Ostri ritmi #24: Peter Semolič

Peter Semolič e Miha Obit

Luksemburški park

Florentinske zgradbe temnijo. Luči se prižigajo. Piščali
čuvajev preglasijo pogovor o mrtvem Panu in deviški nimfi.
Zaman se klasicistični vrt upira naraščanju entropije. Sena
prinaša mouchettes in melanholijo. V leseno klop mlad par
vreže srce. Kot zmerom te večer vrne Arkadiji in napisu na
Dafnisovem grobu.

Noisy-le-Sec/Ljubljana, maj 1996/februar 1997

.

Un parco lussemburghese

I palazzi fiorentini scuriscono. Le luci si accendono. I fischietti
dei guardiani sovrastano il dialogo sul defunto Pan e la vergine ninfa.
Invano il giardino classico si oppone all’aumento dell’entropia. La cassia
porta mouchettes e melancolia. Su una panca di legno, una giovane coppia
incide un cuore. Come sempre, la sera ti riporta all’Arcadia e alla scritta
sul sepolcro di Dafne.

Noisy-le-Sec/Ljubljana, Maggio 1996/Febbraio 1997

 

 

Armor

Brest. Dežuje brez prestanka. Oči tega starega gospoda tu mi
govorijo o vojni. Kot da bi v dvojni ekspoziciji z dežjem tekel
Prévertov tekst. Kasneje, v knjigarni na rue de Siam: voda
obliva izložbeno okno. Berem o uničenju mesta z ognjem.
Nič ni ostalo. In ni več njega, ki te je poklical, Barbara.

na vlaku Brest-St-Brieuc, 7. maj 1996

.

Armatura

Brest. Piove senza sosta. Qui gli occhi di questo vecchio mi
parlano della guerra. Come se con la pioggia scorresse in sovraimpressione
un testo di Prévert. Più tardi, in una libreria su rue de Siam: l’acqua
scorre sulla vetrina. Leggo dell’annientamento della città col fuoco,
Nulla ė rimasto. E non c’è più chi ti chiamava, Barbara.

sul treno Brest-St-Brieuc, 7 Maggio 1996

 

Atlantida

Že tri dni valovi prinašajo trupli na obalo. Že tri dni
jih pobiramo. Obtolčena od skal, obgrizena od rib.
Ob oseki gledamo, kako se napihnjeni trebuhi
pozibavajo v zalivu. Ob plimi gremo na skale

in zremo v njihove nabrekle obraze. Ne vemo,
od kod prihajajo, ne poznamo njihovih imen.
Pokopavamo jih na obali, brez označb,
zakaj svečeniki učijo, da tako umirajo grešniki.

Govori se, da so Faraonove ladje odplule
na odprto morje, da bi poiskale deželo utopljenih.
Govori se, da so se vrnile pobešenih vesel.

Nihče jih ne pozna. Nihče ne ve, od kod so.
Nikogar ni, da bi žaloval z njimi. In svečeniki naročajo,
da naj jih pozabimo in da naj pozabimo jamo na obali.

.

Atlantide

Già da tre giorni le onde portano i corpi sulla costa. Già da tre giorni
li raccogliamo. Sbattuti dagli scogli, morsicati dai pesci.
Con la bassa marea guardiamo come i ventri rigonfi
dondolano nella baia. Con l’alta marea saliamo sugli scogli

e fissiamo i loro volti enfiati. Non sappiamo
da dove vengono, non conosciamo i loro nomi.
Li seppelliamo sulla costa, senza segni,
perché i sacerdoti insegnano che è così che muoiono i peccatori.

Si dice che le navi del Faraone siano salpate
in mare aperto, per cercare il paese degli annegati.
Si dice che siano tornate a remi abbassati.

Nessuno li conosce, nessuno sa da dove vengano.
Non c’è nessuno che porti per loro il lutto. E i sacerdoti esortano
a dimenticarli e a dimenticare la fossa sulla spiaggia.

 

 

Obraz v ogledalu

po Henriju Michauxu

Zaman. Zaman so bili vsi pobegi. Zaman. Zaman je bilo
nastavljanje obraza soncu, atlantskim vetrovom. Zaman.
Zaman je bil treining mišic. Zaman branje knjig. Zaman.

Zaman je bilo vse to in še kaj drugega. Zaman. Vse zaman.
Vse je bilo že vnaprej določeno. Vse zapisano. Vse.
Ne v božjem načrtu. Ne v kulturnem backgroundu. Ne.
V kosteh. V dvojni vijačnici. V genih. V kosteh. V kosteh,

ki napenjajo kožo lic. Ki modelirajo obrazne poteze.
Ki sledijo skrivnemu zapisu. Ki sledijo najvišjemu ukazu.
Proti kateremu je vsak upor zaman. Vse zaman. Zaman

je bilo opraviti to pot na konec starega sveta. Zaman.
Wild Heaven Hostel. Achill Island. Brijem se. V ogedalu
se mi izpod teden dni stare brade lušči očetov obraz.

.

Il volto allo specchio

secondo Henri Michaux

Inutili. Sono state inutili tutte le fughe. Inutile. È stato inutile
esporre il volto al sole, ai venti atlantici. Inutile.
È stato inutile il training muscolare. Inutile leggere libri. Inutile.

Tutto questo e molto altro è stato inutile. Inutile. Tutto inutile.
Tutto era determinato fin dal principio. Tutto scritto. Tutto.
Non nel disegno divino. Non nel background culturale. No.
Nelle ossa. Nella doppia spirale. Nei geni. Nelle ossa. Nelle ossa

che tendono la pelle delle guance. Che plasmano i tratti del viso.
Che seguono un segreto copione. Che seguono un ordine superiore.
Contro cui è inutile ogni resistenza. Tutto inutile. È stato inutile

percorrere questa strada alla fine del vecchio mondo. Inutile.
Wild Heaven Hostel. Achill Island. Mi rado. Nello specchio,
da sotto la barba di una settimana, fa capolino il volto di mio padre.

.

da P. Semolič, Krogi na vodi [Cerchi nell’acqua], Ljubljana: Študentska založba 2000.

.

© Scelta e traduzione a cura di Amalia Stulin

 

Peter Semolič è nato nel 1967 a Ljubljana, dove ha studiato Linguistica generale e Sociologia della cultura presso la Filosofska Fakulteta. Vive ancora oggi nella capitale, dove lavora come scrittore indipendente in ambito culturale. La poesia costituisce però la parte sicuramente più importante dei suoi interessi: fino ad ora ha pubblicato dieci raccolte di inediti, cui si affiancano le sue traduzioni dall’inglese, francese, serbo e croato. La raccolta di liriche Tamariša (Tamerice) del 1991 rappresenta il suo esordio, cui seguono altri otto libri, fino all’ultimo Rimska cesta (La Via lattea), uscita nel 2009.
Nelle sue poesie Semolič mantiene sempre un forte contatto con la realtà, accompagnando il lettore in una sorta di percorso induttivo che, dalle situazioni vissute, porta a riflessioni più ampiamente esistenziali. Si percepisce una sorta di sospensione, in cui il fatto contingente e assolutamente personale si trasforma in una metafora di condizioni immanenti nell’esperienza umana.

 

© Nota a cura di Amalia Stulin

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