PoEstate Silva

PoEstate Silva #55: Giulia Martini, da “Coppie minime”

 

Calendimaggio d’un maggio d’antan.
Mi cali lemme lente nel lemmario
chansons di gesta. Quale calicanto
del Getsemani tieni tra le mani?

Non allontani da me questo canto.
Canto questo che sento come carcere
lacuàle per irrigarti chance.
Nel deserto, la quale ti battezza,

non mai dimenticarmi sola cosa:
prigione vale di cantiere aperto
il nome. Fra le dune il nome lume.

Non dimenticarmi sola cosa mai:
ricordo quanto ti piaceva, quanto,
«Lanquan li jorn son lonc en mai […]»

Vegliare vigilare sorvegliarsi
e giù fino a squadrarsi sospettarsi.

Alla vigilia del nostro stanco
ammanco di cassa, ancora ti manco?

Sono già in treno di dimenticarti.

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PoEstate Silva #53: Rosangela Zoppi, da “Fiore di stecco”

 

A Teta di Cervara

Dalle tegole macchiate di muschio
lo sguardo sale alla linea dei monti
poi torna docile in cima alla loggetta.
China sul suo pasto frugale
la vecchia gioca con le dita e la forchetta
che non raccoglie più abbastanza;
nei suoi modi sembra tornata
a un’infanzia diversa
dove giorno per giorno disimpara.
I raggi pietosi le sfiorano i capelli
raccolti sulla nuca di bambina
mentre la lunga fiaba della vita
volge lenta alla fine.

 

Quadretto

Escono a frotte,
nel pomeriggio infuocato,
i fanciulli,
spargendo manciate d’allegria
sulla strada deserta.
Al fragile vecchio che passa
risuona improvvisa la memoria
di lontani svaghi.

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PoEstate Silva #52: ‘Resistere a Roma’ di Giuseppe Ferrara

Il documentario rievoca il periodo della Resistenza a Roma, l’attentato di Via Rasella e l’eccidio delle Fosse Ardeatine con scene di fiction, fotografie di repertorio e le testimonianze dei protagonisti di quei fatti. Si tratta di un documento del 1966 di Giuseppe Ferrara reso disponibile dall’© Archivio dell’Istituto Luce.

PoEstate Silva #51: Emilio Pagano, EX HALOS

– EX HALOS –
liriche sul tema dell’Odissea
(2018)

AVERNO

Oh Euriloco… da qui,
quanto più struggente
e lontana, mi pare ora Itaca!
Hai occhi? Luce più dentro

per volgerli al mio desiderio?
Poiché sempre, io resto
ciò che potrò essere. Che di limiti
una condanna mi ha privato.

Ma io ho dentro qualcosa
che non so dire: tutto il mondo
mi pare chiuso nel legno
di un cavallo sacro. In attesa,

che il nostro agire inventi il nume.
E Itaca, resti un segreto declinato
di tregua. Onesto finché lontana,
e forse vela, più che àncora.

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PoEstate Silva #50: ‘Nettezza urbana’ di Michelangelo Antonioni

La giornata delle persone che devono temere pulita Roma è l’occasione con cui Michelangelo Antonioni racconta una città dove convivono le persone, le vite e gli atteggiamenti più diversi, La forza delle immagini è tale che il commento della voce fuori campo, tipica dei documentari dell’epoca, scompare dopo pochissimo tempo. Della Città Eterna ad Antonioni non interessano tanto le bellezze secolari quanto le povere vite, e un barbone accartocciato sui giornali sembra essere per la sua cinepresa più interessante della storica scalinata di Trinità dei Monti. Uno sguardo all’epoca assolutamente anticonvenzionale sia per gli argomenti trattati sia per il modo in cui sono narrati.

(© Archivio Storico Luce)

N.U. – Nettezza Urbana, di Michelangelo Antonioni, 1948

PoEstate Silva #49: Reiner Kunze, gioventù viennese prima del concerto

Reiner Kunze, foto di ©Jürgen Bauer, da qui

 

GIOVENTÙ VIENNESE PRIMA DEL CONCERTO

Sul podio dormono i contrabbassi,
pingui burattini, i fili
al di sopra del ventre,

e le tavole del palcoscenico sotto le sedie dei fiati
sono ancora nauseate dall’ultima volta

Ma loro, figlie e figli della loro città, tengono
i posti più convenienti tra quelli più a buon mercato
già occupati
come una fortezza espugnata

Reiner Kunze
(traduzione di Anna Maria Curci)

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PoEstate Silva #48: Salvatore Contessini, da “La cruna”

 

PUNCTUM

Sono nel dove ignoto
di un deserto
intorno un orizzonte
senza emergenze verticali.
Un centro occulto di sentenza
in un silenzio vuoto di vento
che cerca padiglioni per l’ascolto.
Il tempo di stagione terminale
volge alla fine, al cambio scena
lo segna luce che si allunga
e ombra che ritira egemonia.

