Gli undici addii #8: “Approfondimento”, di Gianluca Wayne Palazzo

Approfondimento

 

Un tempo Giulio aveva persino creduto che il suo mestiere gli consentisse di incidere, di migliorare un alunno o forse due, e con quei due una classe, con una classe la scuola, e con la scuola una generazione e il mondo. Oggi quelle lezioni di approfondimento in una terza B quasi sconosciuta – un’ora appena a settimana, una via di mezzo tra educazione civica e… cosa, attualità? – gli recavano in dono solo raucedine e sconforto. Era più fastidioso il ragazzino ignorante, il provocatore, quello razzista, la democratica illuminata in erba o quello che gli leccava il culo qualunque posizione lui sostenesse?
O era il dibattito il problema? Lui aveva adorato il dibattito, un tempo. E poi meno. E poi sempre meno. E poi non più. Alla fine il dibattito era soltanto il calcio d’angolo in cui riparare quando era spossato, la stura aperta a discussioni interminabili e sregolate.
Spannò un momento il vetro del cervello a un acuto improvviso, e realizzò che una ragazza nelle prime file stava perdendo il controllo. Era diventata tutta rossa e ripeteva qualcosa sulla cultura. La sua cultura, la nostra cultura…
«Sono le nostre radici, e sono cristiane!…» gracchiava, sporgendosi fuori dal banco.
«Guarda che Gesù è adorato anche dai mussulmani» le ribatté un tale in camicia bianca.
«Ma che vai dicendo, sei matto in testa?…» balbettò lei, sempre più stridula.
«Professore» lo interpellò Camiciabianca con sufficienza, «è vero che gli islamici considerano Gesù… insomma, anche per loro Gesù è… nel Corano, è…»
«Cor… ano!» rise una specie di hobbit sul fondo. Giulio fece finta di non aver sentito.«Guarda che io dico Gesù Gesù. Gesù Cristo!» specificò la ragazza. Come si chiamava, si domandò Giulio? Naomi? Noemi?
«È tipo un profeta» ribadì Camiciabianca.
«Comunque io stavo parlando di un’altra cosa.»
«Tu spari contro le prostitute e ti dimentichi chi ci va con le prostitute.»
«I politici…» annuì amara una ragazzona molto simile a un cavallo.
«E invece» seguitò Camiciabianca, prendendo a testimone la cavalla, «Gesù le proteggeva, le prostitute.»
«Ma che ti stai inventando?» protestò disgustata Noemi o Naomi.
«Lui dice la Maddalena» intervenne uno con la frangetta davanti agli occhi. «Vero?»
«La Maddalena non era una migno… Oh, scusi, prof… una prostituta» chiarì una ragazza indiana con un enorme naso. «C’è scritto pure sul Codice Da Vinci
«Se è per questo l’Islam tratta le donne malissimo» tagliò corto Naomi o Noemi. «Il burqa l’hanno inventato loro. E i terroristi sono tutti loro.»
«Prof, una volta ho sentito un tizio in televisione che diceva che non tutti i terroristi sono mussulmani ma tutti i mussulmani sono terroristi!» strillò l’hobbit.
«Ma che vuol dire?» chiese Frangetta.
«Casomai è il contrario, deficiente…» scosse la testa la cavalla.
«Il Corano dice di fare la guerra, la jihad contro gli infedeli. Lo dice il Corano!» reagì Noemi o Naomi.
«Anche la Bibbia è piena di guerre e stragi» si strinse nelle spalle Camiciabianca.
«Non è vero! Il Vangelo…»
«Il Vangelo è dei cristiani la Bibbia degli ebrei!» intervenne velocissima una tipa grassoccia, che fino a quel momento aveva ascoltato a bocca aperta e con la mano alzata, aspettando imperterrita che Giulio mantenesse il proposito di far parlare solo chi si “prenotava”.
«Hitler era cristiano, lo sapevi?» rivelò Frangetta puntando il dito. «E ha sterminato venti milioni di ebrei.»
«Ma io gli ebrei non li calcolo proprio» lo ignorò Naomi o Noemi.  «E comunque la Bibbia è scritta da Dio, il Corano è solo un libro inventato.»
