Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #29

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

miss..

[Episodio ventotto – Miss Twin Peaks]
A log is a portion of a tree. At the end of a crosscut log – many of you know this – there are rings. Each ring represents one year in the life of the tree. How long it takes to a grow a tree. I don’t mind telling you some things. Many things I musn’t say. Just notice that my fireplace is boarded up. There will never be a fire there. On the mantelpiece, in that jar, are some of the ashes of my husband. My log hears things I cannot hear. But my log tells me about the sounds, about the new words. Even though it has stopped growing larger, my log is aware.
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Un ceppo è una porzione di un albero. Alla fine di un ceppo tagliato – molti di voi lo sanno – ci sono anelli. Ogni anello rappresenta un anno nella vita dell’albero. Quanto tempo occorre per far crescere un albero. Non mi pesa dirvi alcune cose. Ci sono molte cose che non devo dire. Solamente far notare che il mio camino è murato. Non ci sarà mai un fuoco lì. Sulla mensola, nel vaso, c’è parte delle ceneri di mio marito. Il mio ceppo sente cose che io non posso sentire. Ma il mio ceppo mi parla di suoni, di parole nuove. Anche se ha smesso di crescere, il mio ceppo è consapevole. (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
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Nel tronco crescono anelli concentrici, uno per ogni anno della vita di un albero. Tanti anelli, tanti anni. Tanti alberi, tantissimi anelli, tantissimi anni, una foresta di tempo in cui perdersi. La Signora Ceppo vive lì, in mezzo al tempo fattosi profonda penombra vegetale. Margaret si porta dietro un pezzo di tempo che si è staccato dal resto, un ceppo che non cresce più. I bisbigli del legno arrivano da lontano, dall’esterno della mischia degli anni che passano, da quella distanza che rende infinitamente aware. Intanto a Twin Peaks gli uomini, ancora impigliati nei loro pochi anelli, giocano a fare come il tempo, uccidendosi fra di loro. Windom Earle rapisce Annie, vincitrice del concorso locale di bellezza, proprio travestito da Signora Ceppo. Il suo obiettivo è però un altro, raggiungere la Loggia Nera, un luogo in cui gli anelli sono infiniti, non si contano più. Margaret ha scelto un’altra malinconica infinità, quella del ricordo: le ceneri del marito riposano in un vaso; il suo camino è boarded up, murato, chiuso a ogni fuoco futuro. Nel primo monologo Margaret ce lo aveva detto, questa storia va “al di là del fuoco”: è anche questo un anello, un cerchio che si chiude.
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@Andrea Accardi
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