Massimiliano Bardotti, Gregorio Iacopini: Il colore dei ciliegi da febbraio a maggio

Massimiliano Bardotti, Gregorio Iacopini
Il colore dei ciliegi da febbraio a maggio
Fara Editore 2020

La grazia è il gesto lieve e deciso di chi alle percosse della necessità, allo «schiaffo della sera» – l’insondabile disegno, quello che ci giunge come tradimento di un patto di alleanza, se non addirittura come orrore – reagisce continuando a cercare, a scrutare, a raccogliere indizi, ad abbracciare e costruire la via comune, a riconoscere la prossimità di ogni creatura, ad andare incontro all’enigma e, in un inscindibile alternarsi di passi e direzioni, ad accogliere l’enigma che ci si fa incontro.
Questo avviene, nell’opera Il colore dei ciliegi da febbraio a maggio, anche attraverso il moto perpetuo del discernere e collegare, distinguere e riunire. La grazia assume la consistenza di un ricamo con motivi in rilievo, intrecciati a coppie: agone e preghiera (ma la preghiera non è forse un agone?), visione d’insieme e memoria, intesa, quest’ultima come incontro con chi ha preceduto, «i semprevivi».
Semprevivi, nella pronuncia del testo di Massimiliano Bardotti e Gregorio Iacopini, sottolinea sia il legame con tutti i regni della natura – semprevivi come i sempreverdi tra le essenze arboree –, sia il dialogo con i morti, annunciato fin dai testi in epigrafe, di Cristina Campo e Pierluigi Cappello.
In tutto il libro, le forme liriche brevi, condensate, rincorrono le estensioni narrative, il morso nella carne incalza il dilagare del respiro e viceversa.
Proseguire la lettura e procedere, concentrare e ampliare lo sguardo: questo l’invito della raccolta di Bardotti e Iacopini, condensato nell’esortazione «guarda avanti e impara». Un’esortazione della quale raccolgo e a mia volta porgo il testimone.

© Anna Maria Curci

 

Ogni giorno si fa più vicino il giorno
nel quale con i vivi
si confonderanno i semprevivi.

 

Per sentire il respiro dei morti
rallento il battito, chiudo gli occhi
la mano che trema intreccio
alla ferma altra mano.

Si deve rimanere immobili
mentre tutte le conchiglie sperdute
fra spiagge e pinete
tornano al mare.

 

Non ha nome quel che manca
tutte le notti sognando
svegliarsi sempre un attimo prima
della rivelazione.

Tu sogni grappoli d’uva
e nuove cicatrici
ma il tempo rinnova quel che manca
ogni stagione incarna la sua età.

Accade tutto a un passo da qui
e nessuna notte narra più da dove viene.
Ma ancora, nel tuo giardino,
sai intuire le tracce di un mistero
e lo sguardo alzato oltre la siepe
cerca l’indizio dell’infinito.

 

Come un canto il silenzio
allaga la valle sotto gli occhi del cielo.
C’è nebbia e tutto è immobile.
Domani forse torneranno anche gli uccelli
a intonare salmi per l’inverno.
Ma oggi tutto ciò che brilla e splende
è spento.
È per giorni come questo che siamo nati
per intuirne le fratture segrete
per infilarci nelle insenature
e sbirciare.
Per scoprire che in punto di morte
c’è un attimo di luce sorprendente
e che non basta contemplare
ci vuole uno slancio, all’ora giusta.

 

Che poi, guardare non basta.
Ma lasciare guardare comporta una resa,
di questa resa voglio farne vittoria.
Avrai visto anche tu, nei giorni che andiamo vivendo
questa nuova follia che rifiuta il fallimento
come dovessimo tutti non ambire
ma essere esseri perfetti, in altezza e profondità.
Lungo il mio camminare ho conosciuto un uomo
(occhi scuri capaci di scrutare)
mi disse: mira sempre alla più alta perfezione
tu che sei imperfetto per natura, mira alla luce
quella che non può interruttore spegnere
né nuvola coprire. Mira, disse, pur sapendo
che solo chi è perfetto può arrivare.
Non capii il suo parlare, mi sembrava un gioco di parole
ma vidi nel suo volto verità e seppi bene
che non c’era trabocchetto nel suo dire.
Oggi, che mi inginocchio spesso per pregare,
ho scoperto che è la grazia in ogni viaggio
a dare il tempo.

 

Ricalcami le linee della vita
Le solchi in fila la lama snudata
Berremo insieme il mare che fiotta:
è senza fine, ci basterà.

 


Massimiliano Bardotti (1976) è nato e vive a Castelfiorentino. Poeta e attore, è presidente dell’associazione “Sguardo e Sogno”, fondata da Paola Lucarini. Tra i libri: Il Dio che ho incontrato (Ed. Nerbini 2017),  I dettagli minori (Fara 2018, opera di poesia e prosa dalla quale è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale interpretato con Viviana Piccolo); Diario segreto di un uomo qualunque. Appunti spirituali (Tau 2019). Dal 2014 propone a Empoli, Prato e Castelfiorentino il corso di scrittura ri-creativa “Cut-up, la sartoria delle parole”. Nel 2017, fonda la Scuola di scrittura “La poesia è di tutti” presso OltreDanza. Dal 2018 conduce “L’infinito, la poesia come sguardo” ciclo di incontri con poeti contemporanei al san Leonardo al palco di Prato, che diventa anch’esso sede della Scuola.

Gregorio Iacopini (1996) è cresciuto a Castelfiorentino. Studente di Filosofia all’Università di Pisa, amante della poesia, frequenta la Scuola di Poesia “La poesia è di tutti” partecipando a varie letture pubbliche in Toscana. Nel luglio 2019 interviene alla kermesse avellanita “La via” proponendo un dialogo poetico scritto con Massimiliano Bardotti.

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