Gli Arcani Maggiori #19: IL SOLE

Ventidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con Il Sole, carta della vitalità.

Una mattina di un’epoca lontana il tanuki che viveva dentro il legno dell’albero Irrenbosshu venne svegliato da un forte tramestio. Si fece largo fino all’occhio del tronco e vide una lunga fila di viaggiatori procedere lungo la riva del ruscello.
«Se gioco bene le mie carte» pensò «potrò tirare qualche scherzo a questi vagabondi, e magari ricavarne del cibo o qualcosa da scambiare.»
Per prima cosa, per non destare sospetti, si trasformò in un sasso e rotolò fino al punto dove la fila sarebbe arrivata da lì a qualche istante, e una volta là si mise in ascolto. Ma gli uomini erano insolitamente silenziosi, e il tanuki non riuscì a carpire nessuna informazione. Allora si trasformò in un uccello e provò a seguirli per qualche ora, ma ancora i viandanti restavano in silenzio. Arrivato vicino a un villaggio, si posò sull’asse di uno steccato e pensò a una nuova idea.
«Mi tramuterò in un bambino e parlerò con loro. Così saprò chi sono, cosa fanno e dove sono diretti questi uomini misteriosi. Poi tirerò loro qualche scherzo.»
Così aspettò che i viandanti si avvicinassero al villaggio e andò loro incontro con le sembianze di un bambino povero e malvestito.
«Signori! Signori! Dove state andando? Avete un pugno di riso per me?» disse.
Gli uomini si fermarono e gli diedero attenzione. Qualcuno gli diede anche un sacchetto di riso, altri della carne salata che avevano legato alle bisacce dell’haori.
«Siamo i kataribe del paese, i cantastorie», spiegarono loro. «Veniamo da ogni parte del Giappone e siamo convocati a palazzo reale per la salita del nuovo Imperatore. Abbiamo il compito di raccontare le leggende e le storie del nostre terre, per trasferire in lui l’anima del nostro Paese, come ogni volta che un nuovo Imperatore prende il trono.»
«E dove si trova adesso l’Imperatore?»
«Nella capitale, Asuka-kyō, a mezza giornata di cammino da qui.»
Il tanuki ringraziò per il cibo, ma appena i kataribe si furono allontanati si fregò le mani dalla gioia: se avesse ragionato bene avrebbe potuto tirare uno scherzo all’Imperatore in persona.Infatti ragionò per tutto il viaggio di andata fino all’albero Irrenboshu; ragionò mentre nascondeva sotto un sasso la carne salata e il riso, tenendone solo un sacchetto per il viaggio; ragionò mentre si dirigeva a passo svelto verso Asuka-kyō. Quest’ultimo tratto lo fece trasformato in un viandante kataribe, perché aveva un piano.
Era arrivato in ritardo, ma quando spiegò che era un kataribe di una terra vicina che aveva dovuto fermarsi per una purificazione lo lasciarono entrare, e venne ricevuto dall’Imperatore in persona. L’Imperatore era un ragazzo molto più giovane di altri che il tanuki aveva già preso in giro, quindi gli sembrò di avere già la vittoria assicurata.
I kataribe avevano già cantato le saghe e le leggende dei loro paesi, e ora stavano muti disposti in due schiere quando l’improvviso silenzio cadde sulla sala dopo l’ingresso del tanuki.
«Grande Re» disse lui, perché a quel tempo ci si riferiva in tal modo al sovrano celeste. «Se sono in ritardo è per un problema che capirai appena ti avrò raccontato la storia delle mie terre, che sono quelle vicine del fiume Kine-kawa.»
«Raccontami, kataribe del fiume Kine-kawa», disse l’Imperatore sorridendo.
«Devi sapere che lungo le sponde del fiume, poco lontano dal villaggio che abito, c’è un cipresso enorme di nome Irrenbosshu. Era la sede di un kodama, uno spirito benevolo, che di sicuro dava ricchezza a tutti noi con la sua divina presenza, ed era anche molto amato per la sua bellezza e la sua ombra. Ma due mesi fa un bambino del villaggio ha staccato un pezzo di corteccia con l’intenzione di farne un flauto. Abbiamo sgridato il bambino davanti all’albero, abbiamo reso offerte di cibo e bevande, ma il kodama non si è placato e ora in tutto il villaggio imperversano le malattie. Se ho fatto tardi, vedi, è stato proprio per dare al kodama la sua offerta quotidiana. Lui sa che stavo venendo da te, e questa notte è entrato nella mia casa e mi ha detto che solo un sacrificio da parte dello stesso Imperatore può farlo tranquillizzare. Chiede che ogni mese arrivi davanti a Irrenbosshu un’offerta di cibi e bevande. Io gli ho risposto che non avrei mai accettato di venire a disturbare il Grande Re con una richiesta così da poco, anche se il prezzo da pagare è la morte del mio intero villaggio. Tuttavia ecco la storia che ti racconto dalle mie terre, quelle del fiume Kine-kawa.»
Il tanuki fece un profondo inchino e si mise in attesa.
«Avete ascoltato la sua storia», disse l’Imperatore. «Qualcuno ha dei consigli per me?»
«Grande Re», sussurrò Grande Omi di corte, «conosciamo chi deve venire a portarvi omaggio delle sue storie, e non abbiamo memoria di quest’uomo. Questo vecchio non può esistere.»
«Qualcun altro ha dei consigli per me?», disse l’Imperatore.
«Grande Re», rispose uno dei kataribe, «riconosco il sacchetto di riso che quest’uomo ha appeso alla cintola come quello che ho dato a un bambino per la strada. Se questo vecchio esiste, questo vecchio è un bambino.»
«Qualcun altro ha dei consigli per me?»
«Grande Re», disse il maestro cerimoniere, «nessun essere umano può vedere un kodama, che è uno spirito invisibile agli uomini. Se questo vecchio è un bambino, questo bambino è un demone.»
«Qualcun altro ha dei consigli per me?», disse l’Imperatore.
«Grande Re», disse allora una guardia avvicinandosi al tanuki. «Se nessuno dei tuoi uomini saggi è in grado di dire la giusta parola, permettimi che la dica io. Quest’uomo ha una foglia sul capo che ha dimenticato di togliere durante la sua trasformazione. Se questo vecchio è  un bambino, questo demone è un tanuki.»
L’Imperatore sorrise di nuovo mentre il tanuki tremò di paura per la vicinanza della guardia, che aveva messo mano alla spada. Così si mutò in una cornacchia, volando lontano dal palazzo del crisantemo. Visse per giorni rintanato nel suo albero per lo spavento e l’umiliazione. Quando trovò il coraggio di mettere il naso fuori (e fu più o meno quando terminò le scorte di carne salata) trovò, ai piedi di Irrenbosshu, offerte di sakè e cesti di tofu e fagioli azuki. Stupito, ne mangiò moltissimo e fu ancora più felice quando il mese successivo ne trovò altre scorte.
Pare infatti che l’Imperatore avesse ricevuto, assieme allo spirito del paese, anche un briciolo dello spirito del tanuki, e facesse da quel giorno moltissimi scherzi e sorridesse sempre.

© Giovanna Amato

 

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