Le cronache della Leda #29 – Il neon, la Luisa e Amelia Rosselli

Neon blu

Le cronache della Leda #29 – Il neon, la Luisa e Amelia Rosselli

La Luisa si è sentita male in piena notte, un infarto. Me lo ha detto la Wanda telefonandomi all’alba. La Wanda, però, non se la sente di venire all’ospedale, quando ci entra, di solito, sviene. L’Adriana dice che non ce la fa a vedere la Luisa così. Così come mi domando, se ne sappiamo poco o nulla. Sappiamo, però, che è in rianimazione. Comunque quelle due mi hanno fatto arrabbiare. Ho detto all’Adriana «Guarda che la Luisa non è mica morta.» Sono andata a trovarla da sola. L’ospedale sta appena fuori dal centro, sono uscita di casa alle due, si può entrare alle tre. Ho preso la bicicletta e immediatamente ho pensato alla Luisa, che mi direbbe che non è mica il caso di andare in bicicletta con i primi freddi, mi direbbe che rischio di ammalarmi. Pedalavo e mi scendevano le  lacrime. Allora pedalavo più forte come quando ero in ritardo per la prima lezione del mattino. Mai arrivare dopo gli studenti, mi dicevo. Arrivavo a scuola rossa in viso e, con ancora il cuore in gola, interrogavo per calmarmi.
Sono arrivata all’ospedale tutta sudata. Volevo togliermi il cappotto, ma di nuovo ho pensato alla mia amica e l’ho tenuto addosso. Meglio lasciar perdere con la Luisa, tanto ha sempre ragione lei. Mi sono rivolta alla caposala, mi ha detto che le condizioni della Luisa sono stazionarie. Non è stato possibile entrare in sala rianimazione, ma mi ha detto di rimanere lì tutto il tempo che volessi, che poi sarebbe arrivato il medico e avrei potuto chiedere a lui. Mi ha chiesto se fossi una parente, e quando ho risposto di essere solo un’amica, mi ha messo una mano sulla spalla e me l’ha stretta forte. «Andrà tutto bene.» Ha aggiunto. Mi sono seduta sulla panchina più fredda della mia vita, nel bianco e grigio dell’ospedale, nel pomeriggio di novembre che si abbassava verso la sera. Mi sono messa a pensare al contrasto tra i colori dell’autunno e quelli degli ospedali. A quanto stridesse nella mia testa il suono della risata della Luisa confrontato a quel silenzio al cloroformio. Sono rimasta due ore a galleggiare in un mare d’ovatta. Ho pensato a un miliardo di cose sotto l’orrore delle luci al neon. Una volta la Luisa ha detto che avrebbero dovuto abolire i neon dalla faccia della terra. Ho pensato a questo e a quanto gli ospedali potrebbero diventare una costante per noi, poi non so perché (o forse sì) mi è tornata in mente una poesia di Amelia Rosselli.

tanto vale che tu pensi una cosa o l’altra
di me; non sono alla mercé del caso, né
voglio la tua interpretazione, non avendone alcuna
io stessa a sopraffarmi. Ti ritiri nella
tua cella febbricitante, come un microscopico angelo
ingaggi battaglia con i miei pensieri, come se
fossero per il mio rivoluzionario cuore, una
promiscua campana. L’inferno stesso è ciò che
vuoi: un ago conficcato nella necessità, prevedendo
che non farò meglio di quanto vuoi.

Luisa, Luisa, amica mia e scuotevo la testa. Dopo non so quanto tempo è arrivato il medico, si è seduto di fianco a me e mi ha detto:«Buonasera signora, la sua amica è molto forte, cominciamo a vedere qualche piccolo segnale di ripresa, non possiamo ancora sbilanciarci, siamo cauti ma ottimisti, vada a casa, torni domani.» L’ho ringraziato, temo d’aver pianto, sotto i neon, poi lenta lenta mi sono avviata verso l’uscita. Nel parcheggio delle biciclette al posto della mia ho trovato l’avvocato. «Ho caricato la bici in macchina, fa troppo freddo a quest’ora, ti porto a casa io.» Gli ho chiesto chi gli avesse detto che ero all’ospedale. «L’Adriana, una della setta.» Ed è scoppiato a ridere, poi a casa,  mentre il miglior amico di mio figlio mi preparava una zuppa, io gli ho raccontato tutta la vita della Luisa, vita che continuerà.

Leda

Nota: la poesia di Amelia Rosselli è tratta da Sleep.

3 comments

  1. Uno splendido pezzo Gianni. Cosa ti ha portato a scegliere quella poesia di Amelia Rosselli? Mi piacerebbe saperlo.

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    1. Grazie Alessandra. Lunedì pomeriggio stavo rileggendo alcune poesie da Sleep, e della Leda avevo solo degli appunti, siccome la stavo immaginando angosciata quando sono arrivato a questa poesia, l’accostamento è stato automatico, anche se la poesia della Rosselli ha altro significato, ma poi il significato vero lo attribuisce il lettore e così ha fatto la Leda.

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