PoEstate Silva #39: Maurizio Bacchilega, da “Tornare a pensare”

Il mancato congedo del viaggiatore frettoloso

Viste dal treno Alta Velocità
persino le macchine dell’autostrada
sembrano lente;
gli alberi poi schizzano via
che quasi non t’accorgi,
come quella finestra sola
che ora s’apre nel casolare.

Perduti tra i portatili accesi,
gli occhi di ciascuno intenti
al proprio monitor, mentre scorrono
le immagini di fuori, inascoltate.
Nemmeno gli sguardi s’incrociano più:
ecco, stavi forse per dirmi qualcosa,
ma tempo non hai avuto,
già siamo “arrivati”, scendiamo.

A Giorgio Caproni,
al suo viaggiare.

 

Tornare a pensare

È la sfida:
può essere motivo di vita
e per questo causa di morte.
Per vivere coscienti,
il solo modo di vivere,
per vivere d’impegno
e cercare di capire gli altri,
il solo modo di capirci.

 

I disperati che vanno verso nord
fuggono dalla fame
ovunque più o meno respinti
come una malattia
di cui s’ignora l’origine
come un cancro
di cui s’ignora la causa,
come svelassero, col loro disturbo,
la nostra sepolta e cattiva coscienza.

 

Siamo rimasti senza parole
come questa fabbrica che ha chiuso
per andare in Serbia, o in Romania.

Crescono intorno erbacce
e fiori spontanei.

Il lavoro manca, il pensiero anche.

 

Maurizio Bacchilega, Tornare a pensare, L’arcolaio, 2018

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