Una domenica inedita #16: Giulia Catricalà, Poesie da “Ombre convesse”

 

Ricordare è riordinare 
segno a segno, fare 
regno dell’inessenziale,
estinto e poi tornato.
Ricordare te è affilare, 
taglio a taglio, fare pegno
del dolore in cambio
della regola che tu sei 
nel passato. Scordarmi
di te sarebbe, pezzo a 
pezzo, esser viva in vie 
distorte, uscire dal senno, 
uscire dal senso senza
passare per la morte. 

 

Immagino i bambini 
scavare tane nella neve
col respiro, uno vicino 
all’altro, soffiare urla 
di vapore fino al mattino. 

Immagino i bambini 
fare scorta del calore, 
fare scarto dell’amore, 
tenersi il pianto come
un cristallo fra le dita.

Eccoli i bambini
statue di pietra, 
ghiaia di maceria 
sul binario storto 
della storia. 

 

Non far di te un granello 
di rabbia, un ticchettio 
ruminate della stessa parola, 
dello stesso assolo che 
infuoca e baccaglia.
Accorcia la traccia, varia 
la metrica, inventa un 
punto di svolta, a volte il 
dolore è solo un racconto
che racconta troppo di sé. 

 

Una geometria d’imperfetto,
sentire lo storto, lo stretto
e non svoltare la via, 
averti come un incastro 
nel petto, e sforzare,
girare, far combaciare 
tutto il non dato, tutto
il non detto, il nostro, 
il mostro incarnato.

 

© Giulia Catricalà, poesie da Ombre convesse (raccolta inedita)

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