Teoria e poesia. Edoardo Sant’Elia.

9788865423189.jpgNell’attuale panorama culturale, italiano e non solo, appare necessario un ripensamento dei paradigmi che stanno alla base sia dei diversi saperi, sia della produzione artistico-letteraria, di conseguenza ne discende un confronto sempre più serrato tra attività che appaiono distanti tra loro e che, però, dialogano in maniera sotterranea, ne siano consapevoli o meno i soggetti coinvolti. L’emersione di questo fiume carsico che attraversa i vari campi del sapere appare sempre più ineludibile a partire dalle sue origini. In questa prospettiva, il confronto serrato tra i vari saperi che dialogano intorno a due o più concetti opposti, ma in relazione tra loro, può essere inserito nella più ampia relazione tra poiein e theoria, tra la produzione e la conoscenza. Confronto che parte dall’antica Grecia e che nei millenni giunge a noi. In un’epoca in cui l’iperspecializzazione delle scienze e delle tecniche fa perdere di vista il quadro d’insieme del sapere umano, appare necessario ritornare a un sapere che si confronti con l’insieme delle connessioni e delle questioni aperte del nostro tempo. Per far ciò, un ripensamento del rapporto tra gli antichi saperi dell’uomo e le nuove scienze sembra una strada obbligata e al tempo stesso feconda. Nella cultura delle origini, tramandata oralmente, di cui noi conosciamo il depositato scritto dalle opere e dalle testimonianze che ci sono state trasmesse, è quasi impossibile separare discorso poetico da quello mitico-religioso. La stessa parola mythos significa sia parola sia verità e la parola poesia (poièsis) deriva dal verbo greco poièô che significa ‘invento’, ‘produco’, ‘compongo’, ‘faccio’: essa è una delle tecniche di produzione umana, ma è quella che, in particolare, produce un senso all’accadere, sottraendolo dal muto e implacabile succedersi degli eventi naturali. Il termine theorìa indica, nella sua evoluzione, lo specifico approccio del sapere greco alla realtà rispetto alle altre culture antiche. Termine che significa ‘solenne ambasciata’, ‘festa’, da cui si origina quindi la religione, il mito, la poesia, il teatro e il pensiero di una comunità, cioè il luogo in cui i mortali entrano in rapporto con il sacro, con ciò che è separato dalla realtà sensibile, ma che la anima e quindi è ciò che è essenziale per la vita stessa.fuoco-terra-aria-acqua-A-220x320
Queste forme di produzione di senso e di sapere sono nate come risposta necessaria all’inquietudine dell’uomo. Recuperando in questo modo la dimensione radicalmente e specificamente umana della filosofia e della poesia, seguendo la traccia sofoclea dell’Antigone (“Molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell’uomo”, vv. 332/333), che l’uomo è l’unico essente, per quel che ne sappiamo, che è enigma a se stesso, a cui è negata la presunta beatitudine degli dèi e l’istintiva e immediata certezza degli altri essere viventi e che, quindi, quello specifico mortale che è l’uomo, specifico perché sa che deve morire, deve produrre un senso, fosse anche nel dover riconoscere un senso già dato una volta e per sempre, come crede di fare la metafisica, e che la dimensione originaria di questa produzione è quella mitico-poietica. Questo approccio permette di gettare uno sguardo sulla contemporaneità da un punto di vista eccentrico e al tempo stesso inusuale, ma stringente sulle questioni ineludibili del nostro specifico stare al mondo. Il recupero di quest’antico e originario rapporto tra teorie e produzione poietica mi sembra il punto di vista adottato da Edoardo Sant’Elia, poeta e saggista, nella sua attività culturale.
Delle molteplici attività ideate e curate da Sant’Elia quella, più articolata e di ampio respiro è sicuramente La freccia e il cerchio – La scuola di Pitagora  editrice – progetto che ormai procede da otto anni, giunto al settimo volume, che ha come argomento la coppia Illusione/Indizio. È una rivista che nel panorama culturale e letterario italiano ha una sua peculiarità e specificità. Il titolo, come dice lo stesso Sant’Elia, nella presentazione del progetto e in alcune interviste, nasce dalla suggestione di un aforisma della poetessa russa Marina Cvetaeva: “Il pensiero è una freccia. Il sentimento – un cerchio”. Ed è significativo che un progetto che mette insieme pensiero e parola prenda spunto dalla frase di un poeta in cui sono nominate ed evocate le due dimensioni fondamentali della condizione umana: il pensiero e il sentimento. Nella rivista questa duplicità della condizione umana diventa il filo conduttore di un piano editoriale