Gli anni meravigliosi – 20 – Peter-Paul Zahl

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute – su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDR , fu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

 

Freiheit + Glück - La firma di Peter-Paul Zahl

Freiheit + Glück – La firma di Peter-Paul Zahl

I due testi di Peter-Paul Zahl proposti qui sono brevi e incisivi, non fanno alcuna concessione all’idilliaco e portano tutti i segni dello “sporcarsi le mani nella storia”, o, per essere più precisi in riferimento agli anni Settanta, di uno scontro durissimo che Zahl ha pagato con il carcere.  Le suggestioni letterarie, pur presenti – in particolare Brecht amaro de La soluzione, successiva agli eventi del 17 giugno 1953 a Berlino – sono attraversate e scavalcate, in passaggi lapidari che uniscono registro volutamente colloquiale e tono apparentemente scanzonato a passione e coinvolgimento.

der harte kern

der harte kern
– einer kirsche
zum beispiel –
ist immer ungenießbar

er wird ausgespuckt

bei gutem boden
wird ein baum
aus ihm

Peter-Paul Zahl, da: Schutzimpfung (“Vaccinazione preventiva”), Rotbuch 1975

 

il nocciolo duro

il nocciolo duro
– di una ciliegia
per esempio –
è sempre immangiabile

viene sputato

su terreno buono
diviene
un albero

Peter-Paul Zahl
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

* *  *

 

Im Namen des Volkes

am 24. mai 1974
verurteilte mich
das volk
– drei richter und
sechs geschworene –

zu vier Jahren
freiheitsentzug

am 12. märz 1976
verurteilte
mich das volk

– nach der reform
nur noch drei Richter
und zwei geschworene –

in gleicher sache
zu fünfzehn jahren
freiheitsentzug

ich finde
das sollen
die völker
unter sich ausmachen

und mich
da rauslassen.

Peter-Paul Zahl, da: Alle Türen offen (“Tutte le porte aperte”), Rotbuch 1977

 

In nome del popolo

il 24 maggio 1974
il popolo
– tre giudici e
sei giurati –
mi ha condannato

a quattro anni
di reclusione

il 12 marzo 1976
per la stessa vicenda
il popolo

– dopo la riforma
ora solo tre giudici
e due giurati –

mi ha condannato
a quindici anni
di reclusione

trovo
che i popoli
dovrebbero
concordare questo tra di loro

e lasciarmene
fuori.

 

Peter-Paul Zahl
(traduzione di Anna Maria Curci)

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Peter-Paul Zahl (14 marzo 1944, Friburgo in Brisgovia – 24 gennaio 2011, Port Antonio, Giamaica), dopo aver trascorso l’infanzia nella RDT (a Feldberg nel Meclemburgo, città natale dei genitori; lì, il padre, Paul Zahl, fondò la casa editrice di libri per l’infanzia “Peter-Paul”), crebbe in Renania (a Ratingen, dove la famiglia si era recata, dopo un soggiorno a Wülfrath, dopo aver lasciato la RDT nel 1953), dove apprese il mestiere di tipografo. Nel 1964, obiettore di coscienza, si recò a Berlino e lì, nel 1967, aprì una tipografia e fondò una casa editrice. Dal 1968, sospettato di appartenere al “Movimento 2 giugno“, fu costantemente sorvegliato dalla polizia. Nel 1970 subì la prima condanna per aver stampato un manifesto politico, “Libertà per tutti i reclusi”. Nel 1972, fermato dalla polizia per un controllo, tentò la fuga dopo la sparatoria che ne seguì: fu arrestato e condannato prima, nel 1974, a quattro anni, poi, nel 1976, in un secondo grado di giudizio, a quindici anni di reclusione.  Uscì di prigione, in anticipo rispetto alla pena che gli era stata comminata,  il 13 dicembre 1982. Anche in virtù della sua attività di scrittore condotta in carcere, il suo “caso” divenne esemplare nel dibattito sulla situazione giuridica dei prigionieri politici. In carcere scrisse, tra l’altro, Schutzimpfung  (“Vaccinazione preventiva”) e Alle Türen offen (“Tutte le porte aperte”). Il romanzo picaresco Die Glücklichen (“I beati”). del 1979, suscitò reazioni controverse per il ricorso a una versione ‘estrema’ della tecnica dell’assemblaggio e dell’incastro di elementi disparati. Dopo il carcere, Zahl soggiornò tra il 1982 e il 1985 a Granada, sulla costa atlantica nicaraguense, alle Seychelles e in Italia (1984, Università Estiva in Toscana). Nel 1985 emigrò in Giamaica, dove mise in piedi una compagnia teatrale, scrisse drammi, saggi e, a partire dal 1994, la serie dei suoi romanzi noti come “Jamaica-Krimis” (“gialli giamaicani”): a partire dal primo  della serie, Der schöne Mann (“L’uomo bello”), Zahl crea il personaggio del detective privato giamaicano Aubrey Fraser, detto Ruff o Ruffneck. Un secondo romanzo picaresco nell’ampia produzione letteraria di Zahl è Der Domraub (“Furto nel duomo”) del 2002.

Negli”anni meravigliosi” Zahl fu al centro di un’aspra controversia letteraria tra Golo Mann e il critico letterario Marcel Reich-Ranicki. La pubblicazione (accompagnata da un commento di Erich Fried) di una poesia di Zahl, la durissima mittel der obrigkeit (“strumenti dell’autorità”) nella Frankfurter Anthologie, scatenò la reazione indignata di Golo Mann, che in una lettera del 26 maggio 1976 chiese pubblicamente come la  prestigiosa antologia si fosse potuta sporcare con la robaccia dell’assassino di un poliziotto. Il 31 maggio 1976 seguì puntuale la replica di Reich-Ranicki, che, richiamandosi a Oscar Wilde, metteva in guardia dal confondere i piani (“che uno non paghi le cambiali, non vuol dire che suoni male il violino”).

Berlino, 17 aprile 2010: Peter-Paul Zahl legge la sua poesia Im Namen des Volkes

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