ostri ritmi

Ostri ritmi #9: Maja Vidmar

Prigodnica

Popoldan je postalo jasno,
da ji bo odrezal nogi.
V smehu in vznemirjeno,
z nožem – samo zanjo – topim.
Skozi krilo, nogavice najprej –
desno.
Ne več v smehu, a vznemirjeno –
levo.
Ona hroma, on četveronožec
mrtvih nog.
Pa kaj, saj se še zdaj
smehljava.

Poesia d’occasione

Di pomeriggio fu chiaro
che le taglierà le gambe.
Ridendo nervosamente,
con un coltello – solo per lei – smussato.
Attraverso la gonna, anzitutto i calzini –
destra.
Senza più sorridere, ma nervosamente –
sinistra.
Lei storpia, lui con quattro
gambe morte.
Ma dai, pur adesso sta ancora
sorridendo.

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Ostri ritmi #8: Uroš Zupan

Detajl

V rdeči svetlobi,
sedeča za mizo
sama, se neznanka pripravlja,
da si bo prižgala cigareto.

Odpre tobačnico,
z vajenim gibom vzame
iz nje cigareto,
si jo vtakne v usta.

Z levo roko si
umakne lase z obraza,
z desnico vzame vžigalnik,
ga s palcem odpre
in zavrti kolešček.

Iz vžigalnika skoči plamen
v njene oci,
na njene lase,
s cigareto se mu počasi približa
in poželjivo,
v nekem brezčasnem predahu
med svojim neopaznim staranjem

potegne v pljuča
prvi dim.

*

Dettaglio

Nella luce rossastra,
seduta al tavolo
sola, una sconosciuta si prepara
ad accendere una sigaretta.

Apre il porta-sigarette,
con gesto esperto
ne estrae una,
se la infila in bocca.

Con la mano sinistra si
scosta i capelli dal viso,
con la destra prende l’accendino,
lo apre col pollice
e fa girare la rotella.

Dall’accendino schizza la fiamma
nei suoi occhi,
sui suoi capelli,
con la sigaretta le si avvicina con lentezza
e avidamente,
in una pausa senza tempo
del suo impercettibile invecchiamento,

aspira nei polmoni
il primo fumo.

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Ostri ritmi #7: Mojca Pelcar-Šarf

mojca-pelcar-sarf

Razočaranja

Ni res, ne morem verjeti
vestem tem zloglasnim,
da spet bo tako kot pred dvajsetimi leti.
Ne, ni res, ne morem verjeti…

Demonstracije na ulicah
so kakor divje besede gluhonemcev.

Sami ne čujemo
svoje besede

In to je naš obup.

…..Delusioni

Non è vero, non posso credere
a queste voci maligne,
che di nuovo sarà così come vent’anni or sono.
No, non è vero, non posso crederci…

I comizi nelle vie
sono come parole bestiali di sordomuti.

Non sentiamo
le nostre stesse parole

Ed è questa la nostra disperazione.


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Ostri ritmi #6: Tomaž Šalamun

tomaz-salamun-poetarum

Junaku našega časa

Tvoja glava,
tvoje roke
tvoji smrtni tenki šivi,
tvoja hoja,
tvoje steblo,
tvoji kristalni strašni glas,
tvoja teža in zločin umika.

Si: drgetaš od slasti.

Zlomiš, da se hraniš
in moriš, da lahko tiše,
bolj pobožno vonjaš
svoje bele like.

Blazni Saturn,
med veko in veko zanetiš požar
in potem odrineš in ne daš,
da bi se zrušil v plamen.

Smrt mi odteguješ
kot živali hrano.

…..A un eroe del nostro tempo

La tua testa,
le tue mani,
le tue suture mortalmente sottili,
la tua andatura,
il tuo fusto,
la tua spaventosa voce cristallina,
il tuo peso e il crimine della ritirata.

Sei: fremi dal desiderio.

Distruggi, per nutrirti
e uccidi, per poter in silenzio,
più devotamente odorare
le tue forme bianche.

Folle Saturno,
appicchi un incendio tra era ed era
e poi mi scacci e non permetti
che io precipiti nelle fiamme.

La morte mi sottrai,
come gli animali col cibo.