originale e rigoroso, che dà vita a un dialogo e a un confronto dialettico serrato, attraverso i vari contributi, indagando antropologicamente gli aspetti più controversi ed ambigui della natura umana. La duplicità, che è cifra dell’intera produzione, si evince anche dalla doppia lingua, italiano e inglese, che proietta la rivista in una dimensione internazionale. Questo approccio, questa visione del mondo, si ritrovano sia nelle sue precedenti curatele editoriali, come ad esempio la storica rivista Il rosso e il nero, sia negli attuali progetti come Poesia Portale Sud, ideato da Sant’Elia, autore del manifesto programmatico, curato insieme ad altri autori e poeti, vero e proprio tentativo di ripensare e riproporre la poesia del meridione d’Italia, diventandone un centro di aggregazione e di confronto.edoardo-santelia-mod
Questa prospettiva di ricerca, inesausta e rigorosa, è evidente anche nel suo lavoro poetico, basti pensare ai poemetti, ultimi in ordine di tempo della produzione poetica di Sant’Elia, Il circo, edito da Il laboratorio/Le edizioni (Napoli, 2008); Cartografia edito da La scuola di Pitagora (Napoli, 2013); Una storia degli spiriti, contenuto nel recente Fuoco. Terra. Aria. Acqua. Edito da Terra d’ulivi (Lecce, 2017), pubblicazione inserita nel già citato progetto Poesia Portale Sud. Quattro poeti, tra cui lo stesso Sant’Elia, si confrontano qui con gli elementi originari del Mondo, secondo una prospettiva che dialoga con la parola inattuale e inaudita del pensiero presocratico, in particolar modo gli elementi empedoclei, un pensiero evocativo e dalla immane potenza sintetica – apparentemente diametralmente opposto alla dimensione iperanalitica dei tecno-saperi contemporanei – in cui la dimensione poematica è consustanziale al logos filosofico che attraverso i millenni giunge a noi, rivivificando il nostro sguardo sul mondo e la nostra stessa parola. In particolare Sant’Elia in questo testo sembra recuperare, attraverso l’immagine potente ed evocativa dell’Aria, la forza dell’Eros, di cui gli spiriti del titolo sono una benigna manifestazione, non tanto e non solo nella sua dimensione sentimentale, ma come forza cosmica che permea di sé il mondo, lo vivifica e lo trasforma, in cui anche l’uomo, anche due ragazzi sulla spiaggia e chi li osserva e li racconta, ne sono un momento passeggero ma non per questo meno vero (un squillo di legno,/ secco e stringato,/ oltre cui sale/ e si perde/ il sordo muggito/ del mare.// C’è qualcosa nell’aria…/ e qualcuno lo avverte.). Nel precedente Il circo (Il laboratorio/ le edizioni, Napoli 2008) il tema classico del circo si fa pretesto e luogo di una nascosta e limpidissima meditazione sul gesto poetico, sul suo doversi confrontare con la precisione e il pericolo del fallimento, come i trapezisti, che descrivono segni nell’aria come i poeti su un foglio bianco, la parola poetica si fa levigata e dettagliata in una versificazione scarna e puntuale, geometrica come quella di un abile contorsionista, in cui la trasparenza del dettato diventa attenzione della superficie, che pur rimanendo tale allude al suo contrario, in un’essenzialità che non ha bisogno di essere esplicitata (Astratte geometrie/ disegnano le due contorsioniste. (…) Finito l’esercizio,/ sembra goffo l’inchino.). In Cartografia la parola poetica si fa mappatura mitica della terra, geroglifico spaziale ed enigma del viaggio umano, sia nello spazio che nello scorrere del divenire (Circoscrivere l’ignoto/ negandone l’essenza./ Tutto è descritto/ e tutto è da scoprire:/ il gioco è l’universo,/ le tappe i continenti). Sant’Elia attinge a una parola poetica fortemente e coerentemente antiretorica, in cui la precisione della parola non può entrare in conflitto con la leggibilità e la trasparenza del dettato poetico. Un dettato in cui dialogano Gozzano e Omero, Palazzeschi e Ariosto. Una linea dunque volutamente antinovecentesca e antilirica, in cui si ritorna, oltre la parentesi lirica della tarda modernità, all’origine narrativa ed epica della poesia, al suo aprire mondi. Si può affermare che il segreto della poesia, nell’ottica qui evidenziata, è quello che Italo Calvino aveva intravisto in Ariosto: “sembra un poeta limpido, ilare e senza problemi, eppure resta misterioso”. È lo stesso enigma che si cela nella limpidezza della superficie di un sapere che ambisce alla chiarezza, il mistero che affiora sul sorriso di un fanciullo che gioca sulla riva del mare o nel gesto poetico che tenta di ricreare il mondo in ogni verso.

© Francesco Filia

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