Una frase lunga un libro #87: Charles Wright, Italia

Una frase lunga un libro #87: Charles Wright, Italia, a cura di Moira Egan e Damiano Abeni, Donzelli 2016; € 18,50

*

Non una parola s’è mai dissolta in gloria, non una.
Continuiamo a mandarle in alto, comunque,
così come il sole piove giù.

Not one word has ever melted in glory not one.
We keep on sending them up, however,
As the suns rains down.

*

Ci sono libri che vengono da molto lontano, un lontano costruito negli anni e sugli anni; libri che sono la somma di altri libri, di parole pensate e scritte nell’arco di decenni; libri che raccontano molte storie, che ne ricordano altre; libri che accompagnano, che costruiscono un mondo  dopo averne osservato un altro. Libri fatti di viaggi e residenze, libri di suoni e desinenze, libri che hanno un passo classico e un occhio moderno. Libri che portano il nome di un luogo e che quel luogo reinventano. Uno di questi libri è lo straordinario volume di poesia Italia di Charles Wright, curato nell’edizione italiana da Moira Egan e Damiano Abeni, ma costruito dai traduttori insieme al poeta americano, libro che Wright sognava di realizzare da molti anni, sogno che comprendiamo bene dopo aver finito di leggere il libro. Poesie queste che sono uscite dagli anni sessanta in avanti, in vari volumi, negli Stati Uniti (si rimanda alla nota bibliografica in coda all’edizione italiana) e che ora stanno magnificamente insieme sia per i lettori nordamericani sia per quelli italiani. Nell’ultima parte di Italia Egan e Abeni spiegano le gioie e la fatica di queste traduzioni e poi accennano alle difficoltà di trovare un editore che desse loro casa; sono dovuti passare, infatti, circa sei anni dalla fine del lavoro dei curatori prima che i versi italiani di Wright venissero accolti da un editore italiano. Vista l’indiscutibile bellezza e l’importanza del volume mi sento di ringraziare Donzelli editore, del cui catalogo ricordiamo altri formidabili raccolte di autori nordamericani, come Simic, Gallagher, Strand.

Da:

 

Omaggio a Ezra Pound

Oltre San Sebastiano, oltre
Ognissanti e San Trovaso, lungo
Le Zattere e a sinistra
al di là del ponte scalinato fino a dove
—discosta sulla destra, seminascosta—
la Dogana Vecchia brucia al sole primaverile:
è così che ci si arriva.

Questa è la strada in cui abita Pound,
un vicolo cieco
di anfratti catarrosi e pietra sbrecciata,
al cui imbocco le acque
si radunano, i gabbiani stridono;
qui dentro—muto, immoto—lui aspetta,
cernendo gli affetti freddi del sangue.

*

Past San Sebastiano, past
The Ogni Santi and San Trovaso, down
The Zattere and left
Across the tiered bridge to where
– Off to the right, half-hidden –
The Old Dogana burns in the spring sun:
This is how you arrive.

This is the street where Pound lives,
A cul-de-sac
Of rheumy corners and cracked stone,
At whose approach the waters
Assemble, the gulls cry out;
in here – unspeaking, unturned – he waits,
Sifting the cold affections of the blood.

Quando ho tra le mani un nuovo libro di poesia lo apro a caso e lascio che lo sguardo si posi sui primi versi che incontra, i primi che ho incrociato in Italia mi hanno folgorato e sono questi: «E chi avrebbe potuto scordare Milano nel ’59, tutto l’inverno sotto la pioggia? / Cattedrali di sicuro, / e le soste all’asciutto dentro Brera, e tutti i suoi viali che finivano in lotti non edificati.». Tutto di questi versi è fantastico, ed è fantastico prima ancora di leggere l’intera poesia, Wright qui mi ha preso all’amo. Prendiamo il primo verso, ha una tale forza evocativa e visiva (cinematografica più che fotografica) da rendere tutti partecipi. Di colpo siamo anche noi a ricordare la Milano del ’59, noi nati dopo, noi vissuti in altre città; vediamo chiaro e in bianco e nero, sentiamo la pioggia, e il freddo. E nei versi successivi ci spostiamo dal centro all’esterno, l’immagine di «tutti i suoi viali che finivano in lotti edificati», è talmente bella e forte da ottenere un doppio risultato, vediamo il passato che racconta Wright, riconosciamo quello che è avvenuto nel futuro, i viali come finivano nel ’59 ora finiscono in un altro modo, non saprei dire quanto a colori.

Questa è la grande capacità di Wright nel suo racconto di mezzo secolo d’Italia, di mostrare e lasciare campo alla nostra immaginazione, di accendere i ricordi e di destare curiosità. Wright è poeta che conosce a fondo il nostro paese per averci vissuto, averci soggiornato a più riprese. Lo conosce perché lo ama e, questo è evidente, lo ha amato da subito. Qui non leggiamo solo del paesaggio, delle colline, dei laghi o delle città. I versi di Wright ci portano da Verona a Mantova, da Milano all’Umbria, da Venezia a Positano, eppure non si limitano, naturalmente, a descrivere un luogo, ma dicono che il luogo è di chi lo sa guardare, il luogo è fatto delle opere d’arte che ospita, il luogo è la gente che passeggia e lavora, il luogo sono gli inverni e le estati, sono i profumi che avvertiamo fortissimi. I luoghi di Wright sono ponti di dialogo con i pittori e i poeti che lo hanno preceduto. I luoghi sono Pound, sono Leopardi, sono Morandi, sono Oscar Wilde, sono Dino Campana, sono Cesare Pavese. I luoghi di Wright siamo noi, ed è stupendo che ce li mostri come se fosse la prima volta uno che chiameremmo, sbagliando: straniero.

Wright scrive versi di impronta classica e subito dopo straordinariamente moderna. Alterna prose a poesie dai versi molto lunghi, come se ogni riga servisse a prolungare un’immagine o un respiro, per passare qualche pagina più avanti a versi più corti. Se si prova a leggere qualche poesia ad alta voce si capisce ancora di più il grande lavoro svolto da Moria Egan e Damiano Abeni, i versi procedono limpidi e senza incertezze sia in italiano che in inglese. Italia ci fa fare delle domande su chi siamo e su cosa ci perdiamo per strada, sulle molte cose che abbiamo davanti agli occhi e che non notiamo più. Italia è un libro che dovrebbero leggere sia i viaggiatori sia gli stanziali, il panorama lo disegna Wright e lo si vede con chiarezza anche dal divano.

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© Gianni Montieri

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per chi volesse leggere qualche testo in più si rimanda a questo post uscito su LeParoleeLeCose

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