Editi e inediti di Rodolfo Cernilogar

courtesy Angelo Redd

TUTTO QUANTO

Ti penso ogni giorno
che dio manda in terra
con la forza di una frase fatta
l’inerzia di un meteorite
non trova il suo pianeta
per schiantarsi e farla finita
ti penso ogni giorno
senza una ragione
(me ne sono andato)
con colpa e vergogna
un riflesso dentro un riflesso
dentro un riflesso dentro
(sei ancora qui)
ti penso ogni giorno
nel tempo che volevo
nei fumetti uno sopra l’altro
la mattina in bicicletta
nella nebbia nell’azzurro
nel divano che ha solo la mia impronta
negli accendini che ritrovo
e non perdo più
da quando non ci sei (non ci sono)
posso dare fuoco a tutto quanto.

 

SONO TORNATE

“Voglio rivedere le castagne sul tuo terrazzo”
mi hai detto due anni fa, con la tua dolcezza
così ruvida, come il guscio di quelle castagne.
Le castagne sono tornate. Fanno quello che sanno
fare, cadere e stare lì, insieme alle foglie,
senza chiedere nulla che non sia un lento
macerare.

 

AVEVO IMPARATO

Avevo imparato come farti il tè, la bustina
doveva rimanere solo pochi secondi, il colore
non doveva diventare scuro. Ancora me lo ricordo
quando la dimentico per alcuni minuti
e bevo il tè troppo nero, troppo. Sapere
non vale niente.

 

MAUDIT

Un abbraccio, un maledetto abbraccio,
ti chiedo, figlia mia. Di stringerti a me,
ti chiedo, come quando eri piccola
e allargavi le braccia e non arrivavi
al mio collo. Di dirmi con la pelle,
ti chiedo, che mi vuoi bene, con il calore
che passa da corpo a corpo. Di tenermi
stretto a te, ti chiedo, un tempo che sia
infinito lungo un minuto. Di sciogliere,
ti chiedo, in un abbraccio gli anni i silenzi
l’odio le incomprensioni le mancanze
le assenze gli sbagli. Di tornare bambina,
ti chiedo, solo per me, solo per poco,
il tuo eroe, ancora una volta, ancora.

 

CHI PORTA

“Chi porta un cappello parte in vantaggio”
scrive dopo il concerto sulla copertina del cd
il chitarrista dei Ministri. In questa estate
i miei cappelli sono tutti nel sedile posteriore
dell’Opel Astra, per pigrizia disordine o destino.
Tre hanno la stessa forma, sono dei Panama.
Uno comprato da solo in un negozio fuori Bologna
che poi ha chiuso. Uno scelto con la donna che amavo
in un viaggio che sarebbe stato l’ultimo viaggio
e ancora non lo sapevo. Uno dono di un’amante
che poi lo voleva indietro. E poi c’è un quarto.
Non c’entra nulla con gli altri. È un cappello
da baseball preso chissà dove, con il logo
di un’assicurazione. Non lo metto mai.
Era di mio padre.

 

ALLO SPECCHIO

Non ho tatuaggi.
Solo cicatrici.
Alcune sulla pelle.

 

PICCOLE DOSI

“A piccole dosi, guarda caso,
come ti piaccio io”, mi scrive
la mia angelica amante da anni
mi ama e odia con la forza
di un verso antico. Sì, meglio così,
penso, a piccole dosi, non
bruciare il di più di meraviglia
che il tempo ci dona, che la vita
riserva come un whisky d’annata.
E se per sbaglio dessimo fondo
alle riserve, il pane con le mani
e con i denti per la gioia
della fame, senza lasciare nulla
dopo, tutto qui
e ora, nessuna mollica di pane
per ritrovare la strada, se c’è
poi una strada da ritrovare

 

BUONE ABITUDINI

Come la buona abitudine di lasciare
un caffè pagato per chi verrà
dopo di noi (lo chiamano caffè
sospeso, al sud), due parole sono lì
ad aspettarti. Raccoglile, falle tue.
Che nessun altro si avvicini,
sarebbe appropriazione indebita.
Non lasciarle sole, affiancale.
Due parole, cinque lettere
(tre vocali e due consonanti),
poco più che un respiro.
Ma se ti entrano dentro
nulla sarà più uguale.

 

A FUOCO

Mi sei mancata, questa mattina.
Non una settimana fa, né ieri,
nemmeno domani. È questa
la mattina della mancanza.
È tua, questa mancanza. Tutto
In un momento appare chiaro,
a fuoco. Brucia sulla pelle,
sulle ciglia. Mi sei mancata
e mi eri (ti avevo) accanto,
improvvisa vertigine d’incanto.

 

DOVE INIZIA

Improvviso il silenzio ci sorprende, ci copre
nudi luminosi senza fiato. La finestra
dice che c’è un mondo fuori, ma come si fa
a crederlo? Spenti i televisori, non parlano
i vicini, chissà dove sono finite
le macchine, i passanti, pure il vento
gira a largo. Potremmo pensare
per presunzione che finisce
il mondo dove inizia un amore.

DA Centrale di transito (Perrone Editore)
TUTTO QUANTO

Da Poetàl social club (Cicorivolta Edizioni)
PICCOLE DOSI (presente anche nel Segreto delle Fragole 2018, edizione Lietocolle)
MAUDIT
CHI PORTA
ALLO SPECCHIO
BUONE ABITUDINI (con il titolo POCO PIÙ)

Inedite
DOVE INIZIA
A FUOCO
SONO TORNATE
AVEVO IMPARATO

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