Una frase lunga un libro #81: Francesco Tomada, Non si può imporre il colore a una rosa

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Una frase lunga un libro #81: Francesco Tomada, Non si può imporre il colore a una rosa, Carteggi Letterari, 2016, € 10,00

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Volevo scrivere di loro
ma mi chiedevo come

Leggo Francesco Tomada da molti anni, ho tanta stima di lui e poi siamo diventati amici. Dovrei, dunque, sapere, o credere di sapere, ogni cosa della sua poesia; dopo aver letto Non si può imporre il colore a una rosa mi sono reso conto che non è così, ed è meglio, perché il poeta che leggeremo sempre è quello che non conosceremo mai fino in fondo. Oggi scrivo di questo nuovo libro, uscito per Carteggi Letterari e impreziosito dai disegni di Francesco Balsamo e da una nota di Natàlia Castaldi, per capire qualcosa di più della poesia di Tomada. I due versi che ho scelto sono bellissimi e rappresentano non solo una delle grandi domande che ci si pone quando si tenta di scrivere, ma – e soprattutto – sono la perfetta sintesi della poetica di Francesco Tomada. Loro nel testo del poeta goriziano sono gli ultimi e gli ultimi arrivati, gli immigrati che stanno in coda davanti alla Caritas, nella fatica dei loro tentativi di farcela, e sono i loro fratelli che non ce la fanno, mentre noi guardiamo o non guardiamo. Loro sono poi tutti gli altri, sono le persone e i fatti, sono gli oggetti e sono le case, sono i giardini e sono gli abbracci, sono la pioggia e i parabrezza. Loro siamo tutti quanti e sono i tentativi di scrivere qualcosa che abbia senso. Loro sono gli occhi del poeta che non ce la fanno a vedere tutto, ma che quello che non vedono provano a immaginarlo. Loro sono i figli, le madri e i padri. Loro sono una sorella o un operaio. Loro sono la donna amata e un bar. Sono un pezzo di pane raffermo e un altro appena sfornato. Vedete quante cose? Di tutto questo e di molto altro ha sempre cercato di scrivere Tomada, di tutto ciò di cui si vive e si muore, ma ancora si domanda come.

Ho messo da parte per te
un’ora di giugno quando sui vetri
la trasparenza non ha conosciuto la brina
né il freddo che gela l’acqua e
rende il metallo così indifferente al tatto

E il come vediamo di scoprirlo insieme a lui, leggiamo ad esempio questi cinque versi. Provate a leggerli ad alta voce, provate a leggerli piano, fermatevi come ci si deve fermare alla fine di ogni verso, mettete a fuoco e quello che vedrete sarà più di quanto riuscirete a immaginare. Ho messo da parte per te, questo verso così semplice, questa frase così comune trasferita da un discorso normale a una poesia quanto mondo ci fa vedere? Quanto amore ci mostra? Già vediamo molto ancora prima di arrivare al secondo verso. Vediamo l’amore, vediamo l’azione di mettere da parte, capiamo la cura e l’importanza, perché alla fine c’è per te, che riduce l’universo a un piccolo posto, a un intimo posto, che somiglia più a una carezza che a una casa. Eccolo il come di Tomada, il mistero e la semplicità, ma insieme. Contenere ogni cosa nella stessa mano che sposta un portapenne sul tavolo, che allaccia una scarpa, che apre una finestra, che fa una carezza; e contenerle mentre le azioni avvengono, la poesia si svolge durante e resiste nel tempo, e quel tempo lo condiziona, perché un po’ lo prevede. Il senso del tempo in quell’ora di giugno che somiglia a tutte le ore che contano, segnate dall’unica clessidra con cui dovremmo avere a che fare.

Questa raccolta è piena di talento e pace. Il confine che è il luogo di Tomada è anche metaforico, è una metafora che divide il quotidiano dall’inafferrabile, la realtà dall’illusione, il panorama vicino e l’invisibile. Il poeta si muove costantemente lungo quella linea, perché è l’unica possibile, la sola che consenta il racconto, la sola che permetta un minimo di sopravvivenza e che lasci libero lo sguardo di spaziare. La memoria ha sempre contato nei testi di Francesco Tomada, così come contano gli affetti, che ritornano in questo libro, più prepotenti che mai e tornano anche quando chi scrive non vorrebbe, perché a volte il cuore non ce la fa e una penna è soltanto una penna. Pena e speranza, memoria e futuro, molto coraggio. Se oggi dovessi dire qualcosa a Francesco Tomada su ciò che scrive gli direi queste cose, ma subito me ne pentirei perché avrei lasciato fuori qualcosa, per imbarazzo e per troppa sintesi; eppure non avrei sbagliato. Non si può imporre il colore a una rosa è un passo importante nella scrittura di Tomada, mi pare che la mano abbia acquisito ancora maggior sicurezza, che gli occhi vedano meglio, che il controllo sulla pagina sia totale, quello delle emozioni è un’altra cosa, tutti scriviamo per venirne a capo.

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© Gianni Montieri

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Nota: per leggere altre poesie estratte dal libro cliccate qui

 

5 comments

  1. Amo da sempre la scrittura di Francesco e dopo aver letto le poesie pubblicate e questa recensione ancora di più… si respira un grande amore per la parola e, senza sembrare banale, un grande cuore, una bella persona.
    Anche il Montieri lo trovo più coinvolto dal solito: si sente il rispetto, la stima, l’amicizia che vi lega e, nel leggervi, fate venire una gran voglia di poesia…

    Grazie,

    Anna

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