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Ostri ritmi #5: Ifigenija Zagoričnik

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

ifigenija-zagoricnik

Stavek

iskati ime za neznano
sedeti za mizo
….spotaknjen ob vsako besedo
….ko so v napoto vse misli
prepričevati se o uničenju
ugotavljati vzrok stvarstva
buljiti v praznino
….v njej iskati besedo
….ime za neznano
čakati na nekaj posebnega
slepiti se z upanjem
….da se nekaj vendar mora zgoditi
misliti na nešteto stvari
….ki niso niti malo jasne
iskati njihov pomen
….ki ga ni v enciklopedijah
skomigovati z rameni
….ko teža pade nanje
tehtati samoneobdelovanje
brskati po preteklosti
….če je v njej kaj
drezati v žerjavico
….da zagori
sklanjati se v brezno
….v njem iskati neznano
….ki je brez pomena
tožiti po izgubljenem času
….ki se ne vrača
….v smrti
sprejemati vase molk
….ki je sumljiv od prenapolnjenosti
….kadar pobiram kamenje
….in ga prekinja samo vonj gnile trave
….in plast prahu na dnu reke
ugibati v katero mesto vozi vlak
….ki me vleče za sabo
opredeliti nič

Proposizione

cercare un nome per l’ignoto
sedere dietro a un tavolo
….bloccati ad ogni parola
….quando tutti i pensieri son d’impiccio
convincersi dell’annullamento
intuire la causa del creato
fissare il vuoto
….cercarvi la parola
….il nome per l’ignoto
aspettare qualcosa di speciale
accecarsi con la speranza
….che qualcosa debba pur accadere
pensare a mille cose
….per nulla chiare
cercarne il significato
….che non si trova nelle enciclopedie
stringersi nelle spalle
….quando il peso vi cade sopra
soppesare la propria stessa primitività
frugare se nel passato
….c’è qualcosa
attizzare le braci
….perché prendano fuoco
chinarsi sull’abisso
….cercarvi l’ignoto
….che non ha significato
piangere il tempo perduto
….che non torna
….nella morte
accogliere in sé il silenzio
….che diffida del sovraffollamento
….quando raccolgo sassi
….e lo interrompe solo l’odore dell’erba marcia
….e lo strato di polvere sul fondo del torrente
indovinare in quale città è diretto il treno
….che mi trascina con sé
definire: nulla

(altro…)

Ostri Ritmi #4: Karel Destovnik (Kajuh)

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

kajuh2

Bosa pojdiva, dekle, obsorej

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva prek zemlje trpeče,
sredi razsanjanih češnjevih vej
sežem ti nežno v dlani koprneče.

Beli so, beli so češnje cvetovi,
temni, pretemni so talcev grobovi.
Kakor ponosni galebi nad vodo,
taki so pali za našo svobodo.

Bosa pojdiva, dekle, obsorej,
bosa pojdiva med bele cvetove,
v krilo nalomiva češnjevih vej,
da jih poneseš na talcev grobove.


Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo sulla terra dolente,
in mezzo a rami di ciliegio incantati,
la mano ti prendo con candido ardore.

Bianchi sono, bianchi, i fiori di ciliegio,
neri, più neri, le tombe degli ostaggi.
Come orgogliosi gabbiani sull’acqua,
così sono morti per la nostra libertà.

Scalzi, ragazza, andiamo all’aurora,
scalzi andiamo tra i fiori bianchi,
spezziamo nella gonna rami di ciliegio,
per portarli sulle tombe degli ostaggi.

***

Drobna pesem

Jaz sem
droben, droben list,
ki drevo
mu daje hrano.
To drevo
iz zemlje rase,
zemlja
pa je vir življenja,
in življenje
vir človeštva,
in človeštvo,
to je hrast,
ki človeku
daje rast.


Una piccola poesia

Io sono
una gracile, gracile foglia,
cui l’albero
dà sostentamento.
Quest’albero
cresce dalla terra,
la terra
è, invece, fonte di vita,
e la vita
fonte d’umanità,
e l’umanità,
è questa la quercia,
che fa crescere
l’uomo.