 

PERCEZIONE

Così, in uno spazio
di bianco nuvolare, segni di cielo
e geometrie molecolari,
comprendo una fessura, simmetrica di piano,
sfumata nei richiami di favore astrale
a forma di simbolo carnale
sospesa a un’ara disposta al sacrificio.
Composizione in pietra dura,
fusa dal fuoco del mantello
in cerca di camino in cui eruttare.
Per anni fissa come icona,
guardiana del riposo orizzontale,
ne scopro finalmente un senso
Compiuto nello spazio verticale
a fantasia sbrigliata priva d’illustrazione.

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PoEstate Silva #47: Maria Grazia Cabras, da “Bestiario dell’istante”

Mariposa

Tèndere s’arcu:
in cale diressione?
crèschere intro a unu focu
?

Farfalla e lume

Tendere l’arco:
verso quale direzione?
crescere dentro un fuoco
?

 

Anzonedda arcana

Míliu che lampizu
zubale d’umbras

Agnellina arcana 

Balenante belato 
giogo d’ombre

 

La carta la tana
la ratio contraria
Alice e lo speculum
nel viaggio combusto
capo-volti profili calchi abrasivi
orecchie in corsa
consola la selva smarrita

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PoEstate Silva #46: Stefano Vitale da “La saggezza degli ubriachi”

 

Viviamo tra le ombre
talpe senza orientamento
scriviamo parole invisibili
su una lavagna trasparente
col sangue delle nostre vite
misuriamo il perimetro del buio
tracciamo i confini del nostro continente
ascoltando il gracchiare d’una persiana
il tintinnare di un bicchiere
cercando l’esatto bagliore
di un istante già dimenticato.

 

Così giriamo in tondo
ritti sulla nostra rotta
di un viaggio storto in cerchi di giostra.
Nuvole basse e grigie
ci accompagnano da lontano
ventre d’acqua che ci ha generato
e dove torneremo svaporando
rapidi e silenziosi
come questo sangue scuro
che intanto macina nelle nostre vene
e agita le nostre sere.

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PoEstate Silva #45: Umberto Piersanti, “Quel che resta” e altri versi

Quel che resta

questa corsa dei giorni
che fissi nella mente
e dentro il sangue,
anche l’ora
la più cruda e spessa
– non la riscalda il sole
non la rallegra il vento –
nell’aria si dissolve
come i volti,
volti o ombre
che s’agitano
in quell’Arcano
che il nome non osa,
talora li rincontri
in faccia a un muro
o in un bianco stradino
sulle Cesane,
non sai se solo
nel sangue  hanno dimora
o se abitano altrove,
in altra contrada
lente galline
nel campo
un po’ in discesa
e la casa
che tu sai dissolta,
nella nebbia degli anni
fluttua remota e pallida
ma resta
Autunno 2017

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PoEstate Silva #44: Giuseppe Samperi, da “L’ora mora del giorno”

 

Siamo come questi nostri scritti,
illimitati e finibili
dentro alla rete e fuori sito
appena il file si oscura, entra
il soffio che ci cancella
e smagnetizza il nome una folata.

Alcuni la chiamano morte ma
in sorte non l’ho avuta. Scrivo
e sorrido
in punta di fune

(noi infiniti solo nell’altro
che crediamo vivo).

 

Godiamo del balletto arcano,
attraversiamo
da punta a punta la riconca
di questo braciere ardente d’acqua. (altro…)

PoEstate Silva #43: Nicola Grato, da “Inventario per il macellaio”

 

tra le tue cose una rosa
secca di santa Rita –
tra i medicinali scaduti
le ricevute di cambiali
gli incartamenti colorati
dei regali, biglietti
d’auguri per Pasqua e Natale
spediti da Forlì;
una rosa, povera cosa –
riposa da lungo tempo
tra le pagine gialle
di un libretto delle ore:
passita nel silenzio
nel bruno del tempo
passita povera cosa
in una giornata di giugno
afosa,
fiore devoto –
la vita dei vecchi,
al suono dei tasti
una Olivetti
nei cerchi di fumo del tempo.

 

fuoco greco sul mare
un festino di tanti
anni fa –
le barche schierate
all’imbocco del porto;
i lenzuoli bruciati
carcerati in rivolta
la tua ansia sommessa
si faceva dirotta
preghiera alla Madonna
del Molo:
la vita vola, un fiato
solamente, la promessa
di un marinaio partito
per sempre. (altro…)