I poeti della domenica #439: Giovanni Orelli, Galanteries 2. Rondò: dei nazistini in vitro

 

GALANTERIES
2. Rondò: dei nazistini in vitro

Nessuno di noi, siamo casti, ha sul braccio sinitro la svastica
ma quando andiamo ai pozzi dove le rane saltano
caldi i piedi ed asciutti nei nostri verdi stivali
siamo un po’ un’Hitlerjugend un lupo che irrompe nel ghetto.
Infilavano in camion urtandoli coi gelidi mitra
i “pidocchi” intanati in abbaini o cantina.
Anche una che stava gettandosi dal suo balcone
ma una SS la prese alle gambe di ebrea maledetta:

come il ragazzo che agguanta la rana e la tiene ben stretta
tra le viscide zampe. E poi c’è una associazione
che vorrei scancellare dalla memoria assassina
per la paura che in me c’è un micro-nazista in vitro
anch’io col mio sacco per rane nel piccolo pugno ben stretto
quando parlando di una carneficina (quale?)
disse dei corpi-vittime voce tele-calda
che erano stati riposti in piccoli sacchi di plastica.

 

© Giovanni Orelli, L’opera poetica. Con inediti, Introduzione di Pietro Gibellini, Con una Nota critica di Massimo Natale, Interlinea 2020, pp. 224-25

 

 

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