***

Slutnja

Ni res, ne morem verjeti
vestem tem zloglasnim,
da spet bo tako kot pred dvajsetimi leti.
Ne, ni res, ne morem verjeti…

Da bomo z barbarskimi klici hiteli preko zemlje,
da bomo pobijali vse, razrušili vse,
mi, ki čitamo Byrona, Gorkega, Bloka, Puškina,
in da bomo jutri divjali s peno
krvavo na ustih.
Uživali bomo ob krvi nedolžnih teles.
O, ne… o, ne…
Kako sram me je…


Presagio

Non è vero, non posso credere
a queste voci maligne,
che di nuovo sarà così come vent’anni or sono.
No, non è vero, non posso credere…

Che correremo sulla terra con urla barbariche,
che uccideremo tutto, devasteremo tutto,
noi, che leggiamo Byron, Gor’kij, Blok, Puškin,
e che domani ci scateneremo con la bava
di sangue alla bocca.
Gioiremo del sangue di corpi innocenti.
Oh, no… oh, no…
Quanto mi vergogno…

*** (altro…)

Ostri ritmi #3: Katia Špur

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

wirtschaft0212

Vez

Samo trhel most sem
ki si nad njim
podajata roke
moja mati in moja hči.
Most sem, po katerega gredo
vsi dnevi upanja in obupa.

Samo trhel most sem
med včeraj in jutri
med odhajajočim
in prihajajočim
med včerajšnjim smehom
in jutrišnjo bolečino.

Samo trhel most sem
in nad njim se srečujejo
jutra z večeri
otroški smeh
s predsmrtno solzo.
In moram nositi
vso težo nasprotij
med nočjo in dnevom
med pobeglim in prihajajočim.

Most sem, ki si nad njim
za zmeraj podajata roke
moja mati in moja hči.

Il legame

Sono solo un ponte fatiscente
sopra il quale
si tendono la mano
mia madre e mia figlia.
Sono un ponte, attraversato da
tutti i giorni di speranza e disperazione.

Sono solo un ponte fatiscente
tra lo ieri e il domani
tra chi se ne va
e chi vi arriva
tra il riso di ieri
e lo strazio di domani.

Sono solo un ponte fatiscente
e su di esso s’incontrano
le mattine con le sere
la risata del bimbo
con la lacrima che precede la morte.
E devo portare
tutto il peso degli opposti
tra la notte e il giorno
tra chi fugge e chi arriva.

Sono un ponte, su cui
per sempre si tendono la mano
mia madre e mia figlia.

*

Ukrajinka

Stojimo na apelu
— izmena nočna —
v četrti hali,
ob meni Ukrajinka.

Imaš tam v domovini sinka?
Jevo Germanci razstreljali…¹
In brada vzdrgeta ji.

Abtreten!
zavpije Nemka.

Usujejo se vrste iz mrzle hale
v megleno jutro
na črno cesto.
Ob meni svojo žalost
brez tožbe nosi
Ukrajinka.

L’ucraina

In piedi all’appello
— turno di notte —
nella quarta sala,
accanto a me un’ucraina.

Hai un bimbo là a casa?
Jevo Germanci razstreljali…
E il mento le trema.

Abtreten!²
grida la tedesca.

Si riversano le file dalla fredda stanza
nel fosco mattino
su una strada nera.
Accanto a me, la sua tristezza
porta senza proteste
l’ucraina.

* (altro…)

Ostri ritmi #2: Ljubka Šorli. A cura di Amalia Stulin

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introduce a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione è della stessa curatrice, che propone a ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. È questa un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino a ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati.

sorli-poetarum

Immagini dai giorni di guerra

X

Lentamente, un vecchio saliva la china —
gli pesavano i lutti e gli anni.
Ma un’immagine segreta, concepita dalle lacrime,
nel cuore gli leniva il dolore.

Sopra di sé vedeva l’azzurro del cielo —
Il creato per lui era il libro del mondo,
che intreccia l’anima con la divina pietà,
perché spieghi le sue ali tra le vette.

Il vecchio è arrancato tra i massi,
dove fucilato riposava suo figlio…
Lo fissava con orrore e piangeva, piangeva.

Tutto attorno gemevano i monti,
quando scavava per il figlio un’ultima dimora,
ché aspettasse più comodamente il mattino della resurrezione…


Slike izza vojnih dni

X.

Počasi stopal starec je v strmino —
težile so ga žalosti in leta.
A tajna slika, od solzá spočeta,
mu v srcu je blažila bolečino.

Nad sabo videl je neba sinjino —
zanj stvarstvo je bilo ko knjiga sveta,
ki dušo z božjo milostjo prepleta,
da svoja krila razprostre v višine.

Priplazil se je starec med skalovje,
kjer ustreljen počival sin njegov je…
Strmel je z grozo vanj in plakal, plakal.

Ječalo je krog njega vse gorovlje,
ko sinu zadnje je kopal domovlje,
da laže jutro bo vstajenja čakal…

*

Nel bosco

Tutto è immerso nei sogni —
lontani sono i pensieri quotidiani.
I pini tacciono.

Qualcosa in loro si è mosso,
qualcosa ha scosso dai sogni
il mio cuore.

Come se oscuri ricordi
nell’arcano silenzio del bosco
mi scorressero accanto.


V gozdu

Vse zatopljeno je v sanje —
daleč so misli vsakdanje.
Bori molče.

Nekaj se v njih je zganilo,
nekaj iz sanj prebudilo
moje srce.

Kakor da temni spomini
v gozda skrivnostni tišini
mimo beže.

*

L’autunnale

Tutto è triste e desolato.
Che il sole tema l’autunno,
che si è nascosto dietro le nubi?
Sento ora nel cuore l’angoscia.

Non c’è sole sui nostri pascoli,
bui sono tutti i campi, i boschi.
E morti, senza foglie sono gli alberi —
e buie sono le nostre case.


Jesenska

Vse žalostno je in otožno.
Mar sonce boji se jeseni,
da skrilo se je za oblake?
Tesno zdaj pri srcu je meni.

Ni sonca po naših planinah,
vsa temna so polja, gozdovi.
In mrtvo brez listja je drevlje —
in temni so naši domovi.

* (altro…)

Ostri ritmi #1: Srečko Kosovel. A cura di Amalia Stulin

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin* che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introdurrà a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione sarà della stessa curatrice, che proporrà ad ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. Sarà un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino ad ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati. I suoi testi aprono la rubrica, oggi.

kosovel-poetarum

Una ballata

Nel silenzio di un autunno
un tordo vola
sopra il Carso.

Sul prato
già non c’è più nessuno,
solo lui
oltre il pascolo
vola.
E solo il cacciatore
lo segue…

Uno sparo nel silenzio;
un sottile rivolo di sangue;
il tordo
giace, giace.


Balada

V jesenski tihi čas
prileti brinjevka
na Kras.

Na polju
že nikogar več ni,
le ona
preko gmajne
leti.
In samo lovec
ji sledi…

Strel v tišino;
droben curek krvi;
brinjevka
obleži, obleži.

*

Pini

Pini, pini nel cheto orrore,
pini, pini nel muto orrore,
pini, pini, pini, pini!

Pini, pini, pini scuri
come guardiani sotto il monte
oltre la pietraia
a stento, stanchi bisbigliano.

Quando l’anima malata s’inginocchia
nella serena notte oltre la montagna,
sento suoni soffocati
e non mi posso più addormentare.

“Pini che sognate debolmente,
mi muoiono i fratelli,
muore forse mia madre,
o mi chiama mio padre?”

Stormiscono senza risposta
come in stanchi sogni infranti,
come se morisse mia madre,
come se mi chiamasse mio padre,
come se malati fossero i miei fratelli.


Bori

Bori, bori v tihi grozi,
bori, bori v nemi grozi,
bori, bori, bori, bori!

Bori, bori, temni bori
kakor stražniki pod goro
preko kamenite gmajne
težko, trudno šepetajo.

Kadar bolna duša skloni
v jasni noči se čez gore,
čujem pritajene zvoke
in ne morem več zaspati.

“Trudno sanjajoči bori,
ali umirajo mi bratje,
ali umira moja mati,
ali kliče me moj oče?”

Brez odgovora vršijo
kakor v trudnih ubitih sanjah,
ko da umira moja mati,
ko da kliče me moj oče,
ko da so mi bolni bratje.

*

Ritmi affilati

Io sono un arco rotto
di un qualche cerchio.
E sono un’immagine spezzata
di una qualche statua.
E l’opinione taciuta
di qualcuno.
Io sono la violenza, che
il taglio ha lacerato.
Come se camminassi
su dei pungoli,
sempre peggiore è per me
la tua quieta vicinanza.


Ostri ritmi

Jaz sem zlomljen lok
nekega kroga.
In sem strta figura
nekega kipa.
In zamolčano mnenje
nekoga.
Jaz sem sila, ki jo
je razklala ostrina.
Ko da hodim
po osteh,
vedno hujša mi je
tvoja mirna bližina.
(altro…)