Ostri Ritmi #4: Karel Destovnik (Kajuh)

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

kajuh2

Bosa pojdiva, dekle, obsorej

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva prek zemlje trpeče,
sredi razsanjanih češnjevih vej
sežem ti nežno v dlani koprneče.

Beli so, beli so češnje cvetovi,
temni, pretemni so talcev grobovi.
Kakor ponosni galebi nad vodo,
taki so pali za našo svobodo.

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva med bele cvetove,
v krilo nalomiva češnjevih vej,
da jih poneseš na talcev grobove.


Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo sulla terra dolente,
in mezzo a rami di ciliegio incantati,
la mano ti prendo con candido ardore.

Bianchi sono, bianchi, i fiori di ciliegio,
neri, più neri, le tombe degli ostaggi.
Come orgogliosi gabbiani sull’acqua,
così sono morti per la nostra libertà.

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo tra i fiori bianchi,
spezziamo nella gonna rami di ciliegio,
per portarli sulle tombe degli ostaggi.

***

Drobna pesem

Jaz sem
droben, droben list,
ki drevo
mu daje hrano.
To drevo
iz zemlje rase,
zemlja
pa je vir življenja,
in življenje
vir človeštva,
in človeštvo,
to je hrast,
ki človeku
daje rast.


Una piccola poesia

Io sono
una gracile, gracile foglia,
cui l’albero
dà sostentamento.
Quest’albero
cresce dalla terra,
la terra
è, invece, fonte di vita,
e la vita
fonte d’umanità,
e l’umanità,
è questa la quercia,
che fa crescere
l’uomo.

***

Slutnja

Ni res, ne morem verjeti
vestem tem zloglasnim,
da spet bo tako kot pred dvajsetimi leti.
Ne, ni res, ne morem verjeti…

Da bomo z barbarskimi klici hiteli preko zemlje,
da bomo pobijali vse, razrušili vse,
mi, ki čitamo Byrona, Gorkega, Bloka, Puškina,
in da bomo jutri divjali s peno
krvavo na ustih.
Uživali bomo ob krvi nedolžnih teles.
O, ne… o, ne…
Kako sram me je…


Presagio

Non è vero, non posso credere
a queste voci maligne,
che di nuovo sarà così come vent’anni or sono.
No, non è vero, non posso credere…

Che correremo sulla terra con urla barbariche,
che uccideremo tutto, devasteremo tutto,
noi, che leggiamo Byron, Gor’kij, Blok, Puškin,
e che domani ci scateneremo con la bava
di sangue alla bocca.
Gioiremo del sangue di corpi innocenti.
Oh, no… oh, no…
Quanto mi vergogno…

***

Divje kakor lačni psi

Divje kakor lačni psi
bomo zgrizli stari svet.
Zgrizli bomo stari svet
divje do krvi,
do krvi in do kosti.
In nato bo lep pogreb.
Kakor mravlje
bomo šli za krsto
(dela dosti bo takrat)
in z zemljo,
z zemljo
zasuli
ta naš dobri,
stari svet.


Furiosamente, come cani affamati

Furiosamente, come cani affamati
azzanneremo il vecchio mondo.
Azzanneremo il vecchio mondo
furiosamente, fino al sangue,
al sangue e alle ossa.
E ci sarà allora un bel funerale.
Come formiche
seguiremo la bara
(ci sarà tanto lavoro quella volta)
e con la terra,
con la terra
copriremo
questo nostro buon,
vecchio mondo.

***

Med ljudi bom šel

Med ljudi bom šel
s knjigo Hugoja v rokah.
In klical ljudem bom in klicali
bodo milijoni z menoj.
“Dol z vojno, nasiljem, krivico!”
Za mir bom govoril, ljubezen, svobodo.
Začutil bom dneva novega sij.


Andrò tra la gente

Andrò tra la gente
con un libro di Hugo tra le mani.
E chiamerò la gente e chiameranno
con me a milioni.
“Abbasso la guerra, la violenza, l’ingiustizia!”
Parlerò per la pace, l’amore, la libertà.
Sentirò lo splendore di un nuovo giorno.

© Traduzione a cura di Amalia Stulin

kujuh

Kajuh è il secondo da destra, con la sigaretta in bocca

Karel Destovnik nasce il 19 dicembre 1922 a Šoštanj, un paese nel nord della Slovenia, dove frequenta i primi anni di scuola per poi continuare gli studi al ginnasio della vicina Celje. Inizia da subito a frequentare un gruppo di studenti più vecchi impegnati nella vita culturale e politica della città, grazie ai quali si avvicina alle idee comuniste. A cause delle sue attività apertamente critiche verso la minoranza tedesca filonazista di Celje, a diciotto anni viene espulso dal liceo e costretto a trasferirsi a Maribor. Ciò non gli impedisce di continuare il suo attivismo, fondando la rivista scolastica Ledina, proprio mentre a Ljubljana i giornali scolastici di stampo progressista venivano soppressi. Nel gennaio del 1941 viene imprigionato nel campo di Međurećje a Ivanjica, nel sud della Serbia, campo per la maggior parte occupato da comunisti provenienti da tutti i Balcani. Tornato in libertà qualche mese dopo, assiste alla deposizione dei Karađorđević e all’invasione nazista, che lo porta a organizzare con un compagno un gruppo di volontari per combattere i tedeschi. Sorpresi dai nazisti sulle montagne della Slovenia centrale, fuggono, ma il poeta viene catturato e imprigionato a Slovenj Gradec. Tornato a casa, scappa a Ljubljana, dove sopravvive grazie all’aiuto dei compagni del fronte di liberazione. Qui inizia a pubblicare illegalmente le proprie poesie firmandosi col nome di Kajuh, il suo nome di battaglia. Nel ’43 diventa un combattente dell’unità partigiana della Dolenjska, ma muore in uno scontro l’anno successivo, a poco più che ventuno anni.

Abbiamo scelto di proporre qui non gli inni alla Resistenza di un eroe nazionale di Jugoslavia, che pure sono una parte consistente dell’opera di Kajuh; abbiamo scelto il lato più emotivo, riflessivo e incerto di un ragazzo che, pur partigiano e quindi per definizione “parteggiante”, non ha trovato in un ideale tutte le sue risposte.

Fonti:
-Karel Destovnik – Kajuh, Zbrano delo [L’opera completa], uredil [a cura di] Emil Cesar, Zavod “Borec”, Ljubljana 1971
-Kajuh, Pesmi [Poesie], izdala [edito da] Propogandna komisija pri IOOF, Ljubljana 1945

© Nota a cura di Amalia Stulin

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