Di mano in mano. Due ipertesti per Valerio Magrelli

 

CUCITORI DI CANTI

ἐν νεαροῖς ὕμνοις ῥάψαντες ἀοιδήν
avendo cucito il canto in nuovi inni
ESIODO

Fin dalle sue origini la poesia ha avuto a che fare con taglio e cucito. Si dice infatti che i poeti del mondo antico, i cosiddetti rapsodi, fossero dei cucitori di canti che, passandosi di mano in mano le storie degli eroi mitici, tessevano l’ordito e la trama dei primi componimenti in versi.
Non sembrerà un caso, nella terza edizione del festival letterario 38° Parallelo. Tra libri e cantine ispirata al tema dei rammendi, che si voglia dedicare una giornata alla poesia, ospitando uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, Valerio Magrelli, che ha fatto dell’arte della tessitura un motivo conduttore della sua opera.
Per inaugurare questo momento e rendere omaggio all’ospite, i Centri italiani di Poesia Contemporanea di Bologna e di Catania hanno preso spunto da La lettura è crudele di Magrelli e hanno composto due ipertesti, che sono sorti da due poesie dell’autore.
Ogni verso di quelle due poesie magrelliane, che sono Qui sto senza paesaggio e È la spola dei versi,[1] ha dato vita a un nuovo testo, come se ognuno di quei versi fosse un link da cui è possibile accedere a originali, inedite poesie.
Il Centro di Catania s’è misurato con Qui sto senza paesaggio, quello di Bologna con È la spola dei versi.
La silloge viene introdotta dalla voce dello stesso Valerio Magrelli, in una conversazione sui radicali cambiamenti del suo poetare, sul suo rapporto coi rammendi e sulla possibilità che la bellezza rammendi il mondo.
Sono doverosi e sentiti i ringraziamenti a Valerio Magrelli, ai Centri di Poesia Contemporanea e all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani.

Marco Marino

[Matrice 1]

Qui sto senza paesaggio,
pere, mele, stagioni, cielo, niente,
soltanto suppellettili, una campagna
fatta ad artificio. Ma già da piccolo
per gioco stendevo una coperta
nella stanza, sopra mucchi di carta,
ed era un panorama,
una salma di monti.
Di tutto ciò qualcosa resta,
adesso, che scrivo a letto,
che io faccio la terra.

Valerio Magrelli

 

Qui sto senza paesaggio,
la notte dopo la notte
dormita sulle ginocchia oh roccia
sempre un incavo la bocca dove fresia
ora ricopro…………………….. il passaggio di un uomo.
Ora sto senza.

Un paesaggio di sale
ossida
il governo del mio viso.

Claudia Fiorella Santonocito

 

per gioco stendevo una coperta

per gioco stendevo una coperta
in tuo apparire, per distinzione
del corpo. ora ti lasci accadere
senza paura che a occhi chiusi
gli occhi non ci siano più. aspettiamo
la voce, l’oscura, indisponibile
tessitura, sempre altosparente

Pietro Cagni

 

ed era un panorama,

E il cane, ti ricordi? Ora è la prima
anima del Creato,
morde le piante a Dio. Ma al gran raduno
dei cani no: vista la luce in cima
all’erta, mezzo dubbio gli è passato
e non ci stava più, puntava, era come uno
che non sa chi lo chiama;
al guinzaglio dei Troni, all’improvviso
si è girato a guardare:
………………………………………….ed era un panorama
d’anime, il mondo, un viso senza odore.

Gianluca Fùrnari

 

[Matrice 2]

È la spola dei versi
il telaio del male
il zig-zag sorridente
dei punti di sutura.
Se il mondo è un panno zuppo
imbevuto di morte
cucilo dolcemente
non lo stringere
non fare fuoriuscire la sostanza
che lo tiene allacciato
trattieni il fiato
fai passare il filo
lega se puoi quell’acqua
al rammendo visibile
che mi sciupa la giacca.

Valerio Magrelli

 

I
È la spola dei versi

È la spola dei versi o la bobina mentale dei gesti,
gli accenti,
la paratassi del prima e del dopo, ricordo così bene
.. certe geografie
e come la punteggiatura si faccia simbolo nel
.. momento del trapasso,

stranamente quel giorno resta un minuto di più,
mi aspetta
che salissi, poi tutto regolare, partiamo, non ricordo
le parole
ma saranno state parole normali, non le ricordo,
saranno sempre vento.

II
il telaio del male; che mi sciupa la giacca.

Il telaio del male è di alluminio fino e come una
ragnatela
galleggia e vola col vento, si sposta, ti cattura e basta,
il ragno
non esiste, non esiste la pena della digestione,
della pena
piuttosto ne fai un’antenna o un vestito, una tenda
quel filo di plastica che divide il dentro e il fuori
il detto e il non detto, che non ti protegge da nulla,
che mi sciupa la giacca.

Riccardo Frolloni

 

Dei punti di sutura.

Voi che frugate nelle unghie ingiallite
uno ad uno istillate un odore tremendo.
Signora Teresa si trattenga, il suo gatto sul cornicione,
prometto, non sarà ridotto in polpa, adesso confusa
interdetta
badi
che la gonna non mi si macchi di brodo e carne
macinata.

Sette di sera, Agnese mi guarda,
fa capire che Chiara non torna.
La pasta lasciata freddare, capovolta la sedia smagrita,
per sempre nei secoli dei secoli.

Signora Teresa stia calma
stia calma, non il suo gatto
non il suo gatto è morto per strada.

Chiara, lo senti?
Ti si sputa addosso la terra, ma tu sfuma leggera,
non preoccuparti dei granuli di sabbia, delle pietruzze e
lo sfilaccio dei punti di sutura.
Tu cucili dolcemente.

Signora Teresa, stringa al petto il suo gatto,
lo allontani dal luogo di pianto,
dal corpicino sventrato, la prego

Fa’ che non ci pisci sopra.

Francesca Dell’Acqua

 

1) I testi sono entrambi ripresi dalla raccolta Le cavie. Poesie 1980-2018, Einaudi, Torino 2018.

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