Ostri ritmi #1: Srečko Kosovel. A cura di Amalia Stulin

Ostri ritmi è una rubrica a cura di Amalia Stulin* che, ogni ultimo venerdì del mese, ci introdurrà a voci della poesia slovena del Novecento. La traduzione sarà della stessa curatrice, che proporrà ad ogni post anche una breve nota biografica sull’autore. Sarà un’occasione di scoperta di poeti mai tradotti in italiano e sino ad ora non affrontati su «Poetarum Silva», con un taglio nuovo e personale. Il titolo è tratto da una lirica di Srečko Kosovel: Ritmi affilati. I suoi testi aprono la rubrica, oggi.

kosovel-poetarum

Una ballata

Nel silenzio di un autunno
un tordo vola
sopra il Carso.

Sul prato
già non c’è più nessuno,
solo lui
oltre il pascolo
vola.
E solo il cacciatore
lo segue…

Uno sparo nel silenzio;
un sottile rivolo di sangue;
il tordo
giace, giace.


Balada

V jesenski tihi čas
prileti brinjevka
na Kras.

Na polju
že nikogar več ni,
le ona
preko gmajne
leti.
In samo lovec
ji sledi…

Strel v tišino;
droben curek krvi;
brinjevka
obleži, obleži.

*

Pini

Pini, pini nel cheto orrore,
pini, pini nel muto orrore,
pini, pini, pini, pini!

Pini, pini, pini scuri
come guardiani sotto il monte
oltre la pietraia
a stento, stanchi bisbigliano.

Quando l’anima malata s’inginocchia
nella serena notte oltre la montagna,
sento suoni soffocati
e non mi posso più addormentare.

“Pini che sognate debolmente,
mi muoiono i fratelli,
muore forse mia madre,
o mi chiama mio padre?”

Stormiscono senza risposta
come in stanchi sogni infranti,
come se morisse mia madre,
come se mi chiamasse mio padre,
come se malati fossero i miei fratelli.


Bori

Bori, bori v tihi grozi,
bori, bori v nemi grozi,
bori, bori, bori, bori!

Bori, bori, temni bori
kakor stražniki pod goro
preko kamenite gmajne
težko, trudno šepetajo.

Kadar bolna duša skloni
v jasni noči se čez gore,
čujem pritajene zvoke
in ne morem več zaspati.

“Trudno sanjajoči bori,
ali umirajo mi bratje,
ali umira moja mati,
ali kliče me moj oče?”

Brez odgovora vršijo
kakor v trudnih ubitih sanjah,
ko da umira moja mati,
ko da kliče me moj oče,
ko da so mi bolni bratje.

*

Ritmi affilati

Io sono un arco rotto
di un qualche cerchio.
E sono un’immagine spezzata
di una qualche statua.
E l’opinione taciuta
di qualcuno.
Io sono la violenza, che
il taglio ha lacerato.
Come se camminassi
su dei pungoli,
sempre peggiore è per me
la tua quieta vicinanza.


Ostri ritmi

Jaz sem zlomljen lok
nekega kroga.
In sem strta figura
nekega kipa.
In zamolčano mnenje
nekoga.
Jaz sem sila, ki jo
je razklala ostrina.
Ko da hodim
po osteh,
vedno hujša mi je
tvoja mirna bližina.

*

CONS II

Lo stanco europeo
fissa triste la sera dorata,
che è ancora più triste
della su anima.
Il Carso.
La civiltà è senza cuore.
Il cuore è senza civiltà.
Lotta stremata.
Evacuazione di anime.
La sera brucia come fuoco.
Morte all’Europa!
Pietà! Pietà!
Signor professore,
capisce la vita?


KONS II

Truden evropski človek
strmi žalostno v zlati večer,
ki je še žalostnejši
od duše njegove.
Kras.
Civilizacija je brez srca.
Srce je brez civilizacije.
Izmučena borba.
Evakuacija duš.
Večer peče kot ogenj.
Smrt Evrope!
Usmiljenje! Usmiljenje!
Gospod profesor,
razumete življenje?

*

CONS. 5

Il letame è oro
e l’oro è letame.

Entrambi = 0
0 = ∞
∞ = 0
A B <
1, 2, 3.

Chi non ha un’anima
non ha bisogno d’oro,
chi ha un’anima,
non ha bisogno di letame.

I, A.


KONS. 5

Gnoj je zlato
in zlato je gnoj.

Oboje = 0
0 = ∞
∞ = 0
A B <
1, 2, 3.

Kdor nima duše,
ne potrebuje zlata,
kdor ima dušo,
ne potrebuje gnoja.

I, A.