«Il Cor… ano!» rise l’hobbit.
«Sono libri inventati tutti e due, imbecille» sparò ad alzò zero Camiciabianca. Metà classe guardò verso Giulio, che seguitava a fissare il pavimento davanti a sé. All’assenza di una reazione la grandinata di voci crebbe di intensità.
«Tu dici che la Bibbia è pacifica, ma lo sai di Sodoma e Gomorra?» incalzò Frangetta.
«Quale dici, il film o la serie?» domandò l’indiana.
«Ma li sente, prof? Li sente che razza di…»
«E piantala!…» gli gridò dietro la cavalla.
«L’Islam è una religione creata da un tizio che ha avuto un ictus sopra un’asina, io dovrei dare retta alle stupidaggini che dicono?» li aggredì Noemi o Naomi. «Magari mille anni fa i cristiani facevano le Crociate, va bene, scusate tanto, ma questi stanno ancora al medioevo. Oggi!»
«“Questi” al paese loro rinchiudono le donne, ammazzano gli omosessuali e credono solo a quello che c’è scritto nel loro libro sacro» argomentò Camiciabianca. «A me sembra che tu ti ci troveresti un sacco d’accordo, Noemi…»
Noemi, quindi, pensò vagamente Giulio. Alzò gli occhi e la guardò in viso. Si rese conto che le luccicavano gli occhi.
«Sei… sei proprio…» cominciò la ragazza, ma l’indiana le parlò sopra.
«Però è vero! È vero prof, se ci pensa alla fine i mussulmani pensano le stesse cose dei cattolici.»
«Dei cattolici bigotti» precisò la cavalla.
«Ma non è vero» guaì Noemi. «Non è vero
Giulio vide le prime lacrime rigare le guance. Alzò la testa.
«Stacci Noemi» la chiuse lì Frangetta. «Siete una manica di omofobi e retrogradi.»
«E vai così!» rise Camiciabianca e si sporse per battere il cinque al compagno. Prima del ciaff Giulio eresse la testa.
«Voi…» cominciò, ma subito Noemi attaccò di nuovo a parlare, e in seguito Giulio avrebbe dimenticato cosa stava per dire, forse anche il senso di quel suo unico intervento, qualcosa che aveva a che fare con la volontà di proteggere quella sciroccata integralista dalla cattiveria del branco, perché poco importava che il branco avesse torto o ragione, a Giulio il branco aveva sempre fatto schifo, come gli avevano fatto schifo gli sguardi avvelenati a Francesca fuori scuola, le parole sbilenche e le frasi mozze su Amelia in consiglio di classe, i sorrisi da clan negli occhi dei colleghi l’ultimo giorno prima del pranzo di…
«Siete solo degli ipocriti» ruggì Noemi. «Perché sputate sulla vostra cultura e nel piatto dove mangiate! Sapete cosa dovreste fare invece di riempirvi la bocca? Dovreste smetterla di festeggiare il Natale, per esempio. E invece ve ne siete stati a casa e avete fatto l’albero e il presepe solo per fare vacanza! Ma Natale è il giorno di nascita di Gesù, del bambin Gesù, e se non ci credete…»
«Noemi…» bisbigliò Giulio a mezza voce. La ragazza farfugliò qualcosa, gli ultimi sputacchi di una frase, voltandosi a guardarlo come se non capisse che diavolo ci facesse lì. Frangetta e Camiciabianca inarcarono le sopracciglia e lo fissarono in attesa. La cavalla sorrise scuotendo lentamente la testa, seguitando a compatire Noemi. L’hobbit, prima concentrato a staccarsi una crosta dall’avambraccio, sollevò gli occhi da ovino su di lui. L’indiana trattenne una risata senza motivo. E la grassoccia alzò lentamente la mano a bocca aperta.
Giulio sorrise appena.
«È un nome ebraico, lo sapevi? Forse no, perché tu gli ebrei non li calcoli proprio.»
Annuì, mentre gli occhi di tutti si spostavano su di lei come a un incontro di tennis.
«Non intendevo questo» reagì Noemi. «Lo so che noi proveniamo dagli ebrei, loro hanno avuto l’olocausto e i campi di concentramento…»
