Bustine di zucchero #45: René Char

In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche quando la percezione della poesia cambierà nel tempo, la memoria del verso ne resterà quasi immutata (o almeno si spera). Pertanto nel nostro contenitore mentale conserviamo tanti versi, estrapolati da poesie lette in precedenza, riportati, con un meccanismo proustiano, alla superficie attraverso un gesto, un profumo, un sapore, contribuendo in tal senso a far emergere il momento epifanico per eccellenza. Perché ispirarsi alle bustine di zucchero? Nei bar è ormai abitudine zuccherare un caffè con le bustine monodose che riportano spesso una citazione. Per un puro atto spontaneo, non si va a pescare la bustina con la citazione che faccia al proprio caso, è innaturale; si preferisce allora fare affidamento all’azzardo per scoprire la ‘frase del giorno’ a noi riservata. Alla stessa maniera, quando alcuni versi risalgono in un balenio alla nostra coscienza, non li prendiamo preventivamente dal cassettino della memoria. Sono loro a riaffiorare, da un punto remoto, nella loro imprevista e spontanea vividezza. (D.Z.)

Char

Come Bodini scoprì nelle poesie di Rafael Alberti una corrispondenza e un richiamo, così Sereni visse, per la poetica di René Char, un vero e proprio trasporto, sebbene il valore di attrazione si traduca nella dissonanza, e tale dissonanza Sereni la sente e la vive proprio coi Fogli d’Ipnos, perché questo libro di aforismi, che guadagno il segno della poesia, rappresentò per Sereni un controcanto sovrapposto al suo Diario d’Algeria. In fatti i feuillets chariani, in precedenza inseriti in un comune progetto editoriale curato insieme a Caproni, rappresentano proprio il contrario dell’esperienza sereniana della guerra, fogli scritti in uno stato febbrile nel pieno dei momenti, spesso drammatici, della Resistenza (Char, detto anche «capitano Alexandre», partecipò al maquis e fu nominato ufficiale d’esercito), mentre Diario d’Algeria designa la notoria e sintomatica osservazione del poeta di Luino, calato in una limbica reclusione e quindi escluso dalla Storia. Poesia d’azione e poesia d’inazione in due grandi poeti. In tal caso sarebbe la differenza, non la consonanza, a far scaturire la scintilla, ossia un lavoro di traduzione, per fare eco a Caproni, per cui Sereni aderì a una resa dei versi sul filo di una «imitazione italiana». Tuttavia, va notato, Char – nonostante le ascese e le cabrate stilistiche tipiche di uno spirito non molto propenso alla teoria della versificazione – dimostra una sensibilità che non si riduce alla pura suggestione o alla messa in opera di stratagemmi surrealistici: Char è poeta fino in fondo, e lo è ancor più durante la guerra. Ma, disseminati non con puntualità – e ciò risulta evidente al traduttore Sereni – Char coglie l’occasione per parlare di poesia nella poesia. Non è una metapoiesi costante, che invece sarà preponderante in seguito presso Edmond Jabès nel Libro delle interrogazioni, ma si tratta sempre di scorgere dei segnali che traducono l’atto di scrittura in un atto di pensiero verso la scrittura. Char è slancio ma edifica, nello slancio, un architrave poetico che regge una riflessione della e sulla composizione. Da voce della storia si fa «voce d’inchiostro», aspirazione, anelito a superare l’immanenza e il transitorio degli eventi (La voix d’encre è anche il titolo di un libro di E. Jabès, pubblicato nel 1949). Questa voce non intende ritenere la parte più interna di sé che, nonostante la tragica successione degli eventi, vuole comunque porre prima dell’azione. In tal caso, ci ricorda Sereni nell’introduzione, il libro dei Feuillets «non si risolve in una questione di contenuti ma è da riportare a un’attitudine in continua tensione verso l’identità tra vita e poesia»; la poesia deve stare davanti l’azione, la precede, proprio come la parola stava, per Sereni, al gradino superiore del dato periferico. In altre parole il significativo e l’evocativo stanno sempre davanti al fattuale. Forse è in questo frangente che possiamo ritrovare la consonanza, umana e letteraria, di due autori della contemporaneità, una contemporaneità di fondamentale ricchezza poetica, spirituale e virtuale. E prescindendo dal legame che ricade dall’autore al traduttore, la tensione della poesia dichiara non l’estraneità alla vita, ma una volontà di completamento in quella fusione di esperienza e riflessione che è indice distintivo di un poetare autentico.


Bibliografia in bustina
R. Char, Fogli d’Ipnos (a cura di V. Sereni), Torino, Einaudi, 1968 (2016).
R. Char, Poesia e prosa (a cura di G. Caproni e V. Sereni), Milano, Feltrinelli, 1962.
G. Caproni, Quaderno di traduzioni (a cura di E. Testa), Torino, Einaudi, 1998.
E. Jabès, Il libro delle interrogazioni (a cura di A. Folin, con un saggio di V. Vitiello), Milano, Bompiani, 2015.
E. Jabès, La voix d’encre, La Part du Sable, Il Cairo, 1949.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: