PoEstate Silva #38: Giovanna Iorio, Quattro racconti senza amore, II

Foto di ©Giovanna Iorio

Quattro racconti senza amore

2. Nessie

Fino a quel momento era andato tutto benissimo: Marco aveva parcheggiato a poche centinaia di metri dalla spiaggia più bella dove da tempo voleva portare Giulia e il figlio Matteo. Erano arrivati a un passo dalle dune e dalla laguna. Quella domenica non faceva troppo caldo, c’era solo un po’ di vento ma Marco aveva fissato l’ombrellone con la corda e ora sembrava ancorato alla sabbia. Era tutto perfetto. Nel frigo portatile c’era perfino una birra. Giulia gli aveva detto che non c’era più spazio, ma lui era riuscito ad infilarne una ben fredda. La coppia di amici con cui erano venuti al mare erano i genitori di un amico di Matteo. Si erano visti qualche volte durante l’anno scolastico ed erano abbastanza simpatici. Alberto aveva un ombrellone rosso e lo aveva piantato senza nessuna tecnica particolare. Marco pensò che sarebbe volato via al primo colpo di vento ma non disse nulla, per non sembrare arrogante. Quello che importava era aver creato quella grande ombra per i due bambini che adesso impazienti chiedevano di entrare in acqua.
Non sapeva nuotare Matteo e gli avevano comprato un drago salvagente. Mentre lo gonfiava, verde smeraldo e con gli occhi rossi, Marco propose di chiamarlo Nessie. “Come il famoso mostro di Lochness!”.
A Matteo piacque quel nome ed entrato in acqua, si aggrappò a Nessie con un grande sorriso fiducioso. L’altro bambino si mise a nuotare con la madre verso il largo.
Era proprio la giornata perfetta: il cielo azzurro e il mare cristallino. Giulia, un po’ timida con il suo due pezzi turchese, per via delle forme generose si era spogliata lentamente mentre l’amica aveva svelato un corpo snello e abbronzato. Marco mise un braccio intorno alla vita di Giulia mentre stavano a riva, come per rassicurarla che la trovava bella e attraente ma lei si sciolse dall’abbraccio per tuffarsi:
– Ma è gelata!
– No, se nuoti ti scaldi! – la incoraggiò Alberto.
Anche lui come la moglie con i muscoli ben scolpiti, si era tuffato subito dopo Giulia e ora le nuotava accanto. Ridevano allontanandosi dalla riva, Giulia nuotando a rana, bianca e morbida. Marco rimase da solo con il figlio e Nessie.  Sentì una gelosia improvvisa e tentò di ascoltare la conversazione tra Giulia e Alberto, ma era impossibile con il rumore delle onde e la gente intorno. Il vento stava diventando più forte ma il suo ombrellone sembrava non temere le folate, saldo come una quercia. Quello rosso di Alberto tremava ma ancora resisteva.
Nel frattempo l’amico di Matteo e la madre erano tornati a riva. Marco si voltò a cercare con gli occhi Giulia ma era a largo in compagnia di Alberto. I bambini volevano guardare i pesci sotto acqua e Matteo si staccò da Nessie. I pesci passavano tra le dita dei piedi argentati e velocissimi. Mentre Matteo tentava di afferrarne uno, una folata di vento fece volare via la grande e placida Nessie. Mentre rotolava veloce verso il largo, la testa spariva e riappariva con gli occhi rossi e fiammeggianti. Matteo scoppiò a piangere: – Nessie, Nessie! Papà Nessie vola via!
Marco cominciò a nuotare verso il salvagente ma il vento lo faceva allontanare sempre di più. In quel momento Giulia e Alberto avevano raggiunto la riva. Marco rinunciò all’impresa e tornò indietro.
– Niente da fare, si è allontanato troppo. – annunciò alla moglie e al figlio.
Ma Giulia non era d’accordo.
– Dai, non è ancora lontano! Forza, vai a prenderlo! Non vedi come piange Matteo.
In effetti Matteo era disperato, come se avesse perso il suo migliore amico. Piangeva e urlava che voleva il salvagente, la sua Nessie, la voleva a tutti i costi, non poteva sparire così in fondo al mare…
Fu in quel momento che Alberto annunciò: “Vado io!”.  Lasciò moglie e figlio e in pochi istanti era già al largo e si dirigeva a grande velocità verso il drago Nessie.
A riva un capannello di gente assisteva all’impresa impossibile e per un po’ tenne tutti con il fiato sospeso. Marco decise di seguire a piedi Alberto nel caso il vento avesse spinto Nessie a riva. Giulia, l’amica e i due bambini restarono a incitare Alberto: “Forza! Dai, ancora un po’, ce l’hai quasi fatta!”. Ogni tanto Giulia lanciava un’occhiate in direzione di Marco e sembrava che dicesse: “Sei un pavido, perché non ci sei andato tu a salvare Nessie?”.
Per fortuna un colpo di vento spinse Nessie proprio nelle braccia muscolose di Alberto che la sollevò in aria in segno di vittoria. Nessie era salva. Alberto venne accolto con un grande applauso. Giulia lo ringraziò mille volte e Matteo gli saltò al collo felice. Moglie e figlio andarono verso di lui per abbracciarlo mentre Marco, tornato lentamente all’ombrellone, si mise a sgonfiare Nessie, stringendola tra le mani per far uscire tutta l’aria.
– Per oggi basta Nessie… – disse, ma nessuno lo sentì intenti a festeggiare l’eroe.
Giulia aveva aperto il frigo e stava stappando la sua birra!
– Marco, ma ce n’è soltanto una? Ti dispiace se la offro ad Alberto?
– Certo, figurati! Se la merita! Io vado a farmi una nuotata.
Marco rimase al largo come un naufrago per un po’. Quando all’improvviso una folata di vento fece volare via l’ombrellone rosso di Alberto ebbe un moto di gioia e decise di tornare a riva.  Il suo ombrellone era ancorato al suolo, impassibile.
Uscì, prese un asciugamano dalla borsa di Giulia e senza dire nulla andò a sedersi accanto a Nessie che sgonfia aveva un ghigno crudele sulla faccia.
– “Nessie, Nessie…”. E si sdraiò a prendere il sole, all’improvviso felice.

© Giovanna Iorio

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