«Nella tua Bibbia il dio ebraico ordina di bruciare persone e sterminare popoli, prescrive bestialità ai suoi profeti e guida personalmente le sue truppe in guerre e massacri.»
«Ma io…»
«Tu non hai mai letto niente di tutto questo, vero? E nemmeno il Nuovo Testamento.
Altrimenti sapresti che Gesù era ebreo e riusciresti a spiegarmi che differenza trovi tra l’assurda rivelazione ricevuta da Maometto e la “ragionevole” conversione di Paolo.»
Noemi inghiottì.
«Io dicevo solo che il Natale…»
«Il Natale…» ripeté Giulio, interrompendola. «Come se potessimo scegliere di festeggiarlo o meno. Naturalmente sei al corrente che il 25 dicembre è una data convenzionale, calibrata sul precedente culto romano del Sol Invictus per sfruttare i consensi già radicati intorno a una celebrazione pagana.»
«Pag… ana!» rise l’hobbit. Giulio lo fulminò con gli occhi.
«Chiudi la bocca, minorato.»
L’hobbit impallidì. Giulio tornò a guardare Noemi.
«Sono più assurdi i fulmini di Zeus o una pioggia di manna dal cielo? Maometto che divide la Luna o Mosè col Mar Rosso? La reincarnazione buddista o una resurrezione dopo tre giorni? Avanti. Me lo spieghi con parole tue dove la vedi tutta questa differenza?»
«In realtà anche nell’induismo…» attaccò l’indiana, ma uno schiaffo sulla cattedra risuonò come uno sparo e le ammazzò le parole in gola.
«Risparmiami le buffonate, adoratrice di mucche e pupazzi con la testa da elefante» sibilò Giulio. Poi allargò le braccia, rivolgendosi ancora a Noemi: «Hai parlato di cultura. Sarebbe questa la tua cultura? Un unico, contradditorio libro che non hai neanche letto?»
La ragazza aprì la bocca, tremando. Ora piangeva davvero.
Giulio rovesciò lo sguardo sul resto della classe, sentendo il sangue che affluiva copioso alla faccia e pompava nel cervello con liquide martellate.
Camiciabianca trattenne una risatina e immediatamente si ritrovò inchiodato da un paio d’occhi vuoti come grotte carsiche.
«Tu, saputello presuntuoso. Un altro fiato tuo o del tuo amico col parrucchino e vi caccio fuori.»
Camiciabianca e Frangetta si scambiarono un’occhiata allucinata. Giulio raddrizzò lo sguardo e incontrò ancora gli occhi lacrimosi di Noemi. Adesso avrebbe voluto abbracciarla, insieme alle sue micragnose polemiche. Ma abbracciarla tanto da stritolarla e poi frugare dentro alle budella che ne avrebbe estratto, per provare a capire, a capire
«Se fossi mussulmano troverei ignobile un dio che mi obbliga a sdraiarmi faccia a terra cinque volte al giorno» disse a voce appena percettibile. «Se fossi ebreo mi vergognerei di un dio che mi prende in giro da millenni con la storia del popolo eletto…»
Fece una pausa, ansimando dal naso. Nella bocca chiusa gli battevano i denti.
«Ma sono cristiano» disse. «E mi tocca il Natale.»
Lentamente sentì il fuoco scivolare via dalle guance e ritirò le mani dalla cattedra, nascondendole fra le ginocchia. Batté le palpebre e prese un respiro. Mancavano meno di cinque minuti alla fine dell’ora.
«Potete fare ricreazione» disse e camminò lentamente verso la finestra. Nessuno fiatò o si mosse dai banchi.
Nel cortile interno giocavano a pallavolo. Giulio restò immobile a guardare fuori seguendo i movimenti della palla. Pensava che un tempo aveva perfino creduto che come insegnante avrebbe potuto migliorare il mondo.

© Gianluca Wayne Palazzo

Il presente è l’ottavo di una serie di racconti ispirati al mondo della scuola. Chi volesse recuperare i precedenti li troverebbe qui sotto. Dello stesso autore, su Poetarum Silva, Fenomenologia del Nuntemove.

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