. Con un saggio di T.S. Eliot. Testo originale a fronte, Feltrinelli 2009  (su licenza temporanea SE, con i cui tipi era apparsa l’opera, con cura e traduzione di Roberto Rossi Testa, nel 1997)

 

Poesie di S.G. Dimoski (trad. di Emilia Mirazchiyska)


 

Секојдневна песна

животот не е само курва
туку и ти око мое и ти!

тревата наврапито што расте
и уште побрзо што венее
не е само ненадеен здив
туку и ти срце мое и ти.

каменот не е само обескрилена птица
водата не е само постојан изгрев
туку и ти крв моја и ти.

една ѕвезда паѓа
и гасне во моето крило

ох, вознеси се! вознеси се!

Canzone quotidiana

non solo la vita è una puttana
ma anche tu occhio mio anche tu!

non solo l’erba che cresce in modo veloce
e ancora più velocemente appassisce
è un respiro sorprendente
ma anche tu cuore mio anche tu.

non solo il sasso è un uccello senza ali
non solo l’acqua è un’alba incessante
ma anche tu sangue mio anche tu.

una stella cade
e si spegne nella mia ala

oh, innalzati! innalzati!

(altro…)