© traduzioni inedite a cura di Amalia Stulin

I testi sono tratti da Srečko Kosovel, “Pesmi” [Poesie], Comitato per la pubblicazione delle poesie di Srečko Kosovel, Ljubljana 1927; Srečko Kosovel, Integrali ’26, Cankarjeva založba, Ljubljana 1967.

Srečko Kosovel nasce il 18 marzo del 1904 a Sežana, una cittadina della Slovenia a ridosso del confine italiano. La famiglia si trasferisce subito, prima a Pliskovica e poi a Tomaj, rimanendo però sempre all’interno di quella cornice che farà una tale impressione sul poeta, da diventare presenza costante nella sua lirica: il Carso. Fin da bambino gode di uno stretto rapporto con Trieste, città d’elezione della Mitteleuropa: ne frequenta i teatri, le sale da concerto, oltre alle case dei vari amici della famiglia; ma per quanto ne subisca l’indiscutibile fascino e ne assorba la ricca cultura, nulla lascerà un solco nel suo animo pari alla selvaggia e desolata bellezza dell’altopiano carsico. Nei suoi cespugli ispidi, nelle pietraie scoscese e soprattutto nei pini scuri, Kosovel trova continui spunti per la sua poetica. L’avvicinamento a correnti letterarie d’avanguardia, dall’espressionismo al costruttivismo in particolare, porta a un parziale allontanamento da quel contesto naturale che sempre lo aveva accompagnato e lo ha reso famoso come “lirico del Carso”.
Le liriche proposte provengono da entrambi i periodi della sua opera. In Pini e Una ballata sono evidenti le influenze provenienti dal mondo della Moderna ottocentesca: il legame con la madre, la malinconia e gli espliciti riferimenti a una morte temuta e desiderata in egual misura, oltre all’uso di metrica e figure retoriche più tradizionali, lo avvicinano ai grandi poeti del secolo passato, soprattutto a Ivan Cankar, Dragotin Kette e Josip Murn. Con l’inizio degli studi universitari a Ljubljana nel ‘22 e la collaborazione con alcune riviste, Kosovel si apre via via di più alle sperimentazione letterarie di futurista memoria, arrivando a tratti a richiamare le teorie oltreomistiche di Nietzsche.
Questo percorso va però inserito in un arco di tempo estremamente breve: una notte di febbraio si ammala, pare riprendersi, ma una ricaduta gli sarà fatale. Muore di polmonite a soli 22 anni, il 27 maggio 1926.

*Amalia Stulin nasce nel 1995 in quella che molti chiamano Slavia friulana, ma che per lei risponde solo al nome di Benečija. Galeotto fu Umberto Eco col suo Pendolo di Foucault, che le fece prendere la miglior scelta della sua vita: studiare l’ebraico. Ad oggi studia Ebraico e Persiano all’Università Ca’ Foscari di Venezia e si diletta con piccoli lavori di grafica pubblicitaria; non si è ancora laureata, non ha pubblicato libri né collaborato con riviste, ma ci sta lavorando.

5 comments

  1. mi affaccio, incuriosito, a una pagina della poesia europea a me per niente nota (scrivere “poco” sarebbe stato mentire spudoratamente).
    mi affaccio con la curiosità di chi trova in questi versi una lunga serie di eco, sonorità e movenze a me care: Giotti e Saba dal sapore mitteleuropeo; il canzoniere di Heine nella traduzione di Carducci, per quel che riguarda certe soluzioni nella traduzione, forse involontarie; Rilke affacciato a Sistiana, e ancor più, come mi diceva poco fa in privato Anna Maria Curci, Trakl, entrambi tradotti da Pintor.
    insomma, trovo, in questo poeta che mai ho avuto modo di leggere prima d’ora, un mondo in versi che in Italia ha avuto una comune espressione; ma trovo questo mondo portato un passo più in là, slegato cioè da un’ecccessiva aderenza alla tradizione e quindi linguisticamente più audace.

    sono molto grato ad Amalia Stulin perciò, e attendo incuriosito il prossimo appuntamento.

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  2. Bellissimo sito! Brava!

    Per un approfondimento sul tema, proporrei:
    Srečko Kosovel, ‘Ostri Ritmi/Apri Ritmi’, curato da Jolka Milič con la traduzione in Italiano di Miran Košuta. Pubblicato da ZTT-EST, Editoriale Stampa Triestina, 2011.
    Tatjana Rojc, ‘Le Lettere Slovene – dalle origini all’età contemporanea’. Pubblicato da Goriška Mohorjeva družba, Gorizia 2004.
    Marta Verginella, ‘Il Confine degli Altri’. Pubblicato da Donzelli Editore, Roma, 2008.

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    1. Grazie mille per le specificazioni, che ci fanno entrare nel mondo di una letteratura che non abbiamo mai affrontato prima sul nostro lit-blog, amplificando le possibilità di lettura di traduzioni diverse.

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